L’associazione tra l’esperienza di Francesco d’Assisi e il camminare viene naturale, tanto che l'atto di mettere un piede avanti all'altro è una delle azioni qualificanti della nostra storia. Sebbene nell'era moderna si prediligano mezzi di trasporto rapidi, per i primi francescani, andare a piedi non era affatto scontato né banale.
L'Eredità di San Francesco: Il Cammino come Vocazione
San Francesco e i suoi seguaci furono grandi camminatori. Analisi sui resti mortali di sant’Antonio e dei primi compagni del Poverello (Bernardo, Silvestro, Guglielmo, Eletto e Valentino) confermano che furono «sottoposti a stress biomeccanico interessante in particolar modo il rachide e gli arti inferiori». Francesco stesso fu un pellegrino d’eccezione, percorrendo le strade che conducono alle tombe degli apostoli a Roma, in Terra Santa, a Santiago di Compostela e a Monte Sant’Angelo.
Il primo scritto conosciuto di san Francesco, la Preghiera davanti al Crocifisso di San Damiano, risalente agli anni della conversione, può essere considerata la preghiera del pellegrino, che sempre ha una notte nell’anima bisognosa di luce. «Altissimo, glorioso Dio, illumina le tenebre de lo core mio» avrà pregato Francesco sulle strade umbre, e così lo si immagina anche mentre recita o canta il Cantico di frate Sole, per lodare le creature e il loro Signore, passo dopo passo, lungo la via.
Per Francesco e i francescani, camminare è segno dell’itineranza, cioè della vita come itinerario, con una meta e una destinazione: il mondo va attraversato non perché negativo, ma perché non è il fine ultimo. L’esistenza terrena, pur segnata dal peccato, è voluta da Dio. Attraversare significa non fermarsi, non bloccarsi: l’assetto migliore per abitare il mondo è attraversarlo, vivendo tutte le circostanze dentro una prospettiva ultima. Il cammino è sempre sentito come anticipo del sapore della meta, dove le cose sono belle proprio perché portano altrove.
La Riscoperta e l'Organizzazione dei Cammini Francescani
Le orme lasciate dal santo di Assisi sono ancora percorribili. Lo sono sempre state, ma solo di recente sono state «rispolverate», rinverdendo la tradizione di raggiungere a piedi i grandi santuari. Questo avviene alla Basilica del Santo di Padova e alla Basilica di San Francesco nel cuore dell’Umbria, dove i cammini che vi fanno tappa sono i più diversi. Sembra aver ragione il titolo della guida di Carla De Bernardi edita da Mursia (2011): Tutte le strade portano ad Assisi.

I Percorsi Principali verso Assisi
La riscoperta dei pellegrinaggi a piedi, ispirata anche dal successo del Cammino di Santiago, ha portato alla creazione di percorsi simili in Umbria. Angela Maria Seracchioli, autrice della fortunata guida Di qui passò Francesco (Terre di mezzo), racconta di come l'idea di tracciare un percorso che collegasse i luoghi francescani le sia venuta durante il cammino spagnolo.
- Di qui passò Francesco: Questo percorso parte da La Verna (AR), dove il santo assisiate ricevette le stimmate, e prosegue toccando Cerbaiolo (dove soggiornò sant’Antonio), Montecasale, Città di Castello e Gubbio, fino ad Assisi, in otto tappe. Il tracciato prosegue poi verso sud con altre nove tappe che toccano Spello, Spoleto, la Romita di Cesi, Greccio, Rieti e infine Poggio Bustone, per un totale di circa trecentocinquanta chilometri. Un'appendice al cammino continua la discesa lungo lo Stivale, attraversando Abruzzo e Molise in venticinque tappe fino a San Giovanni Rotondo e a Monte Sant’Angelo, la montagna sacra all’arcangelo Michele.
- La Via di Francesco: Curata da Paolo Giulietti e Gianluigi Bettin (San Paolo 2012), questa guida disegna un tracciato analogo a quello di "Di qui passò Francesco", basandosi sull’itinerario delineato dalla Regione Umbria nel 2008. Con Assisi come spartiacque, il libro presenta Il percorso del Nord (da La Verna, con una variante da Perugia) e Il percorso del Sud (da Greccio, con una variante da Terni). Ad Assisi è possibile richiedere il Testimonium Viae Francisci, avendo percorso almeno 75 chilometri a piedi o 150 in bicicletta.
