Altavilla Irpina è un piccolo borgo in provincia di Avellino, con poco più di 4000 abitanti, immersa nella verdeggiante Irpinia. Si estende su tre colli, Torone, Ripa e Foresta, dove gli alberi di nocciole e castagne circondano il paese. Questo luogo è custode di antiche tradizioni e di una profonda fede, in particolare legate alla figura di San Pellegrino Martire e a un evento che vide protagonista il giovane Francesco Forgione, il futuro Padre Pio.

I Battenti di San Pellegrino: Una Tradizione Secolare
Le Radici Storiche e il Significato
Nelle caratteristiche strade di Altavilla Irpina si staglia un gruppo religioso dai contorni singolari e dalla storia intrisa di devozione e tradizione: i Battenti di San Pellegrino, anche detti Fujenti (che battono i piedi scalzi). I battenti affondano le loro radici nel XVIII secolo, quando diverse confraternite religiose, ispirate dall’ardente devozione cattolica e dalla volontà di manifestare la propria fede in modo tangibile, divennero rinomate per le loro processioni. I Battenti di Altavilla, come altre compagnie di battenti dell’Italia meridionale, hanno intrecciato la propria identità con la storia del luogo e con la figura del santo, in questo caso San Pellegrino Martire. Tutt’oggi questa tradizione è tenuta in vita dagli adulti quanto dai giovani, entusiasti nel preservare le tradizioni e partecipare con fervore, affinché il legame con il Santo rimanga indelebile. La tradizione dei “battenti” di San Pellegrino martire risale, presumibilmente, al 24 agosto del 1780.
Il Rito e i Partecipanti
Da più di un secolo, ogni anno il 24 agosto, il giorno prima della memoria liturgica, tanti devoti camminano scalzi battendo i piedi per omaggiare San Pellegrino Martire. Sono i Battenti, composti da uomini e donne, ragazzi e bambini fin dalla più tenera età. Arrivano a piedi scalzi ad Altavilla Irpina fin dalle primissime ore del mattino e procedono lungo le vie principali verso il Santuario dei Santi Martiri Pellegrino e Alberico Crescitelli. La loro marcia è cadenzata dal suono dei corni che infrangono il silenzio generato dalla folla al loro passaggio. Qui, uno per uno, i devoti, affrontando la fatica impressa sui volti, s’inginocchiano rinnovando alla figura religiosa la loro promessa di voto. Questo evento è di grande importanza per gli abitanti dell’Irpinia, tanto che vi partecipano ben otto squadre di fedeli battenti: Mugnano, Avella, Roccarainola, Manocalzati, Montefredane, Picarelli, Starze di Summonte e infine i padroni di casa, Altavilla Irpina.
Durante questa cerimonia, i battenti di Altavilla indossano pantaloni bianchi, simbolo di purezza. Una canottiera bianca è divenuta simbolo del santo, poiché si narra che fu arrestato indossandone una. Infine, la tradizionale fascia rossa rappresenta il sangue dei martiri, un’eredità tramandata di padre in figlio. Camminando a piedi scalzi sull’asfalto sotto il sole cocente, i partecipanti si colpiscono il petto. Durante la sfilata, cinque “trombettisti” con vari suoni guidano il ritmo della processione, stabiliscono le giuste distanze e indicano i momenti di calarsi a terra. L’impetuoso suono delle trombe risuona nell’aria come una forza magnetica, incantando chiunque lo ascolti, trasportando in un vortice di passione e unione.

Il Giglio di San Pellegrino e i Festeggiamenti
Un’antica tradizione recentemente rinnovata è il Giglio di San Pellegrino, introdotto dal battente Alfredo Lombardi. Si tratta di una struttura realizzata in paglia, che vede la partecipazione di un bambino vestito da San Pellegrino, selezionato tra i battenti e con una diversa scelta ogni anno. La festa in onore del Santo continua nella serata del 24, 25 e 26 agosto con solenni processioni, spettacolari fuochi pirotecnici e appassionanti esibizioni musicali.
Un legame particolarmente stretto è quello tra i battenti di San Pellegrino e i battenti di Santa Filomena. Infatti, tutto ha inizio durante la seconda domenica di ogni agosto, quando i fedeli si dirigono a Mugnano verso il Santuario di Santa Filomena, sorella di San Pellegrino. La squadra mugnanese è composta generalmente da un devotissimo manipolo di 40-80 persone, variabile a seconda del giorno della settimana in cui cade il 24 agosto. I battenti mugnanesi, dopo essersi radunati nella piazzetta di Padre Pio, nel rione Cardinale, si portano a piedi fino all’altezza della rotonda. Tutti i battenti arrivano ad Altavilla di primo mattino, si dispongono in fila sui due lati della strada e procedono a passo veloce lungo il corso principale, fino a raggiungere la chiesa dell’Assunta.
