La figura di Padre Pio da Pietrelcina è indissolubilmente legata a numerosi eventi straordinari, tra cui spiccano le guarigioni attribuite alla sua intercessione. Interessante notare come Padre Pio stesso abbia vissuto esperienze complesse con la febbre, un aspetto che rende ancora più significativo il suo ruolo come canale di grazia per la guarigione altrui.
Le Febrili Esperienze di Padre Pio Stesso
L'esperienza di ipertermia non fu estranea a Padre Pio, così come avevano sofferto anche altri Santi e mistici, come San Giovanni della Croce, Santa Teresa d’Avila e Santa Margherita Maria Alacoque.
Una delle prime volte che Padre Pio manifestò questi sintomi fu alla fine del 1915. All'epoca aveva 28 anni ed era stato chiamato alle armi, assegnato alla Decima Compagnia di Sanità di Napoli. La febbre era oltre 42 gradi, il suo corpo scottava tantissimo e il battito del cuore era elevatissimo. In un'occasione, un medico di Foggia volle misurare la temperatura del Santo, usando un termometro da bagno, solitamente impiegato per la temperatura dell'acqua, data l'eccezionalità del calore corporeo.
Nel 1920, fu il dottor Giorgio Festa a cercare di capirci qualcosa e, dopo attenta analisi, scrisse: “Padre Pio appariva molto sofferente, alquanto agitato sul suo letto, ma senza delirio e senza i comuni disturbi che di solito accompagnano alterazioni febbrili notevoli.”
Un'altra significativa esperienza di febbre per Padre Pio fu durante la pandemia di influenza Spagnola. A tre riprese fu costretto a letto dalla febbre tra il settembre e il dicembre del 1918. Quel virus micidiale a San Giovanni Rotondo - che allora contava diecimila abitanti - causò 330 morti. A Pietrelcina, il suo paese natale, morirono anche una sorella di nome Felicita, di 29 anni, e un bimbo di questa che aveva quattro anni e si chiamava Pellegrino. Stefano Campanella, cultore della storia del santo, ha pubblicato un libretto intitolato “La pandemia di Padre Pio”, che offre un interessante parallelo tra il dramma pandemico di allora e quello contemporaneo, mettendo in luce lo spirito cristiano con cui il cappuccino con le stimmate affrontò la situazione.

La Prospettiva della Chiesa e i Criteri per i Miracoli
Poiché la malattia è un male, nessun ammalato dovrebbe avere scrupoli a chiedere la propria guarigione. Non è forse nel “Padre Nostro” che Gesù ci ha insegnato: “Ma liberaci dal male”, anche se nella stessa preghiera ha aggiunto: “sia fatta la tua volontà come in Cielo così in terra”. Quindi è un dovere che incombe nella comunità cristiana quello di pregare per i propri malati.
La prima funzione della Chiesa nei confronti dei presunti miracoli è quella di essere accogliente e disponibile verso tutti coloro che si dichiarano miracolati, mantenendo un benevolo atteggiamento di ascolto. Non si adottano a priori posizioni diffidenti o negative nei confronti delle documentazioni di guarigioni, e nessuna testimonianza viene ricusata senza un'attenta valutazione. Sarebbe inoltre ingiustificabile che il medico non fosse aperto alle dimensioni spirituali inerenti la persona umana e non disponibile ad accogliere i numerosi benefici dei malati che si rivolgono a “Padre Pio”.
L’uomo del XXI secolo, impregnato di razionalità tecnica, stenta ad accettare l’idea del miracolo. Tuttavia, la Chiesa non si pone contro la scienza e i progressi della tecnologia, quando tutto è orientato al bene e al rispetto dell’uomo, alla cura delle malattie e al sollievo della sofferenza. Viviamo in un periodo in cui nella nostra cultura occidentale ha predominio quasi assoluto la tecnologia a dispetto di una cultura umanistica, e sembra che ci si lasci guidare dalla ricerca continua della novità più che della verità.
