Biografia di Padre Vincenzo Basile, Missionario Gesuita

Il Padre Vincenzo Basile, figura di spicco della Compagnia di Gesù, è stato un zelante missionario la cui vita si è snodata tra la nativa Sicilia e le ardue terre dell'Europa orientale. La sua dedizione e il suo spirito apostolico hanno lasciato un segno profondo nelle comunità che ha servito.

Le Origini e la Vocazione

Vincenzo Basile nacque a Siculiana, nell'allora provincia di Girgenti (oggi Agrigento), il 29 dicembre 1811. Proveniva da una famiglia di notevole levatura, annoverando tra i suoi fratelli il medico-chirurgo garibaldino Dott. Giuseppe Basile, il Padre redentorista Salvatore, il Canonico Monsignor Onofrio e il Farmacista Luigi. Nonostante le "aspre e continuate lotte con il padre che lo voleva medico", Vincenzo realizzò il suo sogno di appartenere alla Compagnia di Gesù, entrando nel Noviziato di Palermo il 14 luglio 1827.

La sua formazione da gesuita si svolse interamente in Sicilia, con le città di Marsala, Alcamo e Palermo che beneficiarono del suo "primo zelo".

Ritratto di Padre Vincenzo Basile

Il Ministero Missionario nell'Europa Orientale

Le Missioni in Albania e Croazia

Nel 1841, Padre Basile fu inviato dal Padre Generale Roothaan a Scutari, in Albania, come superiore di una missione, accompagnato da altri due gesuiti, Padre Salvatore Bartoli e Padre Giuseppe Quagliata. L'obiettivo era "dar vita ad una missione in Albania". Tuttavia, nel 1843, fu espulso dal governatore ottomano e si trasferì a Ragusa/Dubrovnik, in Croazia. Qui si fermò su richiesta del Vescovo Tomo Jederlinic, dedicandosi ai ministeri e imparando la lingua slava.

Durante un viaggio con altri padri verso l'Albania, si fermò a Ragusa dove fu invitato dal Vescovo a predicarvi una missione. Il Vescovo rimase così soddisfatto dalla sua opera che decise di chiamare la Compagnia di Gesù nella sua città. Due anni dopo, Padre Basile, di ritorno dalla "fallita missione Albanese", tornò a Ragusa. Il nuovo Vescovo, che già lo conosceva, lo abbracciò "come fratello" e lo esortò caldamente a non abbandonare la città. Mosso da queste istanze e da quelle dei cittadini, Padre Basile "prese stanza nel convento dei Francescani", dove "i cittadini rimasero edificatissimi della sua instancabile opera".

Mappa delle missioni di Padre Vincenzo Basile nei Balcani (Albania, Croazia, Erzegovina)

Parroco e Visitatore Apostolico a Trebinje

Su incarico dello stesso Vescovo di Ragusa, che guidava anche la diocesi di Trebinje in Erzegovina, Padre Basile si recò a Roma per ottenere dal Padre Generale tre Padri per iniziare una missione in quella diocesi. Ritornò, tuttavia, "con uno che valeva per molti: P. Antonio Ayala". Nel 1845, "entrarono in quell’ardua e faticosa missione di Trebinje nell’Herzegovina i PP. Vincenzo Basile e Antonio Ayala della provincia sicula, uomini ornati di doti egregie e veramente apostoliche quali appunto si richiedevano per quei luoghi e quell’ufficio".

Dal 1845 al 1852, Padre Basile fu parroco a Gradac e superiore della missione di Trebinje, "visitando tre volte l’anno, in circostanze difficili, il territorio della sua vasta parrocchia che comprendeva 28 villaggi". Nel 1855, fu nominato dalla Congregazione di Propaganda Fide come visitatore apostolico della Diocesi di Trebinje e Marcano. In questo ruolo, si impegnò attivamente a "rinnovare la chiesa locale" e "amministrò circa 3.000 cresime".

