Papa Francesco: Tra Ricovero al Gemelli e il Magistero di Casa Santa Marta

Nell'attuale periodo di riflessione sul pontificato di Francesco, non si può prescindere dal "cantiere" di Casa Santa Marta, luogo dove il magistero del Papa ha posto le sue prime pietre e ha assunto una forma distintiva. Le omelie tenute nella cappella di Casa Santa Marta, dal marzo 2013 al maggio 2020, rivelano una prima espressione delle tematiche più care a Papa Bergoglio, successivamente sviluppate in discorsi e documenti ufficiali. In quel contesto "parrocchiale", Francesco ha iniziato a farsi conoscere a fondo nel suo stile di pastore, un "parroco" del mondo senza distanze, che celebrava la Messa più volte a settimana davanti a gente comune, concludendo sempre con un saluto e una stretta di mano.

Il Ricovero al Policlinico Gemelli e l'Immagine "Sindonico"

In un momento più recente, un attento osservatore della Curia romana ha definito Papa Francesco "sindonico" per la sua apparizione nella prima immagine pubblicata dopo poco più di un mese dall’inizio del suo ricovero al Policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale, avvenuto il 14 febbraio. In questa fotografia, diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede, Bergoglio è ritratto in preghiera nella cappella dell’appartamento riservato ai pontefici al decimo piano del Gemelli. Il Papa è avvolto da un paio di lenzuola bianche - da qui la definizione “sindonico” - che cercano, in modo abbastanza grossolano, di simulare un camice indossato dai celebranti sotto i paramenti. Sopra, indossa una stola viola, colore liturgico del tempo quaresimale, posizionata al contrario (la cucitura è rivolta verso l’alto e non verso il basso), un dettaglio che suggerisce come chi lo abbia vestito non fosse un sacerdote.

Nonostante la prognosi riservata sia stata sciolta, il Papa, a detta dei medici, non è ancora guarito dalla polmonite bilaterale e non è fuori pericolo, sebbene non nell’imminenza. Non è chiaro se e quando potrà essere dimesso per tornare a Casa Santa Marta. Un audio papale di 27 secondi, trasmesso il 6 marzo per ringraziare i fedeli che ogni sera si ritrovano in Piazza San Pietro a pregare per la sua salute, ha mostrato una voce sofferta che, anziché rassicurare, ha generato sconforto. Nella foto, Bergoglio è ritratto di spalle e di lato, con il volto visibile solo dalla parte destra. Ha la barba fatta e i capelli disordinati, come qualsiasi malato ospedalizzato. Seduto sulla sua sedia a rotelle, come la notte di Natale del 24 dicembre 2024, quando ha aperto la Porta Santa della Basilica Vaticana per il Giubileo della speranza, i suoi occhi sono socchiusi e la testa è chinata in preghiera, un'immagine di un malato qualunque, senza alcun segno di potere.

Foto di Papa Francesco in preghiera al Policlinico Gemelli, avvolto da lenzuola bianche e con stola viola

Nella cappella del Gemelli, solo la mensa in legno, il tabernacolo mobile e il porta lumino rosso accanto sono rimasti invariati dall’epoca di San Giovanni Paolo II. Sulla parete di sinistra, al posto della Madonna Nera di Częstochowa, è ora presente un quadro con l’immagine di Gesù Misericordioso. Su entrambe le pareti ci sono le quattordici stazioni della Via Crucis, sette per ogni lato. La finestra alle spalle dell’altare è stata coperta con un ampio pannello su cui è fissato un crocifisso. Sulla mensa, tutto è nuovo: la tovaglia, le due candele, il piccolo crocifisso, il leggio e il messale. Si intravede un bicchiere di vetro, riempito a metà d'acqua, con una cannuccia, un piccolo dettaglio che rivela come la deglutizione dell’augusto paziente non sia ancora facile. La Sala Stampa ha spiegato che la fotografia è stata scattata durante la consueta concelebrazione della messa domenicale al Gemelli, ma l’assenza di patena, calice e ampolline sull'altare indica che la celebrazione eucaristica era già terminata e il Papa era rimasto a pregare in silenzio. Francesco non presenta naselli per l’ossigeno né altri sondini, ma l’immagine comunica una profonda debolezza, ritraendo un uomo fortemente provato dalla malattia.

