La preghiera del Padre Nostro, conosciuta come l'Orazione Domenicale, è la preghiera per eccellenza, essendoci stata insegnata da Cristo stesso. Essa è considerata una sintesi di tutto il Vangelo, contenendo in sé tutte le richieste che possiamo rettamente desiderare, presentate nell'ordine in cui devono essere desiderate. San Tommaso d'Aquino sottolinea come questa preghiera non solo insegni a chiedere, ma anche a plasmare tutti i nostri affetti.
Il Padre Nostro si presenta in due forme principali, quella di Matteo (6,9-13) e quella di Luca (11,2-4), con la prima più ampia e strutturata e la seconda più breve. Gesù insegna ai suoi discepoli a rivolgersi a Dio con sobrietà e umiltà, rivelando una nuova dimensione del rapporto con il divino, dove Dio non è solo "Dominatore" ma Padre e noi non siamo solo servi, ma figli.
Padre Nostro: Osare Avvicinarsi in Piena Fiducia
La Filiale Audacia nella Preghiera
Nelle liturgie romana e orientali, l'assemblea eucaristica è invitata a pregare il Padre Nostro con "filiale audacia" o espressioni analoghe come "Osare con tutta sicurezza" e "Rendici degni di". Questa audacia contrasta con l'atteggiamento di Mosè davanti al roveto ardente, dove gli fu detto di non avvicinarsi e togliersi i sandali. La consapevolezza della nostra condizione umana ci farebbe sprofondare se non fosse per l'autorità del Padre e lo Spirito del Figlio che ci spingono a gridare: "Abbà, Padre!" (Rm 8,15).
Questa potenza dello Spirito che ci introduce alla Preghiera del Signore è indicata nelle liturgie d'Oriente e d'Occidente con l'espressione tipicamente cristiana: parrêsía. Essa significa "semplicità schietta, fiducia filiale, gioiosa sicurezza, umile audacia, certezza di essere amati". Il termine, originariamente riferito alla libertà di parola del cittadino greco, è stato adottato dai Padri della Chiesa per esprimere l'atteggiamento filiale del cristiano verso Dio.
Purificare il Cuore per Invocare "Padre!"
Prima di fare nostro lo slancio iniziale della Preghiera del Signore, è essenziale purificare il nostro cuore da false immagini di Dio. L'umiltà ci fa riconoscere che "Nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare" (Mt 11,27), cioè "ai piccoli" (Mt 11,25). La purificazione riguarda le immagini paterne e materne che influiscono sulla nostra relazione con Dio, ricordando che Dio trascende le categorie del mondo creato.
Possiamo invocare Dio come "Padre" perché ce lo rivela il Figlio fatto uomo e perché il suo Spirito ce lo fa conoscere. Lo Spirito del Figlio comunica a noi, che crediamo in Gesù Cristo e siamo nati da Dio, la relazione personale del Figlio con il Padre, ciò che né l'uomo né le potenze angeliche possono concepire.
Quando preghiamo il Padre, entriamo in comunione con lui e con il Figlio suo Gesù Cristo, conoscendolo e riconoscendolo con stupore sempre nuovo. La prima parola del Padre Nostro è una benedizione di adorazione, prima di essere un'implorazione. Riconoscerlo come "Padre", Dio vero, è la sua gloria. Gli rendiamo grazie per averci rivelato il suo Nome, per il dono della fede e per la sua presenza in noi. Dio ci ha predestinati all'adozione di figli, rendendoci conformi al corpo glorioso di Cristo. Da "servo malvagio" siamo diventati "figli buoni", redenti per mezzo del Figlio. Questo dono gratuito dell'adozione esige una conversione continua e una vita nuova, sviluppando in noi il desiderio e la volontà di somigliargli. Un cuore umile e confidente, che ci faccia "diventare come bambini" (Mt 18,1-5), è ciò che consente al Padre di rivelarsi a noi.
Padre Nostro che sei nei Cieli - significato psicologico della preghiera
Il Significato di Padre "Nostro"
L'aggettivo "nostro", riferito a Dio, non esprime un possesso, ma una relazione totalmente nuova con Dio. Quando diciamo Padre "nostro", riconosciamo che tutte le sue promesse d'amore annunciate dai profeti si sono compiute nella Nuova ed eterna Alleanza in Cristo: siamo diventati il "suo" popolo ed egli è il "nostro" Dio. Questa relazione è un'appartenenza reciproca donata gratuitamente, alla quale dobbiamo rispondere con amore e fedeltà alla "grazia" e alla "verità" ricevute in Gesù Cristo.
Essendo la Preghiera del Signore quella del suo popolo negli "ultimi tempi", questo "nostro" esprime anche la nostra speranza nell'ultima promessa di Dio, nella nuova Gerusalemme. Pregando il Padre "nostro" ci rivolgiamo personalmente al Padre del Signore Gesù Cristo, confessando la Santissima Trinità come consostanziale e indivisibile.
Grammaticalmente, "nostro" qualifica una realtà comune a più persone. Vi è un solo Dio, riconosciuto Padre da coloro che, mediante la fede nel suo Figlio unigenito, sono rinati dall'acqua e dallo Spirito Santo. La Chiesa è questa nuova comunione di Dio e degli uomini. Ogni battezzato prega in questa comunione: "La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un'anima sola" (At 4,32). Per questo, la preghiera al Padre "nostro" rimane un bene comune e un appello urgente per tutti i battezzati, spingendoli a superare le divisioni e gli antagonismi, uscendo dall'individualismo. La nostra preghiera deve abbracciare tutti gli uomini, anche quelli che ancora non conoscono Dio, affinché siano riuniti in unità.