Una folla immensa, proveniente da ogni parte del mondo, di ogni estrazione culturale, socio-economica, direttamente o indirettamente si rivolge a Padre Pio per ricevere una grazia o un miracolo. Queste persone realmente, veramente, poi ricevono un segno straordinario, in cui credono di riconoscere un benevolo intervento divino per l’intercessione di Padre Pio. Il miracolo è il segno che Dio ci ama e ci assiste in tutte le necessità, un’espressione della “benevolenza di Dio” e della “comunicazione divina con gli uomini”. Quante persone tornano alle loro case con animo sollevato e sereno dopo una visita o una preghiera rivolta a Padre Pio!
Come accennato, la scienza stenta a credere ai miracoli perché questi trascendono in modo eccezionale ed occasionale la stabilità delle leggi naturali. Le “Considerazioni sui miracoli di Padre Pio” del Dr. Pietro Gerardo Violi, autore che ha condotto scientificamente il processo di Canonizzazione di Padre Pio e di Suor Maria Rosa Pellesi, illustrano i rigorosi criteri per il riconoscimento di una guarigione miracolosa:
- La malattia deve essere certa e definita, con una diagnosi poggiata su fondamenti scientifici.
- Deve trattarsi di una malattia organica e non psichica, né frutto di fantasie o eventuali stati psicogeni. A tal fine, vengono usati tutti i mezzi scientifici oggi a disposizione per una diagnosi di certezza.
- La guarigione deve essere improvvisa, quasi istantanea. Questo è cruciale, poiché la biologia e la fisio-patologia insegnano che il consolidamento e la riparazione delle lesioni organiche avvengono per gradi, lentamente e progressivamente, richiedendo tempo affinché il sangue apporti le sostanze necessarie.
- La ripresa funzionale deve essere immediata: il cieco vede, il paralitico cammina, il riassorbimento di liquidi avviene istantaneamente, l’attività mentale si ripristina immediatamente in caso di lesioni del sistema nervoso centrale.
Nella valutazione di fatti straordinari che accadano per l’intercessione di Padre Pio, con notevole frequenza, in coincidenza con la guarigione, il sanato o qualcuno dei familiari è pervaso da un’ondata di soave ed indescrivibile profumo. Ormai le testimonianze sono innumerevoli. Non è suggestione, non è psicosi, non è inconsistenza scientifica, ma un dato di fatto in cui Padre Pio, con questo suo segno, fa sentire la sua presenza vicino ai suoi figli, sparsi per il mondo.

Miracoli di Guarigione Attribuiti a Padre Pio
La Guarigione della Sorella del Monsignore
In un episodio significativo, i parenti di una malata avevano scritto a Padre Pio invocando il suo intervento presso Dio per la guarigione. Il monsignore, fratello della malata, si trovava nel suo studio quando improvvisamente ebbe la sensazione che qualcuno si trovasse alle sue spalle. Pensò che fosse Padre Pio, ma preso dalla paura si affrettò ad uscire dallo studio. Il cappellano non credeva alle sue parole e pensava che il monsignore fosse vittima di un’allucinazione, a causa del suo stato d’animo dovuto alle condizioni di salute della sorella.
Quando entrambi rientrarono in casa, si sentirono chiamare dalla sorella, che era uscita improvvisamente dallo stato comatoso. E così fu.
La Guarigione Straordinaria del Ferroviere Toscano
Un ferroviere toscano, morto nel 1983 a settant’anni, ha testimoniato una guarigione che i medici avevano dichiarato impossibile. Nel 1945, mentre viveva in provincia di Siena con il suo figlio piccolo, venne travolto da un camion sulla linea ferroviaria. Arrivò all'ospedale in fin di vita, con la gamba sinistra in grave pericolo.
La ripresa fu lunga ma soddisfacente, tranne che per la gamba sinistra. Questa era ridotta in modo tale che i medici non riuscivano a rimetterla a posto. Dopo un anno e mezzo, il paziente si recò al Rizzoli di Bologna, ma la gamba era completamente rigida. I medici la definivano “un gomito sinistro” e non riuscivano a guarirla. Diversi interventi chirurgici non si rimarginavano, a causa di infezioni resistenti che rendevano ogni tentativo inutile. Fu infine dichiarato inguaribile.
