Le festività natalizie, con il loro turbinio di "buone feste" e "tanti auguri", spesso nascondono un formalismo e una frustrazione per i numerosi impegni che comportano. Questo può distogliere l'attenzione dall'evento centrale della fede cristiana: l'incarnazione del Signore Gesù, Dio fatto uomo. Per riscoprire la profondità di questo mistero, può essere utile esplorare le riflessioni di figure storiche come Martin Lutero.

Il "Commento al Magnificat" di Martin Lutero
Il "Commento al Magnificat" di Martin Lutero, scritto nel 1520, offre un'introduzione adeguata per prepararsi al Natale. Questo periodo fu drammatico per Lutero, poiché Papa Leone X gli comminò la scomunica con la bolla *Exsurge Domine*, imponendogli di ritrattare le sue dottrine entro 60 giorni, pena la comparizione a Roma per il giudizio.
Il 10 dicembre 1520, Lutero bruciò i libri di diritto canonico e una copia della bolla papale. Queste vicende gli impedirono di portare a termine il commento, tanto che la dedica risale al 10 marzo 1521, poco prima del suo viaggio per comparire davanti all'imperatore nella Dieta di Worms. Nonostante queste difficili condizioni e il suo stato d'animo, il "Commento" mantiene una bellezza e una lucidità notevoli.
La Theologia Crucis nel Magnificat
Nella sua introduzione, Lutero premette che Maria, attraverso "la luce dello Spirito Santo, le insegna a comprendere ciò che di grande la Parola di Dio ha operato nella sua vita: il Signore eleva ciò che è basso, abbassa ciò che è alto, spezza ciò che è intatto, ripara ciò che è spezzato" (p. 17). Fin dall'inizio emerge la theologia crucis: il punto centrale del Magnificat è la croce di Cristo, il cuore del messaggio evangelico. Nella realtà di totale spoliazione e d'impotenza si svelano paradossalmente la ricchezza, la sapienza e l'onnipotenza di Dio.
Il Ruolo di Maria nella Teologia Luterana
Per Lutero, la maternità di Maria rivela l'iniziativa di Dio per la nostra salvezza. Dio compie il primo passo verso l'umanità, chiamandoci, sostenendoci e salvandoci in maniera gratuita e libera. La grazia richiede solo la nostra accoglienza nella fede, e non presuppone alcun merito o alcuna qualità, né alcuna pretesa da parte nostra. Maria è il segno più grande della meravigliosa iniziativa di Dio nella storia umana, dove Egli rivela la grazia e la misericordia proprio nella piccolezza, nella povertà e nell'indegnità della fanciulla di Nazaret.
Maria, per fede, riconosce Dio come suo Signore e Salvatore, da cui ha ricevuto ogni dono. Lutero si allontana dal modo tradizionale di rappresentare la "Madonna" del cattolicesimo. Egli non si interroga su chi sia Maria, ma su come Maria abbia risposto al volere di Dio. La grandezza di Maria risiede interamente nel "mi sia fatto secondo la tua parola" (Lc 1,38), cioè nella sua disponibilità a compiere il volere di Dio, anzi nell'offrire il proprio nulla affinché la grazia divina lo ricolmi.
Il Metodo Esegetico di Lutero
Il metodo di Lutero consiste nel commentare il testo parola per parola, al fine di far emergere tutta la profondità delle parole di Maria, insieme alla sua nullità e alla sua fede. Egli osserva che "Maria non dice: “Io magnifico il Signore”, ma “l’anima mia”, come se volesse dire: tutta la mia vita e i miei sensi sono come sorretti dall'amore di Dio, dalla sua lode e dalla gioia che è in Lui, tanto che, non più padrona di me stessa, vengo elevata più di quanto io non mi elevi alla lode di Dio, come accade a tutti coloro che, pervasi da una dolcezza divina nello spirito, sentono più di quanto non riescano ad esprimere" (p. 25).
Alessandro Barbero - Martin Lutero (1. parte)
L'Adorazione Autentica Secondo Lutero
Lutero trae due importanti applicazioni che sfidano l'idea convenzionale di adorazione, anche per il culto nel giorno di Natale:
- Maria non dice "la mia voce" o "la mia bocca", né "la mia mano" o "i miei pensieri" o "la mia ragione" o "la mia volontà" magnificano il Signore. Mentre molti lodano Dio a gran voce, predicano con belle parole, discorrono di lui, disputano, scrivono e dipingono, e costruiscono teorie intorno a lui, cercando di raggiungerlo con la ragione e la speculazione ed esaltandolo con una falsa pietà, Maria dice: "L'anima mia magnifica", cioè tutta la sua vita, il suo sentire, la sua forza lo ammirano, tanto che ella è rapita in lui e si sente esaltata nella sua volontà (p. 31).
