Il Ruolo dei Pastori nel Catechismo Cattolico

Il termine "Pastore" nella tradizione cristiana assume molteplici significati. Si riferisce agli umili testimoni della nascita di Gesù, ai leader religiosi che guidano la comunità, e metaforicamente a Gesù stesso, il buon pastore che protegge e guida il suo gregge. Rappresenta anche figure di autorità e cura spirituale, come vescovi e anziani. Nella Chiesa cattolica, i pastori sono leader religiosi responsabili della cura spirituale e della guida delle loro congregazioni o comunità.

Le Radici Bibliche del Concetto di Pastore

Il concetto di pastore affonda le sue radici nell'esperienza di vita degli antichi patriarchi, i quali erano "aramei erranti" (Dt) e vivevano in una civiltà pastorale. Il pastore era un uomo forte, capace di difendere il suo gregge contro le bestie feroci (1Sam). Nell'Oriente Antico, re e divinità si consideravano spesso pastori, ai quali era affidato il compito di radunare e curare il gregge.

In Israele, il titolo di pastore, pur non essendo mai esplicitamente attribuito ai re, ne era loro assegnata la funzione (1Re; Ger; Ez). Tuttavia, esso era riservato al nuovo Davide, costituendo così un elemento della speranza escatologica. Molti pastori di Israele si rivelarono infedeli alla loro missione (Ger; Ez), portando all'annuncio profetico che YHWH stesso avrebbe preso in mano il gregge (Ger), lo avrebbe radunato (Mi), ricondotto (Ger) e custodito (Ger; Ez).

Dio promise di provvedere il suo popolo di "pastori secondo il suo cuore che lo guideranno con scienza e intelligenza" (Ger), e secondo Ezechiele, ci sarebbe stato un solo pastore, il nuovo Davide (Ez). La profezia di Zaccaria annunciava anche il destino del pastore futuro, in un contesto di purificazione e sopravvivenza di un "resto" (Zc).

Pastore con gregge e bastone da pastore in un paesaggio biblico

Gesù realizza la figura del pastore futuro. L'allegoria del Buon Pastore (Gv 10) è anticipata da vari passi dei sinottici, dove Gesù descrive la sollecitudine misericordiosa di Dio sotto i tratti del pastore che va a ricercare la pecora smarrita (Lc 15,3-7). In altri passi, l'immagine del pastore è applicata direttamente a Cristo (Eb 13,20; Mt 26,31). Nel Vangelo di Giovanni, le indicazioni sparse nei sinottici vengono riunite a formare un quadro grandioso e unitario del Buon Pastore che dà la sua vita per le pecore (Giovanni 10:11).

Dopo la risurrezione, Gesù affida a Pietro la missione di pascere tutta la Chiesa (Gv 21,15-17). Altri "pastori" (Ef 4,11) sono incaricati di vegliare sulle Chiese, come gli "anziani" e gli "episcopi" (1Pt 5,1-3; At 20,28-32). L'appellativo di "pastore" deve evocare le qualità e il comportamento di YHWH nell'Antico Testamento: pascere la Chiesa di Dio con slancio, in modo disinteressato (1Pt 5,2).

La Chiesa, in quanto popolo di Dio, continua a sperimentare la realizzazione di questo annuncio profetico e rende grazie al Signore, "il Pastore grande delle pecore" (Eb 13,20), che ha affidato agli apostoli e ai loro successori il ministero di pascere il gregge di Dio.

Il Ministero Pastorale nella Chiesa Cattolica: Un Dono Divino

Nel contesto cristiano, e in particolare nella Chiesa Cattolica, il termine "Pastore" si riferisce a una figura di guida spirituale all'interno della comunità, con responsabilità di leadership, insegnamento, cura e amministrazione. Il ministero pastorale è di istituzione divina e viene esercitato in ordini diversi da coloro che, già nell'antichità, erano chiamati vescovi, presbiteri e diaconi.

