La storia religiosa e sociale di Palazzolo Milanese, oggi frazione del comune di Paderno Dugnano, è profondamente intrecciata con l'evoluzione delle sue parrocchie e l'operato dei suoi sacerdoti e religiose. Da antiche origini a momenti di profonda crisi e rinascita, Palazzolo Milanese ha visto la sua identità plasmate anche attraverso le sue istituzioni ecclesiastiche.
Palazzolo Milanese: Origini e Contesto Territoriale
Il nome “Palazzolo” sembra derivare dal latino “Palatium”, cioè palazzo. In documenti medioevali lo si cita come Palatiolum o Parazolo. Il territorio fu abitato da liguri, celti e dai Romani, come testimoniano ritrovamenti archeologici (vasi, oggetti di epoca romana) avvenuti durante gli scavi per la costruzione di alcune case. Lo storico Giulini parla di un’antica corte detta appunto Palatiolum nel secolo IX, situata nel territorio che coincide con l’attuale Palazzolo.
Da una pergamena del 879 si apprende che un Arcivescovo milanese, originario di Biassono, chiamato Ansperto, possedeva beni e possedimenti in diverse località tra cui Palazzolo. Dal 1450, insieme a Paderno, Dugnano e Incirano, Palazzolo entrò a far parte della Pieve di Desio. Nel 1864 il Comune di Palazzolo chiese e ottenne da Re Vittorio Emanuele II di poter aggiungere al proprio nome l’epiteto “Milanese”, per distinguerlo da altri centri omonimi. Nel 1869, nonostante le proteste, fu inglobato con Paderno, Cassina Amata, Dugnano, Incirano e Calderara in un unico Comune che prese dapprima il nome di Paderno Milanese e poi, dal 1886, Paderno Dugnano.
Il 30 maggio 1917, la frazione di Palazzolo Milanese fu toccata da una grave tragedia quando, durante una piena del fiume Seveso, crollò un vecchio ponte di legno, causando la morte di sedici persone accorse sul posto per osservare l'eccezionale ondata. Ancora oggi è visibile il centro storico, chiamato Borghetto, che sorge nelle adiacenze della Chiesa Prepositurale di San Martino.

Le Antiche Chiese di Palazzolo Milanese
In un documento storico del XIV secolo si menziona che Palazzolo aveva due Chiese: S. Maurizio (di cui si è persa ogni traccia) e S. Pancrazio, la cui ubicazione era dove attualmente sorge il Parco del Borghetto. In un altro documento del 1549 si cita anche la Chiesa di S. In un documento notarile del 1520 si trova il primo riferimento alla Chiesa Parrocchiale di S. Martino Vescovo, un edificio che rimase in uso fino al 1735, quando venne demolito per far posto alla nuova chiesa parrocchiale.
La Chiesa Prepositurale di San Martino Vescovo e Madonna Addolorata
La nuova Chiesa, ancora dedicata a S. Martino, venne consacrata solo nel 1931 dal Cardinale Schuster, a conclusione dei lavori di ampliamento iniziati nel 1925. La cerimonia di consacrazione avvenne il 24 ottobre 1931.

Sulla facciata, restaurata l’ultima volta nel 1993, si trovano le quattro statue di S. Pietro, S. Ambrogio, S. Paolo e S. Carlo Borromeo, realizzate in pietra di Viggiù, e due altorilievi: la Pietà e S. Martino che dona il mantello. L’attuale campanile, prolungamento del precedente, fu eretto nel 1949 ed è alto 30 metri a partire dal tetto della Chiesa. Il concerto è costituito da cinque campane fuse nel 1875: la più grande è la campana dell’Addolorata (1656 Kg), seguita dalla campana di S. Martino (1262 Kg), dalla campana di S. Giuseppe (878 Kg), dalla campana di S. Ambrogio (718 Kg) e dall’ultima dedicata a S. Caterina (486 kg). Durante la Seconda Guerra Mondiale, le campane dell’Addolorata e di S. Martino vennero smontate per essere fuse nell’industria bellica, ma rimasero nascoste nel giardino del Parroco fino al maggio del 1945.
Gli affreschi interni della chiesa, ad eccezione di quello centrale della crocifissione realizzato da Aristide Albertella nel 1968, sono opera del Prof. Arturo Galli di Milano, che ha anche affrescato la cappella del Cimitero di Cassina Amata. Nella vecchia chiesa vi era, tra gli altri, un altare dedicato alla Madonna del Rosario. Con la nuova chiesa, nel 1741, i due altari furono dedicati uno alla Madonna Addolorata e l’altro a S. Giuseppe e S. Antonio da Padova, con un dipinto raffigurante S. Giuseppe che mostra il Bambino Gesù a S. Antonio posto in ginocchio.
La Devozione alla Vergine Addolorata
Il simulacro della Vergine Addolorata fece il suo ingresso solenne a Palazzolo il 19 settembre 1749. Da quel momento iniziò la profonda devozione dei Palazzolesi, che hanno continuamente ricorso alla sua intercessione nei momenti più difficili, ma anche nei più belli della loro storia. Tra gli esempi significativi si ricordano il 1917, dopo la tragedia del crollo del ponte sul Seveso, e il 1945, alla fine della guerra e per il ritorno delle campane. Nel 1959, la Vergine Addolorata fu incoronata dal Cardinale Montini. Nel 1989 fu solennemente celebrato il trentesimo anniversario dell’incoronazione con la presenza del Vicario Episcopale Mons. Luigi Carcano. Nel 1991, in occasione del 250° anniversario della Chiesa Parrocchiale, fu portata in processione solenne presieduta dal Cardinale Carlo Maria Martini, che guidò anche la processione con la Vergine Addolorata nel 2001.

