Negli Atti degli Apostoli, il nesso tra il fatto che accade e la parola che ne interpreta il significato è un tema fondamentale. È attraverso la parola che gli eventi, apparentemente ordinari o sconcertanti, assumono il loro vero senso profetico e teologico. L'autore di Atti, come tutti gli storici antichi, compone i discorsi dei personaggi sulla base di un criterio di plausibilità, facendo dire loro ciò che è verosimile abbiano pronunciato in quella specifica occasione, piuttosto che riportare testualmente le loro parole.
La Pentecoste e il Primo Discorso di Pietro: Il Kerygma
Mentre si compiva il giorno della Pentecoste, i discepoli si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Questa festa, denominata inizialmente “festa delle Settimane” o “della mietitura”, si celebrava 50 giorni dopo la Pasqua, da cui il nome greco Pentecoste. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Questo evento fu accompagnato dalla visione di lingue come di fuoco che si dividevano e si posavano su ciascuno di loro, ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: "Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?". Giudei e proseliti, Cretesi e Arabi, li udivano parlare nelle loro lingue delle grandi opere di Dio. Tutti erano stupefatti e perplessi, e si chiedevano l'un l'altro: "Che cosa significa questo?". Alcuni, invece, li deridevano dicendo: "Si sono ubriacati di mosto!".

"Non è come sembra": la Nuova Interpretazione
Occorre che Pietro si faccia avanti, «in piedi con gli undici» (At 2, 14), alzi la voce, e faccia il primo grande discorso di Atti (At 2,14-36), quello che contiene il kerygma, cioè il primo annuncio di Cristo Signore al popolo d’Israele. Rivolgendosi agli «uomini Giudei e [a] tutti gli abitanti di Gerusalemme», Pietro certifica innanzitutto che «questi non sono ubriachi, come voi supponete, perché è la terza ora del giorno» (At 2, 15), cioè sono appena le nove del mattino. Qui si coglie un primo aspetto del giudizio cristiano, quello che dice al mondo: “non è come sembra”. La realtà non è come sembra a tutti, cioè come tutti, trascinati dalla reazione istintiva dei sensi o piuttosto imbevuti del pre-giudizio dominante o condizionati dalla propaganda, pretendano che sia.
La Profezia di Gioele e lo Spirito
Appoggiandosi a un passo del profeta Gioele (Gl 3,1-5), Pietro offre un’altra interpretazione di ciò che tutti hanno appena visto: si tratta di un evento profetico, segno del tempo messianico, in cui opera lo Spirito di Dio (At 2, 16-21). "Accadrà negli ultimi giorni - dice Dio - che effonderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno sogni. Farò prodigi lassù nel cielo e segni quaggiù sulla terra, sangue, fuoco e nuvole di fumo."
La Proclamazione della Risurrezione di Gesù
A questo punto viene il passo successivo, quello determinante, in cui Pietro dà la ragione per cui quell’evento profetico-messianico si è compiuto ora, annunciando agli «uomini d’Israele» che «Gesù di Nazaret, uomo accreditato da Dio presso di voi con atti di potenza (δυνάμεσι καὶ τέρασι καὶ σημείοις» (At 2, 22) - che loro hanno ucciso, inchiodandolo alla croce - «Dio l’ha rialzato (ἀνέστησεν), sciogliendolo dai dolori della morte, perché non era possibile che essa avesse potere su di lui» (At 2, 24). Pietro sottolinea che Gesù, "consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l'avete crocifisso e l'avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere."
