La storia di Padre Giorgio Ferrero è un esempio luminoso di dedizione alla vocazione missionaria. Nato e battezzato nella parrocchia di Loreto, a Fossano (Cuneo), Giorgio entrò da bambino nel seminario diocesano con il desiderio di diventare sacerdote.
Le Origini e la Vocazione Missionaria
La sua vocazione missionaria si manifestò precocemente. La prima lettera che ne parla risale al 3 settembre 1930. In essa, rivolgendosi ai superiori dei Comboniani, il giovane seminarista esprimeva chiaramente il suo proposito: "Col permesso del mio Vescovo mons. Quirico Travaini e dei miei genitori Giovanni Battista e Margherita Cagliero, rendo noto a Vostra Paternità il desiderio di consacrarmi alle missioni africane. Chiedo, pertanto, di essere ammesso al noviziato onde predispormi convenientemente a sì grande apostolato."
Il Vescovo in persona fece pervenire ai superiori dei Comboniani una lettera nella quale è detto: "Considerate le ripetute ed insistenti domande del chierico Ferrero Giorgio del nostro seminario di entrare in una Congregazione missionaria, per quanto ci riguarda gli accordiamo il desiderato permesso di lasciare questo nostro seminario per entrare nella Congregazione dei Padri Bianchi (sic) delle Missioni Africane con sede a Verona. Dichiariamo che il suddetto chierico Ferrero ha compiuto regolarmente nel nostro seminario i corsi ginnasiale e liceale, che è giovane di mediocre ingegno ma di ottima condotta, di ferma volontà e dà affidamento di riuscire un ottimo missionario." Anche il rettore del seminario chiamò il giovane Ferrero: "Uno spirito inclinato al bene che in questi ultimi anni di seminario ha camminato sulla via della perfezione."
Formazione e Ordinazione Sacerdotale
Entrato in noviziato a Venegono Superiore il 12 settembre 1932, Padre Giorgio emise i voti il 7 ottobre 1932, poi passò a Verona per la teologia e venne ordinato sacerdote. Nella sua scheda personale i superiori avevano scritto di lui: "Si è sempre comportato da buon religioso e chierico, amante della preghiera e dello studio, sollecito nella recita del divino ufficio, docile e desideroso di giungere al sacerdozio. Nulla da eccepire riguardo alla castità, la temperanza e l'ortodossia della fede."

Il Primo Incarico e la Partenza per la Missione
Per un anno (1935-1936), P. Giorgio fu insegnante nella scuola apostolica dei Comboniani a Riccione, un lavoro che, sinceramente, andava stretto a un uomo della sua tempra, tutto proteso alla missione. Ma allora c'era la famosa regola 72 che diceva di "frenare il desiderio della missione". L'anno dopo, fortunatamente, i superiori mollarono il freno e P. Giorgio poté partire.
Imbarcatosi a Genova il 5 novembre 1936 per il Sudan meridionale, allora dominio anglo-egiziano, giunse nel Bahr el Gebel. La vita missionaria di prima linea tra le etnie Madi e Lotuco, anche se dura per l'estrema povertà che spesso rasentava la miseria, lasciò nel cuore di P. Giorgio un segno indelebile.

La Missione in Mozambico: Sfide e Sviluppo
Per il Capitolo Generale del 1959, P. Giorgio scrisse: "Le missioni in Mozambico sono solo 6 perché il nuovo vescovo non ci permette di aprirne delle altre. Già ci sono 8 Suore Comboniane che lavorano nell'ambito femminile. Le nostre scuole di missione sono 132 con 16.000 alunni." Da queste parole si comprendono le difficoltà che i primi Comboniani dovettero affrontare, proprio da parte di alcuni vescovi che erano filo-governativi (tutti portoghesi), quindi fortemente colonialisti. Altri vescovi, come Mons. João de Deus Ramalho, invece, incoraggiarono l'apertura di nuove missioni.
Cronologia della Presenza Comboniana in Mozambico
È utile inserire una panoramica delle date e dei luoghi della presenza comboniana in Mozambico:
- 1946: P. Giuseppe Zambonardi arriva a Nampula (3 luglio).
- 1947: Arrivano cinque Comboniani, e il Vescovo di Nampula erige la missione. Sorge la missione di Carapira.
- 1948: Vengono aperte le missioni di Mueria e Memba.
- 1951: Nasce la missione di Nacaroa.
- 1954: Le prime 4 Suore Comboniane arrivano a Mossuril.
- 1957-1960: Nuove missioni a Lunga, Matibane, Lurio e Netia.
