Santa Rita da Cascia: I Prodigi della Rosa e della Spina

Introduzione alla Santa degli Impossibili

Santa Rita da Cascia, nata a Roccaporena tra il XIV e XV secolo, è una delle sante più amate e invocate al mondo. È una delle sante più acclamate dal popolo dei fedeli: non c’è chiesa, infatti, che non abbia al suo interno una statua della santa di Cascia. Nella vastità del panorama dei santi e delle sante della Chiesa Cattolica, indubbiamente, Santa Rita è una delle figure più conosciute e venerate. Vissuta ben sei secoli fa, è viva e presente ancora oggi. È ricordata, invocata e pregata nei casi più disperati da migliaia di devoti non solo in Italia, ma in tutto il Mondo.

Anni fa, in un sondaggio in Italia per sapere chi erano i santi e le sante più “famosi”, tra i primi risultarono San Francesco, Sant’Antonio e San Giovanni Bosco. Tra le “colleghe” sante, invece, oltre a Santa Chiara d’Assisi campeggia lei, Santa Rita da Cascia.

E proprio riguardo alla sua iconografia, non può che destare attenzione un particolare: in ogni immagine che vede ritratta la santa umbra sono presenti le rose, sempre; e il suo volto è segnato da una spina sulla fronte. I due segni sono, dunque: uno, la rosa; l’altro, la spina, che non ha nulla a che vedere con il celeberrimo fiore - è bene precisare - perché trattasi bensì di una spina della corona di Cristo crocifisso.

Il 22 maggio è la Festa di Santa Rita da Cascia, figura tra le più amate e invocate dai praticanti, legata indissolubilmente alle rose.

Statua di Santa Rita da Cascia con rosa e spina

La Vita di Santa Rita: Dolore, Fede e Perdono

Margherita Liotti, questo il vero nome della santa, nacque nel 1381 da una famiglia di contadini a Roccaporena, un paesino di montagna vicino Cascia. Nata da genitori ormai anziani, fin da piccola, Rita si distinse per la sua bontà, laboriosità e devozione alla Chiesa.

Arrivata all’adolescenza, Rita voleva entrare in monastero, ma i genitori si opposero e prepararono per lei il matrimonio con Paolo di Ferdinando. L’uomo non era certo quello che potrebbe definirsi un “uomo pio”, infatti era di carattere burbero, aggressivo e arrogante. Rita visse accanto a un marito violento, che riuscì a cambiare con il suo amore paziente. Dopo diversi anni, grazie alle preghiere e all’umiltà della santa, il marito cambiò vita.

Dopo alcuni anni, Paolo di Ferdinando venne ucciso - probabilmente da suoi ex-compagni, a causa di rancori passati ed accuse di tradimento - mentre rincasava in piena notte. Tuttavia, Rita perdonò gli assassini. Successivamente, di morte naturale, anche i due figli avuti da questo matrimonio morirono.

Sposa e madre prima di entrare nel Monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia, Rita decise di prendere i voti ed entrare nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena, a Cascia. Fu accolta, non senza riserve, dati i trascorsi di vita, nel monastero di Santa Maria Maddalena a Cascia, dove visse per quarant’anni dedicandosi alla preghiera e alla cura dei bisognosi del paese.

Affresco raffigurante Santa Rita con la famiglia o l'ingresso al monastero

Il Prodigio della Spina: Unione alla Passione di Cristo

Iniziamo questo viaggio nell’iconografia ritiana proprio dal segno della spina, che nasce da uno degli episodi più conosciuti della sua biografia. Rita, dopo la morte del marito e dei suoi due figli, divenne monaca agostiniana presso il monastero di Santa Maria Maddalena di Cascia, il monastero che poi avrebbe recato il suo stesso nome.

Ed è proprio durante il periodo liturgico incentrato sulla Passione di Cristo, il Triduo pasquale, che avviene quello che per tutti rimarrà come “il prodigio della spina”. Secondo la tradizione, la sera del 18 aprile 1432, Venerdì Santo, la santa si ritira in preghiera dopo la predica di san Giacomo della Marca, dell’Ordine dei Frati Minori. Mentre guardava la corona di spine del Crocifisso, ne sentì una conficcarsi nella sua fronte, lasciandole una ferita dolorosa. Era il segno della sua unione alla Passione di Cristo.