L'Evoluzione della Parrocchia: da Pieve a Prepositura
Nel 1808 la Parrocchia di Palazzolo venne elevata a Prepositura e Vicariato Foraneo, e il Parroco divenne Prevosto e Vicario Foraneo con diritto di estendere il titolo in perpetuo ai successori. Questo segnò l'autonomia della parrocchia dalla Pieve di Desio, a cui aveva sempre appartenuto. Questo importante cambiamento fu dovuto ai rapporti che il Parroco Pistoletti aveva con la Curia Milanese e con Mons. Bovara, Vicario Generale del Cardinale Caprara (che risiedeva a Parigi durante il periodo della Repubblica Cisalpina). Mons. Bovara, che aveva scelto come sua dimora festiva l’attuale casa Fisogni (accanto alla Chiesa), donò numerosi oggetti sacri all’amico Pistoletti e alla Parrocchia.
Morto il Prevosto Pistoletti e con il ritorno degli Asburgo al potere, il privilegio venne revocato al suo successore, don Felice Pironi. Solo nel 1967, il Cardinale Giovanni Colombo elevò nuovamente la Parrocchia di Palazzolo a “Prepositura in loco”, pur continuando ad appartenere alla Pieve di Desio, ma consentendo ai Parroci Preposti l'utilizzo delle insegne proprie dei Preposti Parroci dell’Arcidiocesi di Milano. Questa decisione fu in parte influenzata da don Giovanni Redaelli, il vecchio Prevosto, che aveva acquistato personalmente alcune proprietà per ampliare la Chiesa e che, su insistenza anche del Cardinale Montini (futuro Papa Paolo VI), donò tali proprietà alla Parrocchia. La Curia desiderava nominarlo Monsignore, ma egli rifiutò, ottenendo invece la Prepositura per la sua Parrocchia. L’attuale suddivisione della Diocesi con Decanati, Zone Pastorali e Vicari Episcopali è successiva a questo periodo.
Il Ruolo Sociale e la Formazione Cristiana
La vita delle comunità parrocchiali non si limitava solo agli aspetti liturgici e spirituali, ma svolgeva un ruolo cruciale anche nella promozione sociale e culturale. Quando il beato Cardinale Andrea Carlo Ferrari venne in visita pastorale a Palazzolo Milanese, nell’anno 1900, annotò che la popolazione adulta era costituita da circa un migliaio di anime, di cui trecento operai e il resto contadini. Questa realtà era comune nei paesi attorno a Milano, con percentuali variabili nelle zone più industrializzate. Per la maggior parte delle famiglie dell’epoca, la vita era dura, legata ai modesti salari di chi lavorava in fabbrica e ai compensi precari di chi era occupato nelle campagne.
Il problema della formazione professionale, unita all’educazione cristiana, era dunque ben presente tra i sacerdoti ambrosiani nel cruciale passaggio fra XIX e XX secolo, visto come occasione di promozione umana e di riscatto sociale.
La Scuola di Disegno applicato all’arte del legno
A Palazzolo in quegli anni era coadiutore don Filippo Anghileri, di origine lecchese, ingegnoso e lungimirante. Il giovane prete osservò la forte espansione dei mobilifici in Brianza e nell’alto milanese, che da botteghe artigianali si stavano trasformando in aziende di rilievo. Con la benedizione del parroco, nel 1897 don Anghileri diede vita a una «Scuola di disegno applicato all’arte del legno», rivolta ai giovani della zona e ospitata nel locale oratorio. La scuola di Palazzolo, nata in ambito parrocchiale, non trascurò la sua ispirazione cristiana, sia nella formazione che nella scelta dei temi e dei soggetti di studio.
Grazie a questa iniziativa, diverse chiese del territorio e dell’intera diocesi ambrosiana conservano ancora oggi opere «nate» in quel contesto: Vie Crucis, Crocifissi, statue di santi, pale d’altare, tabernacoli e mobili per le sacrestie. Sebbene non sia una vicenda «eccezionale», dato che iniziative simili fiorirono in molte altre comunità della diocesi di Milano tra l'Ottocento e il Novecento, la storia della Scuola di disegno di Palazzolo Milanese è davvero singolare e significativa, meritando di essere conosciuta anche al di là dei confini locali.

