San Bartolomeo, uno dei dodici apostoli di Gesù Cristo, è una figura venerata per la sua profonda fede e per il suo martirio. La tradizione lo identifica con Natanaele, menzionato nel Vangelo di Giovanni, e la sua storia è un potente esempio di come la chiamata divina si manifesti in modi inattesi, trasformando uno scettico in un fervente testimone.

Il Martirio di San Bartolomeo
La sua vita terrena si concluse con un'atroce sofferenza. È universalmente riconosciuto che San Bartolomeo fu scorticato vivo. Una vivida rappresentazione di questa tremenda tortura si trova nel Duomo di Milano, dove nell’ingresso laterale, alla porta di destra, c’è una statua, scolpita molto bene, che raffigura San Bartolomeo che tiene in mano la sua pelle, frutto di questa scorticazione.
Secondo altre fonti storiche, dopo l’Ascensione, l'apostolo viaggiò verso est e poi verso la Grande Armenia. Lì fu decapitato per aver convertito il re al cristianesimo, sigillando con il sangue la sua testimonianza di fede.
L'Incontro con Gesù: La Chiamata di Natanaele
Il Racconto Evangelico (Giovanni 1, 45-51)
Il racconto evangelico dell’incontro di Gesù con Natanaele, da sempre identificato con l'apostolo Bartolomeo, è attraversato e tenuto assieme da un "filo" sottile: il verbo "vedere". In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret».
Natanaèle, con un atteggiamento scettico, gli domandò: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo, senza esitazione, gli rispose con un invito diretto: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». Natanaèle, stupito da questa affermazione, gli domandò: «Come mi conosci?».
Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi». Natanaèle, colpito da questa conoscenza profonda, gli replicò: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». Gesù allora gli rispose: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».

Significato dell'Incontro: Fede, Esperienza e Lo Sguardo Divino
Lo Scetticismo Iniziale e la Normalità del Vangelo
Il quesito di Natanaele, «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?», non era solo un'obiezione geografica. Natanaele era uno studioso della Scrittura Santa e sapeva che la profezia di Michea annunciava che il Messia sarebbe nato a Betlemme. Dietro questa obiezione si celava anche lo scandalo della normalità: il Messia era atteso da Gerusalemme o da una grande città, non da una borgata insignificante. Questa normalità di Gesù, il "figlio del falegname", uomo simile a noi, è lo scandalo che la fede cristiana ha dovuto attraversare all’inizio e che, in qualche maniera, ancora oggi interpella. Il Vangelo, infatti, ci viene attraverso canali comunissimi e mezzi poveri, non necessariamente attraverso eventi troppo eccezionali o spettacolari.
"Vieni e Vedi": L'Invito all'Esperienza Personale di Fede
L'invito di Filippo, «Vieni e vedi», è la "cura" per lo scetticismo di Natanaele e rappresenta un insegnamento fondamentale. La fede nasce da un'esperienza viva, non dalla lettura di un libro o da connessioni virtuali. Essa ha bisogno di occhi, di gesti, di incontri veri, non virtuali. L’insistenza di Filippo, che si giustifica soltanto in un quadro di amicizia e di reciproca confidenza, ottiene la conversione del nuovo discepolo. Come Natanaele, tutti abbiamo bisogno di una esperienza viva di Gesù. Sebbene la vita cristiana inizi con l’invito da parte di uno o più testimoni, ciò che più conta è arrivare a una relazione personale con Gesù. Entrare nell'intimità di Gesù significa scoprirne il modo di vivere, vivendo con lui, cioè con gli uomini nostri fratelli. È soltanto nell'esperienza comunitaria, nell'interesse per il modo di vivere degli altri, nel fatto di rimanere e di solidarizzare con gli altri, che si acquista a poco a poco l'esperienza della fede. La fede non è un fatto cognitivo, ma affettivo, e si trasmette attraverso un vivere, attraverso la celebrazione dei Sacramenti e il convenire la domenica intorno all’altare.