- Altri Cammini:
- Il Cammino di Francesco (www.camminodifrancesco.it), che ha il suo cuore nei santuari francescani della Valle Santa reatina.
- Il Cammino dei Protomartiri (www.camminoprotomartiri.it), che ripercorre i luoghi di origine dei protomartiri francescani (Berardo da Calvi, Pietro da San Gemini, Ottone da Stroncone, Accursio e Adiuto da Narni), la cui testimonianza ispirò sant’Antonio a lasciare gli agostiniani.
- Connessioni con Sant'Antonio: Il Lungo Cammino di Sant’Antonio (www.ilcamminodisantantonio.it) proveniente dalla provincia di Padova si conclude all’eremo di Montepaolo (FC), in Romagna. Da qui riparte il Cammino di Assisi (www.camminodiassisi.it) che, attraversando le foreste casentinesi, raggiunge Camaldoli e La Verna, scendendo poi fino ad Assisi. In questo modo le due grandi figure di Francesco e Antonio si ricongiungono, con quasi seicento chilometri a piedi.
Sulle Orme Femminili e le Nuove Generazioni
Anche santa Chiara, figura fondamentale del francescanesimo, ha un suo cammino, descritto in I passi e il silenzio. A piedi, sulle strade di Chiara d’Assisi (Porziuncola 2011). Questo percorso di ventiquattro chilometri unisce i luoghi che la giovane santa percorse: dalla casa paterna ad Assisi, alla Porziuncola (dove avvenne il taglio dei capelli), al monastero benedettino di San Paolo delle Abbadesse, alla chiesetta di Sant’Angelo in Panzo, fino a San Damiano, dove Chiara visse per quarantadue anni.
I frati minori, inoltre, da trentatré anni invitano i giovani alla Marcia francescana, un cammino di dieci giorni che culmina il 2 agosto alla Porziuncola, nel giorno della festa del perdono. Durante la Marcia, i giovani riflettono sulle auto-presentazioni di Gesù nel Vangelo di Giovanni e sulla domanda di Francesco: «Chi sei tu, Signore? E chi sono io?». La meta è l’abbraccio del Padre alla Porziuncola, un luogo che simboleggia la misericordia di Dio. Molti partecipanti testimoniano di partire per cercare e di fare l’esperienza di essere trovati, come dimostra la storia di un uomo che, dopo il cammino, vide la sua vita trasformarsi, riconciliandosi con la moglie e aiutando la figlia.
Il Significato Teologico e Spirituale del Pellegrinaggio ad Assisi
Il pellegrinaggio ad Assisi offre ai cristiani l'opportunità di "trascendere" se stessi. Martin Buber distingue tre modi di camminare: il vagabondo, senza meta; il turista, che conosce la meta ma non si lascia cambiare dal viaggio; e il pellegrino, che intercetta la traiettoria, può scoprire e condividere non solo gli spazi, ma il ritmo di preghiera e di vita, che aiuta a scoprire il senso profondo - umano e cristiano - del proprio cammino lungo la Via di Francesco.
In senso stretto, "La Via di Francesco" è un "nuovo" percorso di pellegrinaggio. Nonostante non abbia una tradizione millenaria come il Cammino di Santiago o la Via Francigena, trova la sua plausibilità e il suo fascino nell'aderenza alla storia di Francesco. I paesaggi, le località di tappa e la gente che si incontra sono imparentati con la sua figura, che accompagna il viandante parlando alla mente e al cuore della possibilità di condurre la vita quotidiana in piena armonia con il mondo, con l’uomo e con Dio. È un’arte di vivere preziosa, il più autentico frutto del cammino verso Assisi, un regalo che l’Umbria di Francesco è capace di fare al pellegrino e a ogni persona che vi si accosti con animo aperto.
Il cammino dei pellegrini verso San Francesco
I "Luoghi" Francescani: Tra Itineranza e Contemplazione
Contrariamente alla tradizionale stabilitas dei monaci, gli ordini mendicanti nati tra il XII e il XIII secolo si caratterizzano per una spiccata propensione all’itineranza. I francescani non fanno eccezione: la predicazione del Vangelo conduce Francesco e i suoi frati da una città all’altra, da un borgo all’altro, ma anche sui monti e tra i boschi, alla ricerca di luoghi in cui ritirarsi in preghiera e penitenza.