La piaga prodotta rimarrà da quel momento in poi sul viso, fino alla sua morte, così come è narrato dai testimoni del processo di beatificazione del 1462. Così come è stato riscontrato nel suo corpo dopo una delle ultime ricognizioni avvenuta nel 1972 ad opera del dottor Osvaldo Zucchi, che nella sua relazione finale osservava: «Possiamo constatare che si presenta la superficie cranica liscia, eccetto una piccola zona che appare un poco rugosa e precisamente nel lato interno della parte convessa dell'osso frontale.»

Icona di Santa Rita con la spina sulla fronte

Il Prodigio delle Rose: La Grazia che Fiorisce nel Gelo

Ma l’altro avvenimento straordinario che ha reso famosa Santa Rita da Cascia e che ancora oggi rivive nella tradizionale benedizione delle rose, immancabile rito nel giorno della sua festa, è quello accaduto al fine della sua vita terrena: è il cosiddetto “prodigio delle rose”. Anche questo evento prodigioso è stato narrato da diverse testimonianze raccolte nel processo per la beatificazione nel 1626.

Il famoso episodio risale al 1457. Rita era a letto da diverso tempo a causa di una malattia che la provava profondamente nel corpo ma non certo nello spirito; la santa all’epoca aveva 76 anni. Le forze ormai le mancavano, e in quel delicato momento espresse un desiderio: prima di salire al Cielo volle rivedere sua cugina. Ed è proprio a lei che fece una richiesta particolare: le chiese, infatti, di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna di Roccaporena, località umbra vicino Cascia.

A tale richiesta, sul viso della cugina, si dipinse un sentimento di stupore visto che era pieno inverno. Tuttavia la parente l’assecondò pensando che la religiosa stesse parlando presa dal delirio della malattia. Tornata a casa, la giovane parente trovò in mezzo alla neve una rosa rossa spuntare dal gelido manto di neve; c'erano anche i due fichi, belli, verdeggianti. Stupefatta, subito tornò a Cascia per portarli a Rita.

Da allora la rosa è divenuta simbolo della grazia che nasce nel dolore, della fede che illumina i momenti più bui. Le rose, fiori gentili, sono così come l’animo di Santa Rita da Cascia della quale oggi ricorre la memoria liturgica.

Il 30 ottobre 1526 la Commissione per la Causa di beatificazione si recò presso l’orticello di Rita a Roccaporena: qui, davanti ad alcuni testimoni, trovò l’albero di fico del prodigio. L’Orto del miracolo, così è ormai conosciuto da tutti, è situato in un piccolo spazio di terra fertile colmo di cespugli di rose. Dal 1941 è stata inserita al suo interno una statua in bronzo, opera dello scultore romano Rodolfo Maleci: sono rappresentate le figure della santa gravemente malata con la cugina china su di lei.

Ma oltre a questo orticello è possibile trovare un altro segno di questo racconto miracoloso: è il fiorente roseto nel monastero di Cascia dove la santa ha trascorso quarant’anni della sua vita. Il roseto che c'è oggi, è stato piantato lo scorso secolo.

Statua di Santa Rita e la cugina all'Orto del Miracolo a Roccaporena

La Vite Miracolosa del Monastero

Nel monastero delle Agostiniane a Cascia si custodisce un’ulteriore testimonianza della fede e obbedienza di Santa Rita: la “vite miracolosa”. Questa pianta, secca, fu innaffiata da santa Rita per obbedienza per diverso tempo. Sottoposta ad esame chimico, la pianta risulta essere legno di prugne.

