Il Pellegrinaggio a Gerusalemme: Storia, Fede e Significato

La Terra Santa è una regione storica che comprende in gran parte l'attuale Palestina ed è ritenuta sacra da ebrei, cristiani e musulmani. Da millenni, e ancora oggi, i luoghi che nel Medioevo venivano chiamati "Terra Santa" sono considerati sacri da tutti coloro che credono nelle tre religioni abramitiche: Ebraismo, Islam e Cristianesimo.

Mappa della Terra Santa con i luoghi sacri principali per le tre religioni abramitiche

La Terra Santa: Crocevia di Fedi Millenarie

Gerusalemme nell'Ebraismo

Secondo la Bibbia, la Terra Santa fu la terra di origine del popolo ebraico. Qui Davide, padre di re Salomone, fondò il Regno di Giuda e Israele. Se Davide aveva conquistato Gerusalemme, facendone una capitale, suo figlio Salomone l’avrebbe arricchita con il primo tempio ebraico, il Tempio di Salomone.

Gerusalemme nel Cristianesimo

Per i cristiani, Gerusalemme è prima di tutto la città dove Gesù Cristo morì sulla croce e risorse. La vicina Betlemme è poi il luogo dove Cristo nacque, e Nazaret la città dove trascorse i suoi primi anni. Il pellegrinaggio nella Terra di Gesù è un viaggio per un’esperienza indimenticabile, per conoscere dove Gesù è nato, vissuto e morto, per poi risorgere. È un viaggio alla riscoperta della nostra fede.

Gerusalemme nell'Islam

Anche per l’ultima grande religione abramitica, l’Islam, Gerusalemme è un luogo sacro. A Gerusalemme ebbe inizio il monoteismo ed è legata a tutti i profeti che, secondo i musulmani, hanno preceduto Maometto. Maometto stesso, nei primi anni, raccomandava ai suoi fedeli di pregare rivolti verso Gerusalemme, anche se molto presto iniziarono a pregare verso Mecca. A Gerusalemme, inoltre, sorge la Cupola della Roccia eretta in età omayyade nel luogo dove è cominciata, per la fede islamica, l’ascensione del profeta Maometto.

Il Pellegrinaggio Ebraico nell'Antichità

La «salita a Gerusalemme», prima di essere un'esperienza cristiana, è stata un'esperienza giudaica. Le radici della fede cristiana si trovano nella Bibbia e nel giudaismo. Per questo motivo, è fondamentale comprendere come l'ebreo faceva l'esperienza di Dio nella Terra Santa, specialmente nel Tempio, dove Dio era presente.

Il pellegrinaggio, chiamato in ebraico regalim (da regel = il piede), prevedeva che tre volte all’anno tutti i maschi ebrei dovessero salire a Gerusalemme, non solo per vedere Dio, ma anche per essere visti dal Signore. Sebbene la Bibbia ponesse l'obbligo solo per i maschi, di fatto venivano le famiglie intere. I pellegrini di Galilea si radunavano tutti sulla piazza del villaggio per poi partire assieme, camminando lungo il Giordano per avere la possibilità di lavarsi e per evitare i Samaritani. A Gerico tutti si ritrovavano assieme e facevano la salita a Gerusalemme cantando i Salmi graduali o Salmi delle ascensioni.

Rappresentazione storica di pellegrini ebrei in cammino verso Gerusalemme

Pratiche e Riti nel Tempio

Arrivati a Gerusalemme, prima di poter salire al Tempio, era d’obbligo il bagno rituale, come ricordato dal Salmo 24, 3-4: «Chi può salire sul monte del Signore? Chi ha le mani innocenti e il cuore puro». Tutto intorno al Tempio c’erano luoghi per i bagni rituali, molti dei quali sono stati ritrovati dagli archeologi. Questa esperienza di purificazione era parte integrante del pellegrinaggio. Già Giovanni Battista, il Precursore del Messia, «lavava» i pellegrini nel fiume Giordano, e il profeta Ezechiele aveva annunciato che l’alleanza nuova sarebbe cominciata con la purificazione.