"Che Sei nei Cieli": Maestà e Presenza Divina
L'espressione biblica "che sei nei cieli" non indica un luogo fisico, ma un modo di essere, la maestà di Dio e la sua santità trascendente. Il nostro Padre non è "altrove", ma "al di là di tutto" ciò che possiamo concepire. "Ben a ragione queste parole, Padre nostro che sei nei cieli, si intendono riferite al cuore dei giusti, dove Dio abita come nel suo tempio."
Il simbolo dei cieli ci rimanda al mistero dell'Alleanza e alla dimora del Padre come nostra "patria". I cristiani "sono nella carne, ma non vivono secondo la carne", con lo sguardo rivolto al cielo, la vera casa del Padre, verso la quale siamo in cammino e alla quale già apparteniamo.

Le Sette Richieste del Padre Nostro
L'invocazione iniziale "Padre nostro che sei nei cieli" è seguita da sette richieste. Le prime tre riguardano la gloria del Padre: la santificazione del Nome, l'avvento del Regno e il compimento della Sua volontà. Le ultime quattro presentano i nostri desideri, toccando la nostra vita, il nutrimento, la guarigione dal peccato e la lotta contro il male.
1. "Sia santificato il tuo nome"
Questa richiesta non significa accrescere la santità di Dio, ma riconoscerlo e trattarlo come santo. Chiedere che il suo Nome sia santificato ci coinvolge nel suo Disegno di salvezza, affinché "siamo santi e immacolati al suo cospetto nella carità" (Ef 1,4.9). Sant'Agostino afferma che chiediamo di perseverare nella santità ricevuta col battesimo, purificando ogni giorno i nostri peccati con una santificazione rinnovata. Questa prima richiesta è legata al dono del timore di Dio e alla beatitudine "Beati i poveri di cuore, perché di essi è il regno dei cieli".
2. "Venga il tuo Regno"
Questa richiesta, che esprime la speranza dell'avvento finale del Regno di Dio con il ritorno di Cristo ("Marana tha"), riguarda anche la sua estensione attuale nel mondo. Il Regno di Dio, già inaugurato con la prima venuta di Cristo, è "giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo" (Rm 14,17). Chiediamo a Dio di regnare in noi con la grazia, che il suo Regno si estenda sulla terra e che alla fine dei tempi Egli regni pienamente su tutti in Cielo. Solo un cuore puro può dirlo senza trepidazione. Questa richiesta è associata al dono della pietà e alla beatitudine "Beati i miti, perché erediteranno la terra".

3. "Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra"
La volontà di Dio è che "tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità" (1 Tm 2,4). Gesù insegna che si entra nel Regno dei cieli facendo la volontà del Padre. Con questa domanda, chiediamo al Padre di unire la nostra volontà a quella del Figlio per compiere il suo Disegno di salvezza. Non chiediamo che Dio faccia ciò che vuole (lo farà comunque), ma che noi siamo in grado di fare ciò che Egli vuole, con l'aiuto dello Spirito Santo. L'espressione "come in cielo così in terra" esprime il desiderio che la volontà di Dio si compia in noi sulla terra come negli angeli e nei beati in Cielo. Questa richiesta è legata al dono della scienza e alla beatitudine "Beati coloro che piangono, perché saranno consolati".
4. "Dacci oggi il nostro pane quotidiano"
Questa richiesta esprime l'abbandono filiale, poiché il Padre ci dona il nutrimento necessario per la vita, sia materiale che spirituale. Il senso cristiano si riferisce al "Pane di Vita": la Parola di Dio da accogliere nella fede e il Corpo di Cristo ricevuto nell'Eucaristia. La parola "quotidiano" ci conferma in una confidenza senza riserve, indicando il necessario per la vita e ogni bene sufficiente per il sostentamento. Questa richiesta è associata al dono della fortezza e alla beatitudine "Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati".
Padre Nostro che sei nei Cieli - significato psicologico della preghiera
5. "Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori"
In questa domanda, riconosciamo il nostro peccato e ci presentiamo a Dio come il figlio prodigo, come il pubblicano. La nostra richiesta inizia con una "confessione", riconoscendo la nostra miseria e la sua misericordia. Tuttavia, questa richiesta è condizionata dal nostro perdono verso chi ci offende. L'amore e il Corpo di Cristo sono indivisibili: non possiamo amare Dio se non amiamo il prossimo. Rifiutare di perdonare chiude il nostro cuore all'amore misericordioso del Padre. Questa richiesta è legata al dono del consiglio e alla beatitudine "Beati i misericordiosi, perché otterranno misericordia".
6. "Non abbandonarci alla tentazione"
Questa richiesta si lega alla precedente, poiché il peccato è conseguenza del libero consenso alla tentazione. Chiediamo al Padre di non indurci in essa, di non permetterci di entrarvi e di non lasciarci soccombere. Imploriamo lo Spirito di discernimento e di fortezza, poiché Dio ci dà sempre la grazia per superare le tentazioni. La vittoria è possibile solo nella preghiera, come dimostrato da Gesù stesso nel suo combattimento e nella sua agonia. Questa richiesta acquista un significato drammatico in relazione alla tentazione finale, implorando la perseveranza. È associata al dono dell'intelletto e alla beatitudine "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio".
7. "Ma liberaci dal male"
L'ultima domanda della preghiera sacerdotale di Gesù al Padre è "Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno" (Gv 17,15). Il "Male" non è un'astrazione, ma indica una persona: Satana, il Maligno, colui che si oppone al Disegno di Dio. Chiedendo di essere liberati dal Maligno, preghiamo per essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, di cui egli è l'artefice o l'istigatore, soprattutto dal peccato e dalla dannazione eterna. Gli altri mali e tribolazioni possono essere trasformati in beni se accettati in unione con le sofferenze di Cristo. Questa richiesta è associata al dono della sapienza e alla beatitudine "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio".