- 1965-1967: Si apre la zona di Tete con Marara, Estima e Boroma, dove P. Eusebio Pozzi muore tragicamente nello Zambesi.
- 1967-1970: Fondazione della scuola normale a Beira, e missioni a Nuova Lusitania e ad Alto da Manga. Nella diocesi di Nampula si aggiungono i centri di Alua, Mirrote, Namapa e Cavà.
- 1974: Tredici Comboniani sono espulsi dal governo portoghese insieme al Vescovo di Nampula, Mons. Manuel Vieira Pinto il quale, poco prima, aveva affidato ai Comboniani la cura pastorale di Nacala e della missione di San Pietro nei sobborghi di Nampula. Li aveva voluti presenti nel Centro Paolo VI per la formazione dei catechisti e nella direzione del Collegio diocesano Vasco de Gama.
Dal 1965 al 1968 P. Giorgio fu il superiore provinciale del Mozambico, dimostrando grande capacità organizzativa e dedizione.

Lo Sviluppo delle Missioni nella Zona di Tete
È interessante la descrizione che P. Giorgio fa del suo ingresso a Marara: "Siamo arrivati, P. Dinis ed io, il 13 gennaio 1965 via aerea. All’aeroporto di Tete era ad aspettarci il segretario del Vescovo, il quale nel pomeriggio voleva portarci a Marara, distante 50 chilometri. Ma dopo una ventina di chilometri trovammo un fiume in piena, mentre dall'altra sponda c'erano ad aspettarci il vicario generale e il vecchio superiore di Marara. Rimanemmo a guardarci in faccia per più di due ore poi, con l'aiuto di un europeo tentammo il guado che ci andò bene."
Successivamente, il 3 febbraio, arrivò anche il "caro Fr. Morganti" e insieme iniziarono a fare piani per sistemare meglio la missione, soprattutto per riparare la cappella. La casa era "discreta" e il clima "caldo e asciutto". I raccolti, in quell'anno, si preannunciavano abbondanti. P. Giorgio descriveva il luogo come "magnifiche colline coperte di verde, tanto da sembrare di essere in un luogo di villeggiatura." Nella scuola della missione c'erano una sessantina di alunni interni "che si comportano come novizi."
Nel piano pastorale di P. Giorgio, la formazione delle giovani generazioni era fondamentale. Nel 1966 Fr. Andrea Luigi Morganti, utilizzando alcune casette di legno donate dall'impresa che studiava la possibilità di una diga sullo Zambesi, creò la nuova missione di Estima, a 70 chilometri da Marara. A 50 chilometri da Estima, a Chicoa, P. Pisoni fondò un'altra missione. Il vescovo poi volle che si spingessero fino a Tete. P. Giorgio mirava anche ad una scuola superiore e ad un'altra di arti e mestieri perché nell'istruzione e nella formazione al lavoro vedeva la possibilità di "dare un futuro dignitoso alle giovani generazioni." A tal proposito, scriveva: "Stiamo anche preparando la casa per le suore e per l'internato femminile. Il Vescovo viene a trovarci spesso e ci incoraggia, e mi dice di chiedere ai superiori di Roma altro personale." Dal 1969 al 1976 P. Giorgio fu consigliere provinciale e superiore della missione di Marara.

L'Espulsione dal Mozambico e il Servizio in Portogallo
Nel 1979, P. Giorgio venne espulso dal Paese dalle autorità civili. Data la sua autorità morale, cercava di fare da intermediario tra i missionari perseguitati e le autorità che praticavano una vera persecuzione nei confronti della Chiesa cattolica. Ma venne espulso con una certa brutalità. Una lettera di solidarietà testimonia il rispetto che si nutriva per lui: "La mia solidarietà per te, caro P. Giorgio è totale. Solo il Signore sa quanti meriti ti sei acquistato in questa situazione e quanto luminosa è la tua innocenza. Certamente questa sofferenza entra nei piani del Signore perché torni a salvezza del buon popolo mozambicano che soffre. Io intanto ti ringrazio di quanto hai fatto nei diversi posti dove hai svolto il tuo ministero, lasciando al Signore darti la meritata ricompensa. Sappi che ti sono vicino insieme a tutta la Direzione Generale e i confratelli."
Dopo l'espulsione, P. Giorgio si recò in Portogallo per un servizio nella pastorale vocazionale. Fece molto bene, tanto che vi rimase dal 1979 al 1993. In quel periodo Mons. Ferrazzetta, francescano, chiedeva i Comboniani per la Guinea Bissau, e P. Giorgio si impegnò attivamente in questa causa.