I credenti che partecipano al ministero apostolico sono scelti per essere rappresentanti di Cristo pastore e per sostenere la vita di fede e di carità dei fedeli attraverso la predicazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la guida della comunità, nella continuità della tradizione apostolica. Già durante il ministero pubblico di Gesù, i Dodici furono associati alla sua missione e inviati ad annunciare il regno di Dio, condividendo lo stesso stile di vita del Maestro (Mt 10,5-10). Questo fu un preludio alla missione definitiva e universale che avrebbero ricevuto in seguito con il potere di "legare e sciogliere" (Mt 18,18). Dal Signore risorto ricevono il grande mandato missionario: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni... Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,18-20).

Nella Chiesa delle origini, gli apostoli occupano il primo posto tra tutti i carismi. Sono i testimoni ufficiali del Risorto, i suoi ambasciatori inviati con la forza dello Spirito Santo e accreditati con i miracoli. Essi formano un collegio presieduto da Pietro e guidano insieme il cammino iniziale della prima comunità di Gerusalemme (At 4,35; 5,29; 6,2; 6,15; 15,2-4).

Con il tempo, gli apostoli avvertirono la necessità di una successione. Come attestato da San Clemente di Roma, «Istituirono i vescovi e i diaconi e diedero ordine che, quando costoro fossero morti, altri uomini provati succedessero nel loro ministero». Questo passaggio è documentato nelle lettere pastorali, attribuite a Paolo, in cui le comunità risultano affidate a un collegio di presbiteri, coadiuvati dai diaconi, sotto la guida di un evangelizzatore, discepolo dell'apostolo.

Questa linea di sviluppo offre sicuro fondamento alla dottrina cattolica, che il Concilio Vaticano II ha così sintetizzato: «Per istituzione divina i vescovi sono succeduti agli apostoli quali pastori della Chiesa» (Lumen gentium, 20). Gli apostoli, con la loro testimonianza diretta e originaria su Cristo, pongono il fondamento della Chiesa una volta per sempre, mentre i pastori che collaborano con loro e poi prendono il loro posto, curano che la costruzione dell'edificio prosegua sul medesimo fondamento (1Cor 3,10-11).

La missione dei ministri ordinati contribuisce a individuarne l'identità. In virtù del sacramento, essi diventano rappresentanti di Cristo, pastore e servo, nella triplice funzione profetica, regale e sacerdotale. Non sono semplici delegati, ma segno visibile ed efficace della presenza di Cristo, permettendo di incontrare in modo umano l'unico mediatore.

Infografica sulla gerarchia della Chiesa Cattolica: Papa, Cardinali, Vescovi, Sacerdoti, Diaconi, Laici

Le Quattro Funzioni Principali del Pastore

Pascere le persone non vuol dire esibire il proprio potere; significa dimostrare l'umiltà di Gesù, che ci ha amato e ha dato se stesso per noi (Galati 2:20). Le congregazioni hanno bisogno di pastori che mettano in atto questa visione della leadership pastorale. Questo è un privilegio e una sfida. Le quattro funzioni principali di un pastore sono:

1. Conoscere il Gregge

La responsabilità più basilare del pastore è conoscere le sue pecore. Gesù disse: “Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me” (Giovanni 10:14). Ciò significa che non è sufficiente che i pastori conoscano le loro pecore come una massa indistinta. Devono invece conoscere ogni persona individualmente, dall’asilo nido alla casa di riposo. Un pastore fedele avrà gli occhi e le orecchie aperte per conoscere quello che accade nella vita delle singole pecore, vigilando sulla loro condizione spirituale, emotiva e fisica per prendersi cura di loro in un modo biblicamente sano.

Sacerdote cattolico che ascolta e conforta un fedele in chiesa

2. Guidare il Gregge

Le comunità sane sono guidate da pastori che hanno un amore profondo per le persone e una grande umiltà. Questo tipo di leadership crea una cultura di grazia, di fiducia e di sicurezza, favorendo la speranza e l’incoraggiamento necessari per alimentare la missione della Chiesa di fare discepoli per la gloria di Dio. Una leadership umile e amorevole aiuta il popolo di Dio a restare fedele alla sua Parola e a rimanere radicato nel vangelo. I pastori devono guidare nelle vie di Gesù con umiltà, pazienza e dolcezza, altrimenti il gregge vagherà dai pascoli della verità di Dio ai campi pericolosi dell’inganno e delle tenebre. Dio promette: “Vi darò pastori secondo il mio cuore, che vi pasceranno con conoscenza e intelligenza” (Geremia 3:15). I pastori devono conoscere le Scritture per insegnare bene e guidare le loro pecore nella verità, rendendo la leadership cristiana inconfondibilmente cristiana.

