Santa Maria delle Grazie a Lucera: Storia, Restauro e Rinascita

La chiesa di Santa Maria delle Grazie, originariamente conosciuta come Santa Maria delle Cammarelle, rappresenta un importante tassello nella storia religiosa e civile di Lucera. La sua edificazione risale al XVI secolo, sorgendo sul sito di antiche chiese preesistenti, S. Pietro e S. Biagio. L'edificio era parte integrante di un complesso ospedaliero di grande rilevanza storica, considerato una delle più antiche istituzioni ospedaliere d'Italia.

Le Origini e l'Ospedale delle Cammarelle

La tradizione attribuisce la fondazione dell'ospedale intorno al 1323 al Beato vescovo di Lucera Agostino Kazotic. Egli affidò la gestione di questa istituzione a una confraternita ospedaliera denominata di S. Maria delle Cammarelle. Questa congregazione di laici, dedicata all'assistenza di infermi e pellegrini, non aveva eguali nel territorio circostante. L'istituzione si ispirava alla Consorteria di S. Antonio Abate di Vienne, in Francia, conosciuta dal Beato Agostino durante il Concilio ecumenico del 1311-1312. La confraternita prendeva il nome dalle piccole camere, le "camerelle", adiacenti e comunicanti con la chiesa Cattedrale, che venivano messe a disposizione dei confratelli ammalati. Si ritiene che il Beato Agostino abbia affidato alla pia associazione di Santa Maria delle Cammarelle anche la gestione del preesistente ospedale di Sant’Antonio di Vienne.

Rappresentazione storica dell'ospedale o della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Lucera

L'antico nosocomio delle Cammarelle ha continuato a funzionare come ospedale civile fino al 1963, anno dell'inaugurazione del nuovo ospedale civico di Lucera. La configurazione architettonica originaria della chiesa, descritta come bassa e non stretta, è ancora parzialmente identificabile nella presenza di alcune finestre chiuse lungo i muri laterali dell'edificio.

Ampliamenti, Trasferimenti e l'Ordine dei Fatebenefratelli

Un'iscrizione datata 1558, precedentemente incisa su una parete interna dell'ospedale, testimonia l'impegno dei priori Cesare Dello Mocchio, Arcangelo De Marco e Francesco De Troia nell'opera di ampliamento e miglioramento dell'ospedale. In questo periodo, l'ospedale probabilmente si trasferì dalle camerelle attigue alla Cattedrale alla sua attuale sede. Contemporaneamente, la confraternita delle Cammarelle assunse il nuovo titolo di Madonna delle Grazie, e fu edificata l'omonima chiesa. L'ospedale si trovò così situato tra la chiesa delle Grazie e l'ex convento di S. L'amministrazione dell'ospedale rimase in carico alla confraternita fino al 1628. In quell'anno, per migliorare l'assistenza agli infermi con personale più qualificato, la gestione venne ceduta all'Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio, i Fatebenefratelli.

I Fatebenefratelli, giunti a Lucera nel 1628, aprirono la loro casa religiosa e consacrarono la chiesa, ulteriormente ampliata e arricchita a spese della confraternita, alla Madonna delle Grazie. Il titolo della pia associazione delle Cammarelle fu definitivamente mutato in confraternita della Madonna delle Grazie. Questo sodalizio, composto esclusivamente da nobili, continuò a ricoverare e assistere gratuitamente gli infermi della città e dei paesi limitrofi, oltre a fornire mezzi al "Sacro Spedale".

Soppressione Francese e Restaurazione Borbonica

Al momento della soppressione francese, avvenuta il 7 agosto 1809, i frati disponevano di undici stanze al piano superiore, inclusa l'area ospedaliera, cinque locali al piano terreno (quattro dei quali adibiti a ospedale per i carcerati) e un cortile recintato. Nonostante l'allontanamento temporaneo dei Fatebenefratelli, l'ospedale non chiuse. Tuttavia, l'incameramento di quaranta some di terraggio della confraternita, destinate alla costruzione della sede municipale, aggravò notevolmente le condizioni della struttura, poiché le offerte dei confratelli erano appena sufficienti a sostenere la congrega.

Con la Restaurazione borbonica, un decreto del 6 novembre 1816 confermò il nuovo utilizzo del soppresso monastero di S. Giovanni di Dio come ospedale cittadino. I beni immobiliari dell'ospedale, precedentemente passati al demanio provinciale, furono restituiti all'ospedale con un decreto del 16 maggio 1828. L'amministrazione di tali beni fu affidata alla confraternita di S. Maria delle Grazie.

Trasformazioni Architettoniche e Decorazioni Interne

Verso la fine degli anni Sessanta del XIX secolo, la chiesa subì un significativo ampliamento con la sopraelevazione di un secondo ordine e l'installazione di una nuova copertura. Furono aperti nuovi finestroni ogivali, mentre le vecchie finestre rettangolari vennero tamponate. Fu inoltre realizzata un'ampia sacrestia e decorate le pareti interne, decorazioni ancora parzialmente visibili. Gli interni dell'ampia aula liturgica presentavano un soffitto a copertura piana, probabilmente con una parte curva in raccordo con le murature perimetrali. L'aula era arricchita da una tela di grandi dimensioni raffigurante la Vergine delle Grazie con S.

