Il Complesso Monastico di Santa Maria d'Orsoleo in Basilicata

Il Complesso monastico di Santa Maria d'Orsoleo sorge a cavallo tra il fiume Agri e il Sinni, ubicato in una zona collinare a circa quattro chilometri da Sant’Arcangelo, sulla mulattiera che congiungeva Sant'Arcangelo a Roccanova. Questo luogo, oggi custode di un ricco patrimonio storico e artistico, rappresenta un punto di riferimento di rilevante interesse per la comunità e per i visitatori, con una storia che affonda le sue radici in tempi antichi e ha visto una recente rinascita.

Veduta aerea del Complesso Monastico di Santa Maria d'Orsoleo, Sant'Arcangelo, Basilicata

Le Origini Antiche e la Fondazione della Chiesa

Le vicende storiche del monastero sono legate alla fondazione di una basilica di cui è nota l'origine leggendaria, ma anche documentata da antichi atti. Dai documenti conservati nell'archivio della Badia di Cava dei Tirreni, si ricava che nel 1192 un certo Algio di Sant'Arcangelo vende per 200 ducati a Daniele Miles e al fratello Zaccaria prete un terreno "cum cripta sculpta" (con grotta scavata) per costruire una chiesa. Tale cripta, di cui si erano perse le tracce, è venuta alla luce a seguito degli scavi di sistemazione e di restauro del complesso monastico, sotto il pavimento del lato est del monumento. La grotta, con volta a botte e successivamente sistemata con mattoni, è formata da tre ambienti. Nella grotta non si notano segni caratterizzanti un luogo di culto, salvo due piccole nicchie ben modellate ricavate all'interno del cellario, facendo supporre che i monaci basiliani della zona, per riunirsi e pregare, utilizzassero la cappella di San Michele.

I fratellastri Daniele, soldato, e Zaccaria, prete, proprietari di alcune terre nella valle di Ursolei dove si trovava una cripta “sculta” (grotta artificiale scavata in passato dai monaci italo-greci), erigono qui una chiesa tra il 1192 e il 1200, attorno alla quale sorgono alcune abitazioni. Un altro importante documento del 12 novembre 1305, anch'esso conservato a Cava, attesta che il Re di Napoli comanda al Giustiziere di Basilicata di far restituire al Vescovo di Anglona la Chiesa di Santa Maria di Orsoleo, divenuta quindi luogo di culto e pellegrinaggio, di molta devozione e sede di una Madonna miracolosa.

La Fondazione del Convento Francescano

Il complesso monastico di Santa Maria d'Orsoleo fu costruito da Eligio II della Marra, principe di Stigliano e conte di Aliano, nel 1474 su un'antica chiesa del XII secolo che venne inglobata nella costruzione. La realizzazione del monastero francescano si deve ad Eligio della Marra, che lo edificò interamente a sue spese e successivamente donò l'intero territorio circostante. All’interno dell‘ampio fabbricato potevano alloggiare ventitré frati. Il convento divenne sede del Ministro Provinciale dei Frati Osservanti di Basilicata, casa di studio di filosofia con una ricca biblioteca.

Ricostruzione storica della fondazione del Convento di Orsoleo con Eligio II della Marra

La Leggenda del Drago

La costruzione del nuovo complesso monastico è avvolta da una leggenda, riproposta in un quadro del pittore Michelangelo Scardaccione (trafugato nel 1969). Essa narra che Eligio II della Marra, sulla sponda destra del fiume Agri, nel luogo dove fu poi edificato il palazzo del principe, affrontò un drago che si aggirava nella zona. Il principe, a cavallo di un destriero, impugnava una lancia per trafiggerlo. La Madonna di Orsoleo gli apparve infondendogli il coraggio necessario per sconfiggerlo. In segno di ringraziamento per l'aiuto ricevuto, fece edificare il convento. Le mascelle e le zanne del "drago" sono ancora appese al lato dell'altare, conservate all'interno della chiesa come prova della sua esistenza per molti anni. Secondo il Professore Luigi Branco, il drago rappresenterebbe la potenza del fiume Agri, famoso per le sue inondazioni e le morti causate nel corso dei secoli.

L'Origine del Nome "Orsoleo"

Non si hanno notizie certe circa l’origine del nome "Orsoleo"; nei più antichi documenti, già dal 1192, si parla di Orsoleo come nome già conosciuto nella zona. Questo dimostra come le varie ipotesi nate più tardivamente siano leggendarie. Tra queste:

