Il Padre Nostro: Preghiera Universale e la sua Storia

Le espressioni "Padre Nostro" e "Paternoster" sono le principali traduzioni e denominazioni della preghiera cristiana più conosciuta, nota in slavo ecclesiastico come "Отче Наш". La versione più comune recita:

«Отче наш, сущий на небесах! да святится имя Твое; да приидет Царствие Твое.»

La sua traduzione in italiano è:

«Padre nostro, che sei nei cieli! Sia santificato il Tuo nome; venga il tuo regno.»

Questa preghiera fondamentale è profondamente radicata nella pratica religiosa. Di frequente, ad esempio, il confessore impone al penitente di recitare un determinato numero di Padre Nostro e di Ave Maria come atto di penitenza.

Le Origini Evangeliche: Matteo e Luca

La versione del Padre Nostro assunta nella liturgia e universalmente più conosciuta è quella presente nel Vangelo di Matteo (6,9-13). Questa è più lunga rispetto al testo di Luca ed è stata inserita dal primo evangelista nella sezione conosciuta sotto il nome di Discorso della Montagna.

Gesù che insegna il Padre Nostro ai discepoli, con riferimento ai contesti di Matteo e Luca

Al contrario, Luca ambienta l’episodio dell’insegnamento della preghiera nel cammino di Gesù verso Gerusalemme, immediatamente dopo la visita di Gesù a Marta e Maria a Betfage. È proprio la posizione del villaggio delle due sorelle rispetto a Gerusalemme ad aver probabilmente ispirato la tradizione del luogo dell’insegnamento del Pater. In una fonte gnostica del terzo secolo, gli Atti di Giovanni, si fa riferimento a una grotta sul Monte degli Ulivi dove si ricorda l’insegnamento di Gesù, ma non si parla del Pater.

Nel Vangelo di Luca, dopo il racconto della sosta presso l’abitazione delle sorelle di Lazzaro, si legge:

«Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli. Ed egli disse loro: Quando pregate dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione.»

La Chiesa del Pater Noster sul Monte degli Ulivi

A Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, si trova la chiesa del Pater, un luogo sacro che custodisce, come simbolo dell'universalità della fede, le traduzioni del Padre Nostro in oltre 150 lingue. I visitatori in genere non se ne accorgono, presi come sono dalla curiosità di passare in rassegna i testi nelle varie lingue disposti sulle pareti, ma la versione della preghiera che la maggior parte dei pellegrini può leggere nei corridoi del chiostro e in altri ambienti antistanti l’omonima chiesa è quella dell’apostolo ed evangelista Matteo, e non la versione del terzo evangelista, Luca.

SUI PASSI DI GESÙ A GERUSALEMME! Israele con Aline

Secondo una tradizione tardiva (Teodorico, 1172), il luogo in cui Gesù insegnò la preghiera, essendo diretto a Gerusalemme, doveva trovarsi tra Betfage e Gerusalemme. Da qui probabilmente l’ambientazione dell’insegnamento sul luogo dove una volta sorgeva la basilica dell’Eleona, una delle tre basiliche che Costantino fece costruire in Terra Santa nel quarto secolo; le altre due, è noto, sono quelle del Santo Sepolcro e della Natività di Betlemme. In un primo tempo le due memorie (insegnamento e Ascensione) coesistettero associate nello stesso luogo, ma in seguito, quando la memoria dell’Ascensione si trasferì in una sede autonoma poco distante, alla grotta del Monte degli Ulivi rimase legato esclusivamente il ricordo del discorso escatologico (Mt 24,1-26,2). Oggi i due luoghi sono separati da una strada e da abitazioni.

È Egeria, una pellegrina del quarto secolo, a riferire di questa memoria, raccontando di aver ascoltato il passo del Vangelo di Matteo il giovedì della Settimana Santa. Nel 1920 il governo francese iniziò nel sito i lavori per la costruzione di una chiesa, che per varie ragioni non fu mai terminata. Questa nuova chiesa fu innalzata sopra la grotta che ricorda l’insegnamento del Padre Nostro.

