Il "caso Bibbiano", scoppiato il 27 giugno con l'inchiesta "Angeli e Demoni" della Procura di Reggio Emilia, ha segnato profondamente il dibattito pubblico e giudiziario italiano. L'indagine riguardava presunti reati che avrebbero coinvolto i servizi sociali della Val d’Enza e, di conseguenza, alcune pratiche di allontanamento di minori dalla loro famiglia. I nove casi sospetti e le 18 misure cautelari eseguite dai carabinieri hanno innescato un aperto sospetto e un pregiudizio negativo non solo sul malfunzionamento dei servizi sociali della Val d’Enza nel loro complesso, ma sull’intero sistema nazionale della tutela minori e dei servizi sociali.

L'Inchiesta "Angeli e Demoni" e le Prime Accuse
Le Presunte Irregolarità e il Clamore Mediatico
L'inchiesta "Angeli e Demoni" ha coinvolto assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e amministratori locali. Agli atti dell'indagine, come riporta Rai News, vi erano accuse di "lavaggi del cervello" ai bambini per raccontare abusi che non ci sarebbero mai stati, relazioni dei servizi sociali falsate e, di conseguenza, minorenni illegittimamente tolti alle famiglie naturali per poi mantenerli in affido e sottoporli a un circuito di cure private a pagamento. Si parlava di un business da migliaia di euro presunto giro d'affari. Il caso ha preso il nome dal Comune di Bibbiano, il cui sindaco Pd, Andrea Carletti, finì ai domiciliari, accusato di abuso d'ufficio e falso e di aver “coperto” i reati. Fin da subito, lo scandalo è uscito dalla Val d'Enza reggiana, diventando di rilievo nazionale e terreno di scontro politico.
Angeli e Demoni, è il giorno degli interrogatori: gli indagati si difendono in tribunale
La Posizione degli Operatori Sociali e i Primi Esiti Giudiziari
Il Ruolo degli Assistenti Sociali
L'Ordine Assistenti Sociali del Piemonte, per voce del presidente Antonio Attinà, ha tenuto a sottolineare che, "come si evince dall’indagine preliminare, non vi sono provvedimenti nei confronti delle assistenti sociali coinvolte, le quali risultano in sostanza estranee ai fatti". Il Giudice per le Indagini Preliminari ha deciso per il non luogo a procedere per le assistenti sociali coinvolte, non ravvisando i reati per i quali erano state accusate. Questa precisazione è stata evidenziata "in risposta al clamore che ha avuto la notizia all’epoca dei media".
La Vicenda dello Psicologo Claudio Foti
Tra i principali imputati, lo psicologo-psicoterapeuta Claudio Foti è stato condannato per abuso d'ufficio, come concorrente esterno, e per lesioni personali gravissime, consistenti in disturbo di personalità borderline e disturbo depressivo con ansia, commesse con dolo. La sua vicenda, come racconta nel libro "Sopravvissuto. Il dramma di Bibbiano", rappresenta il dramma di un collega stimato e di altri 23 professionisti accusati di reati gravissimi che si stanno rivelando inesistenti. Foti ha evidenziato come le accuse di arricchirsi con le psicoterapie o con un traffico di bambini dati in affido fossero "ridicole", in quanto l'affido familiare è economicamente un "una rimessa". Ha inoltre rimarcato che le decisioni di allontanamento dei bambini dalle famiglie spettano esclusivamente ai Magistrati minorili del Tribunale per i Minorenni di Bologna, e non ai professionisti o amministratori comunali.
Un aspetto incredibile emerso durante le udienze è stata l'interpretazione del gioco, strumento di comunicazione nella psicoterapia dei bambini, scambiato da alcuni Magistrati per una realtà concreta, intendendo ciò che era drammatizzato nel gioco come pressione violenta nei confronti del bambino. In questo contesto, secondo Foti, si è consumato in aula giudiziaria "il processo alla psicoterapia del trauma".
