La Pieve di San Giovanni Evangelista sorge nel cuore del borgo di San Giovanni alla Vena, in provincia di Pisa, ai piedi del Monte Pisano e a breve distanza dal fiume Arno. Questa chiesa parrocchiale, di origini medievali, ha rivestito nei secoli un ruolo fondamentale sia religioso che civile per la comunità locale. Il paese di San Giovanni alla Vena, situato a 3 km da Vicopisano, prende il nome da una presunta vena aurifera menzionata già nel 1363, e la sua storia è strettamente legata alla produzione di ceramica a pasta rossa, grazie alla presenza di numerose botteghe di ceramisti fin dal Cinquecento.

Storia della Pieve
Origini e Prime Attestazioni
Le origini della pieve risalgono almeno all'Alto Medioevo. La prima attestazione documentaria certa è del 975 d.C., in un atto in cui la chiesa - allora intitolata ai Santi Giovanni Battista e Pietro Apostolo - compare tra i beni dati in enfiteusi dal vescovo pisano Alberico ai figli del marchese Oberto. Ciò indica che già nel X secolo esisteva una chiesa plebana pienamente funzionante, dotata di fonte battesimale e di un proprio territorio. L'anno esatto di fondazione resta sconosciuto, ma è certamente anteriore al 975. In epoca imprecisata successiva, la chiesa abbandonò questi titolari, adottando San Giovanni Evangelista come nuovo patrono.
In origine, la pieve sorgeva in una posizione leggermente diversa dall'attuale, nei pressi dell’odierna via Provinciale Vicarese, più a valle e vicino al fondovalle dell’Arno, un'ubicazione che la rendeva però esposta al rischio di inondazioni. La pieve costituiva il centro religioso di un'ampia area rurale, esercitando il diritto di battesimo (da cui il titolo di "pieve battesimale") e funzioni plebane per i villaggi circostanti in epoca medievale. Già nel XII secolo i registri diocesani citano i pievani della chiesa, segno di un'antica continuità istituzionale e archivistica.
Le Alluvioni e la Ricostruzione Cinquecentesca
Nei secoli successivi al Mille, la pieve attraversò varie vicissitudini, riflettendo la storia travagliata del territorio lungo l'Arno. Un evento cruciale fu la disastrosa piena dell’Arno del 1590, che colpì San Giovanni alla Vena in concomitanza con i lavori di rettifica del fiume voluti dai Medici. Le cronache ricordano che l’alluvione distrusse completamente l’antica chiesa posta vicino al fiume: crollarono la navata e il campanile, furono sommersi il cimitero e la canonica, e vaste porzioni di terreno parrocchiale vennero erose, compromettendo anche le rendite della pieve.
Per garantire maggiore sicurezza, si decise di ricostruire la chiesa più a monte, in posizione rialzata. Tra il 1590 e il 1593 la pieve venne quindi riedificata ex-novo nel sito attuale, leggermente discosto dall'alveo fluviale, utilizzando probabilmente materiali recuperati dal vecchio edificio. Questa ricostruzione tardo-cinquecentesca diede alla pieve un impianto a tre navate e segnò anche la rifondazione simbolica della comunità parrocchiale sotto la protezione di San Giovanni Evangelista.
Ampliamenti e Ristrutturazioni Ottocentesche
Un'altra fase cruciale si ebbe tra Sette e Ottocento, quando, complice la crescita demografica, si progettò un ampliamento dell'edificio. I lavori, avviati ai primi dell'Ottocento, ebbero luogo in due riprese: nel 1828 si cominciò con l'innalzamento del muro perimetrale della navata destra, ma difficoltà finanziarie ne causarono la sospensione. Dieci anni dopo, nel 1838, il cantiere riprese vigore grazie anche a un contributo straordinario di 1000 lire concesso dal Granduca Leopoldo II di Toscana. Si procedette così ad una ristrutturazione e ampliamento generale: la chiesa venne allungata e rialzata, conferendole l'aspetto neoclassico attuale. I lavori principali terminarono in tempo per riaprire la chiesa al culto la notte di Natale del 1839; le rifiniture si conclusero nei primi mesi del 1840. Pochi anni dopo, nel 1851, venne anche sopraelevata la torre campanaria, per dotare la pieve di un campanile più slanciato e visibile.
Eventi del XX Secolo e il Tesoro della Croce Dipinta
Durante il XX secolo la pieve ha attraversato indenne le due guerre mondiali, ma ha vissuto un evento singolare legato al suo tesoro artistico: la vicenda della grande croce dipinta trecentesca. Nel 1931 si verificò un tentativo di furto di questa antica croce; per precauzione l'opera venne presa in custodia dalla Soprintendenza di Pisa per essere restaurata, restando lontana dalla comunità per alcuni decenni. Solo nel 1973, dopo lunghe ricerche, la croce medievale fu restituita alla parrocchia, restaurata e finalmente ricollocata in posizione d'onore sopra l'altare maggiore.
Architettura e Struttura della Pieve
La Pieve di San Giovanni Evangelista si presenta oggi come un edificio a tre navate di impianto basilicale, frutto principale della riedificazione ottocentesca su preesistenze seicentesche.

