C’è un’immagine semplice, quasi fragile, che racchiude il senso di un’intera vita: un chicco. È da qui che parte il nuovo libro di Don Roberto Fiscer, parroco della SS Annunziata del Chiappeto a Genova e volto noto sui social, intitolato "Non sono altro che chicco". Un titolo che non è casuale, ma profondamente simbolico.

Il Simbolismo del "Chicco": Rinascita e Delicatezza
"È sempre stato un po’ un mio nome totem, partendo dal Vangelo, quando Gesù dice che il chicco solo se muore porta frutto", spiega Don Roberto durante la trasmissione "Al centro". Aggiunge: "Nella nostra vita incontriamo tante situazioni difficili, è bello pensare che anche in quelle ci possa essere una rinascita". Ma "chicco" è anche un modo di stare al mondo: "In punta di piedi, perché nella vita degli altri bisogna sempre entrare con delicatezza".
La Fede che Nasce dalla Vita Quotidiana
Il libro di Don Fiscer affonda le radici nella quotidianità, là dove tutto prende forma. "Parla di vita quotidiana laddove poi nascono i valori più belli, tra questi c’è anche la fede, ma tutto nasce proprio nel terreno della vita", racconta. Prosegue: "Anche quando sembra impossibile, anche quando il seme è gettato dove non può germogliare, non c’è occasione che sia così impossibile da accogliere".
Una visione che ribalta il pessimismo contemporaneo: ogni terreno può diventare fertile. "L’occasione fa l’uomo santo, ma anche l’uomo coraggioso".
L'Umiltà come Slancio, non come Rinuncia
In un’epoca dominata dall’esibizione, il messaggio di Don Fiscer appare controcorrente: fare un passo indietro. Ma non è resa, bensì strategia. "Per saltare più in alto bisogna prendere tanta rincorsa, l’umiltà è la rincorsa", spiega, proponendo un’immagine potente che lega spiritualità e dinamismo. E c’è anche una dimensione relazionale: "Quante volte non lasciamo spazio agli altri; questo indietreggiare porta a saltare in alto, solo che si salta insieme".
Il Dolore Condiviso e il Valore dell'Ascolto
Tra le storie del libro, una è nel cuore di Don Roberto più di altre: quella di una famiglia con un orologio fermo all’ora di un lutto. "Tante persone entrano in questa storia, ma non apportano nulla. Poi c’è una figura che si ferma ad ascoltare, a piangere con loro ed è lì che accade qualcosa perché questa condivisione è come l’olio che sblocca l’ingranaggio di quell’orologio".
"I social sono uno specchio finché rispecchieranno la vita delle persone, saranno un luogo adatto e proprio lì emergono le fragilità: i ragazzi ti scrivono i dubbi più profondi, le paure dalla scuola alla perdita di una persona cara". Don Roberto rivendica il valore di questa presenza: "È bello pensare che anche sui social ci sia qualcuno che ascolta e ti dice che dietro ogni paura può esserci un dono". E alle critiche risponde con una metafora efficace: "È come dire a un tifoso: cosa vai a vedere 22 che corrono dietro a un pallone? Se non conosci la passione, non puoi capirla".
Un Filo Rosso Che Unisce Tutto
Alla fine, il senso del libro si raccoglie in un’immagine semplice ma universale. "Gira che ti rigira alla fine è tutta un’unica trama, un filo rosso che ci unisce. Non strappiamo questo filo: nulla va buttato via della nostra vita". E poi, in musica, arriva la chiusura perché tutti abbiamo un guasto d’amore e non dobbiamo averne paura, dobbiamo imparare a volerci bene.

