La Parrocchia di San Biagio di Callalta: Storia e Attualità

Sabato sera, le parrocchie di Cavrié e Olmi di San Biagio di Callalta hanno celebrato un momento di grande partecipazione comunitaria con l'ingresso ufficiale del nuovo parroco, don Mario Da Ros. Don Mario giunge da Mirano e Vetrego, accompagnato da alcuni sacerdoti e dal vescovo di Treviso, monsignor. La sindaca di San Biagio, Valentina Pillon, ha rivolto un caloroso saluto, esprimendo la certezza che la scelta del Vescovo sia stata saggia, affidando alla guida di don Mario, grazie alla sua esperienza e personalità, le comunità. La sindaca ha inoltre dichiarato il pieno impegno personale e dell'Amministrazione comunale a supportare tutte le iniziative religiose, sociali e aggregative che don Mario vorrà intraprendere, con spirito di servizio e incondizionata collaborazione. L'Amministrazione è animata dalla consapevolezza di essere chiamata a servire la comunità con senso di responsabilità e dovere, chiedendo al nuovo parroco di aiutarla a costruire una comunità unita, fraterna e solidale, sia al suo interno che con il territorio di appartenenza.

foto del nuovo parroco don Mario Da Ros con il vescovo e la sindaca durante la cerimonia di ingresso

Storia Antica della Pieve di San Biagio di Callalta

Le prime notizie storiche relative al nome di San Biagio di Callalta si rintracciano in alcune bolle papali risalenti al 1152. Il territorio di 'S. Biagio di Callalta' figura in documenti che attestano la sua esistenza in epoche remote.

Un momento significativo nella storia locale è rappresentato dal trattato di pace del 1216, che pose fine alla guerra tra Treviso e Padova da un lato, e Venezia dall'altro. In questa occasione, un certo Albrighetto sottoscrisse l'atto a nome della Pieve di San Biagio di Callalta. L'obbligo di aderire a tale trattato fu imposto da Papa Onorio III a tutti i "Meriga", che fungevano da rappresentanti civili delle varie pievi.

Nel 1315, la comunità di San Biagio contribuì alle spese per la ristrutturazione delle mura di Treviso, versando un importo di 7 soldi e 2 quarti, corrispondente ai 6 fuochi (nuclei familiari) che componevano la popolazione locale in quel periodo.

Un documento contabile del 1330 riporta traccia di un beneficio di lire venti, concesso dal Vescovo di Treviso a favore del rettore e del chierico della Pieve di San Biagio, evidenziando l'importanza ecclesiastica del luogo.

Nel 1467, un documento redatto dal Vescovo Vicario di Treviso, Galeazzo Capodilista, attesta che era in corso la ricostruzione della chiesa, suggerendo interventi edilizi o rinnovamenti significativi.

mappa storica della regione del Veneto con evidenziata l'area di San Biagio di Callalta

La Pieve di San Biagio nel XVI Secolo

Una prima descrizione dettagliata del territorio della Pieve di San Biagio emerge da un verbale di visita pastorale del 1524. Da questo documento si evince che alla Pieve facevano capo:

  • 4 cappelle curate: S. Mauro di Roveredo, S. Bartolomeo di Spercenigo, S. G. Battista di Biancade, S. Colombano di Pero.
  • 3 cappelle non curate: S. Maria di Cavrie, S. Menna di Campolongo e S. Martino di Camporacoler.

In quell'anno, il canonico Broccardo Malchiostro, cancelliere del vescovo, ricopriva la carica di pievano di San Biagio di Callalta.

Il più antico documento rinvenuto nell'archivio parrocchiale, relativo alla popolazione di San Biagio, è costituito dal libro dei battesimi e dei matrimoni. La sua compilazione ebbe inizio il 12 novembre 1574 e contiene registrazioni fino al 1619. Tuttavia, l'esistenza di un precedente libro dei battesimi è attestata da un inventario del 1537, ma nel 1554 il vescovo dell'epoca annotò la sua mancanza, suggerendo una possibile perdita o distruzione.

La vita degli abitanti di San Biagio in questo periodo non era priva di difficoltà. Un documento del 1592 indica che le entrate a favore della chiesa erano molto scarse, così come quelle delle cappelle di S. Martino e S. (il testo si interrompe qui, ma si intuisce la precarietà economica).

Sfide Idrografiche e Amministrative nei Secoli Successivi

Un documento del 1725, redatto dal parroco e indirizzato al vescovo, descrive le problematiche legate al territorio. Si afferma che i fiumi Vallio e Musestre straripavano frequentemente, causando disagi e rendendo difficili le vie di comunicazione tra Camporacoler e San Biagio. Queste inondazioni rappresentavano una sfida costante per la vita degli abitanti e per l'agricoltura locale.

San Vincenzo de' Paoli | DOCUMENTARIO COMPLETO

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