Interno del Monastero di Cascia con riferimento alla vite miracolosa

La Simbologia della Rosa nella Cultura e nella Fede Cristiana

Tantissimi e diversi sono stati i significati e le simbologie a cui questo fiore è stato associato nella storia, a seconda dei contesti storico-geografici, culturali e del colore che i petali possono assumere. La bellezza della rosa, unita alla caducità che la caratterizza, l’hanno resa soprattutto metafora della sensualità e dell’amore passionale, come della vanità umana e della decadenza. Sono rose rosse, ad esempio, quelle che nel mito greco sbocciano dal sangue di Afrodite, quando la dea si ferisce con dei rovi mentre cerca invano di salvare l’amato Adone dall’attacco di un cinghiale. Nel contesto classico la rosa non rappresentava però solamente la bellezza più effimera. Anche l’amore della straziata Afrodite, infatti, commuove Zeus e permette ad Adone di vivere quattro mesi nel mondo dei vivi e altri quattro ove preferisce, oltre ai restanti in cui egli deve rimanere nell’Ade. Non a caso, anche nel culto di Dioniso è presente la rosa, poiché si credeva che impedisse agli ebbri di rivelare i propri segreti.

Parte di questa valenza è confluita nel cristianesimo, in cui la Pentecoste, che ricorda la discesa dello Spirito Santo cinquanta giorni dopo la Pasqua, è anche detta Pasqua delle Rose. È sicuramente in ambito cristiano, che la rosa diviene simbolo di un amore più etereo, fatto di elevazione spirituale, purezza e verginità. Anche in questa accezione vengono mutuati elementi preesistenti, come quello del mistero, del nascondimento in cui è custodita la verità, ri-velata appunto perché velata due volte.

Se Maggio è per eccellenza il mese della rosa, esso è altrettanto notoriamente il mese mariano. E Rosa Mistica è definita la Vergine Maria, il più bello dei fiori nel mondo spirituale, ma anche nascosto, come indica la radice greca dell’attributo. La Madonna è anche rosa senza spina, come senza spine divennero miracolosamente i fiori del roseto della Porziuncola, nel racconto della vita di Francesco d’Assisi, uno dei santi che come Rita da Cascia sono strettamente legati all’immagine della rosa.

Tornando alla teologia mariana, la Madonna è Rosa Mistica poiché per intercessione della grazia di Dio sono spuntati sulla nostra terra arida tutti i fiori di santità e gloria di cui ella è regina. Lo è anche per un’altra ragione. Maria è “nascosta” a noi più degli altri santi, per via della riunione del sacro corpo e della sua anima con l’Assunzione in cielo dopo la morte. Gli elementi che rafforzano la correlazione tra la madre di Gesù e le rose sono ancora moltissimi. È una corona di rose quella che le si offre quando si recitano le preghiere del Rosario. Gli altari dedicati alla Madonna sono spesso adorni di rose. Nelle raffigurazioni sono spesso gli angeli, i santi o i devoti a offrirle questi fiori, mentre altrove è la stessa Maria a recarli in mano o sulle vesti.

Vi sono poi due racconti in cui è strettissimo il legame tra la Madonna e le rose. In un passo dei Vangeli apocrifi si narra che, durante la fuga in Egitto, la sacra famiglia fu fermata da un drappello di soldati. Maria nascose Gesù sotto il suo manto e, allorché le guardie le domandarono cosa portasse con sé, lei rispose “fiori”. L’altro episodio è relativo a una visione del Beato Angelico. Un giorno, mentre camminava per strada recitando il rosario, il mistico vide apparire la Vergine e uno stuolo di angeli che intrecciavano una corona di rose intonando canti e lodi. Fra’ Angelico, in preda allo stupore, si interruppe e si accorse nel mentre che anche gli angeli si erano fermati. Poco dopo riprese e gli fu chiaro che gli angeli inserivano, ad ogni Ave pronunciata, una rosa nella corona da offrire a Maria. Ad essere legata alle rose è anche la Madonna nelle descrizioni di alcune delle più note apparizioni, come quella di Lourdes, in cui sarebbe apparsa a Bernadette con due rose gialle sui piedi, o di La Salette, ove Maria si sarebbe presentata con la corona, lo scialle e delle rose sui calzari.

