Il Mistero della Trinità e il Modello per la Famiglia Umana
La solennità della Santissima Trinità fa da sigillo al cammino percorso nell’anno liturgico, fino alla rivelazione suprema di Dio nel Mistero Pasquale. Oggi la Chiesa invita a fissare lo sguardo sulla vita intima di Dio, a partire dalla rivelazione a Mosè, fino ad arrivare a Colui che, fatto uomo, è Dio e ci rivela il Padre e lo Spirito. L’esperienza di Mosè vuole ricordarci la trascendenza di Dio, totalmente altro da noi, il cui Mistero non potrà mai essere compreso in fondo sulla terra, ma solo "faccia a faccia" dopo la morte. Questo stesso Dio trascendente, si rivela a Mosè come la sorgente dell’Essere: "Io sono Colui che sono", e si mostra vicino, vicinissimo al suo popolo che soffre la schiavitù d’Egitto.
Il nostro Dio è unità degli opposti, è un unico Dio in tre persone che si amano e si donano l’uno all’altro, sul modello di una famiglia umana. Le parole di Paolo sulle tre persone divine che vengono a noi tramite lo Spirito Santo, il quale ci fa incontrare il Padre e ce lo fa chiamare “papà” e ci rende figli come è Gesù, mostrano a tutti noi la vicinanza interiore di Dio. Noi siamo emanazione della Trinità, e il nostro sentimento più profondo, quello che lo Spirito ci fa ascoltare, è la tensione all’unità, alla comunione, al trovare appunto una unità negli opposti. Questi opposti che sono le tre persone divine, sono unite dall’amore e sono da sempre un solo Dio. La definizione più bella di Dio la troviamo in San Giovanni: “Dio è amore”. Per questo motivo, nella vita è molto più difficile e complicato farci la guerra, perché noi non siamo stati creati da un Dio di guerra, ma da Dio che è armonia e pace in sé.
Dobbiamo valorizzare spesso il segno di Croce su noi stessi e sugli altri, come atto di fede che afferma che la massima rivelazione di Dio Trinità è nell’offerta di sé stesso per amore e per la salvezza eterna del genere umano. È importante reagire alla bestemmia: se la abbiamo come vizio, estirpiamola con la confessione e la meditazione del Padre nostro. Se qualcuno vicino a noi ha questa brutta abitudine, correggiamolo amorevolmente, dicendo che Dio è il Crocifisso che è morto per amore per noi e anche per lui.

Le Nozze di Cana: Un Portale per la Fede e la Gioia Familiare
Le nozze di Cana sono un episodio biblico tra i più noti, in cui Gesù trasforma l’acqua in vino per la gioia degli sposi. Papa Francesco ha dedicato a questo segno significative riflessioni, sottolineando che "Questo fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui". L'evangelista Giovanni non parla di miracolo in senso di un fatto straordinario che genera meraviglia, ma di "segno", un indizio che rivela l’amore di Dio, sempre vicino, tenero e compassionevole, richiamando l'attenzione sull’amore che lo ha provocato.
La catechesi del Papa ha avuto spesso un prologo dedicato agli sposi, salutando le coppie che celebrano il cinquantesimo di matrimonio, definendole "il vino buono della famiglia". La loro è una testimonianza da cui sposi novelli e giovani devono imparare. Papa Francesco ha spiegato che la vita cristiana è la risposta all'amore di Gesù, "come la storia di due innamorati", dove Dio e l’uomo si incontrano, si cercano, si trovano, si celebrano e si amano. La Chiesa, nel racconto di Giovanni, è la famiglia di Gesù in cui si riversa il suo amore, un amore che custodisce e vuole donare a tutti.
Le nozze di Cana sono "una sorta di portale d’ingresso, in cui sono scolpite parole ed espressioni che illuminano l’intero mistero di Cristo e aprono il cuore dei discepoli alla fede". Coloro che Gesù ha chiamato a seguirlo li ha legati a sé in una comunità e ora, come un’unica famiglia, sono invitati tutti alle nozze. È bello pensare che il primo segno che Gesù compie non è una guarigione straordinaria o un prodigio nel tempio di Gerusalemme, ma un gesto che viene incontro a un bisogno semplice e concreto di gente comune, un gesto domestico, un miracolo “in punta di piedi”, discreto, silenzioso. Egli è pronto ad aiutarci, a risollevarci, e se siamo attenti a questi "segni", veniamo conquistati dal suo amore e diventiamo suoi discepoli.

