Il Celibato nel Vangelo e nella Tradizione della Chiesa

Il tema del celibato, specialmente quello sacerdotale, è da sempre oggetto di dibattito e riflessione all'interno della Chiesa e nella società. Non si tratta di una questione meramente disciplinare o di legislazione ecclesiastica, né di un problema da ripensare unicamente alla luce dei "tempi che cambiano". Il celibato chiama in causa la natura profonda dell'amore umano in relazione all'amore divino, configurandosi come una vocazione specifica con origini e significati radicati nelle Scritture e nella tradizione ecclesiale. Questo approfondimento esplora i fondamenti biblici, gli insegnamenti di Gesù e degli Apostoli, la sua evoluzione storica e le ragioni teologiche e pratiche che lo sostengono.

Mappa del Medio Oriente biblico con evidenziate le aree di predicazione di Gesù e Paolo

Il Celibato negli Insegnamenti di Gesù

Per comprendere il celibato in tutta la sua ricchezza, è necessario risalire alla sua origine e al suo significato più profondo di vocazione specifica, come chiamata che Gesù ha proposto ad alcuni suoi discepoli, scegliendoli come ministri del Regno.

Matteo 19,12: Gli "Eunuchi per il Regno dei Cieli"

Uno dei passi principali delle Scritture che sostiene l’insegnamento della Chiesa sul celibato sacerdotale si trova in Matteo 19,12: “Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca”.

Quando Gesù dice che ci sono uomini che “si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli”, parla a livello figurato, non letterale. Si riferisce a coloro che vivono una vita di celibato per servire meglio il regno dei cieli. Questa triplice distinzione è chiara:

  • Eunuchi per nascita: impotenti a livello sessuale per disfunzioni genetiche.
  • Eunuchi resi tali dagli uomini: i “castrati” dell’antico Vicino Oriente, spesso funzionari di corte.
  • Eunuchi per il regno dei cieli: coloro che si sono resi tali per scelta personale, ovviamente per astinenza e non per auto-castrazione.

Il contesto in cui Gesù pronuncia queste parole è illuminante. I discepoli, dopo una discussione sul matrimonio e il ripudio, affermano: “Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi” (Matteo 19,10). La replica di Gesù introduce l'idea di uno stato di vita celibe, che “non tutti possono capire”, suggerendo una via diversa e forse migliore per alcuni. Questa affermazione per molti studiosi è una risposta a un’accusa o a un insulto lanciato contro di lui dagli avversari perché era anormale che un rabbì non fosse sposato. Gesù replica usando proprio questo termine per definire con orgoglio la sua verginità, ribadendo che essa non era frutto di una situazione fisiologica o anagrafica, bensì una scelta di dedizione assoluta per il regno di Dio e per il prossimo.

Il Celibato di Gesù come Modello

L'esempio più importante di celibato per il Regno è il Signore stesso. Gesù, andando contro quella che si può considerare la cultura dominante del suo tempo, ha scelto liberamente di vivere celibe. I Vangeli, infatti, non menzionano mai una moglie o dei figli di Gesù, il che sarebbe strano dato che riportano la madre Maria, il padre legale, i “fratelli” e le “sorelle”, e altre donne legate da parentela. Sebbene il celibato fosse considerato un'anomalia in Israele, era stato praticato dal profeta Geremia su ordine di Dio stesso, così come dal Battista.

Il celibato di Gesù si manifesta come un amore non risparmiato, ma moltiplicato: un amore senza possesso, totale, libero e gratuito, volto a formare una famiglia diversa sulla terra, dove la Promessa si facesse Regno di Dio nel mondo. La sua vita appare staccata da quella di sua madre e dei suoi fratelli “secondo la carne” e si lega a tutti coloro che compiono la volontà di Dio, i suoi discepoli e tutti coloro che “sedevano intorno” a lui (Marco 3,31-35). Questa “famiglia” ha Dio come Padre (Marco 11,25), e con loro il Figlio di Dio condivide ogni aspetto della sua esperienza terrena. Le donne, molte di nome Maria, sono sempre presenti nella sua vita, lo accompagnano fino alla croce e sono le prime testimoni della resurrezione, prendendo continuamente energia e forza da lui.

