La Parrocchia Purificazione Beata Vergine Maria di Casalserugo: Storia, Fede e Comunità

La storia di Casalserugo è indissolubilmente legata alle sue chiese. La Parrocchia Purificazione Beata Vergine Maria di Casalserugo, intitolata alla Purificazione della Beata Vergine Maria, ha una vocazione mariana confermata da diversi elementi, come la casa dei bambini “Santa Maria”, la festa della Madonna del Rosario, la piazza Santa Maria degli Angeli e i vari capitelli sparsi per il paese.

Le Origini Storiche della Chiesa

La chiesa di Casalserugo è menzionata per la prima volta in un documento del 1169. In esso, Pizinardo, figlio del fu Bonafede da Casale (forse figlio di Ugo?), rinuncia alle decime di Ronchi di Casale "in vice et visu S.Marie de Casale" e viene accolta "pro eadem ecclesia", mentre il fratello di Pizinardo, Terzo, nel 1177 dona i suoi beni mobili e immobili al monastero di S.Giustina. Una visita pastorale del 1449 conferma l'esistenza della chiesa e la sua gestione affidata a un sacerdote, sebbene di quell'antico edificio non vi siano più tracce.

Evoluzione Architettonica dell'Edificio Sacro

L'attuale chiesa sorge sul sito della vecchia, che era decisamente più piccola e aveva solo quattro colonne rosse. Queste stesse colonne furono mantenute e rese necessarie dall’ampliamento del 1894, che vide l'aggiunta di due navate laterali. Il campanile, come si evince da foto d’epoca, è addossato alla chiesa.

Campanile della Chiesa di Casalserugo nel dopoguerra (1946-1947)

La Facciata e la Sua Eleganza

La facciata della chiesa, divisa da lesene con capitello ionico, si presenta con forme eleganti e semplici. Nel primo ordine, il portale e le due nicchie sono sormontati rispettivamente da un frontone ricurvo e da frontoni triangolari. Due volute, che fungono da contrafforte, collegano il secondo ordine superiore, dove si trova un arcone a tutto sesto, contenuto tra due lesene e sormontato da un timpano triangolare dentellato.

Facciata della Chiesa di Casalserugo

Gli Interni e gli Altari

All’interno, la chiesa custodisce un altare maggiore in marmo africano, caratterizzato dalla stessa pala attuale raffigurante la Presentazione al Tempio. Sopra la pala, è visibile un altorilievo in marmo della Deposizione, opera di buona scuola ma non ancora attribuita. Ai lati dell’altare maggiore si trovano l’altare di Sant'Antonio e quello del Crocefisso. In testa alle navate laterali ci sono gli altari della Madonna del Rosario e, dal 1895, la statua bianca in pietra dell’Immacolata, la quale è ancora presente seppur verniciata da Decimo Quaggia nel 1948.

Per l’ampliamento del 1894, furono utilizzati anche materiali provenienti dalla demolizione dell’Oratorio di proprietà di Leone Da Zara, situato al confine nord del terreno della villa ora Greggio. Da qui, potrebbe essere pervenuta nel 1895 anche la statua dell’Immacolata, come attestato da una quietanza dell'8 dicembre 1894 del capomastro Simonetto Gaetano e una lettera di Da Zara del 4 marzo 1893, oltre che dalle visite pastorali del 1912 e precedenti. All’entrata della chiesa è presente un soppalco che sostiene l’organo e la cantoria.

Dotazioni Liturgiche e Reliquie

Custodia dei Sacramenti e Oggetti Sacri

Gli oli santi sono custoditi in un armadiolo proprio, sotto chiave, e anche nell'armarone della sacrestia rialzata. L’Eucaristia si custodisce nell'altare maggiore con perpetuo culto e rituale rinnovazione, protetta da un velo serico, doppia porticina e una lampada a coneggio. L’acqua battesimale è contenuta in un vaso lapideo, con velo interno ed esterno, dotato di sacrario e ringhiera chiusa a chiave.

I confessionali, chiusi a scrocco, sono due per le donne ai piedi della navata, uno utilizzabile sia per uomini che per donne, e due stanzini accomodati solo per uomini. Tutti sono muniti di crocifisso, e quelli in chiesa sono provvisti anche di cortina, laminibus e velo. Tra le dotazioni liturgiche si annoverano vasi per catecumeni, per la Cresima, per gli infermi, un espositore dorato, uno piccolo per il viatico portabile con portello, due pissidi d’argento, quattro calici d’argento e dodici gioielli della Beata Vergine. I candelabri, in ottone o legno, ammontano a un totale di settanta.

