L'antifona è un testo più o meno breve che viene recitato o anche cantato durante un momento liturgico. La Salve Regina è una delle quattro antifone mariane maggiori della Chiesa Cattolica, un'invocazione di speranza rivolta alla Vergine Maria, venerata come Madre di Misericordia. Tradizionalmente, viene recitata a conclusione del Santo Rosario, invocando l'aiuto della Madonna in questa "valle di lacrime".

Origini e Attribuzione della Salve Regina
La storia della Salve Regina ha origine nel Medioevo, e la sua composizione risale all'Alto Medioevo, probabilmente intorno all'XI secolo. Il suo autore è ancora incerto e l'attribuzione non è univoca tra gli studiosi.
Attribuzioni Controverse
Storicamente, è stata spesso attribuita a Ermanno il Contratto (Hermannus Contractus), un monaco benedettino alemanno vissuto tra il 1013 e il 1054, noto per le sue doti musicali e poetiche. Tuttavia, altre tradizioni la attribuiscono a figure diverse come:
- Papa Gregorio VII
- Sant'Anselmo da Baggio
- San Pietro di Mezonzo
- San Bernardo di Chiaravalle
- Vescovi come Ademaro di Le Puy
- Monaci come Pietro di Montserrat
La Figura di Ermanno di Reichenau
La preghiera è nata dalla mente di Ermanno di Reichenau, conosciuto anche con il nome di Ermanno lo Storpio, data la sua condizione fisica. Ermanno era un uomo deforme, con gli arti come attorcigliati, il che gli impediva non solo di camminare normalmente, ma anche di trovare pace disteso o seduto nella sedia costruita apposta per lui. Nacque il 18 luglio del 1013 ed era uno dei 15 figli di Eltrude e Goffredo, conte di Althausen di Svevia.
I genitori lo affidarono ai monaci, che presto lo considerarono un compagno prezioso. In Ermanno la malattia non generava cinismo, bensì un'umanità ricca, così diventò un uomo «piacevole, amichevole, conversevole; ridente; tollerante; gaio; sforzandosi in ogni occasione di essere galantuomo con tutti». Quello che doveva essere un peso divenne presto l'orgoglio del monastero, e la sua fama raggiunse l'imperatore Enrico III e papa Leone IX. La biografia di Ermanno, soprannominato "il Contratto" (dal latino «contractus», che significa appunto contratto, rattrappito, ma anche storpio) per la sua grave malformazione fisica, riferisce che non era soltanto un ricercatore molto colto - conosceva la matematica, il greco, il latino, l'arabo, l'astronomia e la musica - ma anche un uomo contraddistinto da un’umanità appassionata, una persona «piacevole, amichevole, sempre ridente; tollerante, gaia», che scoprì in monastero la bellezza dell’amicizia e il calore di una casa.

Il Testo della Preghiera: Analisi e Significato
La Salve Regina è un testo che esprime insieme omaggio e invocazione, un piccolo gioiello letterario e religioso per l’originalità ritmica, lo slancio dei sentimenti e la supplica piena di fiducia.
Testo della Preghiera in Italiano
Salve, Regina, madre di misericordia,
vita, dolcezza e speranza nostra, salve.
A te ricorriamo, esuli figli di Eva;
a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime.
Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi.
E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo Seno.
O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.
Testo della Preghiera in Latino
Salve Regìna,
Mater misericòrdiae,
vita, dulcèdo et spes nostra, salve.
Ad te clamàmus, èxsules filii Evae.
Ad te suspiràmus gemèntes et flentes in hac lacrimàrum valle.
Eia ergo, advocàta nostra, illos tuos misericòrdes òculos ad nos convèrte.
Et Iesum, benedìctum fructum ventris tui, nobis, post hoc exsìlium, ostènde.
O clemens, o pia, o dulcis Virgo Marìa!