«Era la fine della mia vita. Avevo trentacinque anni e non riuscivo a rassegnarmi», raccontava l'uomo, che non se la sentì di affrontare un nuovo intervento. Si sentiva «come una bestia ferita», non voleva vedere nessuno e non voleva più vivere. Riversava il suo dolore contro la moglie che tentava di fargli coraggio. La gamba, oltre ad essere rigida, era ancora piena di ferite sanguinanti e dolorosissime. Era arrabbiato con tutti. La moglie era credente, lui no. Bestemmiava per farle dispetto e lei piangeva. Bestemmiava anche contro Padre Pio, nonostante la moglie avesse scritto tante volte al religioso senza mai ricevere risposta.
La moglie continuava a chiedergli di accontentarla, mentre la sua situazione andava sempre peggio. «Per me la vita era finita», affermava. La forza della disperazione ebbe il sopravvento e, alla fine dell’anno, si arrese, dicendo: «Allora andiamo, facciamo anche questo».
Il viaggio fu drammatico. Ogni volta che doveva salire e scendere dallo scompartimento, i dolori erano atroci. La prima tappa fu Roma, la seconda Foggia. Il treno partiva al mattino presto e decisero di trascorrere la notte in una pensione. Mentre si trascinava con le stampelle scivolò in una pozzanghera, cadendo malamente. Gli fu messa a disposizione una stanza negli uffici della stazione e lì passò la notte. Il giorno dopo, di buon ora, lui, suo figlio e sua moglie presero il pullman per San Giovanni Rotondo. Il pullman si fermava a circa due chilometri dalla chiesetta dei cappuccini. Le strade non erano asfaltate. «Non so come riuscii a raggiungere la chiesa. Mi lasciai cadere su una panca mezzo svenuto».
Non sapeva riconoscerlo. In chiesa c’erano diversi cappuccini. Padre Pio stava confessando le donne. Il frate teneva gli occhi bassi e le mani nascoste nelle maniche della tonaca. Quando alzò la destra per dare l’assoluzione, l'uomo si accorse che portava i mezzi guanti. «È lui» - disse a se stesso. Padre Pio lo osservò per un paio di secondi e lui si sentì come se fosse stato colpito da una violenta scossa elettrica. Lui finì la confessione, uscì dal confessionale e se ne andò. Alle quattro del pomeriggio erano di nuovo in chiesa. Il figlio lo accompagnò in sagrestia. Padre Pio stava già confessando e c'erano diverse persone prima di lui. Dopo circa un quarto d’ora arrivò il suo turno. Con le stampelle, si avvicinò al religioso. Padre Pio lo osservò per molto tempo, parlandogli del suo carattere e del suo comportamento, ma senza fare alcun riferimento alla gamba. L'uomo provò di nuovo quella terribile scossa in tutto il corpo che aveva sentito la mattina. Si inginocchiò e fece il segno della croce. Incredibilmente, prese le stampelle in mano e si allontanò camminando regolarmente, mettendo la gamba in moto del tutto normale.
Inizialmente nessuno si accorse di nulla. La moglie lo guardò con le stampelle in mano, ma neanche lei ci fece caso. Fu il figlio che esclamò: «Ma tu cammini! Non hai le stampelle in mano, le tieni!». Si fermarono a pregare un po’, poi si avviarono all’uscita. «È vero!» gli disse la moglie. L'uomo si fermò ed osservò con immenso stupore le stampelle che aveva in mano. «È vero, cammino e non sento nessun dolore» rispose. Poi il figlio aggiunse: «Quando eri da Padre Pio ti sei anche inginocchiato». Da quel momento l'uomo fece tutti i movimenti con la massima naturalezza, senza nessun dolore e difficoltà. Le ferite sanguinanti si erano rimarginate e asciutte.
Il ritorno a casa fu una marcia trionfale. Tutti erano increduli di quanto era accaduto. Tornò a farsi visitare alla Clinica ortopedica di Siena. I medici erano esterrefatti, prima di tutto nel vedere che camminava. Dal punto di vista obiettivo, la sua gamba non era assolutamente cambiata: il gomito era sempre presente e non avrebbe potuto in nessun modo camminare. Fu portato anche a un congresso medico a Roma, dove c'erano medici provenienti anche dall’estero, e tutti restarono meravigliati. L'uomo stesso ripeteva: «leggi fisiche».