Atti 2 22 47 Discorso di Pietro. Le prime conversioni
La Rinegoziazione del Significato Biblico: Davide e Gesù
Il passo citato del Salmo 16, tuttavia, era ben noto agli ascoltatori di Pietro ma veniva interpretato con riferimento a Davide: che c’entra Gesù di Nazaret? Qui Pietro opera una rielaborazione della storia e una risignificazione del testo biblico. È il principale tratto caratterizzante del suo discorso, e un secondo aspetto del giudizio cristiano. «Uomini fratelli, mi sia lecito dirvi con franchezza (μετὰ παρρησίας), riguardo al patriarca Davide che egli morì e fu sepolto e che la sua tomba è fra noi fino a questo giorno» (At 2, 29). Dunque quel salmo, a dispetto dell’interpretazione tradizionale ("perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione"), non può riferirsi a lui. Il riferimento alla tomba di David è di grande importanza, perché allude implicitamente ma chiaramente al fatto che invece la tomba di Gesù non c’è, nel senso che il luogo dove era stato deposto il suo cadavere è vuoto.
Concentrandosi sul cuore del discorso di Pietro: la proclamazione, ripetuta tre volte, della resurrezione di Gesù Cristo, come prova inconfutabile della sua Signoria. Questo concetto viene ribadito, con le stesse parole ma con l’aggiunta del richiamo alla testimonianza autoptica degli apostoli: «Questo Gesù, Dio lo ha rialzato (ἀνέστησεν), cosa di cui noi tutti siamo testimoni (μάρτυρες)» (At 2, 32) e poi, in modo più solenne, a conclusione del discorso: «Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio l’ha fatto Signore (κύριον) e Cristo, questo Gesù che voi avete crocifisso» (At 2, 36).
Il "Giudizio Cristiano" sul Giudaismo
A questa altezza cronologica, il primo cristianesimo - che ancora non si chiama così, per cui più correttamente si dovrebbe dire: il gruppo dei seguaci di Gesù - è definibile come un certo giudizio sul giudaismo. Ciò che caratterizza quel piccolo gruppo di Galilei guidato da Pietro è una certa lettura, controcorrente, degli avvenimenti legati a Gesù di Nazaret, che comincia a diventare anche un modo di rileggere e di risignificare l’intero giudaismo. Il “fatto di cronaca” della ignominiosa crocifissione di quel controverso rabbi non è come sembra. Le cose non sono andate come dicono tutti. Il corpo è scomparso, noi siamo testimoni che è risorto, e quello che la gente di Gerusalemme ha appena visto e non sa spiegarsi altro non è che l’irruzione dello Spirito nella vita degli apostoli. Questo è, per così dire, il grado zero della pretesa cristiana.
Nascita e Organizzazione della Comunità: Il Servizio della Parola
La Risposta al Kerygma: Conversione e Battesimo
All'udire queste cose, si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: "Che cosa dobbiamo fare, fratelli?". E Pietro disse loro: "Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro" (At 2,37-39). Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: "Salvatevi da questa generazione perversa!".
La Vita della Prima Comunità: Perseveranza e Condivisione
Coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno si unirono a loro circa tremila persone. Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere (At 2,41-42). L’autore traccia un quadro ideale della comunità: insegnamento apostolico, relazioni nuove che si stabiliscono tra credenti, solidarietà nell’uso dei beni, celebrazione eucaristica e preghiera. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.
Le Prime Sfide: Greci ed Ebrei
In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove (At 6,1). Questa situazione indicava una svolta: il cristianesimo cominciava a distaccarsi dal mondo giudaico, con due gruppi di cristiani: di origini ebraiche ed ellenistiche. Già nella comunità ebraica c’erano sinagoghe per greci che leggevano la LXX (più pluralisti e aperti) e altre più tradizionali di ebrei che parlavano aramaico. La tensione aumentava con il numero dei credenti: la Parola non portava concretamente a una condivisione adeguata, e mancava ancora un’organizzazione idonea.
L'Istituzione dei Sette e la Priorità della Parola
Intervengono gli apostoli, in un modo ‘assembleare’, sinodale. I Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola» (At 6,2-4). Questa proposta piacque a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. Questo atto significava un decentramento organizzativo per il gruppo di cristiani caratterizzati da un’identità etnico-culturale. Il gesto dell'imposizione delle mani indica una partecipazione a un compito e funzione particolare, ma anche il riconoscimento di un nuovo servizio ecclesiale che partecipa a quello dei Dodici e gode dei doni spirituali corrispondenti. Luca qui non li chiama 'diaconi', ma sono incaricati e qualificati spiritualmente per una diakonia, un servizio. Si ricava così una nota sull'autorità nella Chiesa, che qui è una direzione collegiale in vista di un servizio a favore della comunità, con la priorità della missione e le strutture in funzione di essa.