L'Impegno Umanitario delle Religiose: Le Poverelle del Palazzolo
Durante l'occupazione tedesca e i primi rastrellamenti di ebrei, dopo l’Armistizio e la nascita della Repubblica Sociale Italiana, l'arcivescovo Ildefonso Schuster benedisse l’azione delle religiose del Palazzolo, note come le "Poverelle". Esse fin da subito si prestarono a dare rifugio ai perseguitati nelle loro case di via Gattamelata e di via Aldini a Milano. La superiora delle Poverelle a Milano era Madre Donata Castrezzati, bresciana, classe 1885. La religiosa si era distinta già prima della guerra per le sue qualità umane e le sue capacità organizzative, unite a un forte carisma spirituale. Fu lei, insieme alle consorelle, a predisporre con dedizione ed efficacia l’opera di salvataggio di ebrei e perseguitati politici nelle due strutture milanesi, non esitando a creare cartelle cliniche posticce con nomi e documenti falsi.
Questi «ospiti», appena possibile, venivano accompagnati in case di amici fidati nel varesotto e nel comasco, a volte anche in altri conventi e ospizi, per tentare poi la fuga in Svizzera. Sebbene tutto fosse organizzato nel più assoluto riserbo, un’attività di questo genere, che coinvolgeva molte persone a più livelli, finì con l’attirare l’attenzione della polizia fascista e dei nazisti. Le Poverelle, prestandosi a questa attività pericolosa e segreta, rischiavano la loro incolumità, e alcune di loro, infatti, furono arrestate, richiuse e tormentate. Il 3 agosto 1944, dopo diciotto giorni di prigionia, provate ma non demoralizzate, Madre Donata, Suor Clara e Suor Simplicia furono scarcerate per essere avviate al domicilio coatto dell’ospedale psichiatrico di Grumello, che nelle intenzioni delle SS voleva essere una punizione umiliante e degradante.
Nonostante le persecuzioni, il coraggio e la testimonianza cristiana di queste religiose riuscirono a salvare almeno trecento persone tra l’autunno del 1943 e la Liberazione, forse molte di più. Madre Castrezzati, per il suo ammirevole impegno - prima, durante e dopo la guerra - è stata insignita della medaglia d’oro del Comune di Milano, ricevendo la «gratitudine perenne degli ebrei d’Italia» e il titolo di commendatore della Repubblica. A chi le ricordava queste onorificenze, Suor Donata rispondeva prontamente: «Per carità, ho fatto soltanto una piccola parte del mio dovere.»

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Il Contesto Diocesano dell'Arcidiocesi di Milano
L'Arcidiocesi di Milano conta 1 105 parrocchie, di cui 1 099 sono raggruppate in 63 decanati, a loro volta ripartiti tra 7 zone pastorali. Questa suddivisione delle parrocchie risale al sinodo diocesano del 1972, celebrato durante l'episcopato del Cardinale Giovanni Colombo. Precedentemente, la suddivisione era in porte cittadine per il territorio urbano di Milano e in vicariati foranei o pievi per il territorio al di fuori della città. In ogni decanato il clero elegge il decano, che viene poi confermato dall'arcivescovo, scegliendolo tra i parroci delle parrocchie o tra i responsabili delle comunità pastorali. Palazzolo Milanese si inserisce in questa complessa e storica organizzazione diocesana, che ha visto evolversi il ruolo e la struttura delle sue parrocchie nel corso dei secoli.