Storia di Maserada sul Piave

La storia di Maserada sul Piave è profondamente legata al fiume Piave, che ha plasmato il suo territorio e la vita dei suoi abitanti fin dall'antichità. Il toponimo stesso, "Maserada", discende probabilmente dal latino "maceries", riferendosi ai numerosi ciottoli portati dall'acqua del fiume. Le cave di estrazione di ghiaia sono ancora oggi una risorsa del territorio.

Mappa del comune di Maserada sul Piave con evidenziato il corso del fiume Piave

Le Origini Antiche: Dalla Preistoria all'Epoca Romana

La presenza umana nel territorio di Maserada è attestata fin dall'epoca longobarda, con il ritrovamento di monili di pasta vitrea, denti e parte del cranio di una fanciulla, insieme a cocci di anfore ed embrici. Questi reperti, risalenti ai secoli VI e VII d.C., testimoniano l'esistenza di piccole comunità in quel periodo.

La storia di Maserada si lega particolarmente al periodo romano, grazie alla sua posizione strategica nella Gallia Cisalpina. Il territorio era attraversato da due importanti vie di comunicazione imperiali: la Via Claudia Augusta Altinate, che collegava Altino con Augusta e fungeva da collegamento tra Roma e il Danubio, e la Via Postumia, tracciata nel 148 a.C., che congiungeva Genova con Aquileia, un importante porto fluviale e via d'accesso all'area balcanica.

Lungo la Via Postumia sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici, tra cui tombe e materiale fittile, che confermano la presenza di antichi insediamenti. L'esistenza di centuriazioni ancora visibili e il toponimo "via Castella", un tempo "Castellir", suggeriscono la presenza di una fortificazione romana, forse eretta su un preesistente castelliere venetico.

Gli antichi Veneti, noti per la loro saggezza nello scegliere i luoghi di insediamento, scelsero questa zona ricca di acque e boschi per stabilirsi.

Il Medioevo e la Signoria dei Collalto

Dopo la caduta dell'Impero Romano, Maserada attraversò un lungo periodo di declino, con terreni aridi e incolti, spesso devastati dalle piene del Piave. Nel 958, il Re d'Italia Berengario I donò il bosco del Montello e la Corte di Lovadina, con tutte le sue pertinenze, tra cui le terre di Maserada, a Rambaldo di Collalto. Questo donativo segnò un momento di ripresa per la zona, che poteva vantare un punto strategico per l'attraversamento del Piave e la presenza di un piccolo porto fluviale.

Con i Collalto, Maserada iniziò una fase di ripresa. Tuttavia, nel Duecento, dovette subire i saccheggi degli eserciti in battaglia, in particolare quelli degli Ezzelini. Nel Trecento, la zona fu interessata dalle incursioni dei Carraresi.

Sotto la Serenissima: Bonifiche e Sviluppo

Appartenente ormai alla Serenissima Repubblica di Venezia, Maserada era parte di uno degli otto quartieri, la "Zosagna", in cui era divisa la podesteria di Treviso. La stabilità e la pace duratura si ebbero solo alla fine del XV secolo, dopo la fine della guerra contro la Lega di Cambrai, di cui Maserada dovette comunque subire le conseguenze.

I Veneziani intrapresero un'importante opera di bonifica del territorio e di robusta arginatura del fiume Piave, che contribuì a proteggere la zona dalle devastazioni causate dalle frequenti inondazioni.

Nel Cinquecento, nonostante i miglioramenti, la zona era ancora in parte incolta e presentava acquitrini. I villaggi assumevano nomi legati alle caratteristiche del luogo, come l'attuale Salettuol, derivante da "salicetum", bosco di salici, piante tipiche dell'alveo del Piave.

