Introduzione al Concetto di Parabola e Servizio
La Bibbia, considerata una guida per ogni credente, non è riservata a pochi studiosi, ma richiede un impegno serio e profondo per essere compresa correttamente. Una delle forme narrative più usate da Gesù per insegnare verità complesse in modo accessibile è la parabola. Sebbene non ogni dettaglio di una parabola abbia necessariamente un significato specifico, esse servono a far comprendere una verità fondamentale. Nelle parabole, Gesù spesso illustra il concetto di servizio, sia verso Dio sia verso il prossimo, rivelando l'importanza della diligenza, della compassione e della preparazione.
Tutto ciò che abbiamo appartiene a Dio e, in qualità di servi o fattori, dovremo rendergli conto di come abbiamo amministrato ogni cosa. Questa prospettiva ci spinge a esaminare come viviamo e in cosa investiamo le nostre energie, focalizzandoci sull'eternità.

La Responsabilità del Perdono e della Grazia
La Parabola del Servo Spietato (Matteo 18:23-35)
In questa parabola, il re rappresenta il Signore, e il servitore che gli doveva diecimila talenti rappresenta ognuno di noi. Ai tempi di Gesù, diecimila talenti equivalevano a circa 100.000.000 di denari, una cifra astronomica e completamente al di là della comprensione e della capacità di ripagamento di un individuo. Un denaro era il tipico salario giornaliero di un operaio comune. Il presidente Jeffrey R. Holland ha osservato che questa cifra è volutamente incomprensibile per sottolineare che la storia "parla di noi, la famiglia umana decaduta; tutti debitori, trasgressori e prigionieri mortali".
Il Signore ha usato il calcolo di "settanta volte sette" come metafora della Sua Espiazione infinita, del Suo amore sconfinato e della Sua grazia illimitata. Come affermato in Mosia 26:30: "Sì, e ogni volta che il mio popolo si pentirà, io perdonerò loro le loro trasgressioni contro di me". Nella Bibbia, il numero 7 simboleggia la completezza o la totalità, mentre il numero 490 (o settanta volte sette) simboleggia la perfezione.
Il Servizio del Vangelo e la Compassione
La Chiamata dei Settanta (Luca 10:1-24)
Luca è l'unico evangelista a riportare che Gesù Cristo chiamò i Settanta. Insieme ai Dodici Apostoli, i Settanta avevano il compito di predicare il Vangelo e preparare la via per il Salvatore. La loro chiamata e le istruzioni ricevute erano simili a quelle date ai Suoi Dodici Apostoli. Ancora oggi, i Settanta Autorità generali sono dirigenti della Chiesa chiamati dalla Prima Presidenza.

La Parabola del Buon Samaritano (Luca 10:25-37)
La parabola del Buon Samaritano si svolge sulla strada che "scendeva da Gerusalemme a Gerico", un percorso che comportava una discesa di circa 1.000 metri. Lungo questa strada, un uomo fu aggredito e lasciato mezzo morto. Secondo la legge di Mosè, i sacerdoti e i Leviti erano incaricati di insegnare la legge di Dio e di servire Dio e il loro prossimo, essendo pienamente consapevoli del comandamento: "Amerai il prossimo tuo come te stesso". Tuttavia, nella parabola, sia il sacerdote che il Levita violarono questi comandamenti, scegliendo di osservare la tradizione degli anziani anziché la legge mosaica di compassione. Ironicamente, fu il Samaritano a ricoprire il ruolo del sacerdote e del Levita, mostrando la vera essenza del servizio.
Il presidente M. Russell Ballard ha sottolineato che Gesù scelse un Samaritano come eroe, nonostante la grande antipatia tra Giudei e Samaritani ai tempi di Cristo, per insegnare una lezione potente sulla compassione. Il Samaritano curò le ferite dell'uomo con olio e vino, entrambi con proprietà medicamentose: l'olio leniva, il vino disinfettava. Questi elementi simboleggiano anche l'Espiazione di Cristo, che guarisce le nostre ferite spirituali provocate dal peccato, ci salva dalla morte, ci porta al sicuro e chiama altri ad aiutarci.