La Parola si Diffonde e Affronta l'Opposizione
Segni e Prodigi: La Parola in Azione
Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio. Qui incontrarono un uomo storpio fin dalla nascita, che ogni giorno veniva posto alla porta del tempio detta Bella, per chiedere l'elemosina. Fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse: «Guarda verso di noi». E quando l'uomo si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualcosa, Pietro disse: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, àlzati e cammina!». Lo prese per la mano destra e lo sollevò, e all'istante i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono. L'uomo entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio (At 3,1-8). Tutto il popolo vide l'accaduto e accorse verso di loro al portico detto di Salomone.
Pietro, approfittando della folla stupita, pronunciò un secondo discorso, annunciando di nuovo Gesù, il Servo di Dio, che il popolo aveva consegnato e ucciso, ma che Dio aveva risuscitato dai morti. Sottolineò che la guarigione era avvenuta nel nome di Gesù, il quale "è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo" (At 4,11).
La Resistenza delle Autorità e la Fermezza degli Apostoli
Mentre parlavano al popolo, sopraggiunsero i sacerdoti, il comandante delle guardie del tempio e i sadducei, irritati perché annunciavano al popolo in Gesù la risurrezione dai morti. Li arrestarono e li rinchiusero fino al giorno dopo, dato che ormai era sera. Il giorno dopo li condussero davanti al sinedrio, chiedendo: "Con quale potere o in quale nome voi avete fatto questo?". Pietro, pieno di Spirito Santo, rispose: "Se siamo interrogati oggi sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè in che modo egli sia stato salvato, sia noto a voi tutti e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato" (At 4,7-10).
I capi dei sacerdoti e gli anziani, non sapendo che replicare di fronte al segno evidente, ordinarono loro di uscire dal sinedrio e discussero tra loro: «Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Che sia avvenuto un segno evidente per opera loro è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo. Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con minacce di parlare a qualunque uomo in quel nome». Essi li chiamarono e intimarono loro di non parlare assolutamente né di insegnare nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo infatti tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,16-20).
Anania e Saffira: L'Integrità della Comunità
In quei giorni, la moltitudine di quelli che erano venuti alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola, e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa fra loro era comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza alla risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che avevano venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli (At 4,32-35). Tuttavia, un uomo di nome Anania, d'accordo con la moglie Saffira, vendette un campo e, tenendo per sé parte del ricavato, ne consegnò il resto agli apostoli. Pietro gli disse: "Anania, perché mai Satana si è impadronito del tuo cuore, per farti mentire allo Spirito Santo e sottrarre una parte del ricavato del campo? Forse che, finché lo possedevi, non era tuo? E, una volta venduto, non era nella tua disponibilità? Perché hai pensato in cuor tuo a quest’azione? Non hai mentito agli uomini, ma a Dio" (At 5,3-4). All'udire queste parole, Anania cadde a terra e spirò, e un grande timore si diffuse in tutti quelli che ascoltavano. Poco dopo morì anche Saffira, e un grande timore invase tutta la Chiesa e tutti quelli che vennero a sapere l’accaduto.

Martirio e Missione: La Parola oltre Gerusalemme
Il Discorso e il Martirio di Stefano
Stefano, "pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo" (At 6,8). Ma sorse una controversia con alcuni della sinagoga dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilicia e dell'Asia, i quali "non erano in grado di resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava" (At 6,10). Fecero testimonianze false, accusandolo di pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio. Condotto davanti al sinedrio, Stefano tenne un lungo discorso (At 7,1-53), ripercorrendo la storia d'Israele, da Abramo fino a Mosè e alla costruzione del tempio, per mostrare come Israele avesse sempre resistito allo Spirito Santo e perseguitato i profeti, fino a uccidere "il Giusto" che annunciava la venuta del Messia. Concluse dicendo: "Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell'uomo che sta alla destra di Dio". A queste parole, i membri del sinedrio si infuriarono, lo trascinarono fuori della città e lo lapidarono. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo.