Don Roberto Fiscer: Tra Parrocchia, Musica e Calcio
Dalla croce sull’altare all’incrocio dei pali: una chiamata inaspettata per Don Roberto Fiscer, prete della parrocchia del Chiappeto di Genova. Nei video che pubblica quotidianamente sulle varie piattaforme, riprende i momenti della quotidianità della parrocchia dove, molte volte, i veri protagonisti sono i ragazzi che frequentano l’oratorio. Grazie a scenette satiriche, consigli di vita e spiegazioni sul Vangelo o sulle sacre letture, si è contraddistinto ed è diventato celebre soprattutto per i video calcistici, nei quali si riprende mentre prova a segnare in rovesciata in alcune partitelle con i suoi ragazzi.
"Siamo noi" - Don Roberto Fiscer, viceparroco Parrocchia di San Martino Genova
La "100 Tiri Challenge" con ZW Jackson
Grazie ai suoi video, Don Roberto è stato chiamato dal noto youtuber ZW Jackson sul suo canale per prendere parte alla challenge calcistica per eccellenza dei social italiani: la 100 tiri challenge. La sfida consiste nel tirare 100 volte da fuori area e segnare più gol possibili. I primi classificati andranno poi a sfidarsi in un torneo per poi arrivare alla finalissima.
Lo stupore per questa chiamata era tanta, ma non solamente per lui: "Ero contentissimo per questa chiamata soprattutto perché avrei portato i miei ragazzi. Appena hanno saputo che avrei incontrato ZW Jackson e Ragnar GK (il portiere della sfida) erano al settimo cielo, soprattutto quando hanno scoperto che sarebbero venuti con me e avrebbero partecipato al video, insieme ai mister della squadra della parrocchia e il mio accompagnatore. È stato fantastico perché a me piace molto condividere le esperienze e le emozioni con loro, altrimenti sarebbe come giocare una partita senza gol; la rete più bella è proprio coinvolgerli."
L'Imprevisto e la Rimonta Inaspettata
"La challenge, prima ancora di cominciare, era già iniziata in salita", racconta Don Roberto. "Riscaldandomi e calciando alcuni tiri in porta ho accusato un piccolo stiramento alla gamba. Mi ha creato alcuni problemi perché, calciando da fuori area, sentivo molto male. Ho dovuto quindi cambiare il tipo di calcio, cercando anche di alzare il pallone per colpirlo più di controbalzo o al volo per cercare di non sentire dolore, perdendo però precisione. Questo ha creato una situazione strana siccome, sbagliando molti tiri, il portiere accostandomi all’ultimo della classifica mi ha abbastanza provocato. E poi è scattata la scintilla."
Già, perché lo sfidante in 90 tiri aveva segnato appena 5 gol, classificandosi momentaneamente all’ultimo posto: "Il Genoa mi aveva regalato la maglietta speciale dei 130 anni di storia, e io me la sono portata alla challenge non sapendo nemmeno se effettivamente l’avrei poi indossata o no - perché sì, da vero Don ha disputato l’intera sfida con la tunica, come nei suoi video sui social - quando ho visto che non riuscivo più a tirare l’ho indossata, segnando 5 gol negli ultimi 10 tiri ed eguagliando i gol che avevo segnato precedentemente in tutta la sfida, arrivando a quota 10 e superando l’ultimo storico insieme ad alcuni altri. Avessi segnato più gol sarebbe stata una challenge un po’ anonima, con quel finale la sfida ha avuto una svolta ancora migliore."

Le Passioni di una Vita e lo Spartiacque Decisivo
La chiamata da parte di ZW Jackson è arrivata inaspettata: "Un giorno apro Instagram e vedo un semplice messaggio da parte sua, ‘Ciao Don, quando vieni alla 100 tiri challenge sul mio canale YouTube?’, anche se non era la prima volta che avevamo avuto un contatto, già nel 2021 aveva ‘reagito’ ad un mio video sui suoi social dove replicavo uno dei miei gol in parrocchia con i ragazzi. Ho molti impegni ma, siccome lo sentivo spesso nominare non potevo non andare, così ho organizzato e siamo partiti."
Prima di indossare la tunica, Don Roberto ha indossato la maglietta rossoblu in Gradinata Nord, portando avanti anche l’altra sua passione, quella della musica: "Devo ringraziare la grande fede di mio padre che da piccolino mi ha portato per la prima volta allo stadio: per me la domenica era il giorno della partita. Crescendo e avendo le prime compagnie ho iniziato seriamente a seguire il Genoa, in casa ma anche in trasferta, affrontando anche qualche viaggio impegnativo. Grazie poi ad un altro ragazzo, quando avevamo 15/16 anni, abbiamo iniziato a suonare il tamburo in gradinata cercando di fare carriera."