Reliquie e Ossa Sante

Nella parrocchia si trovano le ossa di San Adriano martire in una piccola cassetta lignea. Esse furono scoperte dal parroco don Angelo Carraro nel 1886 all’altare di Maria dolente (ora dell’Immacolata), nascoste dietro la mensa dell’altare, sotto i gradini, in una custodia di pietra costosa. La cassetta conteneva le ossa con l'iscrizione “Corpus S.Adriani M.”. In occasione della visita pastorale del 1887, le ossa furono suggellate da monsignor Callegari, in attesa di ordini invano richiesti ripetutamente al Vescovo dal parroco don Modesto Zampieri. Attualmente, le reliquie sono custodite nella canonica, al piano superiore nell'armarone della Fabbriceria, senza culto alcuno.

Altre reliquie, convenientemente suggellate e munite della relativa autentica, sono esposte (quasi tutte) nella ricorrenza del Santo. Queste includono:

  • I^ teca: S. Silvestro m, Bellini ep, Nicolai ep, Valentino presb, Martini ep, Fidenzio ep
  • II^ teca: S. Marco ev, Andrea ap, Francesco ..., Laurenzio..., Tommaso ap, Mattia ap
  • III^ teca: S. Antonio pat, Andrea Avellino, Rocco C., Rabone, Gaetano, Giustina v m
  • IV^ teca: S. Giovanni Batt, Gioacchino PMV, Stefano p m, Innocente gio ap, Anna m m v
  • V^ teca: S. Giuseppe pat, Lucia v m, Apolonia v m, Paolo ap, Blasio ep m, Pietro ap
  • VI^ teca: Simone, Antonio ab, Francesco A n S, Prosdocimo ep
  • VII^ teca: B. Gregorio Barbarigo
  • VIII^ teca: B.V. del velo
  • IX^ teca: S. Sebastiano
  • X^ teca: S. Luigi

Benefattori e Figure Chiave della Parrocchia

Il Pio Istituto Gruato

Nell'albo dei benefattori della parrocchia è ricordata la figura di monsignor Lodovico Gruato. Con testamento del 1834, lasciò una rendita di 1.400 lire austriache all'anno per procurare la dote alla fanciulla più povera del paese e per prestare soccorso e assistenza agli ammalati indigenti con medici e medicine. Un manifesto del 1892 di Casalserugo del Pio Istituto Gruato promuoveva un concorso per la dote a ragazze povere.

Manifesto del Pio Istituto Gruato a Casalserugo (1892)

Il Parroco Don Modesto Zampieri

Il parroco don Modesto Zampieri fu nominato con bolla papale di Leone XIII nel 1886. Proveniente da Mure, don Zampieri fu un parroco molto attivo e combattivo nella difesa e nel recupero delle decime e quartesi. Era anche ricco di idee per il comune, in particolare per la manutenzione della chiesa, del campanile e della canonica. Si distinse nel chiedere il rispetto delle norme canoniche e nel favorire associazioni di assistenza e partecipazione.

Bolla papale di Leone XIII per la nomina di don Modesto Zampieri

Era assistito dai fabbricieri, dai consiglieri comunali e anche da Leone Da Zara, di fede ebraica. Fin dal suo arrivo, chiese e ottenne dal Comune manutenzioni straordinarie, pratica comune all'epoca, e promosse gli ampliamenti della chiesa sopra menzionati. Il suo grande attivismo, non sempre rispettoso delle forme, gli procurò critiche sia dai superiori che dal popolo, tanto che i fabbricieri stamparono un opuscolo in sua difesa in occasione dell'ampliamento della chiesa. Imperterrito, continuò la sua opera, ottenendo nel 1896 la costruzione di un avancorpo davanti alla chiesa e successivamente la creazione di un asilo, un teatro e una scuola femminile. Don Zampieri fu un parroco vivace, facilmente accostabile a quelli descritti dal Gloria ai tempi del vescovo Barbarigo.

Altre Figure al Servizio della Parrocchia

Tra le altre figure al servizio della parrocchia si ricordano il sagrestano, anche campanaro, Bazzarin Francesco, e l'organista Cavallini Francesco, falegname e nonno di Laura “Tono”, che morirà seduto all’organo nel dopoguerra. I fabbricieri in quel periodo erano Pizzeghello Francesco, Benetello Luigi e Carraretto Sante.

Panoramica esterna della Chiesa di Casalserugo

Il Nuovo Centro Parrocchiale "AVE"

Con il consiglio pastorale parrocchiale, si è scelto di dedicare il nuovo centro parrocchiale a Maria, in ossequio alla vocazione mariana della parrocchia. Il nome scelto è “AVE”, una parola che va diretta allo scopo: da una parte richiama la preghiera dell’Ave Maria e dall’altra è l'acronimo di tre pilastri del centro parrocchiale. Il Centro parrocchiale, inoltre, vuole essere una “casa accogliente”, come lo è stata Maria. “Ave” è anche la parola usata dai latini come formula di saluto e di augurio, conferendo un ulteriore significato al progetto.

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