- Quando si ricevono i beni di Dio pensando che ciò sia una cosa naturale, si diventa orgogliosi e soddisfatti di se stessi. Perciò, bisogna ben sottolineare l'ultima parola, "Dio". Maria, infatti, non dice: "L'anima mia magnifica se stessa", oppure "ha grande stima di se stessa", anzi non voleva per niente avere stima di sé, ma essa magnifica soltanto Dio, al quale attribuisce ogni cosa, mentre si spoglia e riporta di nuovo a Dio tutto ciò che da lui aveva ricevuto. Sebbene avesse accolto in sé quella grande opera di Dio, conservò il proposito di non elevarsi al di sopra del più piccolo uomo della terra (p. 32).
L'Umiltà e la Beatitudine di Maria
Nel versetto 48, Lutero chiarisce che: "Alcuni hanno reso qui la parola *humilitas* con 'umiltà', quasi che la vergine Maria avesse rivestito la sua umiltà e se ne fosse vantata... ciò non è assolutamente vero. E ciò perché davanti a Dio nessuno può vantarsi di una buona qualità senza che vi sia peccato e corruzione. Dinanzi a Lui non ci si può vantare che della sua sola bontà e grazia verso di noi esseri indegni, in modo che non vi sia orgoglio, ma soltanto l'amore e la lode di Dio" (p. 39). "I veri umili non hanno di mira il risultato dell'umiltà, ma con animo semplice si rivolgono alle cose di infima condizione, se ne occupano volentieri e non si accorgono mai di essere umili" (p. 42).
Le riflessioni di Lutero sull'umiltà aiutano a spiegare il vero significato delle parole di Maria: "Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata" (v. 48b). Lutero osserva: "Si badi alle parole: essa non dice che si parlerà molto bene di lei, che si celebrerà la sua virtù, si esalterà la sua verginità o umiltà, o che si canterà un inno all'opera sua, ma si dirà soltanto che Dio ha riguardato a lei, per cui essa è beata... Non viene lodata lei, ma la grazia di Dio scesa sulla sua persona" (p. 49). In altre parole, il grande evento della storia è proprio lo sguardo di Dio su Maria, da cui è nato Gesù, il Salvatore. Per Lutero, Maria non afferma la sua dignità, e nemmeno la sua nullità, ma solo la considerazione che Dio ha avuto nei suoi confronti.
Dopo aver esaltato i beni ricevuti da Dio, nella seconda parte del cantico Maria proclama le opere di Dio nella storia degli uomini. Questi sono alcuni spunti per unirsi alla vera Maria che, con tutta se stessa, ha magnificato ed esaltato Dio il quale, in Cristo Gesù, ha fatto irruzione nella storia, cambiando in modo decisivo la sua vita e quella di tutti coloro che hanno creduto come lei. Non a caso, per Lutero, il canto di Maria dovrebbe essere imparato a memoria da tutti.
L'Albero di Natale: Leggende e Realtà Storiche
Attorno alla nascita dell'albero di Natale sono sorte molte leggende, con alcune che attribuiscono la sua invenzione a figure come Martin Lutero o san Bonifacio. Tuttavia, la verità storica è più complessa e priva di un "atto di nascita" unico.
Sfatare i Falsi Miti
Non è stato san Bonifacio a inventare l'albero di Natale. La leggenda che lo vede protagonista di un miracoloso abbattimento di un albero pagano e la conversione dei druidi, con l'abete che diviene simbolo del Natale, è affascinante ma priva di fondamento storico. Le prime attestazioni di questa leggenda risalgono al XIX secolo, quando l'albero di Natale era già una moda diffusa.
Anche Martin Lutero non ha inventato l'albero di Natale. Sebbene sia suggestiva l'immagine del riformatore che decora gli alberi del bosco con candele accese per omaggiare la cometa di Betlemme, questa storia non è storicamente accurata. L'usanza di decorare gli alberi di Natale divenne popolare in Germania occidentale negli anni in cui visse Lutero, ma nella sua zona (Württemberg) tale tradizione si diffuse solo nel XVIII secolo inoltrato. Ai suoi tempi, esisteva già l'usanza di agghindare alberelli con ninnoli durante il periodo delle feste.