Affresco rinascimentale raffigurante la vita nei pressi del fiume Piave

La Chiesa di San Giorgio Martire e il Santuario della Madonna delle Vittorie

La storia religiosa di Maserada affonda le sue radici nel Duecento, con la presenza della chiesetta "di San Giorgio", annoverata tra le cappelle dell'Abbazia Sant'Eustachio di Nervesa. Sulle basi di quest'antica cappella, nel Settecento venne edificata la bella chiesa parrocchiale di Maserada, dedicata a San Giorgio Martire. L'edificio, con la sua facciata neoclassica e il frontone sorretto da colonne corinzie, presenta all'interno influenze barocche e ospita un grandioso ciclo di affreschi eseguiti alla fine del Settecento da Gianbattista Canal, tra cui spicca la "Glorificazione di San Giorgio" sul soffitto della navata principale.

La chiesa di San Giorgio è sopravvissuta ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, subendo solo danni alla torre campanaria, che fu successivamente restaurata. La sua torre campanaria, con la sua attraente cuspide a cipolla, è un elemento distintivo del paesaggio di Maserada.

Nella nostra parrocchia è presente anche un piccolo santuario dedicato alla Madonna delle Vittorie. La sua storia è legata al diciassettesimo secolo e alla leggenda popolare che attribuisce miracoli a un'icona donata alla cappella nel 1721. Si narra che la Vergine apparve a una fanciulla di nome Zanetta Bariviera il 9 luglio del 1722. Ogni anno, la seconda domenica di luglio, si celebra la festa in suo onore, portando l'icona in chiesa, un momento di devozione per i maseradesi.

Il Piave: Fiume Sacro alla Patria e Testimone di Battaglie

Il fiume Piave, un tempo chiamato "la Piave" al femminile fino all'Ottocento, è da sempre un elemento centrale nella vita di Maserada. Scendendo dalle falde del Monte Peralba, il Piave attraversa Maserada, dividendosi per un tratto in due rami, per poi sfociare nell'Adriatico. È noto come Fiume Sacro alla Patria per le battaglie combattute lungo le sue sponde durante la Grande Guerra.

Nel novembre 1917, la popolazione della zona fu evacuata. Nel giugno 1918, il Piave divenne teatro della celebre Battaglia del Solstizio. Il 23 giugno, le armate nemiche subirono l'ordine di ritirata. Nonostante l'intensificazione del fuoco dell'artiglieria italiana, che rese inagibili i ponti costruiti dagli austriaci, fu il fiume stesso, con la sua forza impetuosa, a rendere impossibile l'attraversamento.

Il Piave è stato fonte di lavoro e di gioia per la popolazione, ma anche causa di sofferenze, sempre strenuamente superate. La sua vicinanza ha favorito la nascita di insediamenti e ha influenzato l'economia locale, in particolare attraverso le cave di ghiaia.

Le Frazioni e le Ville Venete

Il comune di Maserada sul Piave comprende, oltre al capoluogo, due frazioni significative: Candelù e Varago, a cui si aggiunge la località Salettuol.

Candelù è un'area eccellente per l'agricoltura, situata sul fondo praticabile del Piave. Salettuol, dove il Piave raggiunge la sua massima larghezza, ospita l'Oasi del Codibugnolo, un'ampia golena con alberi primitivi come il pioppo nero. In passato, a causa di un'intensa piena, Salettuol si ritrovò sulla sinistra del fiume, ma l'arginatura realizzata su ordine del Magistrato alle Acque della Serenissima protesse il paese dalle inondazioni.

La presenza di una "buona aria" e le peculiarità del territorio hanno favorito la nascita di diverse ville venete. Tra queste spiccano Villa Sugana, del Cinquecento, sorta come complesso domenicale e successivamente ampliata e restaurata nell'Ottocento da Antonio Caccianiga. Degna di nota è anche Villa Vitturi, in via Saltore, oggi un hotel di lusso.

A Varago, considerata la parte più "in" del comune, si trova Palazzo Zandi, del Settecento, eretto su una preesistente casa colonica. Conosciuto come la "Casa da villeggiatura" del canonico Francesco Schioppalalba, Varago era meno soggetta ai disordini del Piave e ospitò nobili famiglie e personaggi illustri, come il letterato Jacopo Bonfadini.

Facciata di Villa Sugana, esempio di architettura veneta

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