Lo Spartiacque Personale: Fede, Calcio e Musica
Poi lo spartiacque che ha del tutto rivoluzionato la sua vita: "Alla fine si sono contrapposte tre strade, come in uno sprint finale del Giro d’Italia. C’era il calcio e il Genoa, soprattutto per la passione e il tifo. C’era la musica perché ho anche fatto il Dj e l’animatore in discoteca. E poi la fede, però ancora mascherata siccome non così forte come la passione per il Genoa e la musica. Nella volata finale poi ha vinto il credo verso la Chiesa che era la meno papabile delle tre, ma le altre due le ho comunque portate fino quasi al traguardo. Lo spartiacque decisivo nella mia vita è stato l’omicidio di Claudio Spagnolo sotto la gradinata da parte dei tifosi del Milan. Quell’avvenimento mi aveva toccato nel profondo: come può una passione toglierti la vita così? In quel momento eravamo tutti lì nei dintorni, e abbiamo assistito a cosa successe nei momenti dopo l’attacco; quella scena mi colpì moltissimo. Poi quel giorno era stato contraddistinto da molti tafferugli, sembrava un piccolo G8. Ho continuato poi comunque a frequentare lo stadio, ma anche il lavoro in discoteca mi portava via molto tempo e lavorando il sabato sera non riuscivo più a partecipare alle trasferte. Non ho comunque buttato via le due biciclette", conclude Don Roberto, "ogni tanto le ritiro fuori e le ‘sfrutto’ con i ragazzi per cercare di avvicinarli alla fede tramite sport e musica."
Il Sacerdote e i Social: Un Ponte Verso la Fede
Per Don Roberto Fiscer, parroco della Santissima Annunziata a Genova, volto noto del web, Internet è solo un altro modo per incrociare la vita delle persone. E magari far loro conoscere Dio.
Alla domanda su cosa significhi per lui, da sacerdote, stare sui social, risponde: "Per me stare sui social nasce da due esigenze entrambe molto importanti. La prima risponde a quell’invito, che è quasi un “testamento” di san Paolo: mi sono fatto tutto a tutti pur di conquistare almeno una persona, di portarne almeno una a Dio. Questo è uno dei motivi principali: sapere che dietro a quello schermo potrebbe esserci anche solo una persona che si avvicina a Dio. È quella pecora smarrita che non raggiungeremmo in altro modo, se non magari durante uno scroll banale sullo smartphone, quando finisce su un video di un sacerdote."
"Siamo noi" - Don Roberto Fiscer, viceparroco Parrocchia di San Martino Genova
Mostrare il Vero Volto della Chiesa
"Il secondo aspetto riguarda il sacerdote stesso: non il sacerdote distante, come spesso viene immaginato, ma un sacerdote che vive la stessa vita delle persone, che appartiene a una comunità viva fatta di ragazzi, ragazze, uomini e donne, persone comuni che condividono esperienze quotidiane come tutti, solo che le vivono in una casa allargata che si chiama Chiesa. Molte persone lontane non hanno un’idea della Chiesa come ce l’abbiamo noi che la viviamo: una comunità fatta di esperienze, gioie e momenti unici, come i campi estivi, l’oratorio aperto, la cura delle persone più fragili. Spesso, invece, si ha un’idea della Chiesa come di una matrigna e non come di una madre. Per questo, il secondo motivo per cui sono presente sui social è proprio mostrare a chi non la conosce il vero volto della Chiesa. Tutto nasce da una fame, una sete di anime, perché io stesso sono stato affamato e assetato di Dio, cercandolo nei modi sbagliati. Quando l’ho trovato, mi è rimasto questo 'tallone d’Achille', che però è anche un punto di forza: chi ha sete, ma non sa che è sete di Dio, come posso raggiungerlo?"
Il Ministero Digitale come "Staffetta Spirituale"
Il sacerdote vede il suo ministero come una vera e propria staffetta spirituale. "Io ho ricevuto un dono e lo passo a te, con le modalità che il Signore mi ha affidato. Tu, a tua volta, corri con questo dono tra le mani: può essere una domanda importante, una riscoperta, una nuova consapevolezza, e lo porti a qualcun altro con cui condividerlo. Invito sempre chi mi scrive - e sono tantissime persone - a portare nella loro comunità reale ciò che hanno incontrato nel virtuale, ricordando che nel loro paese, nella loro città, esiste una parrocchia, una comunità, un sacerdote con cui camminare mano nella mano. Se facessi riferimento solo a me stesso, rimarrei schiacciato: le domande che ricevo sono tante e profonde. Per questo, il senso del mio stare sui social si realizza solo se non sono il traguardo, ma parte di una staffetta che fa circolare fede, domande e scoperte tra le persone."
Una Comunità "Sociale" nel Senso più Vero
Riguardo a come questo impegno viene vissuto dalle sue comunità, Don Roberto afferma: "La mia comunità non sta sui social, la nostra comunità è social, pensata come un incontro reale con la gente per strada, attraverso tante iniziative che coinvolgono ragazzi e adulti: dalla scuola, alla radio in ospedale, all’ospedale pediatrico di Genova, catechismo, Acr, scout, circolo anziani. La pastorale della mia comunità è 'social' nel senso vero del termine: un campetto dove i ragazzi si incontrano e giocano, esperienze concrete di relazione e condivisione."

Consiglio ai Giovani: Coltivare le Passioni
In conclusione, un consiglio a tutti i ragazzi più piccoli che credono nei loro sogni: "Coltivate la vostra passione, e non rimanete senza. Non avere una passione è pericoloso, non fatevi mai strappare via la cosa che più vi piace fare al mondo, qualsiasi essa sia. Cercate di credere nel vostro sogno."
Il libro "Vita spiricolata" (precedentemente menzionato in parte) narra di come Roberto abbia sempre amato la musica fin da ragazzo: impara a suonare la chitarra da piccolo poi, diventato più grande, inizia a lavorare in discoteca come dj. Un giorno arriva però la chiamata: viene contattato per fare l’educatore in oratorio e nonostante non si senta ancora così vicino alla fede, accetta la proposta. Comincia a frequentare l’ambiente della parrocchia e scopre così un mondo nuovo, una comunità in cui bambini e ragazzi condividono esperienze di vita e la voglia di stare assieme. Affascinato da questa realtà e guidato dalla forza invisibile della fede, diventa Don Roberto. Non abbandona però la musica e il suo desiderio di divertire i ragazzi lo conduce ovunque: dai bambini ricoverati all’ospedale San Martino di Genova ai detenuti del carcere di Marassi, dai gruppi scout agli studenti nelle scuole.