Dopo la purificazione, il pellegrino comprava una bestia per poterla offrire in sacrificio. Esistevano diversi tipi di sacrifici: per le partorienti, per il peccato, di comunione. L'esperienza del Tempio di Gerusalemme era anche un'educazione al silenzio. Nonostante la presenza del mercato sotto il portico di Salomone e le discussioni nei diversi cortili, più ci si avvicinava all’atrio degli uomini e all’altare, più si era condotti a fare «esperienza del silenzio». L’unico Tempio al mondo completamente privo di statue era quello di Gerusalemme; nel Santo dei Santi c’era il buio, a indicare che Dio rimane il Tutt’Altro. Chi voleva fare l’esperienza di Dio veniva rimandato al prossimo, poiché la catechesi al pellegrino ricordava che ogni uomo è un Tempio.

Le radici della fede si trovano nel giudaismo. Ogni pellegrinaggio deve essere allora un’occasione per ritrovare queste radici, con la ricchezza della parola di Dio (che deve essere commentata perché ha 70 significati), con il senso giudaico della preghiera e del primato di Dio nella vita quotidiana.

Catechesi e Festività

L’esperienza del Tempio di Gerusalemme era anche esperienza della notte. La catechesi di Pasqua ricordava le quattro notti della salvezza: la notte della creazione del mondo, la notte del sacrificio di Isacco, la notte dell’uscita dall’Egitto e la notte della venuta del Messia. Questa teologia della notte è, di fatto, la teologia della speranza.

La catechesi della festa di Pentecoste ricordava che la Legge fu data al popolo nel deserto e non nella terra d’Israele. Questo significa che, data nel deserto-terra di nessuno, la legge non può essere privatizzata da alcuno, e nessuno ha il diritto di dire che la legge è sua o che la sua interpretazione è l’unica.

La catechesi della festa delle Capanne (Sukkot) era più ricca: ciascuno doveva abitare sotto le tende (le capanne) per il tempo di una settimana, e fare memoria che il popolo uscito dall’Egitto non aveva qui una dimora stabile e fissa. Il pellegrino doveva prendere un ramo di palma, un limone (etrog), un ramo di salice e un ramo di mirto. Questi oggetti simbolici, alcuni profumati, altri senza profumo, ricordavano la comunione dei santi.

«Essere visti dal Signore», l’espressione adoperata per il pellegrinaggio, significava anche essere giudicati da Dio. Tutto dipendeva dalla condotta morale dei pellegrini. Il Tempio veniva chiamato «Libano» (bianco), perché era il posto dove i peccati erano rimessi da Dio. Il monte Moriah ricordava, fra l’altro, il sacrificio di Isacco, con la ricca teologia della Aqedah. Era considerato il luogo della creazione di Adamo e della sua sepoltura, e ricordava la scala di Giacobbe e l’esodo d’Egitto, perché nel Santo dei Santi c’era l’arca dell’alleanza, l’acqua del pozzo di Myriam e la manna, accanto al bastone di Aronne. Visitare il Tempio significava meditare su tutta la storia della salvezza: creazione di Adamo, sacrificio di Isacco ed Esodo.

Sacerdoti e Comunità

I sacerdoti nel Tempio erano divisi in 24 classi, e ogni classe faceva solo due settimane di servizio. La cerimonia più importante di ogni mattina era l’offerta dell’agnello: il sacrificio veniva chiamato Tamid (perpetuo), e l’agnello maschio, di un anno, senza difetti, rappresentava una piccola Pasqua quotidiana. La teologia popolare affermava che chi assisteva al sacrificio dell’agnello era ricreato, rigenerato, e somigliava ad un bambino neonato di un anno; i suoi peccati erano cancellati. Dopo aver offerto il sacrificio, il sacerdote era a disposizione dei fedeli sia per offrire sacrifici che per spiegare la legge, spiegazioni che si tenevano sotto il portico di Salomone.