Il Desiderio Intenso di Tornare in Missione
Gli anni in Portogallo per P. Giorgio furono sempre "funestati" dall'intenso desiderio di tornare in missione. Nel 1981 scriveva a P. Salvatore Calvia, nuovo Superiore Generale: "La mia gamba destra va meglio per cui, anche se ho 73 anni, anzi appunto perché ne ho 73, le chiedo di poter tornare in missione per lasciarvi almeno le mie ossa." Rimase per un periodo di tempo ad Arco di Trento come malato perché l'ischemia alla gamba non migliorava, ma poi: "Qui c'è il pericolo di cadere nella professione malato, cosa che assolutamente non voglio", scrisse.
Nel 1985 P. Giorgio celebrava il suo 50° di Messa. Per l'occasione i confratelli gli proposero un viaggio turistico in Mozambico. La sua risposta fu categorica: "È vero che la nostalgia e il desiderio impellente di tornare in missione non mi danno pace. Ma il viaggio turistico che mi hanno proposto è inaccettabile. Se vado in missione sarà per starci e per morirvi. Se questo è un capriccio di un vecchio, mi rimetto alla sua volontà, caro Superiore Generale."
Nel 1989 P. Francesco Pierli, Superiore Generale, gli scrisse riconoscendo che "Il tuo desiderio di tornare in Mozambico è un dono e un segno del Cuore di Cristo Buon Pastore," ma la situazione politica non era ancora tranquilla in quella nazione. Si viveva in un clima di incertezza e gli spostamenti erano quasi impossibili, senza contare la situazione medica inesistente. P. Pierli apprezzava molto anche l'idea di P. Giorgio di promuovere nelle case dei Comboniani anziani l'adorazione quotidiana.
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Il Ritorno Definitivo in Mozambico e gli Ultimi Anni
In Mozambico, intanto, coloro che avevano cacciato P. Giorgio erano stati cambiati, la fede religiosa poteva esprimersi liberamente e la vita sociale cominciava a muoversi con una certa regolarità. Il nuovo Superiore Generale, David Glenday, accolse finalmente le istanze del vecchio missionario che, citando un proverbio, aveva detto: "Il leone, quando sente la morte che si avvicina, vuole raggiungere la sua tana." La sua opzione fu accolta con ammirazione sia in Portogallo, sia in Mozambico, e anche dalla Direzione Generale, per cui dal 1 gennaio 1994 Padre Giorgio apparteneva alla provincia del Mozambico.
Nell'agosto del 1993 P. Giorgio tornò in Mozambico. In una lettera del 30 ottobre 1993 scrisse: "Ieri si sono riunite le comunità di Matola e di Maputo per festeggiare i miei 85 anni. Il provinciale mi ha letto la lettera che lei, caro Superiore Generale, ha voluto scrivermi. Mi ha tranquillizzato perché avevo lasciato il Portogallo quasi come un'evasione. Dopo 14 anni sentivo la necessità di cambiare e, visto che per i vecchi non c'è più rotazione, mi sono preso l'iniziativa di rotolarmi per conto mio. Sembra una stupidata tornare in Africa a 85 anni ma... 'O Africa o morte?'. Per me adesso è 'Africa e morte'." A Matola, dove viveva P. Giorgio, era sorto il seminario filosofico con 180 alunni, e c'era pure il postulato.
Sempre dalle lettere emerge un P. Giorgio lieto di vivere per gli altri, perché "chi non vive per servire, non serve per vivere", scrisse. E ricordava spesso il problema numero uno in quegli anni per il Mozambico: la fame. In uno dei suoi ultimi scritti leggiamo: "Facendo qui a Matola molto il contemplativo nell'attesa della chiamata, ripenso spesso alla mia lunga vita. Se sapeste quanto è bello l'ideale missionario! Se io potessi tornare a vivere un'altra volta, percorrerei la stessa via."
Il Legame con la Chiesa d'Origine e le Testimonianze
P. Giorgio fu un missionario che seppe coinvolgere nelle problematiche missionarie la sua vecchia Chiesa di origine. Egli si sentiva molto legato al suo paese natale e a Fossano, particolarmente al monastero di Via Annunziata e a Madre Mariancilla Vico che su "La Fedeltà" del 26 giugno ne ha dato una toccante testimonianza. Ultimamente P. Giorgio aveva intessuto un intenso dialogo con "Saper dividere", foglio di collegamento del Centro Missionario Diocesano e della Caritas, perché si sentiva ancora partecipe dello spirito missionario della diocesi di Fossano che ha dato alla Chiesa e all’Istituto comboniano fior di missionari. Essendo stato per 10 anni alunno del seminario diocesano, conosceva bene i sacerdoti fossanesi attorno agli anni ottanta e con alcuni di essi teneva una corrispondenza. Il tutto serviva al bene della missione e delle anime.
