Parroci Vittime di Ricatto: Storie di Estorsione e Fragilità

Il fenomeno del ricatto ai danni di sacerdoti, spesso legato a incontri intimi e minacce di divulgazione, emerge con crescente frequenza nelle cronache giudiziarie. Questi episodi evidenziano non solo la vulnerabilità personale delle vittime, ma anche la complessità delle dinamiche psicologiche e finanziarie che ne derivano. Le vittime, pur di non subire violenza e di non vedere rivelati i loro appetiti sessuali, si trovano costrette a sborsare ingenti somme di denaro.

Foto tematica: simbolo della giustizia o figura di prete in chiesa

Il Caso del Parroco di Città Sant'Angelo: Un Ricatto da Mezzo Milione di Euro

Una delle vicende più recenti e clamorose riguarda don Camillo Lancia, un sacerdote di 74 anni, parroco di Città Sant'Angelo, che sarebbe stato sedotto e ricattato. Per questo caso, è sotto accusa un’intera famiglia di Montesilvano: Claudia Palma, il marito Eraldo Scurti e il figlio Alessio Scurti.

L'Inizio della Relazione e la Trappola

Tutto ebbe inizio nel 2014, quando la vittima conobbe Claudia Palma, 24 anni più giovane, nella parrocchia che amministrava a Città Sant'Angelo. I due avrebbero iniziato a frequentarsi, fino all’inevitabile innamoramento. Don Camillo ha raccontato ai giudici del collegio di averle chiesto, in diverse occasioni, di poterle ammirare il seno. Nel marzo dello stesso anno, la donna avrebbe ceduto alle avance sempre più esplicite, invitando il parroco a casa in un giorno in cui suo marito avrebbe dovuto essere assente. All’orario fissato per l'appuntamento romantico, il prete si sarebbe presentato. Quando i due erano in procinto di spogliarsi, il marito, Eraldo Scurti, sarebbe rientrato in casa con una tempistica degna della più classica commedia all’italiana.

Minacce e l'Odissea Finanziaria

Dopo la "scoperta", Scurti, 55 anni, pescarese, avrebbe iniziato a inveire contro il sacerdote colto in fragrante, alludendo anche a una pistola pronta all’uso. Successivamente, i due uomini si sarebbero incontrati da soli. Ostentando la forma di una pistola nascosta in tasca e mostrando un presunto video che avrebbe svelato i vizi del sacerdote, il marito avrebbe preteso denaro. Da qui sarebbe iniziata l’odissea dell’ex parroco che, ormai con le spalle al muro, per anni avrebbe versato denaro alla famiglia montesilvanese. Questo è avvenuto tramite una moltitudine di pagamenti di diverso importo, da tremila a diecimila euro, fino a quando il sacerdote non si è deciso a sporgere denuncia nel 2020.

Le indagini hanno passato al setaccio oltre un decennio di transizioni finanziarie effettuate dagli imputati e dalla parte offesa. Nel corso degli anni, questa girandola di denaro ha raggiunto la ragguardevole vetta di circa cinquecentomila euro. Il finanziere che ha ricostruito i movimenti di denaro ha dichiarato che, tra contanti, assegni circolari e bonifici, il prete avrebbe versato alla donna e a suo figlio Alessio, 35 anni, circa 500mila euro tra il 2015 e il 2019. Tuttavia, secondo gli avvocati della vittima Giovanni e Alfredo Mangia, vi sarebbero altri 250mila euro di pagamenti non tracciabili. I soldi proverrebbero dalla vendita di alcune proprietà, da prestiti bancari e da donazioni dei parrocchiani.

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Le Indagini, le Accuse e il Processo

«Il prete è venuto tre o quattro volte in caserma - ha dichiarato il carabiniere Francesco D’Orta, comandante dei carabinieri di Collecorvino, rispondendo al pm Fabiana Rapino -, temeva sia le ripercussioni fisiche sia lo scandalo». Gli investigatori hanno perquisito l’abitazione della famiglia, rinvenendo tre pistole da softair in una scatola nascosta in taverna. Una di queste armi era la riproduzione di una pistola a tamburo abbastanza piccola da poter essere occultata in una tasca. Le forze dell’ordine non hanno rinvenuto né i soldi né il presunto video hard e hanno proceduto al sequestro preventivo della casa della famiglia, valutata 376mila euro.

La coppia è accusata di estorsione e rapina, con l’aggravante di aver commesso i reati contro un anziano ministro di culto. Il solo uomo è imputato anche per minaccia con uso di armi, mentre il figlio Alessio Scurti dovrà rispondere del reato di riciclaggio. Gli avvocati difensori Melania Navelli e Rossella Terra hanno annunciato battaglia. Il processo riprenderà il 14 giugno, quando sarà ascoltato anche l’arcivescovo Valentinetti, che ha deciso di degradare il prete ad aiuto parroco.

Un Caso Simile a Castello di Godego: Circonvenzione di Incapace

Un altro episodio simile, diffuso dalle cronache giudiziarie, riguarda un sacerdote di 73 anni di Castello di Godego. Egli ha denunciato di essere stato vittima di un ricatto orchestrato da una donna e da un uomo, oggi imputati per circonvenzione di incapace. I fatti risalgono al 2020, quando il religioso, allora in servizio nel Bellunese, iniziò ad aiutare economicamente una giovane che si presentava come minorenne in difficoltà.

Secondo la ricostruzione emersa in aula, il rapporto tra i due sarebbe degenerato fino a includere incontri intimi, seguiti da continue richieste di denaro. Le richieste economiche, che secondo l’accusa avrebbero raggiunto cifre molto elevate, avrebbero messo l’uomo in grave difficoltà, tanto da costringerlo a ricorrere a cure mediche per lo stress. Una volta rientrato, le pressioni sarebbero riprese fino alla decisione di rivolgersi ai carabinieri, che hanno organizzato un intervento culminato con l’arresto della donna durante una consegna di denaro. Nel corso della testimonianza, il sacerdote ha ammesso di aver ceduto nel tentativo di recuperare le somme già versate, descrivendo una situazione di forte fragilità personale.

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