Il "Padre Nostro" è una preghiera centrale per la cristianità, e nel contesto del Cammino Neocatecumenale, assume una valenza profonda e viene riscoperto in un percorso di iniziazione cristiana. La preghiera è particolarmente struggente perché ci viene direttamente dal Signore, intessuta di realtà bibliche come i "cieli", il "regno", la "volontà" di Dio, il "pane", i "debiti", la "tentazione" e il "male", ma al contempo le supera.
Il Contesto e la Genesi del Cammino Neocatecumenale
Il Cammino Neocatecumenale nasce in un contesto storico di profondo cambiamento e crisi di fede. Kiko Argüello lo descrive come una risposta alle sfide generate da due guerre mondiali, dallo sviluppo tecnologico e dall'industrializzazione, che hanno portato a un profondo nichilismo e a una transizione da una cultura rurale a una urbana. A ciò si aggiungono movimenti sociali atei e anticristiani, la scristianizzazione, la secolarizzazione e una crisi di fede con conseguenze come la decomposizione della famiglia, l'allontanamento di milioni di uomini dalla Chiesa e la caduta dei valori cristiani. Oggi, la globalizzazione dell'economia di mercato, l'irrompere di popoli asiatici, africani e dell'Islam, l'emergere di una società composta principalmente da "singles" e il monopolio dei "media" con antropologie anticristiane, rappresentano ulteriori sfide per la Chiesa e la sua missione di evangelizzazione nel III Millennio.

La Risposta della Chiesa e il Concilio Vaticano II
Di fronte a questa "summa mutatio", o svolta di un'era nuova, come affermato da San Giovanni XXIII nella Humanae salutis (1961), Dio ha suscitato il Concilio Vaticano II. Il Concilio mirava a ridefinire la Chiesa e la sua missione e a rinnovarla per affrontare le nuove sfide. Il 4 dicembre 1963, Papa Paolo VI promulgò la costituzione Sacrosanctum Concilium, che, oltre al rinnovamento della liturgia, ordinava il ristabilimento del catecumenato degli adulti, diviso in più gradi (SC 54).
Gli Iniziatori e l'Ambiente di Palomeras Altas
Tre sono gli "strumenti" di cui Dio si è servito per dare inizio a questa iniziazione cristiana: Kiko Argüello, Carmen Hernández e l'ambiente di Palomeras Altas (periferia di Madrid) con i poveri lì presenti. Kiko Argüello, nato a León nel 1939, studiò Belle Arti e ottenne un premio nazionale straordinario di pittura nel 1959. Dopo una profonda crisi esistenziale, scoprì il mistero di Cristo crocifisso e andò a vivere tra i poveri di Palomeras Altas. Carmen Hernández, nata a Olvega, Navarra, nel 1930, studiò chimica e teologia, entrando in contatto con il rinnovamento conciliare. Dopo un periodo in Israele, si unì a Kiko a Palomeras Altas.

L'ambiente delle baracche di Palomeras Altas, tra i più degradati della società madrilena, abitato da zingari, "quinquilleros", analfabeti, barboni e prostitute, fu la "piattaforma di lancio" del Cammino. Il temperamento artistico di Kiko, la sua esperienza esistenziale, lo slancio evangelizzatore di Carmen, la sua attenzione al rinnovamento liturgico del Concilio incentrato sul Mistero pasquale, e l'ambiente dei poveri, illuminato dall'affermazione di Papa Giovanni XXIII che la salvezza della Chiesa sarebbe venuta attraverso i poveri, costituirono l'“humus” e il “laboratorio” che diedero origine alla sintesi kerigmatica teologico-catechetica, colonna vertebrale di tutto il processo di evangelizzazione degli adulti, che è il Cammino Neocatecumenale.