La Mancanza del Vino: Il Simbolo dell'Acqua Inutile e della Vita Senza Slancio
Il primo segno di Gesù avviene mentre due sposi sono in difficoltà nel giorno più importante della loro vita. Nel bel mezzo della festa manca un elemento essenziale, il vino, e la gioia rischia di spegnersi tra le critiche e l’insoddisfazione degli invitati. "Figuriamoci come può andare avanti una festa di nozze solo con l’acqua! È terribile, una brutta figura faranno gli sposi!". Il Papa ha commentato ricordando il Vangelo delle nozze di Cana, sottolineando che "il vino è necessario per la festa!".
Le Sacre Scritture ci ricordano quante volte nel vangelo si parla di nozze, di festa e di pranzi. Gesù era un uomo che viveva, che banchettava, che festeggiava: non era di certo un asceta. Il Dio di Gesù è il Dio della gioia, della festa, del piacere, dell'ebbrezza della vita. Non si può comprendere il Dio della croce se non si comprende prima questo Dio. Dio vuole la felicità e il piacere per ogni uomo. Allora, perché ne abbiamo fatto un Dio serio, dolorifico, che vuole solo sacrifici e oboli? Dio non è nella noia, nel trattenersi, nel chiudersi, nel non provarci per non peccare, nelle formalità.
Il grido "Non hanno più vino" diventa simbolo delle situazioni in cui gli uomini, le famiglie, e anche la Chiesa, vorrebbero festeggiare e amare, ma non possono. Non c'è più gusto, né sapore nella vita, nelle relazioni o nei discorsi religiosi piatti, formali, moralistici che mancano di slancio, passione ed energia. Quando la Chiesa è impegnata solo a difendere, a porre limiti, a soffocare la creatività, o quando ingabbia trasmettendo paura e ansia, lì "non c'è più vino". Allo stesso modo, in matrimoni trascinati dalla routine, dalla pesantezza, o in persone ciniche, abituate a tutto, che non provano più slancio né commozione, si può amaramente constatare: "Qui non c'è più vino".
Le "6 giare" menzionate nel Vangelo, contenenti l'acqua per la purificazione dei Giudei, rappresentano i vecchi riti, le abitudini e le consuetudini. Queste hanno il gusto dell'acqua stantia che è diventata insipida. Essendo di "pietra", indicano anche una vita dura, insensibile, rigida, pietrificata. È una vita che si è annacquata, sclerotizzata nei soliti rituali, a cui manca un respiro più ampio e diverso. Certi riti religiosi, stantii e ripetitivi, che non trasmettono più vitalità né slancio, non possono metterci in comunicazione con il Dio della Vita. È inutile aggiungere acqua ad acqua e riempirci sempre di più: è sempre acqua! Si muore lentamente ma inesorabilmente ogni giorno quando si rinuncia a fare qualcosa di nuovo, di diverso, o quando ci si ritira dall'imparare e dal cambiare, bloccando la crescita. Non basta avere ettolitri di liquido se è acqua; è solo il vino che inebria e rende festosa la vita.

Il Ruolo di Maria e l'Eredità della Fiducia: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela"
Ad accorgersi della mancanza del vino è la Madonna, e ciò che contraddistingue il modo in cui lo segnala a Gesù è la sua discrezione, che rispecchia lo stile di Dio. Maria compare qui all'inizio del ministero di Gesù e alla fine della vita pubblica sotto la croce, ma per Giovanni, la vita di Gesù fu lontana dalla madre. Gesù si staccò da lei, visse la sua vita e fece le sue esperienze. Maria rimase comunque presente pur nell'assenza, infatti la ritroviamo ai piedi della croce. Sembra essere questo il ruolo di ogni genitore: non immischiarsi nella vita del figlio, lasciarlo andare, ma essere presente nel momento del bisogno, della necessità. Il figlio sa che il genitore ci sarà, che c'è un porto sicuro, una casa accogliente, un luogo dove sarà sempre accolto.
Le parole che Maria rivolge ai servitori, "Qualsiasi cosa vi dica, fatela", sono le ultime sue parole riportate dai Vangeli e rappresentano la sua eredità per tutti noi. Questa è un’espressione che richiama la formula di fede utilizzata dal popolo di Israele al Sinai in risposta alle promesse dell’alleanza: “Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo!”. E in effetti a Cana i servitori ubbidiscono: Gesù disse loro di riempire d’acqua le anfore, ed essi le riempirono fino all’orlo, poi di attingere e portare al direttore del banchetto. Essi gliene portarono, facendo una cosa stranissima e pazzesca, ma nella vita bisogna fidarsi, affidarsi a qualcuno e fare tutto quello che ci dirà, anche se non lo capiamo, anche se lo troviamo strano. Quando si individua una persona saggia, vera, trasparente, spirituale e si sente di potersi fidare di lei, è importante fidarsi totalmente anche se non si capisce cosa o perché ce lo dirà.