Un aspetto fondamentale della guida pastorale è anche proteggere i fedeli dalle insidie del peccato e dalle influenze negative. I pastori spirituali aiutano a evitare dolore, tristezza, imbarazzo e perdita del rispetto di sé, che quasi sempre derivano dal peccato. Talvolta, l'influenza dei coetanei può condurre a comportamenti immorali e sciocchi. I pastori esortano i fedeli a non lasciarsi ingannare o influenzare da lusinghe, ma a tenere gli occhi "al di sopra della folla" e a essere individui a pieni diritti, mantenendo puliti e puri corpo e mente. Come affermava Harry Emerson Fosdick: «I grandi peccati che commettiamo in questa vita di solito non sono intenzionali. Non abbiamo cominciato con l’intenzione di arrivare a questo punto; non ci pensavamo nemmeno… Quindi osservate la strada sulla quale vi trovate! Colui che raccoglie un bastone a un’estremità, ne raccoglie anche l’altra».

3. Pascere il Gregge

Una terza funzione biblica dei pastori è pascere il gregge. Gesù affidò a Pietro questo compito: “Pasci i miei agnelli” (Giovanni 21:15). Le pecore dipendono dai loro pastori per il cibo sano necessario al sostentamento dei corpi; quanto più il popolo di Dio dipende dai pastori spirituali per il nutrimento delle loro anime? I pastori devono insegnare rettamente la Parola di Dio e nutrire i fedeli con essa. La predicazione e l'insegnamento dovrebbero mirare a glorificare Dio mediante un’esposizione biblica potenziata dallo Spirito e Cristocentrica, per la conversione dei perduti e l’edificazione dei credenti.

4. Proteggere il Gregge

Una quarta funzione biblica dei pastori è proteggere il gregge. Questa responsabilità è evidenziata dalle istruzioni di Paolo agli anziani di Efeso: “Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, che egli ha acquistata con il proprio sangue” (Atti 20:28). I lupi sono astuti e possono provocare danni enormi al gregge; le pecore non sono capaci di proteggersi da sole. Il pastore è il guardiano. Non basta proteggere le pecore dai mali esterni; è necessario essere saggi e coraggiosi per correggere in modo fermo ma amorevole le pecore che si trovano dentro all’ovile, che talvolta provocano divisioni, promuovono false dottrine o incoraggiano il peccato. I pastori devono quindi stare in guardia contro qualsiasi minaccia che cerca di distruggere il gregge che Dio ha affidato alla loro cura. Un pastore crea una cultura in cui le persone si sentono realmente conosciute, apprezzate e sicure.

Le Figure del Ministero Ordinato: Vescovi, Presbiteri e Diaconi

Fin dai primi tempi si distinguono nella Chiesa diverse figure di pastori. Il ministero pastorale è di istituzione divina e «viene esercitato in ordini diversi da coloro che già in antico vengono chiamati vescovi, presbiteri, diaconi» (Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 28).

Il Vescovo

Il vescovo possiede la «pienezza del sacerdozio» (Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 41). In nome di Cristo, non come delegato del papa o dei fedeli, governa la sua Chiesa diocesana e la rappresenta, in quanto ne è «il principio visibile e il fondamento dell’unità» (Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 23). Deve esercitare la sua autorità come un servizio, valorizzando la corresponsabilità dei presbiteri, dei diaconi e di tutto il popolo. Essendo responsabile dell’evangelizzazione in tutto il mondo, deve tenere desta la coscienza missionaria della sua Chiesa.

Il Presbitero (Sacerdote)

I presbiteri, pur non possedendo il vertice del sacerdozio, ma dipendendo dai vescovi nell’esercizio della loro potestà, sono tuttavia congiunti a loro nella dignità sacerdotale. In virtù del sacramento dell’ordine e ad immagine di Cristo sommo ed eterno sacerdote, sono consacrati per predicare il Vangelo, pascere i fedeli e celebrare il culto divino. È loro compito educare i singoli cristiani alla maturità della fede e formare un’autentica comunità cristiana. Consacrati per essere «premurosi collaboratori dell’ordine episcopale..., costituiscono insieme col loro vescovo un unico presbiterio» (Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 28). Strettamente uniti al vescovo, «lo rendono in un certo senso presente nelle singole comunità dei fedeli» (Concilio Vaticano II, Presbyterorum ordinis, 5) e in unità con lui presiedono la santa liturgia, specialmente l’Eucaristia.