Particolarmente intimo è il rapporto tra Gesù e i Dodici. Essi abitavano nella stessa casa e viaggiavano con lui, realizzando unitamente al Figlio di Dio la predicazione e i miracoli del Regno. Con loro Gesù aveva formato un unico “corpo”, chiamandoli a seguirlo “perché stessero con lui ed anche per inviarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni” (Marco 3,14-15). In questo rapporto si trova un'autentica sponsalità, una nuova creazione e un nuovo modo di vivere con estrema purezza.

Il celibato di Gesù, sebbene talvolta descritto come una condizione di solitudine e inospitalità, è un segno di dedizione assoluta, un centro affettivo nel "deserto" della preghiera e della ricerca del Padre, un seme di vita consegnato al futuro.

Immagine artistica di Gesù che insegna ai suoi discepoli

La Prospettiva Paolina sul Celibato (1 Corinzi 7)

La Prima Lettera ai Corinzi offre un altro passo biblico fondamentale che sostiene la pratica del celibato. Avendo in 1 Corinzi 6:12-20 parlato delle relazioni illegittime tra uomo e donna, Paolo tratta ora delle relazioni legittime. La chiesa di Corinto aveva sottoposto all'Apostolo varie questioni relative al matrimonio e al celibato. Il Vangelo aveva fatto sentire la sua santificante influenza in mezzo alla corrotta società pagana di Corinto, e i convertiti, nel rompere con i loro passati disordini, si spingevano a volte oltre il segno, chiedendosi se il celibato non fosse il più sicuro baluardo contro l'immoralità.

Il Celibato come Dono e Scelta Preferibile

Paolo dichiara che l'astinenza da ogni commercio carnale, per quanto sia bella in sé stessa, non si può consigliare se non a quei celibi che hanno il dono della continenza. Egli stesso esprime il desiderio che tutti gli uomini fossero come lui, cioè non sposati: “Io vorrei che tutti gli uomini fossero come sono io; ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio, l'uno in una maniera, l'altro in un'altra” (1 Corinzi 7,7). Questo non è un comando universale, ma una concessione e un consiglio.

Paolo ci sta dicendo che si può servire al meglio il Signore e il Suo popolo rimanendo non sposati. Non significa che non si possa servire il Signore se si è sposati, ma piuttosto che si può essere più concentrati nel servire il Signore se non lo si è. È semplicemente una questione di senso comune il fatto che quando una persona è single ha più tempo per occuparsi degli affari del Signore di quanto ne abbia quando è sposata, e sicuramente quando è sposata e ha figli. Il celibato offre il vantaggio di lasciare una maggior libertà per il servizio del Signore (1 Corinzi 7,32-34) e, nei tempi calamitosi, risparmia al cristiano afflizioni ed angosce (1 Corinzi 7,26,29,40).

Matrimonio: La Regola e le Sue Condizioni

D'altra parte, Paolo riconosce la debolezza umana e consiglia il matrimonio per evitare le fornicazioni: “Ma, per cagion delle fornicazioni, ciascuno abbia la propria moglie, e ciascuna abbia il proprio marito” (1 Corinzi 7,2). Egli ripudia l'idea che toccare una donna sia intrinsecamente cattivo, affermando: “Se anche prendi moglie, tu non pecchi e se la vergine si marita non pecca” (1 Corinzi 7,9,28,36).

Il marito e la moglie hanno diritti e doveri reciproci: “Il marito renda alla moglie quel che le deve in fatto di relazioni coniugali, e parimenti la moglie al marito. La moglie non è padrona del proprio corpo, bensì il marito; parimenti, anche il marito non è padrone del proprio corpo, bensì la moglie” (1 Corinzi 7,3-4). Essi non devono privarsi l'un l'altro, a meno che non sia di comune accordo, per un tempo limitato, onde dedicarsi all'orazione, e poi tornare di nuovo insieme, per evitare che Satana li tenti a cagione della loro incontinenza naturale (1 Corinzi 7,5).

Matrimoni Misti e Indissolubilità

Paolo insiste sul dovere dei cristiani di non rompere il vincolo matrimoniale. Ai coniugati cristiani, egli ordina, non per sua autorità ma per quella del Signore Gesù, che la moglie non si separi dal marito e che il marito non lasci la moglie (1 Corinzi 7,10-11). Anche in caso di separazione, la moglie deve rimanere senza maritarsi o riconciliarsi con il marito.