Le Origini Documentate dell'Albero di Natale
La più antica testimonianza nota di un albero di Natale risale al 1419. In quell'anno, i dipendenti dell'ospedale del Santo Spirito di Friburgo decorarono un alberello con mele, wafer, panspeziato e altre decorazioni. Non è certo che fosse un sempreverde; probabilmente si trattava di ramoscelli spogli agghindati per renderli meno tetri.
- Nel 1441, le autorità cittadine di Tallinn ordinarono di decorare un alberello spoglio con ghirlande di sempreverdi e festoni colorati.
- Nel 1444, a Londra, un temporale abbatté un grazioso alberello allestito dal municipio, con rami spogli rinverditi da ghirlande di agrifoglio.
Queste decorazioni erano allestite per poche ore all'anno, all'aria aperta, in luoghi pubblici, per deliziare la cittadinanza e anche sfamarla. Una buona parte dei ninnoli erano biscotti prelibati, che venivano distribuiti alla gente del contado dopo lo smontaggio dell'albero.
L'Evoluzione verso il Moderno Albero di Natale
Entro il 1605, l'albero di Natale aveva già perso la sua funzione comunitaria, trasformandosi in una decorazione festiva da assaporare nell'intimità familiare. Un anonimo cronista di Strasburgo descrive abeti decorati con dolci glassati e decorazioni di carta che le famiglie benestanti allestivano nel periodo di Natale, custodendo gelosamente tra le mura domestiche.
Il primo albero con le lucine potrebbe essere quello che nel 1708 la moglie tedesca del duca di Orléans fece allestire alla corte di Francia, suscitando lo stupore dei nobili parigini. Furono proprio gli aristocratici tedeschi a diffondere in tutta Europa questa moda natalizia.
Prima ancora del principe Albert, fu Carlotta di Meclemburgo-Streliz a portare alla corte britannica il primo abete decorato: nel Natale 1800, la moglie di re Giorgio III fece allestire a Windsor un alberello ornato con dolcetti, piccoli giocattoli e sacchettini di frutta secca, distribuiti poi a tutti i bambini presenti. Tuttavia, fu la regina Vittoria a rendere realmente popolare l'albero di Natale.
Precursori e Simbolismi Antichi
Il profeta Geremia (VII secolo a.C.) descrive "i costumi dei popoli" come "vanità", riferendosi a legni "adornati d'argento e d'oro, fissati con chiodi e coi martelli perché non si muova". Questo si riferisce alla vanità di adorare "oggetti privi di valore" tipica delle popolazioni pagane, piuttosto che venerare il Signore, il "vero Dio". Sebbene l'albero di Natale come lo conosciamo oggi non esistesse ai tempi di Geremia, i suoi versetti tramandano un'usanza ancestrale di tagliare un albero per adornarlo o per lasciarvi sotto dei regali, come facevano i babilonesi.
Tertulliano, un cristiano del II-III secolo d.C., criticava i culti romani pagani, imitati anche da alcuni cristiani dell'epoca, di appendere alloro sulle porte delle case e accendere lumi durante le festività invernali. I romani adornavano le strade durante i Saturnali, mentre i celti decoravano le querce con frutta e candele durante il solstizio d'inverno, come un modo per assicurarsi il ritorno del sole e della vegetazione.
Il cristianesimo, vista l'impossibilità di sradicare completamente questi riti pagani, li adottò e li trasformò. Secondo una leggenda, nell'VIII secolo, nella regione di Hesse, in Germania, un missionario di nome Bonifacio abbatté un'enorme quercia consacrata al dio Thor e offrì in cambio un abete, simbolo di vita eterna e pace. Da allora, prese piede la tradizione di tagliare abeti e collocarli sui tetti delle case, a testa in giù. Si racconta che il teologo Martin Lutero abbia collocato delle candele sui rami degli alberi perché brillassero come stelle nelle notti d'inverno.
Tallinn (Estonia) nel 1441 e Riga (Lettonia) nel 1510 si contendono il primato di aver posto il primo albero di Natale in piazza. A Riga, il primo albero fu decorato con rose artificiali da un gruppo di commercianti e posto nella piazza del mercato.