Per rendere più profonda e proficua la sua azione, Padre Basile, "buon conoscitore delle lingue", pubblicò "catechismi e libri di devozione in lingua slava" e "diffuse la devozione al S. Cuore di Gesù". Tradusse inoltre in sloveno i “Pensaci Bene” del P. Banndrad (Roma 1844) e, sempre in sloveno, le meditazioni con preghiere del P. Kanizliè (Roma 1865), dimostrando il suo impegno nel produrre "numerose opere a carattere religioso in lingua illirico-dalmata, in correlazione alla sua missione apostolica in terra slava".

Caratteristiche Personali e Doni Apostolici

Il Padre Giuseppe Lombardini, ultimo testimone di Padre Basile, ne fece un breve ma significativo elogio in una sua lettera, evidenziando le sue straordinarie qualità. Una delle sue peculiarità era "quella di istituire e promuovere sempre qualche cosa di bene ovunque andava". La sua occupazione prediletta era "pregare il culto ai Cuori Santissimi di Gesù e Maria e quello del Gran Patriarca San Giuseppe".

Nella predicazione, Basile possedeva un dono unico: "nel dare le meditazioni al popolo aveva un dono tutto suo di rappresentare le cose con vivezza e con gesto assai espressivo e non esagerato". La sua profonda conoscenza della lingua illirica gli permetteva di esprimersi "senza tema di errare". Nelle sue interazioni con le autorità, sia ecclesiastiche che civili o militari, "aveva un modo di fare attraente in guisa che se ne legava benissimo e stabilmente gli animi e riusciva quasi sempre ad ottenere quanto bramava". Il suo "zelo per le anime" era pari al suo "amore alla vocazione e allo spirito di carità fraterna".

Grazie alle sue "singolari virtù", "era venerato ed amato come un santo" e "si attirò il cuore di tutti". Molti di coloro che lo conobbero affermavano che "la predicazione del P. Basile non è comune, ma è come quella di un santo".

Il Ritorno in Sicilia e gli Ultimi Anni

Dopo un breve soggiorno in Sicilia tra il 1859 e il 1861, Padre Basile ritornò a Pozego (dove era stato per un breve periodo nel 1859, quando la città era ancora sotto l’amministrazione austriaca), assumendo il ruolo di "padre spirituale, consultore e direttore di varie congregazioni".

Nel 1872, Monsignor Domenico Turano, appena consacrato Vescovo di Agrigento, richiese al Padre Generale della Compagnia di Gesù la presenza di Padre Basile per "rivitalizzare la vita cristiana della sua diocesi". Per quasi dieci anni, Padre Basile si dedicò instancabilmente a predicare Esercizi Spirituali e a dare Missioni, non solo ad Agrigento, ma anche nelle diocesi di Siracusa e di Palermo.

La notizia della sua morte fu accolta con "il più grande dolore" nella sua città natale. Padre Vincenzo Basile, "carissimo e santo missionario", "tanto caro a quanti lo conobbero, tanto benemerito della Chiesa e decoro dell’Ordine a cui apparteneva, e che fu un vero apostolo nel corso della sua vita", si spense nella Pia Casa del Boccone del Povero a S. Marco in Palermo, la mattina del 3 marzo 1882. Il suo corpo riposa nella tomba di famiglia, nel cimitero Santo Spirito di Sant’Orsola.

La sua vita fu un esempio di inesauribile dedizione: "Chi potrebbe dire le fatiche sostenute, le anime convertite, le chiese da lui visitate, le opere iniziate, il bene immenso che vi operò!". Per il suo operato ricevette "singolari lodi dalla Santa Sede" e Pio IX lo "accolse reduce della sua missione con un affetto straordinario, congratulandosi con lui del bene fatto e degli abbondanti frutti raccolti", trattandolo "con singolare benevolenza e familiarmente si trattenne con lui". La sua scomparsa, pur essendo "pieno ancora di vigore e di vita", fu percepita come una "gran perdita".

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