Caino e Abele: Storia Biblica e Interpretazioni del Mistero

Il racconto biblico della Genesi, in particolare quello su Adamo ed Eva, non intende suggerire che all'inizio della storia umana esistessero solo due individui. Piuttosto, esso esplora la natura dei rapporti umani e la loro intrinseca fragilità. Gli autori di questo racconto sono consapevoli che un legame positivo tra le persone è costantemente a rischio e può essere distrutto. La narrazione di Genesi 4 illustra questa verità attraverso la drammatica storia dei due "fratelli", Caino e Abele, i primi a sperimentare la difficile coabitazione della fraternità.

È interessante notare come anche la mitologia romana narri gli inizi della storia di Roma attraverso vicende che coinvolgono coppie di fratelli, come Numitore e Amulio, e successivamente Romolo e Remo. In questi racconti sulle origini di Roma, troviamo anch'esso il tema del fratricidio, evidenziando una risonanza universale nel profondo della psiche umana riguardo alla violenza tra consanguinei.

Il Racconto Biblico di Caino e Abele

Il libro della Genesi pone all'inizio dell'umanità sia la storia di Adamo ed Eva, come prima coppia da cui tutto discende, sia la storia di Caino e Abele. Questi nostri progenitori, dopo la cacciata dal giardino, non riescono più a dialogare con Dio, da cui si nascondono, né tra loro stessi. Caino e Abele nascono in questo nuovo contesto, dove il rapporto di coppia non è più fondato sulla reciprocità, ma sulla volontà di potenza che richiede la sottomissione dell'altro.

Nascita e Diverse Vocazioni

Caino e Abele, stando al racconto della Genesi, vengono partoriti dalla prima coppia subito dopo la cacciata dal giardino. Eva, al primo parto, esclama: «Ho acquistato un uomo grazie al Signore» (Genesi 4,1), un giubilo che accosta il nome Caino (in ebraico Qayn) al verbo "acquistare" (in ebraico qanah). Caino, in quanto primogenito assoluto, si ritrova a vivere un legame viscerale con la madre, che vede in lui non solo un figlio da accudire, ma un maschio da tenere legato a sé. In seguito Eva «generò un fratello a lui, di nome Abele» (Genesi 4,2).

Con Caino e Abele inizia anche la divisione del lavoro: «Ora Abele era pastore di greggi, mentre Caino era lavoratore del suolo» (Genesi 4,2). Questa diversità lavorativa porta con sé una grande differenza culturale e una diversa visione del mondo. Abele, come pastore, è un nomade, che si sposta alla ricerca di nuovi pascoli, ampliando lo sguardo e cogliendo ogni cosa come dono gratuito. Caino, agricoltore, è sedentario e tende a considerare il proprio rapporto con la terra in chiave di possesso.

illustrazione biblica di Caino agricoltore e Abele pastore

I Sacrifici e la Preferenza Divina

La sequenza degli eventi nella storia di Caino e Abele è ampiamente conosciuta. Dopo un certo tempo, Caino offrì i frutti del suolo in sacrificio al Signore. Suo fratello Abele fece lo stesso, offrendo i primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il testo biblico riporta:

«3 Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; 4 anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, 5 ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto.» (Genesi 4,3-5).

Il testo biblico non offre una risposta esplicita al perché Dio abbia preferito Abele e il suo sacrificio rispetto a Caino. È stato spesso ipotizzato che ciò dipendesse dalle diverse professioni o dal valore intrinseco dei sacrifici. Tuttavia, il testo non supporta queste speculazioni, che avrebbero potuto essere facilmente incluse.

La Reazione di Caino e l'Ammonimento Divino

«Caino si adirò molto ed il suo volto era abbattuto» (Genesi 4,5). Bruciante d'ira, il suo volto era ricurvo su sé stesso, incapace di rivolgersi sia verso l'alto che verso il fratello. Si sentiva oggetto di una palese ingiustizia. Di fronte a questa reazione, Dio interviene:

«6 Il Signore disse allora a Caino: “Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? 7 Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta: verso di te è il suo istinto e tu lo dominerai”.» (Genesi 4,6-7).