San Pellegrino Martire: Leggenda, Miracoli e Devozione
La Vita e il Martirio del Santo
San Pellegrino Martire è una figura venerata nella tradizione cristiana. La sua storia affonda le radici nelle prime epoche del cristianesimo, quando i seguaci di questa fede affrontavano pericoli e persecuzioni per diffondere il messaggio evangelico. La vita del Santo è avvolta nel mistero e nella leggenda. Nato in una famiglia cristiana, fu istruito nella fede sin dall’infanzia dai suoi genitori e dal sacerdote Rufino. Quando l’Imperatore Commodo cercò di imporsi come divinità, San Pellegrino e i suoi amici protestarono apertamente, attirando l’attenzione dell’imperatore che li fece arrestare. Nonostante le torture e le pressioni, gli amici rimasero fedeli alla loro fede. Così Commodo ordinò di dar loro morte a colpi di sferza. Furono condotti alla cosiddetta “pietra scellerata” assistiti spiritualmente da Rufino, che si avvicinò, li abbracciò e pregò con loro. I martiri morirono nel 192 d.C. e i loro resti furono inizialmente trasferiti nelle Catacombe di Ciriaca a Roma.
L'Arrivo delle Reliquie ad Altavilla
Fu proprio in queste catacombe che San Pellegrino manifestò il desiderio di essere portato ad Altavilla Irpina. Questo desiderio fu reso evidente nel 1780, quando Padre Giuseppe Maria Crescitelli, prozio del martire Santo Alberico, si recò a Roma per prelevare le reliquie di un martire da trasferire ad Altavilla. Le Reliquie del Santo giunsero in Altavilla nel 1780 per interessamento dell’altavillese Padre Giuseppe Maria Crescitelli, sotto il pontificato di Papa Pio VI. Si racconta che quando Padre G.M. Crescitelli giunse nelle catacombe di Ciriaca, in Roma, per prelevare i resti di un Martire della persecuzione pagana, si sentirono dei rumori provenire da una nicchia. Incuriosito ed impaurito si avvicinò ad essa e vide un’urna sulla quale era scritto in latino: “Martire Pellegrino ucciso sotto Commodo Imperatore”. Si crede che sia stato San Pellegrino stesso a “bussare” tre volte alla bara per essere scelto. Una volontà sovrannaturale aveva indicato il luogo di venerazione del Santo: Altavilla Irpina.
Il Legame Indissolubile con Altavilla
La devozione per il Santo martire San Pellegrino fu forte sin dall’inizio, proclamandolo protettore del paese, e la fede dei devoti fu ampiamente ricompensata da una serie indefinita di grazie e miracoli. È qualcosa di più di un rituale ereditato dai padri, è un antico vincolo, una sorta di richiamo che spinge davvero tanti a non interrompere il legame primordiale. Alla fine del loro percorso, i battenti fanno vibrare oltre al suolo calpestato della loro terra natia, anche le corde dell’anima di ciascun compaesano, preservando quel filo che li tiene uniti uno all’altro. Unità che si rinnova ogni anno attraverso questa manifestazione, riaccendendo quell’ardente desiderio di ritornare dove i passi iniziali furono compiuti, per rianimare le dimore dei nonni, per assaporare l’aria di casa.
La Chiesa di Santa Maria Assunta: Santuario dei Santi Martiri Pellegrino e Alberico Crescitelli
Storia e Architettura del Santuario
La Chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo compare nelle pubbliche scritture sin dal 1300, ma non esiste più alcun documento che attesti la sua fondazione. Il Severini, nella sua Monografia Storica di Altavilla Irpina, documenta la sua esistenza. La Chiesa sorge in largo Santo Alberico Crescitelli, di fronte al Palazzo Comitale, su un arco di pietre costruito sulla collina Ripe. Su quest’arco s’innalzano tre livelli: il primo è stato un ossario funzionante fino al 1849, anno in cui fu inaugurato il Cimitero. Il Severini precisa che “in occasione dell’epidemia colerica del 1836 i morti, per ragioni igieniche, furono seppelliti in un fondicciuolo della congrega del Corpo di Cristo nel luogo denominato, anche successivamente, Carbocisi dei morti”. Il secondo livello è una cripta che dal 1946 al 1949 fu rifatta e trasformata, con l'aggiunta di pavimenti, scalinate interne in marmo, infissi, nuove porte, un artistico soffitto, un’entrata dignitosa e cinque grandi stanze più un salone di 30 per 6 metri. Questi locali nei giorni di festa offrivano ospitalità ai pellegrini e durante l’anno nel salone funzionava il Cinema parrocchiale San Pellegrino. Il terzo livello è la Chiesa vera e propria. Essa ha la forma di una croce latina con quattro ordini di pilastri, tre navate, due criptonavate ed un’alta cupola centrale. Oltre all’altare maggiore vi sono sei altari laterali, alcuni di epoca seicentesca.