Filippo e l'Evangelizzazione della Samaria e dell'Eunuco Etiope
Quella persecuzione scatenata contro la Chiesa di Gerusalemme, a causa di Stefano, fece sì che tutti, eccetto gli apostoli, si disperdessero nelle regioni della Giudea e della Samaria. Filippo, sceso in una città della Samaria, predicava loro il Cristo (At 8,5). Egli compiva segni e prodigi, cacciando spiriti immondi e guarendo storpi e paralitici, e molti abitanti della Samaria credettero in Cristo e si fecero battezzare. Successivamente, un angelo del Signore disse a Filippo di andare sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza, che è deserta. Lì incontrò un eunuco etiope, alto funzionario di Candace, regina di Etiopia, che stava leggendo il profeta Isaia. Filippo, guidato dallo Spirito, si accostò al carro e gli chiese: «Capisci quello che stai leggendo?». L’eunuco rispose: «E come potrei capire, se nessuno mi guida?». Filippo allora, partendo da quel passo della Scrittura, annunciò a lui Gesù. Durante il viaggio, arrivarono a un luogo con acqua, e l'eunuco chiese: «Ecco, qui c'è acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?». Filippo lo battezzò, e l'eunuco, pieno di gioia, proseguiva la sua strada (At 8,26-39).
La Conversione di Saulo: Un Nuovo Portatore della Parola
Saulo intanto, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si recò dal sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, con l'intenzione di portare in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via. Mentre era in viaggio e stava per giungere a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo. Cadde a terra e udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti! Ma tu àlzati ed entra in città e ti sarà detto ciò che devi fare» (At 9,1-6). Per tre giorni rimase cieco e non mangiò né bevve. A Damasco, un discepolo di nome Anania ricevette in visione l'ordine di andare da Saulo, che recuperò la vista e fu battezzato. Da quel momento, Saulo cominciò subito a predicare nelle sinagoghe che Gesù è il Figlio di Dio, stupendo tutti quelli che lo ascoltavano.
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La Parola ai Gentili: La Rivelazione di Pietro e Cornelio
A Giaffa, Pietro resuscitò Tabità (At 9,36-42), una donna ricca di opere buone. A Cesarea, c'era un centurione di nome Cornelio, uomo pio e timorato di Dio, il quale ricevette in visione un angelo che gli disse: «Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite dinanzi a Dio ed egli si è ricordato di te. Ora manda uomini a Giaffa e fa’ venire un certo Simone, detto Pietro» (At 10,4-5). Il giorno dopo, mentre Pietro si trovava sulla terrazza a pregare, gli venne fame e vide in estasi il cielo aprirsi e un oggetto simile a una grande tovaglia calata a terra per i quattro capi. In essa c'erano quadrupedi, rettili e uccelli. Una voce gli disse: «Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!». Ma Pietro rispose: «Non sia mai, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di profano o di impuro». E la voce replicò: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano» (At 10,13-15). Questo accadde tre volte, poi l'oggetto fu risollevato nel cielo.
In quel momento giunsero gli uomini mandati da Cornelio. Lo Spirito disse a Pietro: «Ecco, tre uomini ti cercano. Àlzati dunque, scendi e va' con loro senza esitare, perché li ho mandati io». Pietro andò con loro a Cesarea e Cornelio lo accolse, avendo riunito i suoi parenti e gli amici intimi. Pietro, entrando, disse: "Voi sapete che a un Giudeo non è lecito unirsi o avvicinarsi a uno straniero; ma Dio mi ha mostrato di non chiamare profano o impuro nessun uomo" (At 10,28). E cominciò a predicare, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo, "questi è il Signore di tutti" (At 10,36). Mentre Pietro stava ancora dicendo queste cose, lo Spirito Santo discese su tutti coloro che ascoltavano la Parola. I fedeli circoncisi che erano venuti con Pietro rimasero stupiti che anche sui pagani fosse effuso il dono dello Spirito Santo, perché li udivano parlare in lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: «Forse che si può negare l'acqua del battesimo a costoro che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo (At 10,44-48). Questo evento fu cruciale per l'apertura della Parola ai gentili.
