Dalle Origini al Soglio Pontificio: La Vita di Gioacchino Pecci
Gioacchino Pecci nacque il 2 marzo 1810 a Carpineto Romano da Ludovico Pecci e Anna Prosperi Buzzi. La famiglia apparteneva alla piccola nobiltà rurale. Già in gioventù, Gioacchino Pecci si segnalò quale ragazzo dotato con una particolare predilezione per lo studio della lingua latina.
La sua formazione per il servizio diplomatico e amministrativo pontificio presso l'Accademia dei Nobili a Roma occupò Vincenzo Gioacchino Pecci dal 1832 al 1837, anno in cui egli fu ordinato presbitero. Già nel 1838 fu inviato quale delegato papale a Benevento, città appartenente allo Stato pontificio. In seguito, con la stessa funzione, fu mandato a Perugia.
Dopo essere stato inviato nel 1843 quale nunzio in Belgio, fu nominato arcivescovo di Perugia. Nella città umbra Pecci restò dal 1846 al 1877, ossia per più di trent'anni, si dice perché fosse considerato un ribelle dal potente Cardinale Segretario di Stato Giacomo Antonelli. In questi anni, nonostante i difficili rapporti col nuovo stato italiano, realizzò nel territorio diocesano oltre cinquanta chiese (dette chiese Leonine) e altri edifici. Fu fatto cardinale nel concistoro del 19 dicembre 1853 e successivamente Camerlengo del collegio cardinalizio, dopo la morte del cardinal segretario di Stato Antonelli.

Un Pontificato Segnato dalla Fragilità e da un'Incredibile Durata
La Salute Precari e le Previsioni Smentite
L'incoronazione di Leone XIII ebbe luogo nella Cappella Sistina il 3 marzo 1878. La sua salute cagionevole lasciava presagire un pontificato di transizione. In quell'occasione qualcuno aveva suggerito: "Dovrete far presto un nuovo conclave". Il suo pontificato, tuttavia, durò ben 25 anni, nonostante che alla sua elezione egli apparisse già vecchio, stanco, malaticcio.
Abitudini Sobrie e Lucidità Mentale in Tarda Età
Il suo metodo di vita era molto semplice: dormiva pochissimo, era parco di cibi e amante delle passeggiate in giardino. Oltre alle passeggiate, nel mite autunno romano si dilettava uccellando al roccolo fatto piantare appositamente nei giardini del Vaticano, ma, quando riusciva a prendere gli uccelli che cadevano nelle reti, li accarezzava e quindi li rimetteva in libertà.
Il suo regime nutritivo era modestissimo: qualche tazzina di brodo ristretto, molti tuorli d'uovo con un po' di marsala, un'ala di pollo al mattino, appena un mezzo petto alla sera. In tutto il giorno due dita di vino di Bordeaux, del più vecchio e del più generoso fornitogli dai conventi locali. La sua memoria era molto sviluppata: non solo ricordava tutti i più piccoli incidenti della sua vita giovanile e dell'adolescenza, ma anche le letture fatte sia di recente che nel più lontano passato. Fu un dantista appassionato ed era un lettore assiduo di giornali. Fu il primo pontefice a essere ripreso da una cinepresa.

Nelle insonnie della sua tarda età a volte formava nella mente un distico latino. Egli allora scendeva dal letto, si accostava al tavolo, senza rumore per non svegliare il suo fidato cameriere Pio Centra che dormiva in anticamera, e al fioco lume della lampada da notte scriveva i versi che aveva pensato. Lo coglievano talvolta dei raffreddori che poi, al divenire di dominio pubblico, erano scambiati per reali malattie. Non voleva saperne di stufe e caloriferi, voleva soltanto il braciere ciociaro in mezzo alla camera.
Gli Ultimi Giorni: Governare dalla Fragilità
La storia ricorderà a lungo la lotta che il pontefice sostenne con la morte, quantunque tutti prevedessero che in causa della tarda, eccezionale età egli non potesse giacere a lungo malato. Dal 5 luglio i fedeli s'attendevano ogni mattina l'annuncio del decesso.
I romani accorrevano in piazza San Pietro per osservare la finestra della camera da letto e trarre oroscopi dalla durata del tempo che rimaneva aperta per il cambio d'aria, ma ognuno apprendeva tosto con lieto stupore che l'illustre infermo aveva ricevuto i suoi cardinali, s'era occupato delle faccende relative al governo della chiesa, era passato dal letto su la poltrona e persino aveva all'indomani dell'estrema unzione corretto le bozze della sua ultima poesia in latino. Questo dimostra la sua incredibile lucidità e dedizione, nonostante le gravi condizioni fisiche.
Papa Leone XIII nel più antico filmato di un pontefice.
L'Eredità Intellettuale e Sociale di Leone XIII
Il pontificato di Leone XIII s'inserì in un'epoca di progressiva laicizzazione della società. Tale circostanza comportò una serie di tensioni fra il Vaticano e vari governi. Papa Leone XIII seppe fare opera di mediazione tra le istanze legate alla modernità e la posizione intransigente presa dal suo predecessore papa Pio IX. In Germania, invece, con una serie di concessioni a Bismarck, Leone XIII seppe (opponendosi anche al Partito cattolico tedesco, la Zentrumspartei) porre termine al Kulturkampf. Pure in Francia invitò i cattolici al rappacificamento con la Terza Repubblica, malgrado quest'ultima, governata da maggioranze in prevalenza radicali e anticlericali, avviasse un programma di progressiva secolarizzazione delle istituzioni, a iniziare dal settore scolastico. Ciò suscitò in Francia il malcontento dei settori cattolici più conservatori. Maggior successo ebbe la politica del Pontefice nelle controversie aperte con la Svizzera e con i Paesi dell'America latina. Vi furono i primi contatti con gli USA e con la Russia e pure le relazioni con il Regno Unito e la Spagna migliorarono.
Ricordato nella storia dei papi dell'epoca moderna come il pontefice che ritenne che fra i compiti della Chiesa rientrasse anche l'attività pastorale in campo socio-politico, Leone XIII trovò ispirazione per la sua opera di rinnovamento della Chiesa nel pensiero di Tommaso d'Aquino. Se con lui non si ebbe la promulgazione di ulteriori dogmi dopo quello dell'infallibilità papale, solennemente proclamato da papa Pio IX durante il Concilio Vaticano I, egli viene tuttavia ricordato quale primo papa delle encicliche.
La sua enciclica più famosa fu la Rerum Novarum (pubblicata nel 1891), con la quale si realizzò una svolta nella Chiesa cattolica, ormai pronta ad affrontare le sfide della modernità come guida spirituale internazionale. È considerata il testo fondativo della moderna dottrina sociale cristiana. Altre importanti encicliche includono Arcanum Divinae Sapientiae (1880), dedicata al tema della famiglia e del matrimonio cristiano, Diuturnum Illud (1881), sulla relazione tra Chiesa e regimi politici, e Humanum Genus (1884), contro la massoneria.