L'Esterno
L'esterno è semplice ma armonioso. La facciata, intonacata e priva di decorazioni scultoree, è suddivisa verticalmente in tre parti da lievi risalti angolari, corrispondenti alle tre navate interne. I due corpi laterali, leggermente avanzati e più bassi, incorniciano il settore centrale, conferendo alla facciata un aspetto mosso. Tre portali architravati si aprono al centro di ciascuna sezione, sottolineando l'accesso alle rispettive navate. Superiormente il prospetto è concluso da un semplice timpano triangolare; la copertura dell'edificio è a capanna (doppio spiovente) sulla navata mediana e a falde sulle navatelle laterali. Sul retro svetta il campanile in muratura, di base quadrangolare, rialzato a metà Ottocento (1851) per adeguarlo alle nuove proporzioni della chiesa.
L'Interno
All'interno, la pieve offre un ambiente solenne e luminoso. Le tre navate, di ampiezza diseguale (quella centrale più larga e alta del doppio rispetto alle laterali), sono separate da robusti pilastri intonacati, sui quali impostano ampie arcate a tutto sesto. Nel rifacimento ottocentesco si scelse di coprire le navate con volte: la navata maggiore è sormontata da una volta a botte unitaria, cassettonata a lunette, mentre le minori presentano probabilmente volte a vela su ogni campata. Questa scelta diede all'interno un carattere più monumentale, in linea con il gusto dell'epoca, sostituendo l'originaria copertura lignea a capriate.
L'assetto interno attuale ricalca la configurazione a cinque altari definita dopo la ricostruzione post-1590. Oltre all'Altare Maggiore al centro del presbiterio, vi sono due altari per ciascuna navata laterale, addossati alle pareti. Procedendo dal fondo, nella navata sinistra si incontrano l'altare della Santissima Annunziata e, verso il transetto, l'altare della Vergine del Carmine; specularmente, nella navata destra si trovano l'altare di San Tommaso e l'altare del Santissimo Rosario. Dal lato architettonico, la chiesa appartiene allo stile tardo-neoclassico, con influenze di sobria classicità toscana. Le pareti interne sono semplicemente intonacate in tinte chiare, scandite da lesene in corrispondenza dei pilastri; capitelli di ordine tuscanico stilizzato e cornici modanate corrono lungo il perimetro della volta. L'illuminazione naturale proviene da finestre lunettate aperte sulla navata centrale e da oculi sulle pareti di facciata e abside.

Il Patrimonio Artistico della Pieve
Nonostante le vicende che l'hanno segnata, la pieve ha preservato nel tempo un ricco patrimonio artistico, costituito da dipinti, sculture lignee e arredi sacri di diverse epoche. All'interno conserva numerose opere d'arte che testimoniano la sua lunga storia.
Opere Maggiori
- Croce dipinta di Enrico di Tedice (metà XIII secolo): Grande crocifisso dipinto su tavola sagomata, collocato sull'altare maggiore. Si tratta dell'opera più pregevole della pieve, un Cristo crocifisso con scene della Passione e figure ai terminali, attribuita con certezza al pittore pisano Enrico di Tedice. Eseguita intorno al 1250, è realizzata con la tecnica della "tempera su tavola", una tecnica pittorica che impiega come legante dei colori sostanze quali l'uovo o la colla animale, tipica dell'arte medievale (pigmenti stemperati con tuorlo d'uovo su fondo di tavola lignea preparata a gesso). Questa croce rappresenta un raro esempio di pittura duecentesca pisana in ambito rurale ed è legata alla storia locale: un tempo si trovava sull'altare del Rosario, finché nel 1723 venne trasferita per devozione nell'Oratorio del Castellare sopra il paese, per poi tornare nella pieve nel 1973.
- Annunciazione di Giovanni Agostino Guidetti (1770): Dipinto ad olio su tela situato nella navata sinistra, raffigurante l'angelo Gabriele e la Vergine Maria.
- Madonna in trono con i Santi Giovanni e Stefano (XVI secolo): Grande pala d'altare collocata nel coro, raffigurante la Vergine col Bambino assisa in trono affiancata dai santi Giovanni Evangelista e Stefano protomartire. L'opera, di autore anonimo della scuola toscana cinquecentesca, è iconograficamente interessante perché nella parte inferiore mostra uno sfondo con una veduta dettagliata di San Giovanni alla Vena in epoca rinascimentale.
- Tele della Fede e della Carità (XVIII secolo): Coppia di dipinti a olio anch'essi posti nel coro, ai lati della pala cinquecentesca, raffiguranti in modo allegorico due virtù teologali.
- Madonna col Bambino (1686): Dipinto su tela custodito in navata destra, recante la data e raffigurante la Vergine che regge il Bambino Gesù.
- Statua lignea di Santa Lucia (XV-XVI secolo): Scultura a tutto tondo in legno policromo, di epoca rinascimentale, situata anch'essa lungo la navata destra.
- Crocifisso ligneo di Andrea Mattei (1730): Pregevole scultura lignea del Cristo crocifisso, firmata e datata, posta anch'essa nella navata destra.
- Statua di San Matteo evangelista (XVIII secolo): Simulacro processionale in cartapesta o legno (attribuito alla cerchia di Giovan Battista Tempesti), raffigurante San Matteo, collocato in navata destra.
- Angelo annunciante (XIV secolo): Frammento di scultura lignea trecentesca, raffigurante un angelo probabilmente appartenuto a un gruppo dell'Annunciazione un tempo presente in chiesa. L'opera è attribuita alla bottega del celebre scultore pisano Nino Pisano (figlio di Andrea Pisano).
- "Visione di San Giovanni a Patmos" (XVIII secolo): Affresco (o pittura murale) situato in canonica, raffigurante San Giovanni Evangelista nell'isola di Patmos mentre riceve la visione dell'Apocalisse. L'opera, di ambito tempestiano, risale al Settecento.