Questo passo è fondamentale per la comprensione del peccato. Non si dice che il peccato sia insito in Caino o nell'uomo, ma che "si nasconde alla porta", come un leone pronto a balzare. Dio concede all'uomo l'autonomia e la responsabilità di resistere alle forze del male, di dominare il peccato.

illustrazione del dialogo tra Dio e Caino prima del fratricidio

Il Fratricidio e la Voce del Sangue

Caino, rifiutando il dialogo con Dio e bloccato nella sua irritazione e invidia, fallisce nel dominare il peccato:

«8 Caino parlò al fratello Abele. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.» (Genesi 4,8).

L'omicidio è espresso in poche parole, mostrando come la soppressione dell'altro nasca da una soggettività che non accoglie la diversità. Dopo l'atto, Dio interroga Caino con una domanda esistenziale:

«9 Allora il Signore disse a Caino: “Dov'è Abele, tuo fratello?”. Egli rispose: “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?”» (Genesi 4,9).

Caino ha cancellato il fratello dalla sua mente, rifiutando la fraternità. Ma Abele, che non ha mai parlato in vita, una volta ucciso, fa sentire la sua voce:

«10 Riprese: “Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! 11 Ora sii maledetto, lontano dal suolo che ha aperto la bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano. 12 Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra”.» (Genesi 4,10-12).

La voce del sangue di Abele che grida a Dio simboleggia il grido del violentato, dell'oppresso, che esige giustizia. Questo omicidio distrugge la relazione di Caino con suo fratello, con sé stesso (diventando "ramingo e fuggiasco"), con Dio (diventando bugiardo e allontanandosi) e con la natura (la terra non gli darà più i suoi prodotti).

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La Misericordia e il Segno di Caino

Caino riconosce la gravità della sua colpa:

«13 Disse Caino al Signore: “Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono. 14 Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà”.» (Genesi 4,13-14).

Egli teme la logica della violenza. Ma Dio rompe questo ciclo e protegge la vita di Caino:

«15 Ma il Signore gli disse: “Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!”. Il Signore impose a Caino un segno, perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse.» (Genesi 4,15).

Il "segno di Caino" non è un marchio visibile, ma una sorta di segno di appartenenza: Dio si interessa di Caino nonostante sia un omicida. La logica della Genesi non prevede che chi ha ucciso debba essere ucciso a sua volta; anche l'assassino Caino deve avere un futuro. Caino si allontanò dal Signore e abitò nella "regione di Nod", che significa "essere vagabondo".

La Discendenza di Caino e la Nascita di Set

La genealogia di Genesi 4,17-24 descrive i discendenti di Caino, che diedero origine a popoli, culture e professioni diverse (nomadi, musicisti come Iubal, fabbri come Tubal-Kain). Questi progressi culturali si accompagnano però all'escalation della violenza, come testimonia il canto di Lamech:

«23 Lamech disse alle mogli: Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamech, porgete l'orecchio al mio dire: Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. 24 Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette.» (Genesi 4,23-24).

Il segno protettivo di Dio dato a Caino si degrada qui nel delirio di potere e superiorità di Lamech. Le somiglianze con Romolo e Remo sono chiare: l'assassino e i suoi discendenti sopravvivono, fondano città e sviluppano la civiltà.

Tuttavia, il racconto biblico introduce un nuovo elemento di speranza:

«25 Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. “Perché - disse - Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso”.» (Genesi 4,25).

Con la nascita di Set (dall'ebraico schet, "piantina" o "sostituto"), Eva esprime una protesta contro la morte di Abele: le vittime non devono essere dimenticate. Set diventa un segno di speranza, una successione per Abele. A differenza della leggenda romana di Romolo, la linea di discendenza che porta a Noè, Abramo, Isacco, Giacobbe e infine a Gesù, è ricondotta a Set. La Genesi non invoca un "Dio della vittoria" per un impero, ma un Dio di misericordia e di speranza per l'umanità attraverso la continuità.

Interpretazioni del Mistero: La Preferenza Divina e la Natura del Peccato

L'Opzione per i Deboli

Il testo biblico non fornisce una spiegazione chiara per la preferenza di Dio. Questa ambiguità permette interpretazioni profonde. Se Caino è il "forte/il possidente" e Abele il "debole/non possidente", l'attenzione di Dio verso Abele significa una presa di posizione estremamente critica dal punto di vista sociale. Dio guarda il secondo nato, il debole, colui che non è al vertice dell'ordine sociale, ma è quasi un "nulla". Questa "opzione per i più deboli" è in diretto contrasto con la narrazione romana, dove il più anziano o il più forte prevale.