Il Miracolo di Matteo Pio Colella: Guarigione dalla Meningite Fulminante
Anche nel caso del piccolo Matteo Pio Colella, la Scienza e i medici hanno dovuto superare non poche difficoltà nell'accettare il miracolo. La segnalazione giunse dalla mamma del bambino l'8 aprile 2000, con una lettera che citava le parole di Gesù: «non si accende una lucerna per nasconderla, ma per collocarla in alto, perché faccia luce a quanti sono in casa».
Il fatto è stato ritenuto prodigioso e attribuito all'intercessione di Padre Pio. I testimoni indotti dal Postulatore furono il bambino Matteo Pio Colella e i suoi genitori, il papà Antonio Colella, medico, e la mamma Maria Lucia Ippolito Sanità, insegnante. Furono inoltre chiamati a testimoniare i medici e gli infermieri del reparto di Pediatria e di Rianimazione dove il bambino era stato ricoverato, un nefrologo e lo zio del sanato, anch’egli medico.
Ottemperando al dispositivo della legge canonica, che impone che il sanato sia visitato, dopo l’asserita guarigione, da due periti, il Tribunale ha convocato un cardiologo come I perito ab inspectione e un professore ordinario di Medicina interna presso l'Università degli studi di Palermo come II perito ab inspectione. Essi hanno depositato e rilasciato una relazione scritta, e gli illustri medici hanno confermato lo stato ottimale di salute del sanato, attestando che la guarigione è stata duratura nel tempo. Il professor [Nome Omesso, se non specificato] dichiarò: «Nessuna difficoltà a confermare la diagnosi di dimissione», confermando trattarsi di sepsi meningococcica con simultaneo e significativo danno in più sedi, un «quadro ora classificato come MOFS (Multiple Organ Failure Syndrome)». Gli organi colpiti in misura gravissima erano superiori a cinque.
Alla seduta erano presenti Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale J. Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione; Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Edward Nowak, Segretario; il Reverendissimo Mons. Michele Di Ruberto, Sottosegretario; e il Reverendissimo Mons. [Nome Omesso, se non specificato]. La Consulta Medica era composta dal Presidente Prof. Lorenzo Bonomo e dai Proff. Francesco Di Raimondo, Giovanni Battista Pignataro, Rodolfo Proietti, Giovanni Rocchi. Alla presenza di Sua Santità Giovanni Paolo II, il 20 dicembre 2001, nella sala Clementina vi è stata la lettura del decreto sul miracolo, attribuito all’intercessione del Beato Pio da Pietrelcina.
L'Inizio e il Rapido Aggravamento della Malattia
Il piccolo COLELLA MATTEO PIO è nato a San Giovanni Rotondo il 4 dicembre 1992. Il 20 gennaio 2000, il bambino accusò un forte mal di testa a scuola. La maestra così ricorda quei momenti: «Durante la mia ora di lezione il piccolo Matteo Pio ha cominciato a manifestare brividi generalizzati e teneva il capo inclinato verso il banco. Alla mia richiesta di riferire che cosa egli avvertisse, il piccolo rispondeva solo con cenni del capo, restando verso di me, come se avesse difficoltà a sollevare il capo».
I genitori furono avvisati e, il papà, medico, trovò Matteo vicino al termosifone tremante. Il bambino fu trasportato a casa; gli venne somministrato un antipiretico, con scarso risultato, poiché la febbre si mantenne sempre alta e si associò un nuovo episodio di vomito alimentare. La febbre, nonostante i presidi terapeutici, non recedeva, per cui il papà chiese il consulto di un pediatra, che per motivi di lavoro si recò dopo qualche ora. Il pediatra visitò il bambino e constatò febbre elevata e una discreta diminuzione della vigilanza complessiva. Allertò il papà per un eventuale ricovero ospedaliero, se fossero comparsi segni meningei, ancora non manifesti in modo eclatante; tutta la sintomatologia fu inizialmente attribuita alla febbre elevata.