In queste nozze viene stipulata una nuova alleanza e ai servitori del Signore, cioè a tutta la Chiesa, è affidata la nuova missione: "Qualsiasi cosa vi dica, fatela!". Servire il Signore significa ascoltare e mettere in pratica la sua Parola: questa, per il Papa, è la raccomandazione semplice ma essenziale della madre di Gesù ed è il programma di vita del cristiano. Attingere dall’anfora equivale ad affidarsi alla Parola di Dio per sperimentare la sua efficacia nella vita.

Cana ci invita a cercare più in profondità, a penetrare all'interno del nostro vivere comune e di tutti i giorni, spesso vuoto e insipido. Ci invita a trovare un'ebbrezza, una gioia, un'estasi profonda, qualcosa che dia un senso e un sapore a tutte le cose. Cana ci invita a passare dall'acqua al vino, a mutare. Il fatto che le giare siano 6, di pietra e servissero per la purificazione, dice l'orizzontalità, lo stato di incoscienza della coppia o semplicemente dell'uomo. Gesù è il vino, la settima giara. Si può vivere in profondità soltanto se si è capaci di passare da un orizzonte ad un altro: dall'orizzontalità della coppia alla verticalità di cui il vino (sangue, spirito, vino eucaristico) è simbolo. È il grande passaggio della vita: passare dall'orizzonte del materiale a quello spirituale; dalla carne all'anima; dalla superficie alla profondità; da fuori a dentro.
La coppia di Cana, dove avviene questa trasformazione, questo passaggio dall'acqua al vino, dall'orizzontale al verticale, si unisce in un nuovo amore al quale presiedono valori spirituali e ontologici. La coppia di Cana rappresenta il matrimonio che ciascun uomo deve fare con sé, unire i suoi lati opposti, maschile e femminile, in modo che non siano più contrapposti, ma uniti; non più in tensione fra di loro ma armonizzati. Cana, dal verbo "qanoh", vuol dire "acquisire". Dalla stessa parola viene anche Caino: Cana è il matrimonio riuscito dell'uomo, mentre Caino quello non riuscito. Caino dovrebbe acquisire, diventare ciò che ancora lui non è, il suo lato non costruito e sviluppato.
Un altro tratto distintivo del segno di Cana è che, mentre in genere il vino che si dava alla fine della festa era quello meno buono, Gesù fa in modo "che la festa si concluda con il vino migliore". Simbolicamente questo ci dice che Dio vuole per noi il meglio, ci vuole felici. Non si pone limiti e non ci chiede interessi. Nel segno di Gesù non c’è spazio per secondi fini, per pretese verso gli sposi. La gioia che Gesù lascia nel cuore è piena e disinteressata, non è mai annacquata!
L'Ascolto della Parola e la Scoperta della Vocazione nell'Amore Trinitario
Carissimi, "L’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio". Gesù prepara i discepoli alla sua Ascensione al cielo che celebreremo giovedì, e la sua ascesa al cielo del Padre corrisponde all’invio dello Spirito Santo sulla prima Chiesa. Questo dono non è stato solo per i primi discepoli, ma si rinnova in ciascuno di noi, per il sacramento del Battesimo e della Cresima. San Paolo nella prima lettera ai Corinti sottolinea che, se si dimentica di essere abitati dallo Spirito Santo, non solo non si capiscono le cose dello Spirito, cioè la vita spirituale, la lettura di fede degli avvenimenti della vita e soprattutto una dilatazione della nostra ragione illuminata dalla fede, ma si rischia di vivere male, impostando la vita in modo semplicemente materiale.
È importante domandarci: sono consapevole di essere abitato/a dallo Spirito Santo? A volte riteniamo che la vita spirituale sia solo una parentesi della giornata o della vita, perché interpretare e vivere quello che dice il Vangelo ci sembra qualcosa al di fuori della realtà, irrealizzabile. Invece non è così, perché quello che ci suggerisce la Parola di Dio ispirata dallo Spirito Santo è la vera realtà, quella autentica e più profonda. Siamo invitati a esercitarci nella lettura spirituale della vita e degli avvenimenti, e come comunità cristiana è bello farci il dono reciproco di ciò che lo Spirito Santo nella preghiera ci suggerisce come chiave di lettura dei nodi più profondi della vita: le relazioni con gli altri, le scelte, la malattia, la morte. Nessuno sia lasciato alle sue sole forze; ci sono tante persone che vivono un lungo tempo di solitudine interiore, andando alla ricerca di rimedi solo umani che aiutano, ma non danno la pace. Dobbiamo combattere l'aridità spirituale e renderci conto di essere abitati dallo Spirito di Dio.