  • Secondo un’opera del 1603 del Gonzaga “de origine seraphicae religionis franciscanae”, il nome deriverebbe da Orso e Leo, due pellegrini francesi che avevano visto l’immagine della Madonna in cima ad una quercia. Il sigillo rappresenta la Vergine seduta sui rami della quercia con il bambino tra le braccia; ai piedi della quercia si trovano, a destra il leone, a sinistra l’orso, che sollevati sulle zampe anteriori e poggianti al tronco della quercia si guardano tra di loro.
  • Diversa è l’ipotesi sull’origine del nome del Prandi, che affermò che il nome potrebbe derivare da quello di un solo eremita: Orsoleo.
  • Ancora un'altra ipotesi, quella del Professore Luigi Branco, attribuisce il nome ad origine greco-bizantina: ouros (o urso/uros), che significa "guardiano, difesa, protettore", e leo (forma obliqua di leos), che significa "popolo". Quindi, "guardiana del popolo", riferito alla Madonna che dall’alto della collina protegge i suoi fedeli. Questa spiegazione sembra la più congrua per il nome Orsoleo e fa pensare a un’origine del nome molto più antica e razionale, risalente a un tempo in cui si sviluppò il culto mariano in questi luoghi, tempi di povertà e pericoli, anche per le invasioni dei Saraceni.

Evoluzione Architettonica e Patrimonio Artistico

Nel corso dei secoli, il convento ha subito diversi cambiamenti e ampliamenti, rendendo difficile capire con certezza come fosse la struttura voluta da Eligio. Gli atti esterni posti in direzione Nord-Ovest recano ancora affreschi del '400 e una nicchia, sul lato sinistro del nuovo tempio, che conteneva la statua lignea di Maria. Aggiunte e miglioramenti successivi resero più capiente e confortevole il monastero, inaugurato in modo solenne nel 1673 dal Vescovo di San Severo, Monsignor Orazio Fortunato, originario di S. Arcangelo. Il frontone esterno della Chiesa riporta l’anno di conclusione dei lavori (1643).

Opere d'Arte e Caratteristiche Architettoniche

  • La Chiesa: La chiesa, risalente al 1300 e inserita nel complesso monumentale del 1474, presenta un impianto ad aula unica. Le pareti sono abbellite da stucchi policromi settecenteschi che si armonizzano con le ricche decorazioni dell’altare. Il controsoffitto è di legno policromato a cassettoni.
  • Altare Maggiore: Sull’altare principale della madonna, situato a nord della chiesa, sono state individuate tracce di affreschi ritrovati tra gli archi dei contrafforti e da uno svuotamento di una piccola parte di una parete a sud, che farebbero pensare ad un antico ingresso. La pala dell’altare maggiore del 1580, opera di Antonio Stabile, rappresenta la Madonna con il Bambino e San Giovannino. Di notevole importanza è l’altare maggiore costituito da marmi policromi e datato al 1777.
  • Coro Ligneo: Di importanza artistica e storica è il pregevole coro ligneo, situato alle spalle dell’altare maggiore. Si tratta di un arredo intagliato e ornato con figure zoomorfe a cui si affiancano le immagini dei santi, opera di abili artigiani, molto probabilmente gli stessi monaci. Il coro non è tutto della stessa epoca, poiché c’è un netto contrasto tra la severità della figura dei santi, che risalgono al 1606, e la libera ornamentazione che sembrerebbero antecedenti al '600.
  • Affreschi: Sull'intero monastero i Principi Carafa, succeduti nella conduzione del feudo di Sant’Arcangelo, diedero vari aiuti, e per questo il complesso monastico e la Chiesa si arricchirono di molte opere d’arte. Tra queste, l'”Adorazione dei Magi”, il “Trionfo della fede”, l’Annunciazione, la “Caduta della manna”, la “Cattura di Cristo”, il “Mosè”, tutte attribuite al pittore Giovanni Todisco di Abriola. Gli affreschi del 1545, che fino al 1973 decoravano le pareti del chiostro antico e la loggia, sono di grande interesse perché costituiscono uno dei pochi esempi di pittura rinascimentale in Basilicata. Essi narrano episodi dell'Antico Testamento, della vita di Cristo e della Vergine, Storie di San Francesco, Santi e Sante dell'ordine francescano, il Trionfo della Morte e quello della Fede. Gli affreschi, distaccati e velinati nel 1973, furono depositati presso il Municipio di Sant'Arcangelo e successivamente restaurati a cura della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici della Basilicata, per poi essere ricollocati nella sede originaria dopo un lungo restauro. Il Todisco ha firmato il suo lavoro nella scena dell’Adorazione dei Magi, mostrando di sperimentare nuove vie espressive e di subire l'influsso delle stampe di Tiziano, forse viste nella biblioteca del convento. Negli affreschi del Todisco è possibile ammirare la poesia in particolari come il martirio di san Bartolomeo, raffigurato mentre regge la sua stessa pelle, o la predica di san Francesco agli uccelli.
  • Campanile: Il campanile è a cinque vani sovrapposti; il primo è inglobato nella chiesa con funzione di cappella. È suddiviso in tre piani scansionati da spesse cornici.
  • Servizi del Monastero: Nel monastero vi erano due cisterne (nel cortile del chiostro ed in quello della corte); una farmacia, un frantoio, una cantina, un mulino, un forno e una "nevera" (una sorta di antico frigorifero) in mattoni. A ricordo della ospitalità concessa a pellegrini e viandanti, sull'ingresso di una porta del complesso si legge ancora "Foris non mansit peregrinus, ostium hoc viatori patuit instauratum 1836" (il pellegrino non rimase mai fuori; questo uscio fu aperto sempre al viandante che vi bussò, restaurato nel 1836).
Interno della Chiesa di Santa Maria d'Orsoleo con stucchi e altare maggiore