Agli altri, ossia a quei cristiani uniti in matrimonio con un coniuge non credente, Paolo dice: “Se un fratello ha una moglie non credente, ed ella consente ad abitar con lui, non la lasci. E se una donna ha un marito non credente, ed esso consente ad abitar con lei, ella non lasci il marito” (1 Corinzi 7,12-13). L'Apostolo ritiene che in questa unione mista, in cui il pagano consenta a convivere col cristiano, non è la parte incredula che contamina l'altra, bensì la parte credente che conferisce all'altra un carattere sacro. “Perciocchè il marito non credente è santificato nella moglie, e la moglie non credente è santificata nel fratello” (1 Corinzi 7,14). Questo non significa "reso moralmente santo" ma "consacrato", rivestito di un esterno carattere sacro in virtù della sua unione con chi è “santificato in Cristo Gesù”.

Mappa dei viaggi missionari di San Paolo

Figure Profetiche di Celibato nella Bibbia

Oltre a Gesù e Paolo, la Bibbia presenta altre figure che hanno vissuto il celibato in contesti particolari, talvolta come segno profetico.

Il Profeta Geremia

Nel Primo Testamento, una figura cui espressamente Dio chiede il celibato è il profeta Geremia. Dio chiede al profeta di non prendere moglie e non avere figli, poiché questo diventerà segno del destino di Gerusalemme. È una parola di lutto, di morte, di desolazione, di pianto, di vergogna, di orrore, di fine di ogni vita umana e di ogni umana dignità per il popolo di Giuda. Il celibato di Geremia, pur essendo un segno terribile di profezia sulla distruzione di Gerusalemme, contiene anche un germe di speranza, un’attesa di quanto verrà, di un “non ancora” che tornerà, di nuove nozze per Israele (Geremia 31,13).

L'Eunuco Etiope

Il Libro degli Atti degli Apostoli narra la storia di un eunuco etiope, alto funzionario della regina Candace (Atti 8,26-40). Questo uomo, proveniente da lontano, cercava parole di consolazione a Gerusalemme e leggeva il profeta Isaia. Filippo, il diacono, gli spiega la profezia, e l'eunuco capisce che si riferiva anche a sé stesso, alla sua “vita recisa”, al suo futuro negato. In quel momento, l'eunuco etiope, che era il più lontano da ogni diritto di salvezza, sente accendersi nel suo cuore la Speranza e viene battezzato, diventando un simbolo dell'apertura del Vangelo a tutti i popoli.

"IL CELIBATO SACERDOTALE"

Il Celibato Sacerdotale nella Storia della Chiesa

Contrariamente a quanto spesso si afferma erroneamente, la scelta del celibato risale agli albori della Chiesa e non è stata introdotta secoli dopo. La Chiesa Cattolica, alcune confessioni della Chiesa Ortodossa, il buddismo e altre religioni di tutto il mondo richiedono il celibato ai preti e a vari religiosi.

Dalle Origini Apostoliche

Fin dai tempi della Chiesa primitiva, i sacerdoti erano uomini non sposati, oppure erano uomini che ricevevano l’ordine sacro pur essendo sposati, ma che, da quel momento, col consenso della moglie (che doveva essere mantenuta a spese della Chiesa), si impegnavano alla continenza, a non intrattenere rapporti sessuali. Secondo i Padri della Chiesa, gli apostoli che erano sposati prima di seguire Gesù hanno poi interrotto la vita coniugale, col consenso della moglie, e hanno praticato il celibato. Se la moglie è rimasta con loro, lo ha fatto vivendo come sorella e non più come sposa, poiché gli apostoli furono invitati a lasciare tutto per divenire “pescatori di uomini”. Questo è certificato da studi come quelli di C. Cochini ("Origines Apostoliques du célibat sacerdotale", 1981) e A. Stickler ("Il celibato ecclesiastico", 1993).

Sebbene ai più risulterà sorprendente, la norma sul celibato o sulla continenza vigeva fin dall’epoca degli apostoli anche nella Chiesa d’Oriente. Solo nel 691, al Concilio Trullano, ci fu il cedimento della Chiesa d’Oriente, che si sottomise al volere e all’interferenza degli imperatori di Bisanzio.