L'apostolo Paolo ci trasmette quello che è chiamato il kerigma, cioè l’essenza, il cuore della fede cristiana: Gesù è morto veramente ed è stato sepolto… ma è risuscitato "secondo le Scritture", cioè nel piano di Dio Padre, che ha predetto negli avvenimenti della prima alleanza quanto doveva capitare a Gesù per salvare l’uomo peccatore. Questa è la Pasqua: accogliere un fatto, un avvenimento preciso che, di generazione in generazione, fonda la vita, la morte e l’oltre la morte di ogni cristiano. Questa è la Pasqua affidata alla nostra testimonianza di fede, col compito di trasmettere alle nuove generazioni non una semplice teoria, ma un evento.
Riflettendo sul dono di Cristo per ciascuno di noi, possiamo comprendere che ogni vita umana è posta nel mondo dall’amore di Cristo come un dono, e alimentata dal suo amore riscopre la sua identità più bella e più profonda: quella di avere una vocazione. L’incontro con Cristo ci aiuta a rileggere tutta la nostra vita come una chiamata a imitare questo dono d’amore di Cristo stesso agli altri, nella modalità che ci è consona: la vita matrimoniale, il sacerdozio, la vita consacrata e missionaria. Queste vocazioni fondamentali si rinnovano ogni giorno e negli snodi importanti della vita si rafforzano e prendono altre fisionomie.
Ogni vocazione è vocazione alla maternità materiale, spirituale, morale perché Dio ha posto in noi l’istinto della vita. Il sacerdote è padre, le suore sono madri, madri delle anime. Prepararsi alla propria vocazione significa prepararsi ad essere donatori di vita.
I Segni Nascosti dell'Amore di Dio nella Vita Quotidiana
Papa Francesco si sofferma sull'agire di Gesù, che interviene senza clamore, senza quasi darlo a vedere. Tutto si svolge nel riserbo, “dietro le quinte”. Così agisce Dio, con vicinanza e discrezione. I discepoli di Gesù colgono questo: vedono che grazie a Lui la festa di nozze è diventata ancora più bella, e vedono anche il suo modo di servire nel nascondimento, tanto che i complimenti per il vino buono vanno poi allo sposo, e nessuno se ne accorge, soltanto i servitori. Così comincia a svilupparsi in loro il germe della fede, cioè credono che in Gesù è presente Dio, l’amore di Dio.
Il Pontefice suggerisce un esercizio: provare a frugare tra i ricordi alla ricerca dei segni che il Signore ha compiuto nella propria vita, quei momenti difficili in cui Dio ci ha fatto sperimentare il suo amore. Chiediamoci: con quali segni, discreti e premurosi, mi ha fatto sentire la sua tenerezza? Quando io ho sentito più vicino il Signore, quando ho sentito la sua tenerezza, la sua compassione? Ognuno di noi nella sua storia ha di questi momenti. Dobbiamo andare a cercare quei segni, fare memoria, e far rivivere i momenti in cui abbiamo sperimentato la sua presenza e l’intercessione di Maria. Lei, la Madre, che come a Cana è sempre attenta, ci aiuti a fare tesoro dei segni di Dio nella nostra vita.
Gesù ci raggiunge nelle nostre delusioni, questo è il dono che riceve l’umanità smarrita, questo è il compito della Chiesa e di ogni cristiano. Questo suo essere vicino ci chiede il coraggio di ascoltarlo in tutte le Sacre Scritture per rileggere le nostre passioni negative alla luce della sua Passione salvifica. Gesù apre la mente all’ascolto della sua Parola nelle Sacre Scritture, le quali, poste nelle mani della Chiesa, Parole ispirate dallo Spirito Santo, ci ridonano la Parola viva di Cristo in ambo i testamenti. È compito e missione di ciascuno di noi affiancarsi a chi è deluso e provato dalla vita e semplicemente ASCOLTARE. Una Chiesa in ascolto del mondo non perde il suo specifico fatto di essere portatrice di una Parola che rigenera interiormente.