Ben presto nel mondo ebraico nascerà una nuova istituzione, la Sinagoga, conosciuta all’inizio come casa di studio e di riunione, dove la presenza del sacerdote non era necessaria. I laici, colpiti dalla poca devozione dei sacerdoti al Tempio, si organizzarono in modo da riunirsi sia al Tempio sia nelle sinagoghe all’ora dell’offerta dei sacrifici. L'ospitalità era un dovere sacro per i pellegrini; alcuni trovavano alloggio presso famiglie, mentre la maggioranza bivaccava fuori dalle mura, ma sempre dentro il recinto della città che per l’occasione inglobava Betfage e Betania.

Il Pellegrinaggio Cristiano nel Medioevo e l'Epoca delle Crociate

Nel Medioevo cristiano, ciò che le persone apprendevano sulla Terra Santa proveniva molto spesso dai resoconti di pellegrini e mercanti. Tuttavia, per la maggior parte delle persone, la principale fonte di informazioni restava la Bibbia. La conoscenza della città di Gerusalemme era quindi molto spesso poco pratica e molto simbolica, facendo di Gerusalemme innanzitutto un'idea, un sogno.

Maurycy Gottlieb, Ebrei in preghiera nella sinagoga durante Yom Kippur, 1878

La Prima Crociata e i suoi Esiti

Fu anche per questo che, nel 1095, venne proclamata la Prima Crociata da Papa Urbano II durante il Concilio di Clermont. Uno dei principali testimoni oculari dei fatti, Raimondo di Aguilers, la paragonò all’Esodo, la marcia degli ebrei verso la terra promessa: una prova difficilissima, ma anche un’occasione per fare penitenza e pagare per i propri errori.

I motivi che spinsero i crociati a partire erano molteplici: il desiderio di difendere i luoghi santi, la promessa del perdono dei peccati, la ricerca di ricchezze o terre, ma anche un profondo senso di fede religiosa. L’Europa feudale e agraria tendeva ad immaginare l’Oriente come un luogo di delizie, pieno di ricchezze. Tuttavia, i cristiani d’Occidente, giungendo in questi luoghi della loro immaginazione, scoprirono che la Terra Santa era ben diversa dal “paese dove scorre latte e miele” descritto nell’Antico Testamento. Passando per l’Anatolia, i crociati iniziarono a patire la fame e la sete, in molti casi morendo di dissenteria.

Il risultato di questa prima crociata fu un agglomerato di stati “latini”, domini personali dei comandanti occidentali, in cui la cultura cristiana entrò in contatto con quella araba. Tra questi si annoverano:

  • il Regno di Gerusalemme
  • la Contea di Edessa
  • il regno armeno di Cilicia
  • il principato di Antiochia
  • la contea di Tripoli

La città di Gerusalemme, al tempo arida e totalmente priva d’acqua, venne conquistata il 15 luglio 1099. Quasi tutti gli antichi abitanti, eccetto i cristiani ortodossi esiliati, vennero massacrati. In realtà, fin da subito, molti crociati tornarono a casa: in pochi accettavano di stabilirsi a vivere in questi luoghi aridi e inospitali, ad eccezione naturalmente degli ordini religiosi, come gli ordini religioso-militari dove si poteva essere allo stesso tempo monaci e cavalieri.

Più che di un vero e proprio regno feudale paragonabile a quelli in Occidente, il Regno di Gerusalemme fu quasi un avamposto che aveva il compito di proteggere i pellegrini e di consolidare le prime conquiste. Chi rimase, tuttavia, si imparentò con le popolazioni locali (in particolare greche e armene) ed iniziò gradualmente ad adottare costumi orientali. Nel 1187 Gerusalemme fu conquistata da Saladino. Da allora e fino all’età moderna i luoghi legati alla figura di Gesù, che avevano motivato le prime crociate, vennero posti sotto il controllo di cristiani ortodossi.