Oltre che in Umbria e dintorni, il Santo di Assisi intraprese tre grandi viaggi: in Dalmazia (1211), in Spagna (1214, probabilmente anche a Santiago de Compostela) e in Medio Oriente (1219). Le sue peregrinazioni seguivano le principali vie di comunicazione terrestri e marittime del suo tempo.
Molti insediamenti francescani, che egli chiamava “luoghi” (per sottolinearne la semplicità e la piccolezza), sorsero ai margini delle città, perché i frati fossero vicino ai poveri, avessero dove chiedere l’elemosina e potessero raggiungere le persone con la predicazione. Nel corso dei secoli, molti di questi primitivi conventi sono divenuti importanti complessi, con chiese ed edifici ricchi di arte.
Altri “luoghi”, invece, si stabilirono in zone pressoché deserte, nei boschi e in collina, per offrire ambienti più adatti alla preghiera, alla meditazione e alla penitenza. Questa seconda tipologia di conventi, che abbonda lungo il tracciato della Via di Francesco, trasmette ancora oggi il fascino della semplicità francescana, di un’essenzialità architettonica che si inserisce in piena armonia con il creato e di una ricerca di Dio che parte dalle piccole cose. Non si tratta di gusci vuoti: il pellegrino può incontrare i moderni discepoli di Francesco, uomini e donne che tentano di seguire i suoi passi nella povertà, nella castità, nell’obbedienza e nell’accoglienza caritatevole del fratello, condividendone non solo gli spazi, ma il ritmo di preghiera e di vita.
Breve Profilo di San Francesco d'Assisi
Francesco nasce ad Assisi nel 1182. Viene battezzato con il nome Giovanni, ma il padre, Pietro di Bernardone, commerciante di «panni franceschi», lo chiama Francesco. Rampollo di una famiglia agiata, riceve una certa istruzione e cresce senza pensieri, descritto come un giovane allegro e amante dei divertimenti, generoso e sensibile, ma desideroso di essere al centro dell’attenzione.

A vent’anni si cimenta in battaglia, viene catturato dai Perugini a Collestrada e sperimenta per un anno intero la prigionia, durante la quale ha inizio il suo cambiamento interiore. Tornato ad Assisi, si ammala di una malattia lunga e misteriosa; guarisce, ma non è più lui: incomincia a cercare la solitudine, nei luoghi abbandonati della campagna assisiate. Continua a vendere stoffe e frequentare feste, ma è inquieto. Nel 1204 l’occasione di una spedizione militare lo spinge a tentare l’avventura cavalleresca.
Un anno dopo, l’abbraccio con un lebbroso gli fa sentire una gioia inaspettata. All’interno di una piccola chiesa cadente, un crocifisso gli parla: «Francesco, va’, ripara la mia casa, che come vedi è tutta in rovina». Si improvvisa muratore e sceglie la compagnia di poveri e lebbrosi, profondendo in ciò le proprie energie e il denaro del negozio di famiglia. Il padre, che aveva tollerato le tante stranezze di Francesco, non accetta questa situazione; prima lo rinchiude in casa e poi, vista l’inutilità dei propri tentativi, lo chiama in giudizio dinanzi al vescovo della città.
Dopo un breve periodo di vita solitaria, si raccolgono intorno a lui i primi compagni, intorno al “tugurio” di Rivotorto. Nella primavera del 1209 Francesco elabora una semplice regola e si reca a Roma per sottoporla al Papa. Innocenzo III, persuaso da un sogno in cui vide il Laterano pericolante sorretto dal giovane frate, concede la sua approvazione, incaricando Francesco di «predicare a tutti la penitenza». Nel 1212 la fraternità, notevolmente accresciuta, si stabilisce alla Porziuncola, poco lontano da Assisi. A loro si unisce anche Chiara, una giovane nobile di Assisi, che prenderà dimora a San Damiano.
Gli anni successivi vedono la progressiva diffusione dell’Ordine francescano, attraverso successive predicazioni che raggiungono le principali città d’Italia e d’Europa e attraggono numerosi uomini e donne a imitare il Poverello di Assisi. Al rientro in Italia, Francesco rinuncia alla carica di ministro generale della comunità. Il 29 novembre 1223 Onorio III approva la regola francescana, sancendo la nascita ufficiale dell’Ordine dei Frati Minori. Ormai quasi cieco, nel 1224 Francesco si ritira nell’eremo de La Verna, dove riceve le stimmate. Muore il 3 ottobre del 1226 alla Porziuncola.