L'arte bizantina, una manifestazione artistica che ha origine nell'Impero Bizantino, si sviluppò indicativamente tra il IV e il XV secolo. La sua nascita è legata alla fondazione di Costantinopoli da parte dell'imperatore Costantino nel 330 d.C., che la ribattezzò Nova Roma, trasferendovi la capitale dell'Impero Romano d'Oriente. Questo evento segnò l'inizio di una civiltà e di un'arte che durarono più di un millennio, terminando con la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi nel 1453.
Inizialmente, l'architettura bizantina non si differenziava molto dall'architettura romana, ma si arricchì presto di elementi orientali e dell'arte dei regni ellenistici, unendo queste influenze per creare un linguaggio originale. La fase artistica più fiorente corrisponde agli anni dell'imperatore Giustiniano (527-565 d.C.), che giocò un ruolo cruciale nello sviluppo dell'arte bizantina attraverso la sua politica di espansione e il suo ambizioso programma di costruzioni. L'arte bizantina acquistò caratteri più precisi e definiti con il suo regno, abbellendo non solo le città orientali, ma anche quelle italiane, come Ravenna.
L'arte bizantina si caratterizza per la ricchezza dei dettagli, l'uso di colori vivaci e un forte legame con la religione cristiana. Dovendo rappresentare figure sacre come Gesù, la Madonna, gli Apostoli, gli angeli e i santi, l'arte bizantina decise di raffigurarli con un disegno piatto e una forte tendenza all'astrazione, mantenendo la spiritualità dei personaggi e ricordando ai fedeli che vivevano in una dimensione celeste ed eterna.
L'Architettura delle Chiese Bizantine: Tipologie e Strutture
Gli edifici dell'arte bizantina erano spesso di proporzioni colossali, con un gusto per la decorazione raffinata. L'architettura bizantina è caratterizzata dall'uso di cupole, archi e volte. Una caratteristica distintiva è l'uso del pennacchio, un pezzo triangolare di pietra o mattone che sostiene il peso di una cupola, contribuendo a creare il caratteristico stile bizantino.

Le Tipologie Iniziali: Basilica e Martyrion
Due tipi di chiesa erano previsti nell'arte bizantina:
- La basilica a struttura ipostila, solitamente a tre navate, come la Basilica di S. Giovanni in Studio a Costantinopoli, ma raramente anche a cinque, come S. Demetrio a Salonicco. Queste si ispiravano nella pianta longitudinale alle basiliche della Roma antica.
- Il martyrion, nato dal culto dei martiri di cui si venerava il sepolcro, era a pianta centrale (come il martyrion di S. Babila ad Antiochia), cruciforme (come la chiesa di S. Lorenzo a Milano) o a raggiera. Questi edifici non solo servivano a scopi funzionali, ma erano anche riccamente decorati con mosaici e affreschi che narravano storie bibliche o rappresentavano simboli cristiani.
L'Evoluzione della Struttura: Iconostasi e Croce Iscritta
In epoca giustinianea, comparve anche un muro che aveva la funzione di dividere il luogo di culto dalle navate, chiamato iconostasi, in quanto ricoperto di icone. Questo divenne poi un elemento tipico della successiva architettura bizantina.
Nell’epoca iconoclasta (iniziata nel 726 d.C. con l'imperatore Leone III), la struttura della basilica si fuse con quella del martyrion, formando il nuovo tipo di chiesa, detto a croce iscritta o greca. La sua struttura era a croce centrale con cinque cupole: una grande nel mezzo e quattro piccole a ogni braccio della croce. Il richiamo al tema della croce aveva naturalmente un significato simbolico e religioso.
Le chiese terminavano poi solitamente con tre absidi: quella centrale ospitava l'altare, mentre le due laterali erano camere per usi liturgici, dette protesi e diaconico. All'incrocio dei bracci della croce trovava posto una cupola semisferica, spesso circondata da altre cupole più piccole.
Esempi Architettonici Bizantini
Santa Sofia a Costantinopoli
Simbolo dell'architettura bizantina ed edificio unico nella storia dell'arte è la chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli, dedicata alla Sapienza Divina (sophìa in greco). Costruita in forme grandiose dall'imperatore Giustiniano in soli cinque anni (532-537 d.C.) da Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto, presenta tre navate con gallerie al piano superiore. Al centro, le navate si raccolgono a formare un quadrato sormontato da una cupola che si eleva a ben 55 m dal suolo, scaricando il proprio peso su una serie di cupole più piccole circostanti. La cupola, talmente luminosa e leggera, pareva "sospesa in un cielo d'oro". La decorazione interna era ricca e accurata, con pareti coperte da lastre di marmo e volte da mosaici d'oro.