Priorità nel Servizio: L'Esempio di Marta e Maria (Luca 10:38-42)
Nella società ebraica, l'ospitalità era un valore importantissimo, e l'onore di una donna dipendeva in parte dal modo in cui soddisfaceva le aspettative culturali nel suo ruolo di padrona di casa. Per queste ragioni, la lamentela di Marta, che Maria l'avesse lasciata sola a servire, sarebbe stata considerata giustificata secondo le usanze dell'epoca. Nonostante questo, Gesù elogiò Maria per aver scelto la parte migliore, ascoltando le sue parole.
La Parabola del Fattore Ingiusto (Luca 16:1-13): La Gestione dei Beni e la Preparazione Eterna
La parabola del fattore ingiusto narra di un uomo accusato di dissipare i beni del suo padrone. Sapendo che la sua amministrazione stava per finire, il fattore si preoccupò del suo avvenire e agì per assicurarsi un futuro. Chiamò i debitori del suo padrone e ridusse i loro debiti, sapendo che questo gli avrebbe garantito ospitalità in seguito. Il padrone lodò il fattore non per la sua disonestà, ma per la sua avvedutezza, cioè per la sua capacità di pensare al suo avvenire.
Gesù usa questa parabola per insegnare che "i figli di questo mondo sono più avveduti dei figli della luce". Il punto principale è che dobbiamo prepararci per il nostro avvenire, che è la vita eterna. Siamo tutti dei fattori, degli amministratori di ciò che possediamo, ma la verità è che "tutto appartiene a Dio". Il re Davide, dopo aver raccolto risorse per il tempio, pregò: "Ogni cosa in cielo e sulla terra è tua... Tu ti innalzi sovrano sopra ogni cosa... Celebriamo il tuo nome glorioso". Non stiamo dando spontaneamente ciò che è nostro, ma semplicemente ciò che abbiamo ricevuto dalla Sua mano.
La parabola esorta a farsi "amicizie con le ricchezze ingiuste, affinché, quando esse verranno a mancare, vi ricevano nelle dimore eterne". Questo significa usare i beni e le opportunità che abbiamo in questa vita per la nostra eternità. Gesù ci ricorda che siamo tutti ricchi, secondo il metro biblico, e che dovremmo investire in un tesoro eterno, dove "le falene e la ruggine non consumano, e dove i ladri non sfondano e non rubano".
Inoltre, "chi è ingiusto nel poco, è ingiusto anche nel molto". Se siamo fedeli nell'amministrare ciò che Dio ci ha donato, Egli ci affiderà molto di più. Il vero punto non è l'accumulo, ma l'investimento per l'eternità. Dobbiamo render conto a Dio della nostra amministrazione, poiché i pochi anni su questa terra passeranno in fretta.
il fattore ingiusto - Luca 16 - Marco deFelice
Le Parabole del Regno e del Giudizio
La Parabola del Banchetto Nuziale (Matteo 22:1-14)
Questa parabola illustra il "regno dei cieli" simile a un re che preparò le nozze di suo figlio, un evento sociale di grande importanza. Inizialmente, gli invitati si rifiutarono di venire, mostrando indifferenza o ostilità, arrivando persino a oltraggiare e uccidere i servi del re. Questo comportamento scatenò l'ira del re, che esercitò il suo giudizio sui trasgressori.
Di fronte a questi rifiuti, il re estese l'invito in modo più ampio, mandando i suoi servi "agli incroci delle strade" a chiamare "chiunque troverete, cattivi e buoni". Questa fase della parabola è un'eloquente illustrazione della grazia di Dio, offerta a tutti. Tuttavia, quando il re entrò per vedere i commensali, trovò un uomo senza l'abito da nozze. Quest'uomo, pur essendo invitato, non si era preparato adeguatamente per l'occasione, simboleggiando coloro che sono indifferenti, antagonisti o non trasformati dal vangelo. La sua incapacità di giustificarsi portò alla sua esclusione.
La parabola si conclude con l'affermazione di Gesù: "Molti sono chiamati, ma pochi eletti", indicando il grande connubio tra le scelte umane e quelle divine.