Evoluzione e Disciplina Attuale

Fu durante il II secolo che il celibato iniziò a diffondersi nelle chiese d’Occidente. Nei secoli successivi venne sostenuto da vari concili e dai cosiddetti Padri della Chiesa, secondo i quali i rapporti sessuali rendevano impuri ed erano incompatibili con i doveri sacerdotali. L’importanza del celibato ecclesiastico venne ribadita in modo ancora più netto dal Concilio Lateranense del 1123 e da quello del 1139, entrambi tenuti a Roma; questa è tuttora la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica.

Anche oggi, in Oriente non ci sono preti che si sposano, bensì solo uomini già sposati che vengono ordinati preti. Un sacerdote che è già tale non può mai sposarsi né in Oriente né in Occidente. E, tanto in Oriente come in Occidente, un prete sposato, se diventa vedovo, non può risposarsi. Infine, anche in Oriente i vescovi sono tenuti al celibato, il che indica un certo legame fra il celibato e lo stato sacerdotale: chi riceve l’ordinazione riceve una partecipazione al sacerdozio del vescovo.

Cronologia dei concili ecumenici e sinodi locali significativi per il celibato

Ragioni Teologiche e Pratiche del Celibato Sacerdotale

Il celibato ecclesiastico, pur non essendo un dogma irriformabile, si fonda su valide e forti ragioni, che vanno al di là di una semplice disposizione disciplinare.

1. Il Sacerdote come Alter Christus

La motivazione più importante è che Gesù non ha mai preso moglie e il sacerdote è alter Christus (un altro Cristo). In tal senso, il celibato del sacerdote è modellato su quello di Cristo e lo fa a Lui assomigliare il più possibile. Il Direttorio della Congregazione per il Clero (1994) afferma: «L’esempio è il Signore stesso il quale, andando contro quella che si può considerare la cultura dominante del suo tempo, ha scelto liberamente di vivere celibe. Alla sua sequela i discepoli hanno lasciato tutto per compiere la missione loro affidata. Per tale motivo la Chiesa, fin dai tempi apostolici, ha voluto conservare il dono della continenza perpetua dei chierici e si è orientata a scegliere i candidati all’Ordine sacro tra i celibi».

2. Scelta di Amore Esclusivo per Gesù

Il celibato ecclesiastico, pienamente compreso nel suo senso, è una scelta d’amore esclusivo per Gesù, da cui si irradia l’amore per tutti coloro che Egli ama. È una scelta esclusiva analoga alla scelta del compagno/a della propria vita, del proprio coniuge, che deve essere amato in modo speciale ed esclusivo, con una donazione per tutta la vita e con una predilezione, da cui si irradia anche l’amore per le persone amate dal coniuge. Secondo san Paolo «chi non è sposato si preoccupa [...] come possa piacere al Signore» (1 Cor 7,32). «Piacere al Signore» vuol dire amarLo: infatti noi cerchiamo di piacere alle persone che amiamo. Il «piacere a Dio» del sacerdote, così, è analogo a quello della relazione interpersonale degli sposi.

3. Maggiore Integrità e Disponibilità per il Regno

Dai passi di S. Paolo si ricava anche che, tramite il celibato, l’amore per Dio e l’amore per il prossimo possono essere più integrali. Laddove chi è celibe si preoccupa di piacere a Dio, l’uomo sposato, giustamente, deve preoccuparsi anche di accontentare la moglie e di stare con lei nonché di crescere ed accudire i figli. Paolo nota che l’essere umano legato col vincolo matrimoniale «si trova diviso» (1 Cor 7,34) a causa dei suoi doveri familiari. Da questa constatazione sembra così emergere che il celibe riesce invece a dedicarsi completamente a Dio. La sua disponibilità, anzitutto di tempo e di energie, non può essere uguale a quella del sacerdote, che può esercitare la sua piena dedizione (al servizio di Dio e di tutte le anime) in maniera concretamente più ampia.