Foto di un sacerdote cattolico che celebra la messa o predica

Il Diacono

I diaconi sono ordinati «non per il sacerdozio», cioè per offrire a nome di Cristo il sacrificio eucaristico, «ma per servire» (Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 29). Sono gli «incaricati della diaconìa di Gesù Cristo» (Sant’Ignazio di Antiochia, Lettera ai cristiani di Magnesia, 6, 1). Possono svolgere molte funzioni: leggere la Sacra Scrittura, istruire il popolo, dare il battesimo, distribuire l’eucaristia, benedire il matrimonio, celebrare il rito funebre, guidare assemblee di preghiera, promuovere iniziative di carità, animare settori di pastorale o piccole comunità ecclesiali, gestire l’amministrazione economica. La loro presenza è un dono, in quanto costituisce un segno sacramentale di Cristo servo e promuove la vocazione a servire, comune a tutto il popolo di Dio. Per diventare presbiteri e vescovi, secondo la disciplina della Chiesa, si deve ricevere prima il diaconato.

Autorità e Servizio: L'Esercizio del Ministero Pastorale

Mentre i ministri ordinati rappresentano Cristo di fronte alla Chiesa, essi rappresentano anche, in unione a Cristo, la Chiesa davanti al Padre e intercedono per essa. Li rappresentano anche davanti agli uomini, in quanto costituiscono il fondamento visibile della sua unità e fedeltà evangelica. Si tratta di una rappresentanza sacramentale in virtù dello Spirito e non di una rappresentanza in senso democratico. I ministri ordinati ricevono il potere da Cristo, non dalla comunità. Ciò non significa che debbano agire in maniera autoritaria; al contrario, devono farsi interpreti e servitori della vita della Chiesa, in piena fedeltà al Vangelo.

Le decisioni devono maturare in un clima di preghiera, di fraternità, di ascolto reciproco e di conversione al Signore da parte di tutti, pastori compresi. Se è vero che i pastori non sono "dalla" Chiesa, sono però "per" la Chiesa e "nella" Chiesa. Rimangono cristiani come gli altri, ascoltano la parola che predicano e ricevono l’Eucaristia che distribuiscono. Devono esercitare il loro ministero in una prassi di comunione, valorizzando gli altri carismi e ministeri: «I vescovi non devono solo insegnare, ma anche imparare» (San Cipriano di Cartagine, Lettere, 74, 10, 1).

L’ordinazione sacramentale, mentre costituisce i pastori rappresentanti di Cristo e della Chiesa, li abilita e li impegna ad assumere uno stile di vita conforme a quello del primo Pastore. Per essere segno vivo e trasparente di Lui, devono condividere la sua carità, fino a dare la vita per le pecore. Per farsi «modelli del gregge» (1Pt 5,3) e per guidarlo alla santità, è necessario che siano uomini spirituali e comunichino ai fratelli un’esperienza personale di Dio. Sono chiamati a vivere la radicalità evangelica per rappresentare al vivo Cristo pastore che dà se stesso per il suo gregge (Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis, 25). Intercessori con Cristo presso il Padre a favore della comunità, guide spirituali e pastorali dei fedeli in nome di Cristo, devono immergersi nella contemplazione del mistero ed esercitare il loro servizio con zelo appassionato e paziente, con stile di comunione e missionario (Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 41).

In un mondo specializzato, è fondamentale imparare a fidarsi di quelle persone e organizzazioni che hanno competenze necessarie. I credenti dovrebbero sostanzialmente fidarsi di quanto queste figure affermano, cioè del fatto che la loro predicazione o insegnamento è in linea con il Vangelo. Lo Spirito è assicurato ai pastori perché essi sono i pastori della Chiesa, riconosciuti da essa come dotati della grazia che abita in essa e come designati e donati da Dio medesimo. La garanzia di fedeltà, di cui lo Spirito è il principio, è data alla Chiesa.

Il prete nel catechismo

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