Il Processo Mediatico e la Strumentalizzazione Politica
L'Impatto sulla Fiducia e sulla Professionalità
Il "caso Bibbiano" ha generato un acceso "processo mediatico" che ha spesso prevalso sulla verità giudiziaria. Si è creata una falsa narrazione che ha indebolito l'intero Sistema di Protezione dei minori e ha danneggiato pesantemente tanti operatori. Molti professionisti hanno ricevuto insulti e minacce, temendo per la propria incolumità e quella dei figli. La loro professionalità è stata compromessa e la fiducia verso l’altro, elemento essenziale nella professione, è venuta meno. I media si sono elevati a suprema giuria, spesso senza contraddittorio o prove a difesa, alimentando rabbia e facendo circolare informazioni false. L'indagine, a cui è stato dato ampio rilievo politico e mediatico, ha generato "un clima nazionale di intimidazione nei confronti di chi opera per la tutela dell’infanzia e un atteggiamento diffuso di omertà", spesso definito "medicina difensiva".
Le Reazioni della Politica
Il caso è diventato rapidamente terreno di scontro politico. L'inchiesta “Angeli e demoni” ha prodotto "lanci di strali da tutte, o quasi, le parti politiche". Il ministro dell'Interno Matteo Salvini annunciò l'approvazione di una proposta della Lega sulla commissione d’inchiesta delle Case famiglia. Matteo Salvini e Giorgia Meloni furono ripresi dalle telecamere davanti al comune di Bibbiano, tenendo "comizi infarciti di affermazioni false e ingiuriose nei confronti dei professionisti che nella Val d’Enza si erano spesi per la tutela dell’infanzia". Anche Luigi Di Maio, dalla sua posizione governativa, tuonava contro il “partito di Bibbiano”. Il dott. Foti, nel suo libro, attribuisce la distruzione di un sistema istituzionale locale efficiente a una serie di "sei congiunture", comprese quelle politiche, legate a ideali come la "famiglia tradizionale" che vede l'intervento dello Stato come una messa in discussione dell'autorità patriarcale.
Il disegno di legge, di iniziativa del senatore leghista Massimiliano Romeo, prevedeva l’istituzione di una Commissione bicamerale di inchiesta sulle attività connesse alle comunità di tipo familiare che accolgono minori, con l'obiettivo di "verificare lo stato e l'andamento delle comunità", "controllare l'utilizzo delle risorse pubbliche" e "valutare se nella legislazione vigente sia effettivamente garantito il diritto del minore a crescere ed essere educato nella propria famiglia".
Sviluppi Giudiziari e Sentenze: Uno Scenario in Evoluzione
La Sfida tra Accusa e Difesa
Il processo sui presunti affidi illeciti di bambini a Bibbiano ha infiammato lo spezzone finale del processo, che andrà a sentenza tra il 9 e il 10 luglio per alcuni imputati. Si è assistito a uno scontro aperto tra avvocati penalisti e magistrati. In un episodio clamoroso, quando il professor Mazza ha preso la parola per ribadire le proprie ragioni prima dell’arringa finale, tutti gli avvocati presenti in aula si sono alzati in piedi. La giunta dell’Unione Camere penali italiane ha replicato all’Anm dell’Emilia-Romagna in merito all'indagine per calunnia a carico degli avvocati difensori Oliviero Mazza e Rossella Ognibene, indagati dalla Procura di Ancona. Le Camere penali hanno sottolineato come simili incidenti dovrebbero "indurre a una ben più seria riflessione sui rischi gravissimi che si corrono nel trasformare il diritto di difesa da esercizio di critica dell’agire giudiziario in una cassetta degli attrezzi sottoposta all’illiberale, scomposto e inquisitorio scrutinio di coloro che di quelle critiche e di quelle censure dovrebbero essere i fisiologici destinatari".
Le Sentenze di Primo Grado e gli Appelli
La sentenza di primo grado di luglio 2025 ha di fatto demolito la tesi dell'accusa, portando all'assoluzione per l'assistente sociale "perché il fatto non sussiste". La sostituta procuratrice Valentina Salvi ha poi presentato un atto di appello, contestando duramente la pronuncia. La presidente del tribunale, Cristina Beretti, in risposta, ha inviato una nota stampa per "svolgere alcune puntualizzazioni di carattere istituzionale", ribadendo che "la critica rispetto a una decisione giudiziaria, anche quando ferma e decisa, dovrebbe esprimersi attraverso argomentazioni tecnico-giuridiche, nel rispetto dei ruoli e dell’istituzione giudicante". A distanza di 6 anni dall’inizio del "linciaggio", i Magistrati di Corte d’Appello di Bologna e i Magistrati di Cassazione hanno riconosciuto l’inesistenza dei reati attribuiti al dott. Foti. Tuttavia, 17 professionisti che hanno dedicato la vita alla tutela dell’infanzia sono ancora sotto processo con accuse che si stanno rivelando inverosimili.