Il cardinal Castrillon Hoyos ha sottolineato una connessione tra l’Eucaristia e lo stato del sacerdote, il quale può «trasformare la propria esistenza sacerdotale in un dono radicale per la Chiesa e per l’umanità, vale a dire assumere una “forma eucaristica”». L’Eucaristia costituisce il momento culminante nel quale Cristo, nel suo Corpo donato e nel suo Sangue versato, svela il mistero della sua identità. Il sacerdote che amministra l’Eucaristia, che è dono perfetto, mediante il celibato può essere egli stesso dono totale.

4. L'Esempio degli Apostoli

È vero che alcuni apostoli erano sposati (nel vangelo si menziona la suocera di Pietro e in 1 Tim 3,2 san Paolo dice che bisogna escludere dai candidati all’episcopato coloro che sono stati sposati più di una volta), ma tra Gesù e gli apostoli sussisteva una comunità fraterna e amicale che faceva perno su di Lui e che modificava gli eventuali precedenti legami. I Padri della Chiesa attestano che gli apostoli che erano sposati prima di seguire Gesù hanno poi interrotto la vita coniugale, col consenso della moglie, e hanno praticato il celibato.

5. Motivazioni Pratiche: Maggiore Libertà e Minore Ricattabilità

Una motivazione di ordine pratico, non teologico, è che un sacerdote celibe è meno influenzabile e/o ricattabile. È possibile minacciarlo di rivelare eventuali reati o peccati della moglie e dei figli, o di torturare o uccidere i suoi cari (come avveniva in URSS ai preti ortodossi sotto il comunismo) o promettergli benefici per loro, per ottenere qualcosa da lui. Peraltro, la rinuncia ai legami familiari conduce il celibe per Dio ad intrattenere una serie di relazioni profonde e costanti con altri discepoli di Gesù. Essere celibi non significa rinunciare a relazioni umane profonde: oltre alla relazione centrale e primeggiante con Gesù, al sacerdote è data la fraternità con gli altri «celibi per il regno» e amicizie profonde, come quelle coltivate da San Paolo con i suoi collaboratori.

"IL CELIBATO SACERDOTALE"

Chiarimenti su Questioni Comuni

Celibato e Crisi delle Vocazioni

Molti pensano che l’abolizione del celibato potrebbe comportare l’incremento delle vocazioni. Tuttavia, il matrimonio non ha fermato l’emorragia di pope ortodossi, di pastori protestanti e anglicani, né quella di rabbini ebraici. Sebbene alcuni ex-sacerdoti sposati potrebbero chiedere di riprendere il ministero, la crisi delle vocazioni non fa perdere valore alle ragioni teologiche del celibato sopra esposte. La crisi è principalmente europea: a livello mondiale, i sacerdoti cattolici sono aumentati negli ultimi anni. È ragionevole pensare che sia proprio la radicalità del dono totale a Dio, legata anche al celibato, ad attrarre moltissimi uomini verso il sacerdozio.

Celibato e Pedofilia nel Clero

È erroneo pensare che il celibato sacerdotale sia una causa della pedofilia nel clero. I casi di vera pedofilia sono numericamente molto inferiori rispetto alla percezione dell’opinione pubblica, e spesso i dati sono falsi. Ricerche, come quelle di Philip Jenkins riferite da Massimo Introvigne, dimostrano che le condanne per pedofilia accertata nei riguardi di uomini in gran parte sposati, come pastori protestanti, maestri di scuola e di asilo, sono percentualmente analoghe o maggiori rispetto a quelle dei sacerdoti cattolici. In generale, il 90% dei pedofili è composto da persone sposate, smentendo un legame causale tra celibato e pedofilia.

Il Celibato come Dono, non Obbligo

Nonostante la disciplina ecclesiastica, è importante ricordare che Gesù disse che il celibato era un “dono” che solo alcuni dei suoi seguaci avevano (Matteo 19:12). Allo stesso modo, Paolo, pur esprimendo la sua preferenza, non imponeva ai ministri cristiani di non sposarsi, riconoscendo che “ciascuno ha il suo proprio dono da Dio, l'uno in una maniera, l'altro in un'altra” (1 Corinzi 7,7). La scelta di Paolo è dovuta alla sua passione viscerale per il Vangelo e per il Signore crocifisso. Quello che veramente conta per lui è che “Dio vi ha chiamati alla pace” (1 Cor 7,15), e che al di là del matrimonio o del celibato, ciò che importa è “la fede che opera attraverso la carità” e l’essere “creatura nuova”.

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