Confronto con San Giovanni Paolo II

L’immagine di Bergoglio contrasta nettamente con quella di Wojtyla, scattata nello stesso luogo esattamente venti anni prima, poco meno di un mese prima della sua morte. Il Papa polacco concelebrava la messa presieduta dal suo segretario particolare, l’allora arcivescovo Stanisław Dziwisz, insieme al suo segretario in seconda, monsignor Mieczysław Mokrzycki. Wojtyla, sulla poltrona papale ben camuffata da sedia a rotelle, indossava una casula rosa, paramento della quarta domenica di Quaresima, e un camice. Era circondato dai suoi segretari, dalle suore, dall'archiatra pontificio Renato Buzzonetti, dai medici e dalle suore infermiere. Francesco, invece, nella foto è solo. Questa solitudine, tipicamente gesuitica, è una contraddizione con lo stile di Bergoglio, che ha sempre vissuto in mezzo alla gente a Casa Santa Marta, evitando bagni di folla lunghi e intensi. È stata percepita come una svolta inaspettata del pontificato.

Casa Santa Marta: Il "Cantiere" del Magistero Papale

È del tutto coerente con il Pastore che desidera avere lo stesso odore delle sue pecore il fatto che la stagione delle liturgie mattutine a Casa Santa Marta si sia aperta in sordina, invitando categorie meno in vista. Il 22 marzo 2013, all'alba su Roma, furono i giardinieri e i netturbini del Vaticano a riempire la cappella per ascoltare la prima omelia di Francesco. Nei giorni successivi, furono i dipendenti della serra, le suore e altre maestranze della Santa Sede, fino a ospitare una moltitudine di fedeli delle parrocchie romane. Quella che inizialmente sembrava una Messa estemporanea è diventata un appuntamento fisso per centinaia di persone "normali", che mai avrebbero immaginato di trovarsi a tu per tu con il Papa.

Disegno della cappella di Casa Santa Marta con fedeli

Temi Chiave delle Omelie

Già nelle primissime settimane dopo l'elezione, fiorirono concetti e parole che avrebbero segnato l'insegnamento del Papa, come "Dio che non ha la bacchetta magica", "Gesù che non esclude nessuno", la "Chiesa che non è una baby sitter né una ong", lo "Spirito che non si addomestica" e la "fede che non è una truffa". Egli criticava i pastori "carrieristi" che talvolta "diventano lupi" e i cristiani "malinconici", invitando invece alla gioia e alla capacità di fare festa. Il suo Vangelo “secondo Francesco” è accessibile, vivido e immediato, capace di provocare il pensiero e toccare il cuore. Le sue omelie, sempre brevi e dirette, innestano il Vangelo nella vita quotidiana, spiegando come incarnare la Parola nelle piccole cose, spesso con metafore tratte da vicissitudini concrete. Questo stile riflette la sua esperienza di pastore che conosce bene la cura del gregge, avendo vissuto a stretto contatto con la gente a Buenos Aires, condividendo persino i mezzi di trasporto pubblici.

Ad esempio, il 18 aprile 2013 spiegò che la fede cristiana è credere realmente in tre Persone, in un Dio uno e trino, non indefinito e diffuso. Nel giugno dello stesso anno, sottolineando l'importanza dell'umiltà, affermò che senza di essa non si può "pretendere di annunciare Cristo o essere suoi testimoni", un principio valido anche per i sacerdoti, poiché il dono della grazia di Dio è "un tesoro da custodire in vasi di creta" e nessuno può appropriarsene per il proprio curriculum.

L'Identikit del Cristiano e la Gioia Evangelica

Nelle sue omelie, Papa Bergoglio ha spesso tracciato l'identikit del cristiano: un credente che si muove lungo un cammino "aperto agli altri", rifiutando il "sentirsi importanti" per il solo fatto di essere cristiani. Il modello è Gesù, che spiegava le cose affinché la gente capisse bene e "viveva quello che predicava", in opposizione all'atteggiamento clericalistico del "prete-principe" che dice una cosa e ne fa un'altra.