Altri Elementi di Interesse
Oltre a queste opere maggiori, la pieve conserva suppellettile liturgica di pregio (calici, reliquiari, paramenti sacri) e probabilmente alcune lapidi sepolcrali o iscrizioni commemorative legate alla storia locale. Da segnalare, ad esempio, la presenza di due antichi cippi marmorei di età romana ed etrusca riutilizzati come arredo: uno di essi, di forma clavata e origine etrusca, è documentato all'interno della chiesa.
Strutture Religiose Correlate
L'Oratorio di San Rocco
Nelle vicinanze della pieve si trova l'Oratorio di San Rocco, un piccolo edificio religioso eretto nel 1635 come ex voto per la protezione dalla peste, riconoscibile per un'iscrizione dedicatoria in facciata. Anch'esso è oggi adoperato come locale di deposito, ma resta come testimonianza storica nel contesto del sagrato.
L'Ex Oratorio della Compagnia del Santissimo Sacramento
Sul fianco sinistro (a nord) della chiesa si innesta l'Ex Oratorio della Compagnia del Santissimo Sacramento (detto anche della Compagnia di San Stefano in alcuni documenti ottocenteschi). Esso fu costruito nel XVII secolo come sede confraternale comunicante con la navata; oggi è sconsacrato e adibito a magazzino. All'esterno di tale oratorio spicca un bassorilievo marmoreo seicentesco dell'Annunciazione (datato MDCLXXXIX, 1639) inserito sulla parete, unica nota scultorea di pregio visibile sulla massa edilizia della pieve.
L'Oratorio di Santa Croce in Castellare: Simbolo della Comunità
Storia e Significato
L'elemento più caratteristico del borgo si trova fuori, sulla collina che sovrasta il paese: l'Oratorio di Santa Croce in Castellare, dedicato alla Santa Croce e alle anime del Purgatorio. Il nome della località rimanda alla presenza di un'antica rocca edificata prima delle invasioni barbariche e distrutta nel XIV secolo. In cima al castello c'era una chiesa edificata dai reduci della Prima Crociata, in cui ogni anno si festeggiava la ricorrenza del ritorno vittorioso da Gerusalemme. Per i sangiovannesi, il Castellare non è solo un luogo di devozione, ma un vero e proprio simbolo di identità e appartenenza.

Oratorio di Santa Croce in Castellare
Le Ferite della Storia e la Ricostruzione
Il Castellare porta su di sé anche le ferite della storia. Nel 1944, durante l'ultima Guerra, l'artiglieria americana provocò la distruzione del tetto e delle pareti, riducendo l'altare in macerie a seguito dei bombardamenti. L'oratorio fu ricostruito nel 1949 con l'aiuto della popolazione, che con grande forza di volontà portò a spalle mattoni, sabbia, acqua e calcina, e in seguito riaperto al culto.
Più recentemente, il 2 maggio 2017, una violenta esplosione dovuta a un incidente distrusse il Chiesino mentre erano in corso i preparativi della festa. Dopo una fedele ricostruzione, avvenuta a tempo di record, l'oratorio è stato inaugurato di nuovo nel 2019 tra la commozione e la partecipazione di tutta la comunità.
La Festa della Santa Croce
La Festa della Santa Croce in Castellare, che si svolge generalmente dal 1° al 3 maggio, è organizzata dalla Parrocchia e dal Comitato Castellare, animando le strade del paese e il Chiesino del Castellare, già meravigliosamente illuminato. È una festa religiosa che rappresenta memoria condivisa, identità, cammino e incontro per la comunità. Salire a piedi al Castellare, da soli o in compagnia, significa raggiungere uno spazio di pace e bellezza, sospeso tra il verde del Monte Pisano e gli scorci che si allungano sulla pianura. La tradizione della festa, molto sentita dalla comunità, vive da generazioni tra processioni, fiaccolata, celebrazioni, spettacoli pirotecnici e ritrovi collettivi attorno all'oratorio. In questo periodo, il Chiesino risplende sul Monte, visibile da lontano come una bellissima luce affidata al cielo, richiamando passi, ricordi, affetti e un profondo senso di appartenenza.
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