La Testimonianza di Madre Mariancilla Vico
Madre Mariancilla Vico ricordava il loro primo incontro: “Caro P. Giorgio, ci siamo conosciuti giovani nel pieno fervore del nostro ideale missionario. 1934: siamo al Cesiolo, Verona, novizie - suor Michelangela ed io. - Capita un missionario che vuole salutarci. Chi è costui? Si presenta: è P. Giorgio. Ha fatto gli studi nel seminario di Fossano. È entrato dai Comboniani ed in partenza per le missioni.”
Dopo vent'anni di silenzio, Madre Mariancilla lo incontrò di nuovo: “Poi, un giorno, mi capita in Cairo un missionario stanco, cagionevole di salute, direi cadente. Non lo riconosco. S’inginocchia ai piedi dell’altare per servire la Messa al cappellano. Non sta in piedi. Lo chiamo: ‘Senta, si sieda e prenda un buon caffé; alla Messa ci penseranno le suore’. Allora mi accorgo che è P. Giorgio! In che stato!”
Anni dopo, in occasione del suo 50° di sacerdozio, Padre Giorgio tornò in Italia: “‘Sa - mi dice - è l’ultima volta che rimpatrio, perché ormai sono vecchio e temo di cadere in trappola’. Vuole tornare nella sua missione perché là vuole morire. I superiori lo accontentano." Madre Mariancilla lo descriveva mentre confessava e pregava tutto il giorno. Di recente, aveva mandato una fotografia al nipote, dicendosi vecchio e vicino al paradiso. Lei gli scrisse una lettera umoristica: “’Vecchio lui? Senza occhiali, a 88 anni, capelli solo grigi, aspetto... in gamba. Non so se l’ha ricevuta.’ Oggi, la notizia del suo trapasso. Caro P. Giorgio, eri di fuoco. Vero figlio del Comboni, sprizzavi ardore apostolico da tutti i pori. Con te aumenta la lista dei Comboniani santi. Volevi tanto bene al nostro Monastero. Prega per noi e per il tuo seminario.”
L'Ultima Lettera ai Parrocchiani di Loreto
Riportiamo alcuni brani dell'ultima lettera scritta da P. Giorgio ai suoi parrocchiani di Loreto, nella quale risaltano i suoi sentimenti profondi: "Carissimi Loretesi, nel tempo della mia vecchiaia non mi abbandonare, Signore", preghiamo in un salmo. Una prova che il Signore non mi abbandona è il vostro ricordo spirituale e anche materiale con la generosa offerta che ho ricevuto nei giorni scorsi. Giorni fa, nella cappella dove di solito passo gran parte del mio tempo, ho sentito un impulso interiore a scrivere il mio addio al mondo. Così, seduto al mio piccolo altare, ho scritto tre pagine nel mio quaderno diario. C'è l'addio al Portogallo dove ho passato 20 anni, al Sudan dove ho evangelizzato per 12 anni, all'Italia dove ho passato 30 anni della mia vita. E in particolare addio al mio paese dove sono nato e dove sono stato battezzato, al seminario di Fossano, ai miei nipoti e pronipoti... Io resterò qui in Mozambico dove ho trascorso gli altri anni della mia vita sperando di essere sepolto sotto il baobab che ho indicato qualche tempo fa. Scrivendo sono stato preso da un sentimento di tristezza, ma subito mi sono venute in mente le parole del canto mariano: 'Andrò a vederla un dì' e, pensando al cielo ho visto voi tutti riuniti come in una grande famiglia attorno a Dio Padre. Il mio appuntamento ora è là."
I Valori per il Capitolo Generale
P. Giorgio viveva intensamente la vita dell’Istituto. In occasione del Capitolo, confessando la sua incapacità a rispondere a tutte le domande del questionario individuale, sottolineò alcuni valori dei quali bisognerebbe tener conto in Capitolo. Il Superiore Generale ne parlò nella Messa celebrata con la Commissione precapitolare e disse: "Se dobbiamo tener conto dell'albero dai suoi frutti, credo che ci converrà prestare un'attenzione speciale alle raccomandazioni di P. Giorgio." Citiamo anche qui alcuni di questi suggerimenti: "Siamo vecchi, diceva Comboni a 50 anni. Che dovrei dire io che ne ho presto il doppio?... Leggendo i vostri documenti vedo che siete preo..."
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