Osservando la cultura cristiana da un’angolazione letteraria, non possiamo non richiamare invece l’immagine dantesca della Candida Rosa, luogo del Paradiso dalla forma di anfiteatro in cui siedono le anime candide, fatte di pura luce e simbolo di divina beatitudine. Nel Canto XXXII del Paradiso è Bernardo di Chiaravalle, ultima guida di Dante, a spiegare come al centro della Rosa vi sia proprio la Vergine Maria, che emana un fascio di luce più grande rispetto a tutte le altre anime. «In forma dunque di candida rosa / mi si mostrava la milizia santa / che nel suo sangue Cristo fece sposa»: sono versi del XXXI canto del Paradiso della Divina Commedia. In queste rime dantesche potrebbe ritrovarsi idealmente il senso di quella rosa: il sangue di Cristo e la milizia santa. Una rosa, fiore dai petali rossi, così come rosso è il sangue di Cristo sulla Croce.

Illustrazione della Candida Rosa dantesca con la Vergine Maria

L'Eredità e la Devozione a Santa Rita Oggi

Santa Rita è oggi invocata come la “santa degli impossibili”, protettrice delle cause disperate, dei matrimoni difficili e di chi soffre. È così amata perché la sua storia parla di una donna vera, che ha conosciuto il dolore ma ha scelto l’amore e il perdono come via per trasformarlo.

Il 22 maggio, in occasione della ricorrenza della morte di Santa Rita, migliaia di pellegrini si radunano a Cascia per la festa liturgica e i fedeli portano rose da benedire, come segno di speranza e affidamento. Dalla Basilica di Cascia, la Benedizione delle Rose viene trasmessa in diretta streaming sui canali social e in diretta televisiva alle ore 11:30. L’evento si svolge dal vivo nella Basilica di Cascia.

Dal 2017, nel mese di maggio, la Fondazione di Santa Rita promuove un evento di sensibilizzazione e raccolta fondi che porta nelle piazze di tutt’Italia le Rose di Santa Rita. È una festa, non solo per chi dona, ma anche per chi partecipa: grandi, piccoli, famiglie e amici che condividono un’esperienza unica. La popolarità di tale iniziativa è tale che le piantine disponibili online sono già tutte esaurite!!!

Santa Rita da Cascia Benedizione delle Rose

Il Fenomeno dell'Odore di Santità

Il mondo cristiano riserva ulteriori aspetti affascinanti in relazione ai fiori e alla vita spirituale. Tutti noi conosciamo l’espressione “essere in odore di santità”, che nel caso della vita di alcuni santi assume un significato meno figurato di quanto si creda. Viene senz’altro in mente il nome di Padre Pio, che annoverava fra i suoi carismi, oltre a quello della chiaroveggenza, dell’ubiquità e di scrutare nei cuori delle persone, quello del profumo, che proveniva soprattutto dal sangue sempre vivo delle sue stimmate.

Confermerebbero tale versione le testimonianze di diverse persone che lo conobbero, molte delle quali autorevoli. Tra queste, la relazione del dottor Giorgio Festa, il quale scrisse: «Il sangue, a stille sgorga dalle ferite che il padre Pio presenta sulla sua persona, ha un profumo fine e delicato che molti, tra coloro che lo avvicinano, hanno modo di avvertire distintamente.»

Il frate di Pietrelcina spiegava, di fronte alle domande più insistenti, che simili doni sono concessi da Dio non per santificazione personale, ma perché siano di attrattiva per altre anime da portare a Lui. Molti fedeli e confratelli hanno inoltre raccontato di aver avvertito, nella loro vita, una o più fragranze di fiori per intercessione del santo, anche quando questi era lontano o addirittura a molti anni dalla sua scomparsa. Questa è ritenuta infatti la fragranza che maggiormente indica la presenza in spirito del frate accanto a noi e annuncia frequentemente il sopraggiungere di una grazia di Dio o di un miracolo. Fra’ Modestino, che seguì Padre Pio da giovane e fu portinaio del Convento di San Giovanni Rotondo per un lungo periodo dopo la sua morte, chiese al Santo spiegazioni sul fenomeno. La risposta fu: «Figlio mio, non sono io. È il Signore che agisce. Lo fa sentire quando vuole e a chi vuole.»

Ritratto di San Pio da Pietrelcina

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