Approfondimento dei Passaggi Chiave
«Regina» e «Madre di Misericordia»
La parola "Regina" richiama il Santo Rosario e in particolare i misteri gloriosi e le litanie. L'appello a Maria la invoca con tre titoli di grande impatto emotivo e teologico: Madre di Misericordia (Mater Misericordiae), che riconosce la sua compassione e il suo ruolo di mediatrice della grazia divina; Vita, Dolcezza e Speranza Nostra (Vita, Dulcedo, et Spes Nostra), attribuendole ruoli di salvezza che riflettono la sua connessione con Cristo.
«Esuli figli di Eva» e il contrasto «Eva» / «Ave»
In questa frase, c'è una particolare costruzione sintattica in cui "Eva" è "Ave" letta al contrario, quasi a indicare come le due figure di Maria ed Eva si contrappongano nel destino dell'umanità. Da Eva parte la cacciata dell'uomo dall'Eden, da Maria la riconciliazione dopo il peccato originale. Il tema centrale della preghiera è la condizione dell'uomo come esule e pellegrino sulla terra, un concetto molto forte nel Medioevo.
«Valle di lacrime»
L'espressione «A te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime» sottolinea la figura di Maria come ponte e salvezza tra le prove della vita terrena e la gioia della vita celeste, la vera vita a cui l'uomo deve tendere. Questa espressione (Vallem Lacrimarum) è la più celebre e riassume la visione teologica della condizione umana post-peccato originale: la Terra è un luogo di sofferenza e prova in attesa della patria celeste. Mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia, commenta: «Le lacrime sono la caratteristica più profonda della nostra vita: lacrime di angoscia, di paura; lacrime di chi è lasciato, maltrattato, deriso, colpito, violentato; lacrime di chi non ha più nessuno, di chi ha fame, di chi ha freddo, di chi ha subito ingiustizia. Le lacrime diventano invocazione di liberazione, di riscatto».
«Avvocata nostra» e «Rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi»
Maria intercede per i suoi figli presso il Padre e può quindi essere considerata la nostra avvocata. Gli occhi della Vergine, quindi, passano dalla contemplazione della grandezza di Dio all'attenzione verso le fragilità dell'umanità. È attraverso questa dialettica di sguardi che avviene l'intercessione e la salvezza dell'umanità.
«Mostraci dopo questo esilio Gesù il frutto benedetto del tuo seno»
In questa frase risiede l’essenza di tutta l’invocazione. La figura di Maria e la sua maternità sono essenziali nella storia dell'umanità, poiché è attraverso di Lei che Gesù, la vera Vita e Speranza, è venuto al mondo.
«O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria»
Una tradizione, sebbene non storicamente provata, attribuisce le ultime tre celebri invocazioni a San Bernardo di Chiaravalle, grande devoto di Maria e promotore del culto mariano nel XII secolo.
Diffusione e Uso Liturgico
La Salve Regina, inizialmente espressione di pietà monastica, è ben attestata nel secolo XI, chiamato il grande secolo della pietà mariana, e riassume in un certo modo la devozione mariana di quel periodo. La studiosa Maria Winowska afferma che «Nessuna epoca ha mai cantato la misericordia di Maria con un afflato così estatico ed unanime come il Medioevo».
Introduzione nell'Uso Liturgico
Inizialmente usata come inno monastico, ottenne grande popolarità e fu ufficialmente introdotta nell'uso della Chiesa per volontà dell'Ordine Cistercense nel 1218 circa. La Salve Regina entrò a far parte delle quattro antifone mariane maggiori (insieme a Alma Redemptoris Mater, Ave Regina Coelorum e Regina Coeli) che vengono cantate al termine della preghiera delle Lodi o della Compieta (la preghiera serale) del Breviario romano, a seconda del periodo liturgico. La Salve Regina è utilizzata dal giorno della Santissima Trinità fino all'Avvento.