Le Domande a Gesù: Doveri Terreni e Celesti
I capi religiosi dell'epoca cercarono spesso di cogliere Gesù in fallo con domande insidiose:
Il Tributo a Cesare e a Dio
I farisei e gli erodiani chiesero a Gesù se fosse lecito pagare il tributo a Cesare. Questo era un dilemma: dire di sì avrebbe significato negare la sovranità di Dio, dire di no avrebbe significato incitarli alla ribellione. Gesù, conoscendo la loro malizia, chiese di mostrare la moneta del tributo e domandò: "Di chi è questa immagine e questa iscrizione?". Essi risposero: "Di Cesare". Allora Gesù disse loro: "Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio". Con questa risposta, Gesù affermò la legittimità delle richieste del governo terreno e al contempo ribadì che, portando tutti noi l'immagine di Dio impressa, siamo debitori a Lui di tutto il nostro essere. Ogni cristiano ha una doppia cittadinanza: terrena e celeste.
La Resurrezione e la Potenza Divina
I sadducei, che negavano la resurrezione e l'esistenza degli angeli, posero a Gesù una domanda ipotetica e ridicola riguardo a una donna che aveva sposato sette fratelli. Gesù rispose: "Voi sbagliate, non comprendendo né le Scritture né la potenza di Dio". Spiegò che nella resurrezione non ci si sposa né si è dati in moglie, ma si sarà "in cielo come gli angeli di Dio". Dimostrò la realtà della resurrezione citando la Torah, gli unici libri che i sadducei accettavano come autorevoli, affermando che Dio è "il Dio di Abrahamo, il Dio d'Isacco e di Giacobbe", non il Dio dei morti, ma dei viventi.
Il Grande Comandamento
Un dottore della legge interrogò Gesù per metterlo alla prova, chiedendo: "Maestro, qual è il grande comandamento della legge?". Gesù rispose prontamente: "«Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutta la tua mente». Questo è il primo e il gran comandamento. E il secondo, simile a questo, è: «Ama il tuo prossimo come te stesso»". Su questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti, mostrando la sintesi delle aspettative morali di Dio verso l'uomo.
L'Identità del Cristo
Gesù, a sua volta, interrogò i farisei sulla loro opinione del Cristo: "Di chi è figlio?". Essi risposero "Di Davide". Gesù allora chiese: "Come mai dunque Davide, per lo Spirito, lo chiama Signore?". Questa domanda li mise in difficoltà, poiché il Messia è sia Figlio di Davide che Signore, rivelando la sua natura divina. Da quel giorno, nessuno osò più interrogarlo.
La Vigilanza e la Preparazione per il Ritorno del Signore
La Parabola dei Servi che Vegliano (Luca 12:35-40)
Questa parabola, rivolta ai discepoli, è un messaggio "riservato" a coloro che hanno già scelto di seguire Gesù. Egli esorta: "Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze". La prontezza implica la capacità di reagire immediatamente a uno stimolo. Avere "le vesti strette attorno ai fianchi" significa predisporsi al lavoro, poiché a quel tempo le lunghe tuniche venivano sollevate e strette con una cintura per non intralciare i movimenti; nel Nuovo Testamento, la cintura è sinonimo di verità (Efesini 6:14, 1 Pietro 1:13). Le "lampade accese" simboleggiano la nostra luce che deve risplendere davanti agli uomini (Matteo 5:16), affinché vedano le nostre opere buone e rendano gloria a Dio. L'olio nella lampada è figura dello Spirito Santo, essenziale per ogni attività spirituale.
I servi della parabola rimangono svegli e attenti. La cosa più inaspettata accade al ritorno del signore: "si stringerà le vesti ai fianchi - questa volta lui! -, li farà mettere a tavola e passerà a servirli". Questa azione riflette l'umiltà di Gesù nel lavare i piedi ai discepoli (Giovanni 13:3-4) e la promessa futura in Apocalisse 7:17, dove l'Agnello sarà il pastore che guiderà alle fonti delle acque della vita e "asciugherà ogni lacrima dai loro occhi". La parabola fornisce elementi per guidare i discepoli nell'attesa del Suo ritorno e della Sua chiamata attraverso la morte, ricordando che "Quelle cose che occhio non vide né orecchio udì, né mai entrarono in un cuore d’uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano" (1 Corinzi 2:9).

