Santa Marina di Bitinia: Patrona di Polistena e la Sua Devozione

Santa Marina Vergine, nota anche come Santa Marina di Bitinia, è la venerata protettrice dei cittadini di Polistena. La sua figura è profondamente radicata nella storia e nella cultura della città, testimoniata da antiche rappresentazioni e devozione popolare.

Le Radici Storiche della Devozione a Santa Marina

Da tempo immemorabile, Polistena ha legato la sua identità e il suo stemma alla figura della sua protettrice. Un vecchio quadro raffigurava Santa Marina che raccomandava Polistena a Gesù, simbolo della profonda intercessione attribuita alla Santa.

Vecchia pittura raffigurante Santa Marina che intercede per Polistena

Agli inizi del 1900, nei ruderi della Chiesa di San Rocco, fu ritrovato un medaglione in marmo che raffigurava la protettrice di Polistena in veste da monaco, con una palma nella mano sinistra e a fianco un bambino. Questa immagine anticipa e riflette la sua particolare storia. Padre Girolamo, basando la sua opera su informazioni contenute in un antico documento trovato a Sinopoli insieme a Marcantonio Carnivale, contribuì a documentare queste radici storiche.

La Vita di Santa Marina di Bitinia

La storia di Santa Marina è un racconto di fede, sacrificio e ingiustizia, tramandato attraverso i secoli. Dopo la morte della madre, il padre di Marina, di nome Eugenio, ancora addolorato per la perdita dell’amata moglie, decise di ritirarsi in un convento a Canobin, in Libano. Marina, nel suo cuore, era molto triste per la lontananza dell’amato padre. Anche Eugenio soffriva molto.

Allora un giorno, recatosi dall’abate, mediante un innocuo stratagemma, disse di avere a casa un figlio che aveva espresso ripetutamente il desiderio di poter entrare nel convento. Così Marina entrò in convento con il nome di fra’ Marino, vestendosi da uomo, in quanto non era ammesso alle donne entrarvi. Il padre le aveva tagliato i lunghi capelli; inoltre, i frati vivevano in celle molto buie indossando un grande cappuccio che copriva il loro volto.

Durante un lungo viaggio per raccogliere provviste per il convento, Marina, con alcuni confratelli, passò la notte in una locanda. La figlia del locandiere, rimasta incinta di un soldato quella stessa notte, accusò successivamente il “monaco Marino” del misfatto. L’abate, addolorato, la cacciò immediatamente dal convento e le fu affidato, subito dopo lo svezzamento, il bambino, che secondo la tradizione si chiamava Fortunato, e che ella allevò con mezzi di fortuna.

Illustrazione della cacciata di Santa Marina dal convento con il bambino

Finalmente, dopo tre lunghi anni, dietro intercessione dei frati, che mai avevano creduto all’accusa verso il confratello, l’abate riammise in convento fra’ Marino, a condizione che si mettesse al completo servizio dei frati. Ma troppo duri erano stati i sacrifici, tanto che avevano colpito il fisico di Marina. Poco tempo dopo, nel 740 circa, infatti morì.

I monaci, mentre la svestivano prima della sepoltura, fecero la sorprendente scoperta della sua identità femminile e capirono allora di quale grossa diffamazione fosse stata vittima, ammirandola per la sua grande rassegnazione. Nei secoli passati si era ipotizzato che la monaca travestita da monaco provenisse da Alessandria d’Egitto, ed era ricordata soprattutto il 18 giugno.

Illustrazione della scoperta dell'identità femminile di Santa Marina dopo la sua morte

La Venerazione e i Simulacri a Polistena

La devozione a Santa Marina a Polistena è tangibile attraverso le sue rappresentazioni e la presenza di reliquie. Esiste una Statua di Santa Marina Vergine, posta sull’altare maggiore del Duomo di Polistena, e un simulacro in legno, che rappresenta la patrona e protettrice della città. Durante la festa patronale del 2000, le spoglie della Santa sono giunte a Polistena da Venezia, rimanendo per una settimana nella chiesa di Santa Marina Vergine. In questa stessa chiesa si custodisce una reliquia del suo corpo, una costola sinistra, concessione del Cardinale Trevisanato nel 1870.

Statua di Santa Marina Vergine sull'altare maggiore del Duomo di Polistena

Opere Letterarie su Santa Marina

La vita e la storia di Santa Marina sono state oggetto di studio e narrazione. Una delle opere più significative è "La vita di S. Marina, vergine di Bitinia protettrice della città di Polistena", pubblicata il 23 settembre 1943. Questo libro è opera di Monsignor Luigi Guido (1879-1957), figura di spicco nella storia locale e della Chiesa.

Preghiera a Santa Marina

La preghiera dedicata a Santa Marina è un momento di profonda comunione per i fedeli, specialmente in tempi di calamità e grandi dolori:

PREGHIERA A SANTA MARINA 🙏
Da recitarsi specialmente in tempi di calamità e di grandi dolori

In quest’ora di grande tribolazione, con gli occhi pieni di lacrime, fiduciosi ricorriamo a Voi, o gloriosa S. Marina, per implorare protezione ed aiuto. Il nostro cuore geme e sanguina per tante miserie e dolori, che da ogni parte ci circondano. Il Signore giustamente ci castiga per i nostri peccati. Ma per i meriti grandi che avete presso Dio, Voi ottenete per il vostro popolo devoto misericordia e perdono. Noi vi preghiamo, o nostra Santa avvocata, che per vostra intercessione il Signore ci salvi e ci liberi da qualunque flagello, ma specialmente dalla guerra, dalla fame, dalla peste (dal Corona Virus) e dalla morte improvvisa, straziante e disgraziata. Stendete, o eccelsa Eroina, su di noi, sulle nostre famiglie e sui nostri cari, presenti e lontani, le ali del vostro potente patrocinio, e soccorreteci in tutte le nostre necessità spirituali e temporali. Difendeteci nelle avversità della vita, sollevateci nelle afflizioni, e nelle ore tristi consolateci. E poiché siete l’angelo tutelare della nostra città, Voi custoditeci e liberateci da ogni male. Fate, o grande nostra Patrona, che noi, fuggendo il peccato, sul vostro esempio, possiamo amare Dio e il nostro prossimo; e con la fede ereditata dai nostri padri, da veri cristiani possiamo santamente vivere e morire. Santa Marina, ricordatevi che Polistena è nostra!… Pregate per noi!… Noi confidiamo in Voi.

Questa preghiera godeva di un’indulgenza di 100 giorni, concessa dall’Ecc.mo Pastore, Monsignor Paolo Albera, Vescovo di Mileto.

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