Antiochia e i Viaggi Missionari di Paolo: L'Espansione della Parola
Quei discepoli che si erano dispersi a causa della persecuzione scatenata dopo la morte di Stefano giunsero fino in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia, e qui alcuni di loro, giunti da Cipro e da Cirene, parlarono anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore. La mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore (At 11,19-21). La Chiesa di Gerusalemme inviò Barnaba ad Antiochia, il quale, vedendo la grazia di Dio, si rallegrò ed esortò tutti a perseverare con cuore risoluto fedeli al Signore. Barnaba, uomo virtuoso e pieno di Spirito Santo e di fede, aggiunse una folla considerevole al Signore. Poi andò a Tarso per cercare Saulo, e lo condusse ad Antiochia, dove rimasero per un anno intero, istruendo molta gente. Fu ad Antiochia che i discepoli furono chiamati per la prima volta "cristiani" (At 11,26).
In quel tempo, il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Uccise di spada Giacomo, fratello di Giovanni, e, vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro. Ma una preghiera incessante saliva a Dio per lui dalla Chiesa. Un angelo del Signore liberò miracolosamente Pietro dalla prigione (At 12,1-11).
Lo Spirito Santo inviò Barnaba e Saulo per il loro primo viaggio missionario. Salpati da Seleucia, giunsero a Cipro, dove predicarono la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei. Poi continuarono verso Perge di Panfilia e Antiòchia di Pisidia. Ad Antiochia, Paolo, nella sinagoga, tenne un discorso in cui ripercorse la storia della salvezza d'Israele, culminando nell'annuncio di Gesù, il Salvatore, risuscitato dai morti (At 13,16-41). Concluse con un forte appello: "Vi sia dunque noto, fratelli, che per opera sua viene annunciato a voi il perdono dei peccati. Per mezzo di lui chiunque crede è giustificato da tutto ciò da cui voi non poteste essere giustificati mediante la legge di Mosè" (At 13,38-39).
Il Concilio di Gerusalemme: La Parola e la Legge
Dopo il primo viaggio missionario di Paolo e Barnaba, sorse una questione importante: «Se alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: "Se non vi fate circoncidere secondo l'usanza di Mosè, non potete essere salvati"» (At 15,1). Paolo e Barnaba ebbero una discussione e un dibattito non indifferente con loro, e si decise che Paolo, Barnaba e alcuni altri salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. A Gerusalemme, si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare la questione. Dopo molta discussione, Pietro si alzò e disse: "Fratelli, voi sapete che già da tempo Dio, scegliendomi fra voi, ha voluto che per bocca mia i pagani udissero la parola del Vangelo e venissero alla fede. E Dio, che conosce i cuori, ha reso testimonianza in loro favore, concedendo anche a loro lo Spirito Santo come a noi, e non ha fatto alcuna distinzione fra noi e loro, purificando i loro cuori con la fede. Ora dunque, perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare?" (At 15,7-10).

Poi Giacomo riassunse la discussione e propose una soluzione pratica: "Per questo io ritengo che non si debba importunare quelli che dalle nazioni si convertono a Dio, ma si ordini loro di astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime" (At 15,19-20). Così, gli apostoli e gli anziani, con tutta la Chiesa, decisero di mandare alcuni uomini ad Antiochia con Paolo e Barnaba, per comunicare questa decisione. La lettera portava un messaggio di pace ai fratelli di origine pagana, fortificandoli nella fede e liberandoli dal peso della Legge mosaica per la salvezza. La Parola di Dio continuava così a crescere e a diffondersi, testimoniando la sua forza trasformatrice e la sua capacità di superare le barriere culturali e religiose.