Uso negli Ordini Monastici e Mendicanti
Si cantava come inno processionale a Cluny, al tempo dell’abate Pietro il Venerabile († 1156), che l’aveva stabilita durante la processione della festa dell’Assunta e nelle altre grandi feste. Gli «Statuti della Congregazione Cluniacense», redatti verso il 1135, prescrivevano il canto della Salve Regina durante la processione della festa dell’Assunzione e in altre processioni verso la chiesa della Vergine.
L’Antifonario cistercense, riformato tra il 1135 e il 1145, prevedeva il canto della Salve come antifona al Benedictus o al Magnificat, e nelle quattro feste medievali di Santa Maria: Purificazione (2 febbraio), Annunciazione (25 marzo), Assunzione (15 agosto) e Natività (8 settembre).
Ben presto la Salve Regina fu adottata dagli Ordini mendicanti. Nel 1221 i Domenicani introdussero il canto quotidiano della Salve dopo compieta, prima a Bologna e poi negli altri conventi della Provincia di Lombardia, da dove si estese rapidamente in tutto l’Ordine. Tra gli Ordini mendicanti, i Servi di Maria si distinsero per un uso frequente. Le Costituzioni antiche redatte nel 1280 prescrivevano il canto della Salve Regina alla fine di ogni ora e dopo la mensa comune, eccetto nel triduo della Parasceve. Ogni sera la Salve doveva essere cantata con grande devozione dopo la terza lettura della Vigilia di Nostra Signora. Al canto della Salve i Servi inchinavano il capo e piegavano un ginocchio alle parole Salve Regina, fino al secondo salve. Nella chiesa di Santa Maria dei Servi a Bologna si può contemplare la dolce icona della Madonna della Salve, di autore anonimo del XIII secolo, donata, secondo la tradizione, da San Filippo Benizi († 1285) ai frati del convento bolognese. David Maria Turoldo, il più famoso frate dei Servi di Maria, in un brano poetico presenta in modo suggestivo il rapporto filiale tra la Vergine e i suoi Servi in relazione a questa antifona. Fra Ignazio Maria Calabuig († 2005) afferma che la Salve Regina è contemporaneamente espressione di saluto, forma di «clamore» (nel senso biblico-liturgico di grido di un popolo oppresso che sale fino al cielo) e voce di supplica.
Celebri Commentatori della Salve Regina
Tra i commenti che hanno onorato la Salve Regina, segnaliamo quelli di Goffredo di Auxerre, San Lorenzo da Brindisi e Sant’Alfonso Maria de Liguori.
Goffredo di Auxerre († 1188 ca.)
Si ritiene che il monaco cistercense Goffredo di Auxerre - amico e confidente di san Bernardo, suo segretario e compagno di molteplici viaggi - in un’omelia pronunciata per la festa della Natività di Maria, probabilmente negli anni in cui fu abate di Clairvaux (1162-1165), abbia composto il primo commento alla Salve Regina. Nella sua omelia, Goffredo spiega i tre attributi che accompagnano il titolo di Regina misericordiae applicato a Maria: «vita, dolcezza, speranza nostra». Secondo Goffredo, Maria è la nostra vita perché con gli esempi della sua esistenza santa genera ed educa alla vita. È nostra dolcezza perché portatrice di valori d’immensa amabilità, quali l’amore alla contemplazione, la gioia al suo ricordo e la fiducia che infondono i suoi occhi misericordiosi rivolti verso di noi. Maria è speranza nostra anzitutto perché è «speranza di risurrezione», contemplando in lei ciò che attendiamo con intimo e struggente desiderio: la vittoria sulla morte e la felicità eterna. I tre attributi richiamano il cristiano al mistero della sua esistenza (vita), al suo bisogno di consolazione nell’amarezza (dulcedo), alla necessità di vivere in un’attesa che non deluda (spes).
San Lorenzo da Brindisi († 1619)
Frate cappuccino, sacerdote, dottore della Chiesa e illustre biblista, San Lorenzo è stato uno dei più grandi devoti di Maria, autore di 84 discorsi sulla Vergine, tra cui 6 a commento della Salve Regina. Nei suoi discorsi, il santo ripropone l’antica questione sul rapporto tra i titoli «Regina» e «Madre» attribuiti a Maria, individuandone l’origine nella somiglianza di Maria con Dio e con Cristo. Secondo San Lorenzo, Dio ha fatto Maria Regina potente e Madre di Misericordia per intervenire a favore della Chiesa e dell’umanità.
Sant’Alfonso Maria de Liguori († 1787)
Grande missionario, vescovo zelante e celebre scrittore, Sant’Alfonso è autore dell’opera Le Glorie di Maria, edita nel 1750, che ebbe uno straordinario successo. Nel commento alla Salve Regina, che costituisce la parte più importante del suo famoso libro, Sant’Alfonso descrive in maniera viva, a volte drammatica, i molteplici interventi della Vergine nei confronti dei fedeli. Maria ottiene loro il perdono, li riporta all’amicizia con Dio, interviene per mantenere in grazia il peccatore convertito, invitandolo alla preghiera e ottenendogli luce, forza e il dono della perseveranza finale.

La Salve Regina nel Nostro Tempo: Un Messaggio di Misericordia
La Salve Regina è stata ed è amata da generazioni di fedeli. È una preghiera autentica sulle labbra dei primi oranti e risuona vera, nonostante la mutata temperie culturale, sulle labbra di quelli del nostro tempo. Il popolo cristiano invoca la Madre della Misericordia perché riconosce in lei la misericordia del Padre in forma materna, fatta cioè di tenerezza, gratuità, generosità e accoglienza. Il titolo «Madre della Misericordia» la celebra giustamente, anzitutto perché è la Madre di Colui che è Misericordia: Cristo.
Noi con la Salve | Salve Regina | Ep.05
L'Appello di Papa Francesco alla Misericordia
Nella Bolla Misericordiae Vultus (11 aprile 2015), con cui è stato indetto il Giubileo straordinario della misericordia, Papa Francesco afferma che le parole del Papa sollecitano all’uso orante della Salve Regina in quest'anno dedicato alla misericordia. Papa Francesco ha fatto delle lacrime un tema ricorrente nei suoi discorsi e nelle sue omelie, inserendolo nella plurisecolare tradizione della Chiesa. Don Luca Saraceno, rettore del santuario «Madonna delle lacrime» di Siracusa, nel suo libro La saggezza delle lacrime, ha individuato sette tipologie di lacrime secondo Papa Francesco: di gioia, di perdono e di pentimento, d’inquietudine per amore, di fedeltà, di compassione, di consolazione e di beatitudine.
Sollecitati da Papa Francesco, soprattutto in quest’Anno straordinario della Misericordia, ci si pone la domanda: cosa significa per noi essere misericordiosi? Letteralmente, vuol dire avere un cuore sensibile alle miserie altrui, essere pronti a soccorrere. È l’atteggiamento del buon samaritano che, avendo incontrato sul ciglio della strada un malcapitato straniero, per di più di altra fede religiosa, ne ha compassione (cf. Lc 10,33), sentendo cioè una stretta al cuore che gli provoca una serie di atti di soccorso. Pertanto, nel pregare/cantare alla Madre della Misericordia attraverso la Salve Regina, possiamo impegnarci a seguire Cristo, la via che la Madre di Dio ci insegna a percorrere: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5).