L'Esumazione e la Venerazione delle Spoglie di Padre Pio

L'esumazione delle spoglie di San Pio da Pietrelcina, avvenuta nel 2008, ha rappresentato un evento di grande risonanza per la comunità cattolica mondiale, offrendo ai fedeli la possibilità di venerare il corpo del santo stimmatizzato. Questa iniziativa, promossa in occasione del 40° anniversario della sua morte, ha comportato un complesso iter di preparazioni canoniche e mediche, culminando in una cerimonia solenne e una successiva esposizione pubblica durata oltre un anno.

L'Annuncio dell'Esumazione

L'annuncio della riesumazione della salma di Padre Pio fu dato il 6 gennaio 2008 da monsignor Domenico Umberto D'Ambrosio, arcivescovo di Manfredonia - Vieste - San Giovanni Rotondo e delegato della Santa Sede per il Santuario e le Opere di San Pio da Pietrelcina, durante la messa vespertina a San Giovanni Rotondo. L'operazione mirava a verificare lo stato delle spoglie e ad effettuare le procedure idonee a garantirne le ottimali condizioni di conservazione, consentendo alle future generazioni di venerarle.

L'arcivescovo precisò che, dopo l'acquisizione delle prescritte autorizzazioni canoniche e l'assenso delle superiori autorità, si sarebbe proceduto con l'esumazione e la ricognizione canonica. L'evento, previsto per la metà di aprile 2008, avrebbe portato all'esposizione e alla pubblica venerazione del corpo del santo per alcuni mesi, una volta terminate le procedure previste dalle normative canoniche e dalle indicazioni delle scienze mediche. Questo annuncio destò scalpore e grande gioia tra i fedeli, ma anche qualche polemica.

In particolare, l'avvocato torinese Francesco Traversi, presidente dell'Associazione «Pro Padre Pio da Pietrelcina, l'uomo della sofferenza», si oppose alla riesumazione, temendo che essa preludesse alla traslazione delle spoglie dalla cripta della chiesa di Santa Maria delle Grazie alla nuova chiesa realizzata da Renzo Piano. Traversi presentò anche un ricorso al tribunale di Foggia e chiese formalmente il sequestro della cripta. Le affermazioni riguardo un'opposizione da parte dei parenti di Padre Pio furono smentite dai discendenti del Santo, che invece precisarono di aver chiesto alle autorità religiose di poter essere presenti al processo.

Le Preparazioni Canoniche e Mediche

L'Istituzione del Tribunale Ecclesiastico

L'apertura della tomba fu preceduta, il 28 febbraio 2008, dall'insediamento del Tribunale istituito per l'occasione dall'arcivescovo D'Ambrosio, delegato della Santa Sede. Il Tribunale, presieduto dallo stesso Presule, era composto da:

  • fra' Francesco Colacelli, sacerdote cappuccino, con il ruolo di delegato dell'Arcivescovo;
  • don Michele Nasuti, del clero diocesano, con l'incarico di promotore di giustizia;
  • fra' Francesco Dileo, come notaio attuario.

La Commissione dei Periti per l'Esumazione

Con lo stesso documento fu nominata anche la commissione dei periti per l'esumazione e la ricognizione canonica, composta da eminenti specialisti:

  • Orazio Pennelli (medico legale, sovrintendente e direttore dell'area sanitaria della Fondazione “Istituto San Raffaele - G. Giglio” di Cefalù);
  • Luigi Pacilli (specializzato in igiene, medicina preventiva e statistica sanitaria, direttore sanitario di Casa Sollievo della Sofferenza);
  • Nicola Silvestri (medico legale, direttore sanitario della ASL di Barletta-Andria-Trani);
  • Michele Bisceglia (anatomo patologo di Casa Sollievo della Sofferenza);
  • Nazzareno Gabrielli (perito del Vicariato di Roma per la conservazione dei santi, biochimico in servizio presso la Santa Sede, con esperienza nella trattazione dei corpi di numerosi santi e beati, inclusi i papi Giovanni XXIII, Pio IX e Pio X, don Orione, i coniugi Beltrame-Quattrocchi, Chiara d'Assisi, Giovanni della Croce e Francesca Saverio Cabrini).