Pellegrinaggi Moderni: Motivazioni e l'Esempio di Sant'Ignazio

I pellegrinaggi, ovvero i viaggi religiosi compiuti dai pellegrini verso quei luoghi ritenuti sacri, durante l’epoca medievale assunsero una grande importanza. I pellegrini intraprendevano viaggi lunghi e spesso pericolosi per dimostrare la loro devozione religiosa, per ottenere il perdono dei peccati o per esaudire un voto fatto alla divinità. Affrontavano minacce come malattie, briganti, condizioni meteorologiche avverse e terreni accidentati, ma esistevano reti di strade di pellegrinaggio che offrivano rifugi, ospitalità e servizi lungo il percorso. Oggi, in Terra Santa, l'Unitalsi, ad esempio, propone il Pellegrinaggio in Terra Santa, una esperienza unica per quanti vogliono illuminare le verità della fede con le verità della storia.

Foto di un gruppo di pellegrini cristiani moderni in Terra Santa

L'esperienza di Sant'Ignazio di Loyola

Un esempio storico significativo di pellegrinaggio individuale è quello di Sant'Ignazio di Loyola. Il 4 settembre 1523 partì dal Mediterraneo alla volta del Vicino Oriente, animato dall’intenzione di restare stabilmente a Gerusalemme. A Gerusalemme entrò in dialogo con i frati della Custodia di Terra Santa, responsabili dell’accoglienza e della sicurezza dei pellegrini. Ignazio espresse il desiderio di rimanere stabilmente in città, ma i frati - consapevoli delle tensioni politiche del tempo e della pericolosità del territorio - compresero che la sua permanenza avrebbe messo in serio rischio la sua vita e forse compromesso il loro stesso servizio. Il rientro forzato fu per Ignazio una prova dolorosa, ma durante il viaggio di ritorno, maturò una comprensione più profonda: la volontà di Dio non coincideva con il suo piano iniziale. Ignazio comprese che il suo servizio non sarebbe stato legato a un luogo particolare, ma all’intero mondo. A cinque secoli di distanza, il viaggio di Sant’Ignazio in Terra Santa conserva una sorprendente attualità, ricordando che la ricerca spirituale non si compie sempre nei luoghi che immaginiamo, ma attraverso i passaggi imprevisti della vita, dove maturano decisioni capaci di aprire nuovi orizzonti.

Pellegrinaggi Organizzati e Individuali Oggi

Oggi, un pellegrinaggio in Terra Santa può essere organizzato in diversi modi. Molti optano per tour organizzati che includono trasferimenti in bus e visite a luoghi chiave come la Chiesa di San Gabriele, la Sinagoga dell’Annunciazione e il Santuario della Visitazione a Ein Narem, spesso con celebrazioni della Santa Messa e rientro a Betlemme per il pernottamento. Questi percorsi possono essere un'opportunità per "camminare sui passi di Gesù".

Altri scelgono un percorso più individuale e a piedi. Un viaggio a piedi verso Gerusalemme è considerato "il Cammino dei Cammini", fatto di fatica e sudore, ma capace di riequilibrare spirito e cuore. Percorsi individuali non sono sempre tracciati come quelli più noti come il Cammino di Santiago, e spesso richiedono l'ausilio della tecnologia, come app dedicate, per orientarsi. I pellegrini possono camminare su sterrato e asfalto, lungo le rive del Lago di Tiberiade, tra paesaggi agricoli e insediamenti. Non sempre è possibile trovare ospitalità in strutture religiose o ostelli, rendendo necessario l'uso di hotel o resort.

L’arrivo alla Porta di Damasco, a Gerusalemme, può evocare una girandola di sensazioni che poi svaniscono per lasciare il posto a una grande tranquillità. L'esperienza del pellegrinaggio insegna che siamo noi a volte ad allontanarci dalle persone, dai fatti e dagli eventi, diventando dei latitanti e rimanendo soli, e il cammino può essere un modo per ritrovare se stessi e la connessione con gli altri.