Le dimensioni originali della Chiesa erano ben più modeste, ma quando le sacre reliquie di San Pellegrino furono traslate dalla catacomba di Ciriaca in Roma ad Altavilla, si avvertì l’impellente urgenza di ampliare l’antico Tempio, divenuto ormai incapace di accogliere la folta schiera di fedeli che accorreva da ogni parte. Gli anziani di oggi raccontano ciò che ad essi stessi fu raccontato: tutta la popolazione contribuì alla realizzazione dell’opera, ognuno offriva periodicamente una giornata di lavoro, le donne trasportavano cesti di pietre e sabbia dal fiume; insomma ognuno si cimentava con generosità nell’impresa che doveva dare al paese un Tempio così maestoso. Il pergamo (pulpito) è frutto di un pregevole lavoro di intarsio, raffigurante quattro angeli, ognuno dei quali regge un testo sacro, mentre la colomba, simbolo dello Spirito Santo li irradia. Sul lato del pulpito un dipinto raffigura un dottore della Chiesa. Un altro intarsio è posto sotto la volta del pergamo, ove è ben visibile l’occhio di Dio, simbolo della SS.ma Trinità. Le maestose porte sono decorate con fregi in ghisa del 1862, raffiguranti vari simboli religiosi. La porta d’ingresso laterale sinistra è sovrastata da un bassorilievo che sorgeva nella lunetta del portale della cappella del Palazzo Comitale. Il bassorilievo raffigura il Battesimo di Cristo ed è opera di un artista altavillese del 1594, Donato Bruno, detto il Brunetto. Dello stesso artista si conserva anche un pregevole dipinto ad olio su legno raffigurante la Deposizione di Cristo; tale opera prima del sisma dell’80 si trovava sulla parete superiore all’ingresso della sacrestia, attualmente, dopo il restauro a cura della Soprintendenza di Napoli, è esposta nel Museo Civico. La lunetta sovrastante la porta d’ingresso laterale destra custodisce un bassorilievo raffigurante il martirio di Padre Alberico Crescitelli. L’opera è stata realizzata nel 1997 dall’artista Guido Mariani, su commissione del locale Centro Studi “E. Mattei”.

Le Trasformazioni e i Danni del Tempo
Il terremoto dell’80 procurò ingenti danni: crollarono quasi completamente la cupola centrale e gran parte dell’organo. Dopo intensi lavori di consolidamento e restauro, la Chiesa è stata riaperta al culto il 3 agosto 1991; pur restituita quasi completamente al suo antico splendore, non è stato possibile ricostruire l’organo, né ripristinare le tinte originali delle colonne, degli ornati e della cupola. Il contributo sollecito di tanti altavillesi, vicini e lontani, ha però consentito di arredare degnamente la nostra Casa Spirituale dove la Mamma Celeste ci accoglie sorridente insieme ai nostri protettori: il patrono San Bernardino ed i compatroni San Pellegrino e Santo Alberico Crescitelli.
L'Elevazione a Santuario Diocesano
Il 1 marzo 2003, con decreto dell’Arcivescovo Sprovieri, la Chiesa Madre, Arcipretale, Collegiata e Parrocchiale Santa Maria Assunta è stata elevata a Santuario Diocesano e luogo privilegiato per il culto dei Santi Martiri Pellegrino ed Alberico Crescitelli. Il 23 agosto del 2003 la Chiesa collegiata di Santa Maria Assunta prende il nome di Santuario dedicato ai Martiri Pellegrino ed Alberico. Il Sacro ossame di San Pellegrino, incorporato nella sua statua, è stato collocato in un altare privilegiato. Nel piano sottostante la Chiesa sono custoditi gli ex voto e le numerose attestazioni di ringraziamento per le grazie ricevute dai fedeli.
L'Incontro di Padre Pio con il Miracolo di San Pellegrino
Il Viaggio del Giovane Francesco Forgione ad Altavilla
È il 25 agosto dell'anno 1896. Il piccolo Francesco Forgione (futuro Padre Pio), di circa otto o nove anni, e suo padre Grazio, partono all'alba da Pietrelcina (Benevento) in groppa al proprio asino alla volta di Altavilla Irpina, a circa 27 chilometri, dove si celebra la festa di San Pellegrino Martire. Giunti in paese, trovano la Collegiata dell'Assunta già gremita di fedeli venuti per rendere omaggio al Santo Taumaturgo nel giorno del Suo martirio. Padre e figlio si inginocchiano ai piedi dell'altare del martire e pregano con fervore. Poi papà Grazio, infastidito dal vociare della folla, invita Francesco ad uscire, ma invano. Francesco, tutt'occhi com'era, rimane attratto dalle grida e dalle implorazioni di una giovane madre che invoca una grazia dal Santo per la sua creatura deforme.