Ravenna: Capitale dell'Arte Bizantina in Italia
In Italia, i maggiori esempi di arte bizantina si trovano a Ravenna, che, dopo essere stata capitale dell'Impero Romano d'Occidente e residenza dei re Ostrogoti, fu riconquistata dai Bizantini e divenne capitale dei domini orientali in Italia nel 584 d.C. La struttura fortemente accentrata di Santa Sofia ebbe molto successo nell'architettura bizantina e fu utilizzata anche nella splendida Basilica di San Vitale a Ravenna.
San Vitale (527-547 d.C.) ha una struttura accentrata ottagonale con nicchie semicircolari. L'interno è completamente decorato con mosaici dorati e figure sacre, che creano un'atmosfera mistica. Tra le opere più celebri si annoverano il Cristo Pantocratore (che siede su un globo azzurro, simbolo del dominio universale), i famosi pannelli a mosaico dell'imperatore Giustiniano con i membri della sua corte e dell'imperatrice Teodora con le donne del suo seguito. L'architettura interna presenta pulvini e una transenna a traforo, dove sono usate con maestria le tecniche del traforo, del bassorilievo e dell'intaglio.
Sempre nello stesso periodo venne costruita a Ravenna la Basilica di Sant'Apollinare in Classe. Questa basilica a tre navate si ispira nella pianta longitudinale alle basiliche della Roma antica, ma presenta elementi tipici bizantini come la struttura muraria fatta da sottili mattoni con larghi strati di malta, i due piccoli ambienti a lato dell'abside riservati a usi liturgici e lo splendido mosaico absidale con una figurazione simbolica della Trasfigurazione, dove Sant’Apollinare è raffigurato con le braccia aperte tra pecore simboliche.
La Basilica di Sant'Apollinare Nuovo, costruita da Teodorico e poi adattata alla liturgia bizantina sotto Giustiniano, presenta lungo le pareti della navata lo sfavillante Corteo delle Vergini e dei Santi, che si muovono verso Cristo e la Vergine. Le figure non sono rappresentate come creature terrene, ma come esseri del Paradiso, senza volume e senza peso, con un'impostazione frontale, immobilità e preziosità delle vesti che conferiscono loro un'impressione di regalità.

La Scultura Bizantina
La scultura bizantina non è molto conosciuta, ma è comunque importante. I sarcofagi, nei quali si scorgeva la tradizione romana, erano le principali opere, ma questa tradizione andò via via scomparendo, lasciando spazio al principale carattere mistico dell’arte bizantina. Le fattezze dei personaggi scolpiti sono ritratte realisticamente, ma il corpo risulta essere più alto del dovuto e le figure hanno un atteggiamento statico e sono disposte in gruppi serrati (come nella base dell’obelisco di Teodosio nell’ippodromo di Costantinopoli).
Nell'epoca iconoclasta si preferì il mosaico alla scultura a tutto tondo che, per via del suo carattere profano, venne esclusa dalla decorazione delle basiliche. La scultura si fece però conoscere attraverso i capitelli delle colonne delle chiese, scolpiti con estrema raffinatezza, come quelli di San Vitale a Ravenna o dei Santi Sergio e Bacco a Costantinopoli. Essi erano caratterizzati anche dalla presenza del pulvino: un tronco di piramide rovesciato, inserito fra l'arco e il capitello, con lo scopo di dare maggiore slancio verticale alla colonna.
La scultura monumentale non ebbe grande diffusione, ma furono molto importanti la decorazione scultorea in architettura e i rilievi in avorio o in materiali preziosi. L'avorio, materiale raro e prezioso, fu abbondantemente utilizzato dagli artisti bizantini, soprattutto nel V e VI secolo, per cofanetti, scatolette, pettini, porte, troni e molti oggetti relativi al culto cristiano.
Pittura e Mosaico Bizantino: Espressione della Spiritualità
Grazie alla pittura e al mosaico si può afferrare pienamente il carattere dell’arte bizantina. Il mosaico, all’apogeo della cultura bizantina, costituì la sua pittura monumentale, essendo la maggiore espressione della spiritualità. In un’epoca nella quale la pittura doveva strettamente sottostare ai canoni, in quanto strumento educativo, il mosaico raggiunse la perfezione, come si può vedere nei mosaici di San Vitale a Ravenna, dove si riscontra una forte influenza della scuola di Costantinopoli, pur con elementi paleocristiani italiani.
Per quanto riguarda la pittura, sono presenti affreschi, come nella chiesetta di Castelseprio. Nel periodo iconoclasta ci fu una frattura, e a Costantinopoli venne meno la tradizione iconografica, ottenendo un influsso orientale. Tale influsso si riscontra nella staticità e nell’irrealtà dei soggetti, severamente allineati. Gli scrupoli dottrinali arrivarono addirittura a stabilire i soggetti da ritrarre e la loro posizione sulle mura della chiesa:
- Nella cupola, la "zona" per eccellenza, era riservato il Cristo Pantocratore ("dominatore di tutto l'Universo").
- Nell’abside principale, vicino all'altare, veniva raffigurata la Vergine col Bambino con accanto gli Arcangeli a mo' di guardiani.
- Le volte spettavano agli Apostoli, ai Patriarchi e ai Santi.
- Gli altri spazi erano utilizzati per raccontare la storia della vita di Gesù, mentre sulla facciata interna veniva raffigurato il temibile giorno del Giudizio Universale.
Questa gerarchia fu rigorosamente rispettata nelle chiese più importanti dipinte tra l'XI e il XII secolo, come il monastero della Nèa Monì a Chio, quello di Santa Sofia a Kiev e la chiesa di Daphni presso Atene.
Oltre al mosaico, gli artisti bizantini furono insuperabili nella realizzazione delle icone. Il termine "icona" nell'arte bizantina designa specificamente tutti i dipinti a soggetto religioso eseguiti su tavola. La pittura delle icone veniva realizzata su una tavola di legno ricoperta da un sottile strato di gesso; l'artista, dopo aver eseguito il disegno a incisione, stendeva i colori a tempera (pigmenti sciolti in acqua con l'aggiunta di uovo, gomma o colla) o a cera.
La funzione delle icone era educativa, per insegnare la storia della salvezza di Gesù e dei santi a un pubblico in gran parte analfabeta, o devozionale, offrendo un'immagine da venerare per la preghiera. Nell'epoca dei Paleologi (XIV-XV secolo), le icone portatili (dipinte e a mosaico) erano molto diffuse. Uno dei più importanti pittori di icone di questo periodo fu l'artista russo Andrej Rublëv.