La Parabola delle Dieci Vergini (Matteo 25:1-13)
Questa parabola, strettamente connessa al discorso di Cristo sulla sua seconda venuta, sottolinea la necessità di essere sempre "apparecchiati", non solo confidando nella Sua giustizia, ma vivendo "sotto l'influenza santificante dello Spirito". Descrive una processione nuziale orientale, dove le dieci vergini attendevano lo sposo con le loro lampade. Cinque erano stolte e cinque avvedute. Le avvedute avevano preso olio di riserva nei vasi, prevedendo un possibile ritardo; le stolte no.
Il "tardare dello sposo" indica che la Sua seconda venuta potrebbe essere più lontana di quanto i discepoli si aspettassero. Durante questo ritardo, "tutte divennero sonnacchiose, e si addormentarono" a causa della stanchezza o, spiritualmente, a causa delle faccende terrene o di una possibile decadenza spirituale nella Chiesa. Tuttavia, mentre i falsi cristiani lasciano spegnere le loro lampade, i veri cristiani mantengono l'olio sacro della verità divina nel loro cuore. L'olio simboleggia "l'unzione dello Spirito Santo", la Sua grazia e influenza che si esercitano sui cuori rinnovati, una "fonte d'acqua saliente in vita eterna" (Giovanni 4:14).
A "mezzanotte", al grido "Ecco lo sposo, uscitegli incontro!", tutte le vergini si destarono per acconciare le loro lampade. In quel momento si manifestò la vera differenza: le lampade delle stolte si stavano spegnendo, e non avevano olio extra. Andando a comprarne, la processione passò e la porta della sala del convito fu chiusa, lasciandole fuori. Le vergini rappresentano i membri della Chiesa visibile, e la parabola insegna l'importanza della vigilanza unita alla preparazione spirituale attiva, cioè il possesso continuo della grazia dello Spirito Santo.

La Parabola dei Talenti (Matteo 25:14-30)
Questa parabola integra l'insegnamento precedente, indicando come "essere sempre pronti": dobbiamo lavorare continuamente nel servizio del Signore. Un nobile padrone di casa, prima di partire per l'estero, affidò ai suoi servitori un certo numero di talenti d'oro o d'argento, "secondo la sua capacità", affinché li facessero fruttare. Al suo ritorno, esaminò la condotta dei servitori e li ricompensò in proporzione alla diligenza dimostrata. Il servitore negligente, che per paura aveva nascosto il talento, fu rimproverato e gettato nelle "tenebre di fuori". Questa parabola insegna chiaramente il dovere di tutti i credenti di lavorare per l'avanzamento del regno di Cristo e la Sua gloria, promettendo una ricompensa ai servitori fedeli.

L'Ultimo Giudizio: La Rendicontazione Finale (Matteo 25:31-46)
Il discorso di Gesù sul giudizio culmina con la descrizione del Giudizio Finale. Sarà un evento in cui il Signore apparirà in gloria, circondato da schiere angeliche, e tutte le genti compariranno davanti al Suo tribunale. Avverrà una separazione dei giusti e dei malvagi, posti gli uni alla destra, gli altri alla sinistra del Giudice. Il giudizio sarà individuale, basato sulle opere di ciascuno, e l'intero universo darà il suo assenso alla giustizia della sentenza irrevocabile. Questo ci ricorda che ogni nostra azione e ogni servizio reso, o meno, avrà un peso in quel giorno finale.