Il Miracolo del Bambino Paralizzato
Francesco, impietrito e commosso, ai piedi dell’altare del Santo, soffre, prega e piange con la donna. Ad un tratto, la madre, forse stanca di pregare ed esasperata a trascinarsi quella croce, in un gesto non si sa se di fede o di disperazione, lancia la propria creatura sull’altare. Il bambino, che era paralizzato e appariva come un ammasso di carne, si alza in piedi. Appare completamente guarito, ricominciando a camminare tra la meraviglia dei fedeli. Alla madre, che stenta a credere ai propri occhi, non resta che gridare per dire la sua gioia e il suo ringraziamento. Nel santuario s’alza un brusio: tutti si spingono verso l’altare, tutti si raccontano il fatto, tutti vogliono vedere per credere. È una ressa scatenata. Con entusiasmo, si dà mano alle campane per annunciare il fatto strepitoso. Questo episodio, che Padre Pio avrebbe più volte rievocato, è riferito da Padre Raffaele di Sant’Elia a Pianisi, confessore e uno dei rari confidenti di Padre Pio, il quale l’udì a sua volta raccontare dallo stesso Padre Pio. Il miracolo è stato descritto dall'autore del libro Fernando da Riese in "Pio X, Padre Pio da Pietrelcina, crocifisso senza croce".
Il Profondo Impatto sull'Anima di Padre Pio
Dopo avergli raccontato la guarigione miracolosa, Padre Pio pianse abbondantemente, senza riuscire a dire altro. Padre Raffaele aggiunge che il miracolo di San Pellegrino fu «una specie di annuncio di tante cose misteriose che in seguito Dio avrebbe compiuto attraverso il futuro Padre Pio». Quell’evento colpì profondamente l’allora giovanissimo Francesco Forgione, facendogli scoprire la potenza di una supplica sincera e maturando il convincimento di farsi frate. I suoi confratelli riferiscono di aver più volte sentito Padre Pio rievocare quel fatto allorquando raccontava i ricordi della sua infanzia. Questo fu un momento decisivo nell’iter verso la santità del frate di Pietrelcina.

L'Omaggio Ricambiato: Le Reliquie di San Pellegrino a Pietrelcina
A distanza di più di 100 anni dal pellegrinaggio compiuto da Padre Pio insieme al papà Grazio ad Altavilla Irpina, l’intera comunità avellinese con don Livio Iannaccone, parroco-rettore di “Santa Maria dell’Assunta” - Santuario Diocesano dei Santi Martiri Pellegrino e Alberico Crescitelli, ed il sindaco Mario Vanni, con l’Amministrazione comunale, hanno ricambiato simbolicamente quella visita portando, lo scorso 14 settembre, a Pietrelcina, le reliquie di San Pellegrino. Nel piazzale del convento di Pietrelcina, oggi campeggia una gigantesca foto del frate che da sempre reca i segni della santità, a testimonianza di questo legame indissolubile.
Altri Luoghi di Culto: La Chiesetta della Madonna del Loreto
La chiesetta rurale dedicata alla Madonna del Loreto sorge lungo la strada che da Altavilla conduce a Grottolella. Interessante è la sua cupola che esula abbondantemente dallo stile costruttivo locale del tempo. La chiesetta fu costruita nel 1650 per iniziativa di Giuseppe Valente che in quel posto fu aggredito da un animale feroce che miracolosamente non lo sbranò. In questi stessi anni avviene anche la prima delle dodici visite fatte in Altavilla dall’Arcivescovo Francesco Maria Orsini, poi eletto Papa con il nome di Benedetto XIII. In occasione della visita dell'Arcivescovo fu eretta nella chiesa Santa Maria del Loreto una lapide in suo onore. La Chiesa della Madonna del Loreto era anticamente annessa alla Chiesa dell'Annunziata ed erano i canonici dell’Annunziata ad occuparsi della cappella. Dopo il sisma del 1880 la chiesa fu rifatta, e i nuovi stucchi andarono a ricoprire i meravigliosi archi che adornavano la chiesa. Nel 1975 la Chiesa fu oggetto di un furto sacrilego che la privò di preziosi candelabri e di una preziosa pala raffigurante la Vergine. Ogni anno la chiesetta vede aprire i suoi cancelli in occasione dei festeggiamenti che si tengono il Lunedì dell’Angelo.