L'Illuminazione Elettrica e la Diffusione Globale
La diffusione dell'usanza di decorare ambienti e alberi con le luci in occasione del Natale, partita dagli Stati Uniti, si deve a un migrante adolescente di nome Albert Sadacca. Nel 1917, ispirato da un incendio causato da candele su un albero di Natale a New York, il quindicenne Albert adattò le economiche lampadine vendute nel negozio dei suoi genitori agli abeti natalizi, creando le prime corde di luci. Inizialmente le vendite furono modeste, ma una volta che Sadacca dipinse i bulbi di rosso, verde e altri colori, l'attività decollò.
L'usanza di decorare abeti utilizzando delle luci, sebbene attribuita a Martin Lutero, durò a lungo anche oltre l'avvento dell'energia elettrica, fino agli anni Venti del XX secolo. Questo perché le luminarie natalizie rimasero un privilegio per pochi a causa dei costi elevati. Ancora nel 1900, illuminare un albero di Natale con luci elettriche richiedeva un costo equivalente a circa 10.000 dollari odierni, includendo luci, generatore e i servizi di un tecnico.
L'esordio delle luci elettriche a Natale è legato al genio di Thomas Alva Edison. Nel Natale del 1880, Edison cercò di attirare l'attenzione sulla sua lampadina, posando 8 miglia (12 chilometri) di filo sotterraneo per alimentare stringhe di luci attorno all'esterno del suo laboratorio nel New Jersey. Fu solo nel 1882 che queste luci furono utilizzate per scopi decorativi.
La residenza del presidente degli Stati Uniti d'America ebbe un proprio albero di Natale fin dal 1889. Tuttavia, fu solo nel 1895 che nello Studio Ovale fece la sua comparsa il primo abete illuminato con le lampade di Edison, voluto dal presidente Grover Cleveland. A Cleveland si attribuisce il merito di aver avvicinato il pubblico americano all'idea delle luci elettriche. Le prime luminarie natalizie erano cablate a mano e realizzate con delicate lampadine di vetro, contribuendo al loro costo elevato. Fu durante la presidenza di Calvin Coolidge (1872-1933) che prese il via la tradizione dell'accensione ufficiale di un albero di Natale nazionale. L'uso esterno delle luci natalizie divenne sicuro e diffuso solo a partire dal 1927. Per aumentare le vendite, le principali società di distribuzione sponsorizzarono concorsi di quartiere. Il record mondiale per il maggior numero di luminarie posizionate in una sola proprietà appartiene a una famiglia di New York che, nel 2014, installò 601.736 luci intorno alla sua abitazione.
Alessandro Barbero - Martin Lutero (1. parte)
Il Natale e l'Albero: Prospettive Cristiane ed Evangeliche
La celebrazione del Natale e l'uso dell'albero di Natale possono generare discussioni e divisioni all'interno delle comunità cristiane. Alcuni si interrogano se queste tradizioni siano conformi ai principi biblici, mentre altri temono che si tratti di pratiche di origine pagana da evitare. L'obiettivo è incoraggiare la riflessione e vivere secondo la propria coscienza, senza giudicare gli altri, come indicato in Romani 14:1-3: "Accogliete chi è debole nella fede, ma non per sentenziare sui suoi scrupoli. Uno crede di poter mangiare di tutto, mentre l'altro che è debole mangia solo verdure. Colui che mangia non disprezzi chi non mangia; e colui che non mangia non giudichi chi mangia, perché Dio lo ha accolto."
La Storia di Lutero e l'Albero di Natale: Simbolismo e Luce
Una leggenda diffusa attribuisce a Martin Lutero l'introduzione dell'albero di Natale come simbolo della luce di Cristo. Si narra che Lutero, affascinato dalle stelle che brillavano attraverso i rami di un abete, abbia deciso di decorare un albero con candele accese per ricreare quella scena. Anche se questa storia non è confermata storicamente, essa rappresenta bene l'idea che l'albero di Natale sia legato a un simbolismo cristiano di luce e speranza. L'albero, con le sue luci scintillanti, per molti cristiani rappresenta Gesù Cristo, la "luce del mondo" (Giovanni 8:12). Non è da considerare automaticamente un simbolo pagano, ma piuttosto uno strumento che aiuta a ricordare il significato profondo della venuta di Cristo. È importante riconoscere che il significato attribuito all'albero e alla festa dipende anche dal contesto culturale di ogni credente.