La Statua della Madonna con Bambino in Trono

All’interno della chiesa del monastero di Santa Maria di Orsoleo si trova la statua della Madonna con Bambino in trono, una delle più antiche e venerate della Lucania. Si tratta di una scultura lignea di pioppo intagliato e dipinto, risalente alla fine del XII secolo. La Madonna è assisa e sulle sue ginocchia siede il Bambino benedicente; le figure sono impostate frontalmente. La composizione compatta suggerisce che la Madonna sia stata scolpita in un solo tronco di pioppo, ad eccezione delle braccia. La statua in passato era stata più volte alterata da pseudo restauri; solo nel 2004 un intervento l’ha liberata dalle vesti in tela ingessata aggiunte e da varie ridipinture, pur senza rivelare la stesura originaria quasi del tutto perduta. Nello stesso anno è stato anche ricollocato nella posizione primitiva il Bambino, che era stato spostato sulla gamba sinistra della madre. La composizione del gruppo, ripristinata nel corso del restauro, rivela lo strettissimo rapporto tra madre e figlio, riscontrabile tra le madonne lignee italiane ed europee tra XII e XIII secolo. L’astrazione e la carica espressiva che animano le figure ricordano non tanto i manufatti dell’Italia centrale con forme più classiche, quanto le opere di Scuola aragonese e catalana. Questo confronto ha spinto a datare la Madonna di Orsoleo alla fine del XII secolo e a ritenerla opera catalana, giunta dalla Spagna oppure eseguita da un artista emigrato in Italia. La Madonna è detta anche "Figlia di Jesse", discendente del personaggio biblico, e nella simbologia iconografica è posta sull'albero, con orso e leone ai piedi.

Statua lignea della Madonna con Bambino in trono, Santa Maria d'Orsoleo

Declino e Rinascita: Il Museo Scenografico

Il convento-santuario di Santa Maria dell’Orsoleo, colpito dal terremoto del 1654, fu restaurato e inaugurato nel 1673. Successivamente, nel 1800, l’intero complesso edilizio subì un’opera di ristrutturazione iniziata nel 1836 e conclusasi nel 1857 a causa del terremoto che colpì la regione. L’anno successivo seguirono altri lavori per riparare i danni del terremoto. Con l’eversione delle leggi feudali del 1806 da parte di Gioacchino Murat e con la liquidazione dell’asse ecclesiastico successiva all’unità d’Italia, iniziò per il complesso monumentale di Orsoleo un lento e inarrestabile processo di degrado, fino alla vendita a privati. Negli anni seguenti, il Convento fu ridotto a masseria, il grande chiostro divenne recinto per gli animali, mentre i locali affrescati, che un tempo erano stati biblioteca, refettorio e sala capitolare, divennero depositi di derrate o locali usati per la fattoria. Nel 1945 il complesso ospitò la scuola media autorizzata ed in seguito legalmente riconosciuta “Vittorio Alfieri”.

Foto storica del Convento di Santa Maria d'Orsoleo in stato di degrado prima del restauro

Dopo il trasferimento della scuola a Sant’Arcangelo, iniziò un nuovo periodo di abbandono e di degrado che, solo con l’acquisizione dell’intero complesso da parte della Regione Basilicata, si è avviato a nuova vita con minuziosi e periodici lavori di recupero e restauro, per regalare alla comunità, non solo santarcangiolese, un luogo di rilevante interesse storico ed artistico di richiamo nazionale.

Il Convento di Santa Maria d’Orsoleo, edificato in epoca francescana a partire dal 1474, per diventare un centro di cultura, di educazione e di studio, accoglie oggi un allestimento polimediale che, facendo perno sulla memoria storica, documenta, narra ed evoca le antiche origini di culti praticati in queste terre a partire dai Santi bizantini nei secoli X-XI. Questo percorso museale multimediale è noto come "Museo Scenografico", un'esperienza coinvolgente fatta di suoni, luci e animazioni. I visitatori possono assistere a una spettacolare spiegazione degli affreschi del refettorio realizzata con proiezioni di luce che evidenziano i diversi particolari significativi; si può sostare in box con cuffie dove ascoltare musiche, imparare da pannelli interattivi dedicati all’alimentazione, alla vita quotidiana, al lavoro, alla storia del convento, compreso il disastroso incendio doloso che distrusse la celebre biblioteca, una delle più grandi e fornite dell’Italia Meridionale. Una parte è dedicata anche alla leggendaria origine del luogo, inclusi i presunti reperti ossei del drago.

Museo Scenografico “Convento Santa Maria di Orsoleo” | Sant’Arcangelo

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