Il Giuramento e i Testimoni della Sepoltura

La sera del 28 febbraio, nella Cripta, dopo la lettura del decreto, tutti i nominati prestarono un «giuramento di fedeltà» sul Vangelo per gli adempimenti inerenti l'esumazione e la ricognizione canonica delle spoglie mortali di San Pio da Pietrelcina. L'arcivescovo chiamò inoltre cinque testimoni della sepoltura di Padre Pio, avvenuta alle 22:30 del 26 settembre 1968:

  • l'ufficiale sanitario dell'epoca, Giovanni Grifa;
  • i muratori Gennaro Ricciardi e Domenico Perno;
  • gli stagnini Antonio e Matteo De Bonis.

A loro monsignor D'Ambrosio chiese l'assicurazione di aver trovato il sepolcro nelle stesse condizioni in cui fu lasciato dopo la tumulazione. La loro risposta affermativa fu poi confermata con giuramento sul Vangelo. La breve cerimonia del 28 febbraio si concluse con la benedizione dell'arcivescovo, il canto della «Salve Regina» e la lettura del verbale, controfirmato da quattro testimoni, tra cui il ministro provinciale della Provincia religiosa “Sant'Angelo e Padre Pio” dei Frati Minori Cappuccini, fra' Aldo Broccato, e il guardiano del Convento di San Giovanni Rotondo.

La Liturgia dell'Esumazione (2-3 Marzo 2008)

La sera del 2 marzo 2008, alle ore 22:00, si tenne la Liturgia dell'Esumazione del Corpo di Padre Pio, presieduta da monsignor D'Ambrosio. Erano circa 200 le persone presenti in cripta. La cerimonia iniziò con la lettura del Rescritto della Congregazione delle Cause dei Santi, del Decreto dell'Arcivescovo e dell'autorizzazione dell'autorità civile. Prese poi la parola fra' Aldo Broccato per spiegare che l'esumazione e la ricognizione canonica esprimono «in primo luogo i sentimenti di profonda umanità che la nostra Provincia nutre da sempre verso questo suo figlio illustre che tanto ha amato la Provincia e tanto ha offerto e sofferto per essa». Continuò affermando che «questo evento manifesti sempre più il segno della nostra fede nella comunione dei santi, nella risurrezione della carne e nella vita eterna».

La liturgia proseguì con la lettura di un brano della prima lettera di san Pietro apostolo e di uno stralcio di due epistole di Padre Pio, in cui descriveva la trasverberazione e la stimmatizzazione del 1918. Seguì una breve riflessione del pastore diocesano sul significato dell'evento, sottolineando come «questo gesto si fa preghiera di lode e rendimento di grazie a Dio tre volte santo per averci donato nel suo servo fedele una ulteriore manifestazione del mistero della croce». L'arcivescovo aggiunse che «il gesto della ricognizione canonica è in risposta a una corale e circostanziata richiesta inoltrata alla Congregazione delle Cause dei Santi dal postulatore generale dell'Ordine, fr. Florio Tessari, su richiesta del ministro provinciale, fr. Aldo Broccato».

L'Apertura della Bara

L'emozione crebbe quando gli operai iniziarono a rimuovere le quattro traversine di cemento poste a copertura del sepolcro, su cui era incisa la data della tumulazione (26/9/1968). Ancora più intensa fu l'emozione quando, alle ore 23:19, otto frati, tra cui fra' Mauro Jöhri (ministro generale dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini) e fra' Aldo Broccato, estrassero la triplice bara, composta da acciaio, legno e zinco, per posizionarla ai piedi del crocifisso di San Damiano. Dinanzi alla bara, monsignor D'Ambrosio, insieme al promotore di giustizia e al notaio attuario, controllò l'integrità dei sei sigilli apposti la sera del 26 settembre 1968, prima di romperli e rimuoverli.