Le Conseguenze sul Sistema di Protezione dei Minori
La Paralisi dei Servizi e la "Medicina Difensiva"
Gli "effetti devastanti" del “caso Bibbiano” sul sistema pubblico di protezione dei bambini sono evidenti a livello nazionale. Il lavoro sistematico di distruzione, perpetrato nei primi due anni di questa vicenda, ha lasciato rovine in tutte le province d’Italia. Psicologi, psicoterapeuti, assistenti sociali, medici, insegnanti e amministratori locali, prima di segnalare alla Magistratura l’esistenza di un bambino abusato o in stato di incuria, ci pensano a lungo e spesso si astengono ("non vedo, non sento, non parlo"). Questo ha determinato "un clima nazionale di intimidazione" e un atteggiamento diffuso di omertà, che i medici chiamano “medicina difensiva”. Interi servizi si sono paralizzati: educatori e assistenti sociali hanno smesso di prendere decisioni per paura di sbagliare o di essere attaccati pubblicamente.
La Riforma Cartabia e le Nuove Sfide
Dal punto di vista giurisprudenziale, qualcosa è cambiato con la riforma Cartabia, che ha chiesto ai servizi di lavorare "con la clessidra in mano", dimenticando che l'obiettivo primario è "quello trasformativo". Attivare una trasformazione delle fragilità genitoriali è l’unico modo per non rendere vano ogni intervento, ma le trasformazioni necessitano tempo e sono lente da cogliere ed accogliere. La riforma ha introdotto la figura del "procuratore speciale". Restano, però, alcuni aspetti da chiarire, come cosa abbia indotto la Procura della Repubblica di Reggio Emilia ad avviare un’azione giudiziaria rivelatasi "un colossale abbaglio" e perché i Magistrati minorili del Tribunale di Bologna, veri responsabili degli allontanamenti, "hanno taciuto e continuano a tacere facendo mancare ai professionisti sociosanitari quella protezione a mio avviso dovuta".
Verso una Nuova Consapevolezza e la Ricostruzione della Fiducia
Il Perimetro Reale del "Caso Bibbiano"
Ora che il clamore mediatico si è placato, emerge una "verità giuridica" in cui il Servizio Sociale non è "il lupo cattivo, ma piuttosto indossa i panni della lupa che protegge i piccoli". Rispetto ai procedimenti contestati dalla procura di Reggio Emilia, 7 bambini su 9 erano già stati restituiti alle loro famiglie prima che scattassero le misure cautelari, e non dopo, a riprova che "servizi e Tribunale hanno fatto quel che dovevano fare: protetto temporaneamente i minori, approfondito le situazioni, verificato e deciso". La recente sentenza ha smentito le accuse più gravi: "nessuna sottrazione indebita di minori, nessun affido illecito, nessuna 'strega di Bibbiano'".
Prospettive Future e Sostegno alla Genitorialità
Il CEIS, insieme ad altri attori del territorio, partecipa al Tavolo Regionale promosso dalla Regione Emilia-Romagna per la riqualificazione del sistema di tutela dei minori. L'obiettivo è ripartire con una consapevolezza rinnovata, migliorando il sistema dell’accoglienza e introducendo interventi più “leggeri”. È fondamentale che la politica sostenga la famiglia come primo nucleo della società, da tutelare e rafforzare, soprattutto nelle situazioni di precarietà e fragilità in cui la capacità genitoriale è compromessa. L'allontanamento di un minore non è mai una scelta semplice né definitiva, ma una decisione sofferta e temporanea, con l'obiettivo di recuperare le competenze genitoriali. Occorre anche un cambio culturale che coinvolga tutti gli attori, inclusi i media, vigilando affinché politica e informazione non generalizzino. Come affermato dal presidente Mattarella, "Ogni atto rivolto contro la libera informazione, ogni sua riduzione a fake news, è un atto eversivo rivolto contro la Repubblica". La domanda rimane se gli atti eversivi che hanno creato una falsa narrazione su Bibbiano troveranno mai una compensazione e se la giustizia riparativa potrà ricostruire un Servizio Sociale capace di proteggere i minori.