Verso le ore 20:30, sempre del 20 gennaio 2000, la mamma tornò da Foggia, entrò nella camera, salutò e chiamò Matteo, ma il bambino, con gli occhi persi nel vuoto, non la riconobbe. La mamma si avvicinò per dargli un bacio e si rese conto che aveva delle macchie più o meno grandi, violacee sul collo e sul torace. Si scatenò un po’ il panico. Fu preparato in fretta tutto e il piccolo fu accompagnato all’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, di San Giovanni Rotondo.
Il pediatra di turno stava attendendo Matteo Pio in medicheria, essendo informato della gravità in cui versava il bambino. Furono eseguiti dei prelievi ematici e nel frattempo giunse il pediatra, amico di famiglia, che aveva visitato Matteo circa due ore prima. Ai due pediatri si aggiunse il reperibile, in servizio di pronta disponibilità. All’osservazione del medico il piccolo Matteo Pio presentava delle lesioni petecchiali, alcune delle quali già in evoluzione necrotica, localizzate alla cute degli arti inferiori, ai glutei e alla radice degli arti superiori bilateralmente; tali lesioni andavano aumentando di numero e di estensione. Alle 22:30 fu eseguita una puntura lombare. Quindi la clinica e gli esami evidenziavano già una situazione clinica di notevole gravità e rapidamente evolutiva: Meningite fulminante, complicata da DIC (coagulazione intravascolare disseminata), ipotensione e compromissione renale.
Le condizioni cliniche divennero sempre più critiche, nonostante i provvedimenti terapeutici intrapresi; infatti alle ore 2:00 del 21 gennaio 2000, poco più di 14 ore dall’insorgenza, si iniziò ad infondere nor-adrenalina, dopamina, antitrombina III; la diuresi era scarsa; alle 4:00 si somministrò 1 unità di piastrine; si iniziò ipotermia fisica; si somministrò Lasix, ma la diuresi rimase scarsa.
Il mattino del 21 gennaio 2000, dalle ore 7:00 in poi, la situazione clinica precipitò con compromissione di tutti i parametri vitali. Il bambino divenne dapprima tachicardico (150/min), tachipnoico. Alle 9:00 le condizioni cliniche erano disperate: anossia, cianosi generalizzata, nonostante la ventilazione meccanica assistita vi era desaturazione <30%; l’infermiera presente precisò 18%; edema polmonare acuto (ARDS); pressione arteriosa non rilevabile per shock settico; tutto il corpo era ricoperto di petecchie per DIC; dalla tachicardia era passato alla bradicardia estrema per grave insufficienza cardiaca; non rispondeva ai diuretici per assenza di perfusione renale, per cui si instaurò: insufficienza renale acuta. I medici sapevano bene di trovarsi di fronte ad una meningococcemia fulminante da Neisseria Meningitidis, evoluta in MOFS complicata da ARDS; l’esordio era brusco e non erano ancora trascorse 24 ore.

Il pediatra, che rimase con i genitori in tutti quei lunghi giorni, e il marito continuavano ad entrare ed uscire dalla porta della rianimazione, nel tentativo di elemosinare notizie sul bambino. La madre racconta: «…Rimango assieme a Matteo. Vivo questo periodo nell’angoscia di sapere che da un momento all’altro posso perdere Matteo, con l’incubo della risposta degli esami ematochimici, della radiografia del torace, della diuresi e di tutti i parametri cardiorespiratori riprodotti sul monitor. Ricordo con molta angoscia il viso del primario, quando la mattina del venerdì 21 gennaio mi affaccio al box dove è mio figlio. … Egli si gira verso di me e senza un cenno di saluto evita subito il mio sguardo».