Lungo la parete destra si trovavano tre altari: il primo dedicato all'Arcangelo Gabriele, il secondo a San Biagio e il terzo alla Madonna delle Grazie. Su una lastra di marmo rettangolare, a destra dell'altare, figurava un'epigrafe dedicatoria: "A DIVOZIONE DELLA SORELLA GIUDITTA D’ERRICO DE PEPPO - 1870". Sulla parete sinistra erano collocati altri tre altari: di San Giovanni di Dio, di San Giuda Taddeo e della Vergine Addolorata. Sulla balaustrata era riportato il nome della donatrice: "A DIVOZIONE DI FLAMINIA CARRESCIA - 1875". Lungo l'arco sopra l'altare maggiore, a grandi lettere, si leggeva il saluto dell'Annunciazione: "AVE MARIA GRATIA PLENA". In una nicchia a destra dell'altare maggiore era custodita la statua di Santa Cecilia, mentre in quella di fronte si trovava la statua di San Calcedonio. Una cimasa al centro del coro recava le iniziali della Reale Arciconfraternita Santa Maria delle Grazie (RASMG). Sopra di essa, sulla parete di fondo, era appeso un grande quadro in tela raffigurante San Sebastiano.

Interno della chiesa di Santa Maria delle Grazie, con particolare enfasi sugli altari o sulla tela centrale

Nella chiesa confraternale si svolgeva l'antica tradizione cittadina della predicazione della Desolata, che aveva luogo il venerdì santo.

Il Crollo, l'Abbandono e i Tentativi di Recupero

Nel 1978, la chiesa subì un rovinoso crollo dell'abside interno, portando alla sua semi-distruzione e all'abbandono. Già dal 1° marzo 1978, la chiesa non era più destinata al culto. Una ordinanza sindacale del 22 agosto 1978 ne dispose la demolizione delle parti strutturali pericolanti. Dopo il collasso e la successiva parziale demolizione della struttura, che causò il crollo del secondo ordine e dell'intera copertura, l'edificio fu invaso da detriti e soggetto agli agenti atmosferici, accelerandone il degrado.

Nel 1983 fu progettato un nuovo complesso parrocchiale per il comprensorio del piano edilizio "167". In questo contesto, il vescovo Angelo Criscito, con decreto n. [numero del decreto non specificato], mirò a ripristinare e continuare il culto della Madonna delle Grazie. Dopo lunghi anni di abbandono, nel 2012, il vescovo Domenico Cornacchia promosse un intervento di recupero strutturale e restauro dell'edificio. L'obiettivo era rendere nuovamente fruibile la chiesa. La progettazione fu affidata all'ing. Michele De Rosa, all'arch. Antonio Cordella e all'arch. [nome dell'architetto non specificato].

I lavori di recupero strutturale e restauro dell'edificio, promossi dal vescovo Domenico Cornacchia nel 2012, furono affidati alla progettazione dell'ing. Michele De Rosa, dell'arch. Antonio Cordella e dell'arch. [nome dell'architetto non specificato]. La volontà di restituire la chiesa al culto si concretizzò grazie a un finanziamento della Conferenza Episcopale Italiana - Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici - Fondi 8/1000. Nel 2015, i lavori poterono iniziare, con l'affidamento all'Impresa edile "Ing. Antonio Resta e C.". Il 2 febbraio 2016, Mons. [nome del Monsignore non specificato] celebrò la benedizione della campana. Nello stesso anno, durante l'Amministrazione Diocesana di Mons. [nome del Monsignore non specificato], si registrarono ulteriori sviluppi.

Immagine delle campane restaurate o in fase di restauro della chiesa di Santa Maria delle Grazie

Le campane della chiesa, in particolare quelle più piccole (alta 0,59 m, diametro 0,62 m), presentano fregi e iscrizioni significative. Una campana più grande riporta l'iscrizione "A DIVOZIONE DI MONS. GIOVANNI FABBIANI - 1897", il busto della Madonna delle Grazie e, in un ovale, "SANTA MARIA DELLE GRAZIE DI LUCERA 1900". Un ovale simile e opposto reca la scritta "FONDERIA P. MARINELLI - AGNONE". La campana più piccola, anch'essa fregiata a drappeggio, porta l'effigie di San Biagio, quella della Madonna delle Grazie con l'iscrizione "R. ARCICONFRATERNITA DI S. MARIA DELLE GRAZIE 1899" e la scritta "FONDERIA P. MARINELLI - AGNONE".

La Ri-inaugurazione e la Rinascita Culturale

Il 6 agosto 2018, a quarant'anni esatti dalla sua chiusura, Sua Ecc. Mons. [nome del Vescovo non specificato] ha presieduto la ri-inaugurazione della chiesa di Santa Maria delle Grazie. L'evento si è svolto alla presenza delle autorità religiose, civili e militari, dei tecnici incaricati, delle maestranze e del "popolo di Dio". L'insieme dei lavori, curati da Mons. Luigi Tommasone (Delegato Vescovile dell'Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici) e dal Geom. [nome del Geom. non specificato], ha segnato il ritorno di questo storico edificio al suo antico splendore e alla sua funzione pastorale.

Il restauro della Chiesa di Santa Maria in Aventino

La riapertura della chiesa simboleggia non solo un recupero architettonico, ma anche una rinascita spirituale e culturale per la comunità di Lucera, ripristinando un luogo di devozione e di memoria storica.

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