Posizione dei Cristiani Evangelici sul Natale
Come cristiani evangelici, la fede è radicata nella Parola di Dio. Molti pastori e teologi evangelici hanno studiato la questione del Natale e dell'albero di Natale, giungendo alla conclusione che non c'è nulla di contrario alla Bibbia nel celebrare la nascita di Gesù o nell'usare un albero come simbolo di gioia. Versetti biblici come Isaia 9:6 ("Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato… sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.") e Giovanni 1:14 ("E il Verbo si è fatto carne e ha abitato per un tempo fra di noi.") sostengono questa posizione, ricordando che il Natale è la celebrazione dell'incarnazione di Cristo.
Alcuni cristiani citano Geremia 10:2-4 per criticare l'uso dell'albero di Natale, affermando che rappresenta un'idolatria. Tuttavia, molti teologi evangelici rispondono che questo passo si riferisce alla costruzione di idoli di legno da adorare, una pratica ben diversa dall'uso dell'albero come semplice decorazione per celebrare la nascita di Cristo. La Bibbia non fornisce una data esatta della nascita di Gesù, ma ciò che conta realmente è il significato della sua nascita e ciò che rappresenta. La data esatta non dovrebbe quindi diventare motivo di divisione o controversia.
Libertà nella Coscienza e Amore Fraterno
Un principio fondamentale della fede è la libertà di coscienza, come esposto in Colossesi 2:16-17: "Nessuno dunque vi giudichi per quel che mangiate o bevete, o riguardo a feste, a noviluni o a sabati…". Il Natale e le sue tradizioni devono essere vissute in libertà e con uno spirito rivolto a Dio. Ciò implica non giudicare chi sceglie di festeggiare il Natale e chi, per motivi personali o di coscienza, decide di non farlo. Ogni credente deve sentirsi libero di seguire le proprie convinzioni, come ricorda 1 Corinzi 10:31: "Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto alla gloria di Dio."
La Redenzione della Cultura
Il cristianesimo ha spesso saputo "redimere" simboli e tradizioni culturali, attribuendo loro nuovi significati alla luce della fede in Cristo. Questo è il caso dell'albero di Natale, che, pur potendo avere origini precristiane, oggi può essere visto come simbolo della vita eterna e della luce di Cristo. Non si dovrebbe permettere che il giudizio divida su questioni secondarie, poiché "Il regno di Dio non è questione di mangiare o di bere, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Romani 14:17). E ancora, "Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio" (Romani 14:10).
Se si celebra il Natale, lo si faccia con gioia e gratitudine per la nascita del Salvatore. Se non lo si celebra, si onori comunque il Signore con altre forme di adorazione e servizio.
Il Natale come Opportunità per Testimoniare e Unirsi in Famiglia
Le festività natalizie sono un'occasione speciale per riunirsi con la propria famiglia, rafforzare i legami affettivi e vivere momenti di comunione. Questo tempo offre un'opportunità preziosa per parlare di Gesù e testimoniare del Suo amore, non tanto partecipando o non partecipando alla celebrazione, ma con la propria buona condotta. La vera testimonianza della fede si manifesta attraverso l'amore mostrato alle persone che ci circondano. Anche chi sceglie di non festeggiare il Natale dovrebbe avere considerazione per le persone che ama, mettendo la relazione e l'amore sopra ogni tradizione, come insegna Gesù: "Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato" (Marco 2:27).
Esortazione alla Pace e all'Unità
È importante vivere in pace e armonia, senza giudicare chi festeggia il Natale e chi sceglie di non farlo. In entrambe le posizioni, ciò che conta è il cuore con cui si agisce. Dio desidera che ci si ami e ci si rispetti, "vivendo in pace gli uni con gli altri" (Romani 12:18). Siamo chiamati a seguire l'esempio di Cristo, venuto nel mondo per portare pace, amore e riconciliazione.
Il periodo natalizio deve essere un tempo di unione e non di divisione. Si celebri il Natale cogliendo l'occasione per annunciare la venuta del Salvatore, soprattutto a chi festeggia senza conoscerLo. Come Paolo, che, vedendo un altare dedicato "al Dio sconosciuto", proclamò la verità del Dio vivente, anche oggi si può usare ogni opportunità per annunciare il Signore. Con gratitudine, la coscienza, guidata dallo Spirito Santo, deve condurre nelle proprie decisioni.