L’incontro con Gesù
Lo Sguardo Onnisciente di Gesù e l'Autenticità del Cuore
Appena Bartolomeo entra nel raggio dello sguardo di Gesù, il Signore lo definisce un uomo retto: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità», cioè un uomo autentico, senza doppia faccia. Questa lode spinge il Signore ad aprire un dialogo che finisce con il conquistare il cuore del nuovo discepolo. Gesù conosceva la vita intima di Natanaele, forse una preghiera a Dio sotto l’albero di fichi, che nell'Antico Testamento è un'espressione che indica una situazione di tranquillità: «Ognuno sedeva sotto la sua vite e sotto il suo fico e nessuno incuteva loro timore» (1Mc 14, 12).
Gesù aveva visto Bartolomeo sotto l'albero di fichi in un momento critico e delicato della sua vita, dove quell'uomo tutto d'un pezzo si era manifestato tale anche in una situazione iperdelicata. La fede è proprio questo: sentirsi nello sguardo di Gesù che sa tutto di noi, che ci conosce intimamente, anche nelle nostre zone d'ombra. Sentirsi nel Suo sguardo e nel Suo pensiero, essere da Lui visti anche quando ci sentiamo abbandonati. Bartolomeo ha fatto tutto ciò che ha fatto perché è rimasto in quello sguardo, preso da chi lo conosceva interiormente, e non ha potuto che arrendersi, dicendo: «Rabbì, tu sei davvero il re d’Israele, tu sei davvero il Messia».
Il Paradosso della Fede: Credere per Vedere
Il cammino della fede non è un «provare per credere», ma occorre prima credere, per vedere bene, con occhi diversi, con gli occhi interiori. Scorrendo il Vangelo di Giovanni, ci si rende conto che il "vedere" è il verbo del "credere" e che, anzi, spesso i due verbi coincidono, come nel racconto del cieco nato: «io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi» (cfr Gv 9,32-41). O come nel resoconto della corsa al sepolcro la mattina di Pasqua: Pietro e il discepolo amato «vide, e credette» (cfr. Gv 20,1-9).
Come dice San Giovanni Crisostomo, dalle sue Omelie sulla prima lettera ai Corinzi, la croce ha esercitato la sua forza di attrazione su tutta la terra servendosi non di mezzi umanamente imponenti, ma dell'apporto di uomini "poco dotati". La dottrina della croce ha cambiato gli illetterati in dotti. Dai mezzi usati da Dio si vede come la stoltezza di Dio sia più ampia e più saggia della sapienza degli uomini, e come la sua debolezza sia più forte della fortezza umana. La croce si è affermata su tutto l'universo e ha attirato a sé tutti gli uomini, dimostrando che «ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1 Cor 1, 25). Dodici poveri uomini, ignoranti, che avevano passato la loro vita sui laghi e sui fiumi, spaventosi e pusillanimi, hanno potuto intraprendere una simile opera contro il mondo intero, grazie alla grazia di Dio.
La Promessa e la Speranza Celeste
La promessa di Gesù a Natanaele: «Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo», si ricollega alla visione della Gerusalemme Celeste. L'angelo trasportò in spirito l'evangelista su di un monte grande e alto, e gli mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. È cinta da grandi e alte mura con dodici porte, sopra le quali stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d'Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Questa visione è la pienezza della salvezza, l'accesso diretto alla comunione con Dio, una realtà che San Bartolomeo, attraverso il suo martirio e la sua fede incondizionata, ha pienamente abbracciato.
Confermaci nella fede, Signore, perché aderiamo a Cristo, tuo Figlio, con l’entusiasmo sincero di san Bartolomeo apostolo, e, per sua intercessione, fa’ che la tua Chiesa si riveli al mondo come sacramento di salvezza. Fa’ che, con san Bartolomeo, possiamo sempre proclamare la nostra fede in Gesù tuo Figlio nel cui nome siamo incamminati verso la santa Gerusalemme.
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