Foto di Paola Menichetti sul Monte delle Tentazioni

Il Cammino di Gerusalemme (Jerusalem Way): Un Percorso di Pace Globale

Il Cammino di Gerusalemme (Jerusalem Way) è un percorso di pellegrinaggio unico, riconosciuto come la via interreligiosa e interculturale per la pace e il pellegrinaggio più lunga del mondo. Questo percorso attraversa i continenti dell'Europa e dell'Asia per una lunghezza di circa 8.500 chilometri e attraversa quindici paesi, iniziando a Finisterre, in Spagna, e dirigendosi a est verso Gerusalemme, l'intersezione delle tre religioni monoteiste del mondo.

Il desiderio di pace è una motivazione speciale per percorrere la Via di Gerusalemme, e ogni pellegrino è simbolo della speranza di pace (Peregrinantes in Spem). Il progetto internazionale di pace “JERUSALEM WAY” mira a connettere persone, culture e religioni e rafforzare così la convivenza pacifica (vedi www.jerusalemway.org). Non importa se si percorre una tappa, più tappe o l'intero percorso: ogni passo è un invito all'autoriflessione e all'incontro con culture e persone straniere lungo il percorso.

Economy of Francesco: "Da Assisi a Gerusalemme in cammino per la pace"

L'Esperienza del Cammino di Gerusalemme

Il Cammino di Gerusalemme è stato iniziato nel 2010 da tre pellegrini austriaci (Johannes Aschauer, Otto Besser, David Zwilling). L'intero percorso collega diverse tradizioni culturali, spirituali e religioni, e il pellegrino raggiunge importanti luoghi storici, diverse tombe degli apostoli e numerosi siti Patrimonio dell'Umanità UNESCO. Un pellegrinaggio sul Cammino di Gerusalemme attira le persone che vogliono sperimentare qualcosa di speciale, lontano dai noti percorsi di pellegrinaggio, per vivere in prima persona l'autenticità dell'esperienza di pellegrinaggio dei tempi passati.

Sulla via dei Balcani, ancora poco sviluppata dal punto di vista turistico, si sperimenta il pellegrinaggio nel suo senso originario: in cammino verso se stessi, confidando nel momento e nella guida divina. Che tu sia un escursionista esperto o sia in pellegrinaggio per la prima volta, il Cammino di Gerusalemme offre a tutti l'opportunità di intraprendere un viaggio personale e spirituale, indipendentemente dall'età, dal sesso, dalla fede o dall'esperienza. C'è anche la possibilità di unirsi ad uno dei pellegrinaggi organizzati, poiché camminare in gruppi di viaggio promuove la comunità dei pellegrini, un sentimento speciale di connessione e sicurezza. Il percorso conduce attraverso paesaggi mozzafiato e verso importanti siti religiosi. I pellegrini hanno l'opportunità non solo di godersi l'imponente paesaggio, ma anche di immergersi nella storia e nelle tradizioni delle regioni che attraversano.

Sperimentare un’ospitalità eccezionale è un’esperienza profonda. Il gruppo di pellegrini del Cammino di Gerusalemme è una comunità in costante crescita di persone che si sostengono a vicenda e diventano ambasciatori del più lungo percorso di pace e di pellegrinaggio. Il pellegrino cammina su molti sentieri storici come: il Cammino di San Giacomo, le Vie dell'Apostolo Paolo, la Via Egnatia, sulle orme di Madre Teresa, la Strada dei Monasteri Serba, il Sentiero Sufi, il Sentiero del Patrimonio Palestinese e anche sulle orme delle Crociate. Il pellegrinaggio può anche significare un po’ di guarigione lungo il cammino. Come un sistema fluviale, il Jerusalemweg come corso d'acqua principale collega diverse vie di alimentazione verso est ed è in continua espansione da quando è stato fondato nel 2010. Rafforzando la “PACE INTERNA” del pellegrino lungo il cammino, la PACE viene portata nel MONDO ESTERNO.

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