Frammenti di mosaici e rovine della Basilica bizantina dell'Eleona

Della basilica bizantina sono ancora oggi visibili pochi frammenti della pavimentazione musiva, i probabili resti del fonte battesimale del battistero annesso alla chiesa e parti di mura dell’abside ricavata nella cripta della chiesa. La basilica bizantina aveva una lunghezza di trenta metri, era preceduta da un atrio, a cui si accedeva da un’entrata monumentale, preceduta a sua volta da un portico. Il magnifico edificio sacro fu distrutto nel 614 dai Persiani. Sullo stesso luogo i crociati, nel 1106, elevarono una piccola cappella che Saladino fece radere al suolo dopo la conquista di Gerusalemme (1187).

La ragione dell’esposizione permanente dei Pater in più di 150 lingue affonda le sue radici in una tradizione risalente al periodo crociato. Un pellegrino, nel 1102, raccontava di aver sentito parlare di una tavola di marmo con inciso il Padre Nostro in lingua ebraica. La chiesa del Padre Nostro è oggi una meta di pellegrinaggio molto frequentata.

Un'Esperienza di Fede Personale e Universale

In Terra Santa capita spesso di partecipare a funzioni religiose dove si alternano letture e preghiere in varie lingue, passando dal latino all’arabo, dall’italiano all’inglese, dallo spagnolo al francese, dal polacco al tedesco, dal russo all’ebraico. Questa prassi appare normale per chi vive in questa terra. Nel susseguirsi delle varie parti della liturgia, se alla lingua liturgica principale (latino o arabo) si alternano di volta in volta le varie lingue, accade che al momento del Pater ognuno preghi nella propria lingua. È come se le singole persone si ricavassero uno spazio più proprio.

Si pensi a un pellegrino di un qualsiasi Paese: fino a quel momento avrà partecipato pregando in inglese, servendosi casomai dei sussidi messi a disposizione, ma al momento del Pater ritorna alla propria lingua. Non solo perché il Pater gli sgorga dal cuore come da una sorgente, ma anche perché quella preghiera gli fa rivivere in quegli istanti in modo più profondo la sua storia, l’appartenenza alla sua cultura di origine, in altri termini alla sua Chiesa.

Pellegrini che pregano il Padre Nostro in diverse lingue nella chiesa del Pater Noster

Prima o dopo il Pater i gesti dei fedeli sono per lo più identici, ma non è così quando affiorano le prime parole «Padre nostro». C’è chi alza il volto al cielo o solo gli occhi insieme alle mani, chi porta le mani giunte più vicino al petto, qualcuno allarga le braccia di più qualche altro di meno. In una parola, ciascuno personalizza la preghiera.

A un pellegrino attento, che percorre gli ambienti dove quell’unica preghiera si presenta allo sguardo sotto tante e varie forme di scrittura, non sfugge il messaggio di universalità che intende trasmettere. Nel caso abbia tempo, può fermarsi a guardarle una per una e, per quanto possa essere eclettico in fatto di lingue, potrà rimanere meravigliato ed entusiasmarsi nell’intimo di avere la sensazione di sentirsi in comunione con uomini e donne di ogni angolo della Terra, e ciò è già qualcosa di meraviglioso. Ma se prova ad immaginare che, all’improvviso, davanti ad ogni riquadro che incornicia il Pater dovesse apparire un fedele che parla quella lingua, e ad un segnale tutti nel medesimo istante dovessero iniziare a pregare con «le parole che Gesù ci ha insegnato», ecco, in quell’istante quella percezione diventerà realtà, svelandogli come per rivelazione ciò che già vive, la comunione della Chiesa.

Rilevanza Teologica

C’è un ulteriore aspetto: a suo modo il Pater è un atto rivelativo trinitario, e come lo fu allora lo è ancora oggi. Un grande appassionato del Pater, Francesco d’Assisi, intuì pienamente questa realtà.

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