I medici stessi manifestarono il loro pessimismo. Un collaboratore ricorda: «Personalmente molte volte ho pensato che il decesso si poteva realizzare di lì a qualche momento. Ho ammesso a me stesso ed ho manifestato ad alta voce con i miei collaboratori in più di una occasione che non ritenevo possibile una risoluzione positiva. … Ricordo di aver preparato il materiale sterile per la esecuzione della puntura lombare. Al momento del prelievo del liquor, il liquor stesso si presentava denso e di colorito nerastro. Al termine della procedura, rimettemmo il piccolo Matteo Pio in posizione supina, e ci accingemmo a fare la detersione delle vie aeree superiori. Fu in quel momento che incominciò a manifestarsi una estrema bradicardia ed una desaturazione dell’ossigeno ematico, come era possibile rilevare dal monitor situato accanto al paziente. La cute di Matteo Pio ha cominciato a presentarsi cianotica, le stesse petecchie, da un colorito rossastro, viravano verso il colorito nerastro. Ricordo con esattezza di aver seguito con apprensione la diminuzione del valore di saturazione dell’ossigeno sul monitor, che raggiunse anche il valore del 18%. Non c’era nessuna ripresa. Proprio in quel momento mi atterriva il pensiero di dover proprio io provvedere al lavaggio del cadavere, prima del trasferimento in camera mortuaria. Come lo vestiremo?».
La Svolta Improvvisa e Inspiegabile
Invece, improvvisamente, accadde qualcosa di straordinario e con l’incredulità di tutti. Quel centro del respiro, probabilmente leso dalla meningococcemia, e quel quadro toracico che, per ben due giorni, sino al 24, era di «tipo peggiorativo con aspetto a “vetro smerigliato” di entrambi i campi polmonari, specie il destro, ove sembra associarsi minimo versamento pleurico», ripresero ad ossigenare il sangue, anche se ancora non in modo perfetto (saturazione in O2 al 78% e poi al 100%); il cuore riprese la sua corsa, la pressione arteriosa divenne rilevabile e adeguata per perfondere adeguatamente gli organi.
Passata la fase critica della sopravvivenza, incominciarono a sorgere altri dubbi: quali sarebbero stati gli esiti? Questi interrogativi tormentavano i medici; la loro paura di trovarsi di fronte a un bambino con deficit mentali o nervosi aveva un fondamento scientifico. Fu eseguito un EEG il cui risultato [specifiche assenti nel testo] portò a un'altra sorpresa che colpì i medici. Il diario clinico del 3 febbraio riporta: «Il Paziente è stato tranquillo; vigile e cosciente», sebbene fosse ancora in respiro assistito. Il pomeriggio del 4 febbraio: «Parametri vitali stabili. Paziente sveglio collaborante. Effettuato ciclo di respiro spontaneo». Il 5 febbraio: «Paziente sveglio, collaborante. Effettuato ciclo di respiro spontaneo. Non ha deficit motori». Tale situazione sorprese tutti. La sera del 7 febbraio: «Rimosso catetere vescicale». L’8 febbraio, al mattino: «Paziente sveglio, collaborante. Ha urinato spontaneamente, senza catetere vescicale». Rimase in respiro spontaneo per tutta la giornata.
Il dottor Antonio Colella racconta del miracolo che fece "Santo" Padre Pio
L'Impossibilità Medica e la Conferma del Miracolo
La malattia che aveva colpito il piccolo Matteo Pio era una complessa e devastante situazione clinica, configurabile come MENINGITE FULMINANTE evoluta nella MULTIPLE ORGAN FAILURE SYNDROME + ACUTE RESPIRATORY DISTRESS SYNDROME (MOFS+ARDS). La MOFS nel paziente Colella Matteo Pio aveva interessato ben 9 (nove) organi, un dato dimostrato in modo chiaro ed inequivocabile.
I pazienti affetti da MOFS con interessamento di soli tre organi che riescono a superare tale grave situazione clinica, vengono considerati dei sopravvissuti ma hanno una ripresa molto, molto lenta. Certamente questi pazienti non si svegliano, come è accaduto a Matteo Pio Colella, in circa 10 giorni chiedendo di succhiare un ghiacciolo alla Coca Cola e di giocare alla Playstation, pur essendo affetto, ribadiamo, da meningite fulminante + MOFS, con interessamento di 9 organi, ed ARDS. Tale straordinaria guarigione ha lasciato medici e scienziati profondamente perplessi, sorpresi e increduli.