Francesco ha spesso sottolineato che "un cristiano senza gioia non porta frutto". Afferma che la Parola di Dio non si vergogna della festa, e come nella storia di Davide e del popolo d'Israele in festa per il ritorno dell’Arca dell’Alleanza, anche noi proviamo gioia "quando siamo con il Signore". Tuttavia, esiste chi si vergogna di questa gioia, come la moglie di Davide, Mical, un disprezzo per la religiosità genuina e la spontaneità. Il Papa avverte che quando manca la gioia nel cuore, non c'è fecondità: "La Chiesa non andrà avanti, il Vangelo non andrà avanti con evangelizzatori noiosi, amareggiati. No. Soltanto andrà avanti con evangelizzatori gioiosi, pieni di vita. La gioia nel ricevere la Parola di Dio, la gioia di essere cristiani, la gioia di andare avanti, la capacità di fare festa senza vergognarsi e non essere come questa signora, Mical, cristiani formali, cristiani prigionieri delle formalità”.

Misericordia, Preghiera e Contro i Pettegolezzi

Il tema della misericordia, fulcro del Giubileo, risuona frequentemente a Santa Marta. Francesco ha affermato che "Dio perdona tutto, altrimenti il mondo non esisterebbe" (dicembre 2015), e che "Gesù spreca misericordia per tutti" (2017). La preghiera è definita il vero motore della vita della Chiesa, con l'invito a pregare senza mai stancarsi, essendo "invadenti" (2018). Un altro tema ricorrente è quello dei pettegolezzi, che seminano invidia, gelosia e bramosia di potere. Il Pontefice li definisce "criminali" perché "uccidono Dio e il prossimo".

I confini della Cappella si estendono idealmente a quelli del Pianeta, con Francesco che ha spesso richiamato l'urgenza della pace, definendola "un lavoro di tutti i giorni". Ha ricordato Noè e il ramoscello d'ulivo come "il segno di quello che Dio voleva", un valore forte che l'umanità accetta "con debolezza". Avverte della tentazione della guerra che si annida nello "spirito di Caino" e del diavolo come "truffatore" e "Grande Bugiardo", con il quale è vietato "dialogare". La corruzione, definita "pane sporco" e "furbizia" che alimenta la mondanità, è un altro nemico spesso denunciato.

Il Vangelo del Figlio Prodigo e il Senso di Orfanezza

Nell’omelia, Francesco ha commentato il Vangelo del figlio prodigo e del padre misericordioso (Lc 15, 1-3). Gesù propone questa parabola in un contesto in cui pubblicani e peccatori si avvicinavano per ascoltarlo, mentre i farisei e gli scribi mormoravano, criticando Gesù che "accoglie i peccatori e mangia con loro". I peccatori sentono il bisogno di salvezza e vedono in Gesù un pastore, mentre i dottori della legge si sentono sufficienti e disprezzano i peccatori.

Nella parabola, il figlio più giovane chiede la sua parte di beni e parte, e il padre lo lascia andare, soffrendo in silenzio. Il padre sa aspettare i tempi dei figli e "fare lo scemo" davanti alle loro mancanze. Quando il figlio torna in sé e decide di tornare, il padre lo vede da lontano e lo aspetta. Il figlio maggiore, invece, si indigna, sentendo disprezzo e non capendo cosa significhi vivere in una relazione d'amore con il padre. Per il padre, il figlio maggiore viveva a casa come in un albergo, senza sentire quella paternità. Il padre non rimprovera il figlio tornato, ma lo bacia e gli fa festa. Al figlio maggiore, invece, deve spiegare, perché aveva il cuore "blindato" dalle sue concezioni. Il Papa ha ricordato un sacerdote che pregava affinché un giovane troppo sicuro di sé peccasse, così da avere bisogno di chiedere perdono e trovare il Padre. Questa parabola è la risposta di Gesù a chi lo criticava per frequentare i peccatori, e rimane un monito anche per coloro che oggi, persino all'interno della Chiesa, criticano chi si avvicina ai bisognosi.