Del resto, nel corso della storia della salvezza, Dio scompaginerà sempre i codici umani che tendono a fissare gerarchie, eleggendo il più piccolo, il più debole, perché «se l'uomo vede l'apparenza, il Signore vede il cuore» (1Sam 16,7).

La Responsabilità Umana e la Voce Interiore

L'ebraismo ha una concezione sostanzialmente positiva delle possibilità umane: l'uomo è integro, libero, pienamente responsabile e capace di dominare il peccato. La mancata risposta di Caino a Dio, quando gli viene chiesto perché sia irritato, è significativa. Dio si aspetta una risposta, ma Caino rimane bloccato nella sua invidia. Come commenta E. Wiesel, Caino avrebbe potuto scegliere la parola invece della violenza, ma preferì tacere, trasformando la sua collera in odio.

Alcuni interpreti hanno ipotizzato che nel cuore di Caino potesse essersi insinuato il dubbio che Dio preferisse il versamento di sangue come sacrificio, una tentazione aberrante che innalzava il fratricidio a un atto quasi sacerdotale per ottenere il favore divino. Questa idea, però, è smentita dal testo stesso che condanna la violenza.

La domanda di Dio "Dov'è tuo fratello?" non è informativa, ma esistenziale. Significa spingere Caino a prendere coscienza che eliminare il fratello non gli ha facilitato la vita, ma l'ha resa più incomprensibile. La risposta di Caino ("Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?") indica una mancata presa di coscienza della gravità del gesto. Come suggerisce Wiesel, cambiando la punteggiatura, si potrebbe leggere: "Non sapevo di essere considerato il custode di mio fratello", evidenziando una potenziale inconsapevolezza della sua responsabilità.

La vera grandezza di ogni persona consiste nel rendersi conto che il "respiro" dell'altro è affidato alla propria responsabilità. Sfuggire a questa responsabilità significa uccidere la vita sulla terra, rendendo la fratellanza universale una pura utopia.

Il Rapporto con Dio e con il Prossimo

Il racconto dice chiaramente che noi esseri umani dovremmo sapere dove si trova il nostro prossimo, conoscere quello che sta accadendo nella loro vita. Dobbiamo agire bene nei loro confronti in modo da poterci sentire liberi e giusti. Dobbiamo assumerci la responsabilità gli uni per gli altri, soprattutto i più forti e ricchi per i più deboli. Se non lo facciamo, il nostro rapporto con gli altri e con Dio andrà perduto. Genesi 4 insegna che la fede non riguarda solo il rapporto con Dio, ma che il rapporto con il prossimo è decisivo per il rapporto con il divino. Giovanni, nella sua prima lettera (1Gv 3,11-12), esorta all'amore fraterno, precisando: «non come Caino, che era dal Maligno ed uccise suo fratello. E per qual motivo l'uccise? Perché le sue opere erano malvagie, mentre quelle di suo fratello erano giuste».

Un'Interpretazione Specifica del Mistero della Genesi: Le Rivelazioni di Don Guido Bortoluzzi

I primi capitoli della Genesi, in particolare quelli relativi alla Creazione e al "peccato originale", hanno sempre rappresentato un enigma. Mentre in passato venivano interpretati letteralmente, oggi il creazionismo fondamentalista è difficilmente sostenibile di fronte alle scoperte scientifiche. In questo contesto si inseriscono le straordinarie rivelazioni ricevute da don Guido Bortoluzzi (1907-1991), sacerdote bellunese, che offrono una chiave di lettura unica per i "punti oscuri" della Genesi, fornendo spiegazioni sia in campo scientifico che genetico.

La Creazione Mediata e il Peccato Originale come Ibridazione

Secondo le rivelazioni di don Guido, l'Uomo fu creato da Dio in uno stato di perfezione. Il peccato originale non sarebbe consistito in una semplice disobbedienza, ma in un atto di ibridazione della specie umana, commesso già alla prima generazione. Adamo si sarebbe unito a una femmina ominide ("Eva"), generando Caino, il primo ibrido. Questa interpretazione è coerente con le affermazioni di San Paolo nella Lettera ai Romani (5,12 sgg.), che attribuiscono il peccato originale al solo Adamo, poiché la "Prima Donna" (la compagna geneticamente pura di Adamo) era all'epoca ancora una bambina.