Alle ore 23:30, il presule, il ministro generale e il ministro provinciale aprirono il coperchio. Inizialmente, non fu possibile vedere chiaramente il corpo a causa di una forma di condensa che si era creata sul vetro della terza cassa. Monsignor D'Ambrosio raccontò in seguito ai fedeli: «Abbiamo estratto la prima cassa con tutti i sigilli, io ho verificato i sigilli, li abbiamo rotti e abbiamo aperto la prima cassa, piuttosto arrugginita». Spiegò che l'intonaco molto fresco al momento della sepoltura aveva creato umidità, rovinando la cassa contenente il crocifisso e i dati anagrafici del santo. Successivamente, «della seconda cassa è stato poi tagliato lo zinco, con grande maestria e anche con tanta devozione e delicatezza». Infine, «il sottoscritto e il ministro generale dei padri cappuccini abbiamo sollevato il coperchio di zinco e c'era la terza cassa, con la lastra di vetro spessa credo 4-5 millimetri», contenente i resti del santo.

Man mano che la condensa si diradava, la commissione procedette a portare le spoglie di San Pio nella stanza preparata per la ricognizione. Il pastore diocesano incensò le reliquie al canto del «Te Deum». La liturgia si concluse all'01:15 del mattino.

Le Condizioni delle Spoglie

Dopo la ricognizione, l'arcivescovo rivelò ai presenti le condizioni riscontrate dagli esperti: «il cranio e gli arti superiori sono in parte scheletriti. Le restanti parti presentano i tegumenti adesi ai piani sottostanti e molto umidi, ma suscettibili di trattamento conservativo». Monsignor D'Ambrosio sottolineò che «i tessuti ci sono tutti» e che «si vedono tra l'altro i piedi, perché sapete che i padri cappuccini vengono sepolti scalzi». Secondo le dichiarazioni, le unghie e il mento risultavano ben conservati. È importante precisare che, contrariamente a quanto si era talvolta creduto, il corpo non fu imbalsamato, ma la sera del 23 settembre 1968, l'ufficiale sanitario, dottor Grifa, praticò iniezioni di formalina al cadavere per assicurare lo stato di conservazione durante i primi quattro giorni di esposizione pubblica nella bara con lastra di cristallo.

Ricostruzione grafica dell'interno della tomba e delle bare di Padre Pio prima dell'esumazione

L'Esposizione e la Traslazione della Salma

L'Esposizione Pubblica (2008-2009)

Dal 24 aprile 2008 al 23 settembre 2009, a San Giovanni Rotondo, la salma di Padre Pio fu esposta alla pubblica venerazione all'interno di una teca di cristallo appositamente costruita. Essa era collocata su un piano di plexiglas forato e rivestito di tessuto, con due contenitori in PVC pieni di gel di silice sottostanti per la regolazione dell'umidità. Nella teca fu immesso azoto per evitare ulteriori decomposizioni. Il volto del santo, conservato solo parzialmente nella parte inferiore, fu ricoperto da una maschera di silicone che ne riproduceva le sembianze, rendendola poco visibile nella sua interezza ma garantendo un aspetto familiare ai fedeli.

L'affluenza di pellegrini per l'esposizione fu massiccia, a testimonianza della profonda devozione verso Padre Pio e della rilevanza dell'evento.

La Traslazione Permanente (2010 in poi)

Il 29 aprile 2010, la salma del Santo è stata traslata nella cripta della nuova Chiesa di Padre Pio. Questa cripta, decorata con i mosaici del sacerdote gesuita sloveno Marko Ivan Rupnik e con il soffitto ricoperto di foglia d'oro ricavata dalla fusione degli ex voto donati dai fedeli, suscitò forti polemiche. Molti, sia nel mondo laico che cattolico, considerarono un tale sfarzo decisamente contrario agli ideali di umiltà e povertà propri dell'Ordine Francescano, al quale Padre Pio apparteneva. Nonostante le critiche, dal 1º giugno 2013 la salma di San Pio è permanentemente esposta alla pubblica venerazione nella cripta della nuova chiesa, continuando ad attirare milioni di devoti ogni anno.

Padre Pio

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