Illustrazione del figlio prodigo che torna a casa, abbracciato dal padre

In un altro congedo dai discepoli (Gv 14,15-21), Gesù promette: «Non vi lascerò orfani». Il Papa ha spesso richiamato questo "grande sentimento di orfanezza" presente nel mondo, dove molti hanno tante cose ma "manca il Padre". Questa mancanza si ripete nella storia e nei miti antichi, mostrando una costante ricerca del Padre. Gesù promette: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito», che insegnerà e ricorderà l'accesso al Padre. Lo Spirito Santo non viene per "farsi i suoi clienti", ma per segnalare l'accesso al Padre, che Gesù ha aperto. Non esiste una spiritualità del Figlio o dello Spirito Santo da soli: il centro è il Padre. Solo con la coscienza di figli non orfani si può vivere in pace. Le guerre, grandi o piccole, hanno sempre una dimensione di orfanezza, mancando il Padre che porta la pace. Per questo, Pietro invita la comunità cristiana a rispondere con dolcezza, rispetto e retta coscienza a chi chiede ragione della fede. Lo Spirito Santo insegna la mitezza dei figli del Padre, non l'insulto, che è una conseguenza dell'orfanezza e della perdita della fratellanza. Chiediamo allo Spirito Santo di ricordarci sempre l'accesso al Padre, affinché questa civiltà ritrovi il Padre, che dà senso a tutta la vita e rende gli uomini una famiglia.

La Messa a Santa Marta nell'Era COVID-19

Il 9 marzo 2020 segna un momento cruciale del pontificato: per volere di Francesco, i media vaticani iniziarono a trasmettere in diretta la Messa delle 7 celebrata da Casa Santa Marta. Questa "luce rossa accesa sul Papa" divenne una luce accesa sul Vangelo, consolando un mondo smarrito e impaurito dall'epidemia di Covid-19, che in Italia causava quasi mille morti al giorno. Francesco, consapevole dei sentimenti di smarrimento e della "barca colpita dalla tempesta" che mise in allarme i discepoli, come ricordò nel momento straordinario di preghiera in Piazza San Pietro del 27 marzo, ha offerto un conforto a un'umanità "tutta fragile e disorientata, ma nello stesso tempo importante e necessaria, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda".

Coronavirus, il Papa prega per i defunti 'anonimi' vittime della pandemia

Intenzioni di Preghiera e l'Abbraccio all'Umanità Sofferente

La consuetudine delle Messe mattutine, prima riservata a gruppi circoscritti, divenne un momento pubblico. In diretta televisiva, il Papa mostrava il senso di questa scelta: "In questi giorni offrirò la Messa per gli ammalati di questa epidemia di coronavirus, per i medici, gli infermieri, i volontari che aiutano tanto, i familiari, per gli anziani che stanno nelle case di riposo, per i carcerati che sono rinchiusi". Con queste parole, Francesco abbracciò le piaghe dell'umanità sgomenta e paralizzata, facendo sentire "guardato" chi soffriva in solitudine. L'appuntamento mattutino divenne un momento di preghiera e adorazione attraverso lo schermo, con un'eco incredibile che raggiunse anche la Cina.

Ogni giorno, il cuore di Francesco accoglieva i volti e le storie delle persone travolte dalla pandemia. Il 10 marzo, il suo pensiero andò ai sacerdoti "perché abbiano il coraggio di uscire e andare dagli ammalati". Il 14 marzo, pregò per le famiglie con bambini a casa a causa della chiusura delle scuole, affinché gestissero la situazione con pace e gioia, in modo speciale per quelle con persone disabili. Non dimenticò le vittime di violenza domestica, i lavoratori essenziali (farmacie, supermercati, trasporti, polizia), gli operatori sanitari morti, chi seppelliva i defunti, e chi puliva ospedali e strade. Un posto speciale nelle sue intenzioni era riservato agli anziani soli e ai carcerati, denunciando il sovraffollamento delle prigioni e comprendendo la sofferenza dei detenuti e delle loro famiglie.

Con il passare dei mesi, affiorò la preoccupazione per chi aveva perso il lavoro e cominciava a sentire la fame, vittime della "pandemia sociale" che si affidavano agli usurai, o per i senzatetto abbandonati. Rivolse un pensiero al Vecchio continente, auspicando "un'unità fraterna" sognata dai padri fondatori dell'Unione Europea. Ricordò anche chi lavorava nei media, le donne in attesa, gli insegnanti educatori a distanza, le vittime sepolte in fosse comuni senza nome, e gli artisti "che per mezzo della strada della bellezza ci indicano la strada da seguire". Il 18 maggio, dopo oltre due mesi, Francesco concluse la Messa in diretta TV, in coincidenza con la ripresa delle celebrazioni in presenza. Le omelie di Santa Marta, con il loro patrimonio di parole, gesti e silenzi di adorazione, rimarranno nella storia del pontificato e della Chiesa, ribadendo che "l’ideale della Chiesa è sempre con il popolo e con i Sacramenti".

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