Don Guido comprese che Abele era il figlio geneticamente puro generato da Adamo con la Prima Donna, ucciso ancora bambino dal fratellastro Caino. Questo contrasta con la concezione cattolica tradizionale del peccato originale trasmesso "per propagazione", ponendo l'accento sulle conseguenze genetiche di tale atto. L'umanità sarebbe stata inquinata da questa ibridazione, subendo un'involuzione psicosomatica che le fece perdere i requisiti di specie pura e perfetta e, soprattutto, lo Spirito di Dio, poiché Egli "non poteva abitare in esseri bestiali".

Le rivelazioni descrivono la creazione dell'Uomo e della Donna come una "creazione mediata". Essi non furono creati già adulti, né in via di evoluzione, ma nella loro prima cellula e già nella loro perfezione assoluta. Il Signore si servì di una femmina di una specie ora estinta come "mezzo" per lo sviluppo degli embrioni. Dio aggiunse il Suo Spirito fin dal concepimento, rendendo l'uomo spiritualmente Suo figlio. L'Uomo, quindi, "deriva ma non discende" dalla specie immediatamente inferiore, poiché nessun gene passò tra le specie; solo il nutrimento. Le specie furono create con geni simili per evitare problemi di rigetto. Per ogni specie, Dio creò una sola coppia di capostipiti, maschio e femmina, con caratteri già definiti, smentendo l'idea di un processo evolutivo spontaneo, pur ammettendo che l'enorme quantità di specie in progressione abbia indotto in errore gli evoluzionisti.

schema della creazione mediata secondo Don Guido Bortoluzzi

L'Eden, gli "Alberi" e l'Origine delle Specie

Attraverso visioni e spiegazioni divine, don Guido comprese che i due alberi del Giardino dell'Eden - l'albero della vita e l'albero della conoscenza del bene e del male - erano rispettivamente la Prima Donna ed Eva. Il termine "albero" simboleggiava i diversi DNA e le possibili discendenze.

  • La Prima Donna era l'albero della vita, poiché l'unione con lei avrebbe generato figli geneticamente puri, mantenendo la discendenza perfetta.
  • Eva era l'albero della conoscenza del bene e del male. Adamo doveva "conoscerla" (cioè unirsi a lei) solo "nel bene", cioè nei tempi e modi stabiliti da Dio per generare la Donna.

Eva è definita "l'anello mancante", un individuo con caratteristiche intermedie tra l'Uomo e la specie più prossima, gli "ancestre" (scimmie antropomorfe con statura eretta, ricoperti di pelo nero, senza naso né mento, con grandi orecchie). Eva, invece, aveva pelle chiara e priva di pelo, capelli castani, fianchi più larghi e seno più sviluppato, rendendola più simile all'essere umano.

Anche la creazione degli animali, secondo don Guido, seguì un processo analogo: la femmina capostipite di ogni specie nasceva dall'unione di gameti divini nell'utero di una femmina di un'altra specie affine. Una volta matura, essa avrebbe generato il maschio capostipite con un gamete maschile creato ex nihilo. Questa teoria risponde all'annosa domanda "è nato prima l'uovo o la gallina?": è nato prima l'uovo, dal quale nacque la prima gallina deposto da una femmina di un'altra specie. Questa visione non è in contrasto con la selezione naturale, ma spiega l'origine primaria delle specie.

L'Uomo Originario, il Diluvio e la Ri-evoluzione

L'Uomo originario, Adamo, non apparteneva a nessuna delle razze umane attuali, formatesi solo dopo il peccato originale. Aveva la pelle "lucida e arrossata", capelli e occhi scurissimi, e una corta barba. Le sue capacità intellettive erano straordinarie. La sua creazione è collocata in un'epoca estremamente antica, ben prima dell'Homo sapiens, probabilmente in Lapponia, come suggerito dall'ipotesi dell'Eden baltico, che non è in contraddizione con strati sovrapposti nel libro della Genesi.

La specie umana, inquinata dall'ibridazione, subì un'involuzione psicosomatica. I reperti archeologici, quindi, non testimonierebbero l'evoluzione, ma il decadimento e la ri-evoluzione della specie ibrida. Il Diluvio Universale avrebbe contribuito a eliminare gli individui irrecuperabili, lasciando solo Noè (Figlio di Dio geneticamente puro) e sua moglie ibrida, da cui discenderebbe l'attuale genere umano. Questo processo di recupero è ancora in atto. Quando l'umanità rievoluta raggiunse una sufficiente capacità di intendere e volere, Dio inviò Suo Figlio Gesù per ridonare il Suo Spirito a tutti i miti e i giusti della terra, riaprendo le porte dell'eterna felicità.

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