La Nascita dell'Uomo Nuovo e la Sfida della Fede
Dalla morte e risurrezione di Cristo nasce l'uomo nuovo, l'uomo celeste, che ci viene dato nel Battesimo, perché il Battesimo fa di noi "uomini celesti", "figli di Dio". Questo si rende visibile nella Chiesa, nella comunità cristiana. Credere questo è la fede cristiana. La sfida del nostro tempo è come ritrovare questa fede, come ridire all'uomo della nostra generazione il fascino di Dio, l'incanto e la grazia della fede cristiana, la bellezza e l'armonia della vita cristiana. Il Cammino Neocatecumenale, attraverso l'iniziazione cristiana, offre una risposta a questa sfida.
La Struttura e le Tappe del Cammino Neocatecumenale
Il Cammino Neocatecumenale è attuato secondo uno schema prefissato e in tappe ben articolate.
Organizzazione Gerarchica
L'organizzazione del Cammino Neocatecumenale (CNC) ha una struttura gerarchica perfetta. A capo di tutto vi è la figura del fondatore Kiko Argüello, affiancato da Carmen Hernández e da un sacerdote, Padre Mario Pezzi, che funge da garante dell'ortodossia e dell'ecclesialità del Cammino. Sotto di loro vi sono le équipes dei super-catechisti, responsabili delle comunità di diverse regioni o intere nazioni. Ogni équipe è composta da una coppia e un sacerdote. Essi dettano le catechesi di Kiko e Carmen, formano le varie Comunità Neocatecumenali (CN), costituiscono il legame con il governo centrale del Movimento e hanno piena autorità sui membri delle Comunità, anche se li visitano solo occasionalmente. Pongono a capo dei "responsabili", inizialmente scelti dai componenti della Comunità, ma poi sostituiti d'autorità con la coppia più "affidabile" che, unitamente al "presbitero", vengono nominati "catechisti responsabili" della Comunità. Costoro devono trasmettere ogni ordine o disposizione e imparare bene tutte le catechesi per trasmetterle fedelmente, fin nei minimi particolari, alle loro Comunità. Vi sono inoltre gli itineranti, scelti nei raduni interregionali o nazionali tra le persone che hanno percorso tutte o quasi tutte le tappe del "Cammino". Le équipes degli itineranti sono composte da una coppia di laici sposati, con famiglia al seguito, da un sacerdote e da un giovane. Le persone si offrono volontarie ma poi vengono selezionate (con sorteggio), secondo un numero prefissato. I "fortunati" ricevono la "Croce missionaria" dal Papa e possono vantarsi di essere inviati dalla Chiesa.
Le Tappe del Cammino
Annuncio del Kerigma
Serve per far conoscere il Cammino Neocatecumenale e dura due mesi. Vengono presentate la storia della Chiesa, i suoi errori e l'occultamento della Sacra Scrittura (che ora, a loro dire, vengono a rivelare). A metà dell'Annuncio si tiene una "Penitenziale". Le catechesi terminano con la consegna della Bibbia, fatta, se possibile, per mano del Vescovo per dare l'illusione di appartenenza alla Chiesa. Tuttavia, non saranno né i Vescovi né i sacerdoti a commentare quella Bibbia. Si invita a ricevere il Messia che viene a salvarli se entreranno nella Comunità e inizieranno il Cammino.
Prima Convivenza
Coloro che hanno seguito le Catechesi dell'Annuncio sono chiamati a riconoscere di non essere stati veri cristiani fino a quel momento e a dichiarare il loro impegno definitivo, sottomettendosi alla guida dei catechisti. Alla fine della Convivenza, avviene l'elezione dei responsabili della Comunità (in genere marito e moglie), scelti dalla Comunità stessa, ma ben indirizzati dai catechisti.
Pre-Catecumenato - Prima Fase
Dura due anni. In questo tempo si spiega il "Tripode": la Parola, la Liturgia e la Comunità. Si tengono due incontri serali a settimana e ogni mese una "Penitenziale". Si riuniscono poi in "convivenza" per un'intera giornata. L'obiettivo in questo periodo è riconoscersi peccatori, senza fede e incapaci di operare il bene. Al termine di questa prima fase, si tiene una "Convivenza" di quattro giorni, durante i quali avviene il primo scrutinio per individuare la propria croce (mamma, papà, coniuge, figli, soldi, sesso…) e dare prova di fede autentica con la decisione solenne di "vendere i beni", "distaccarsi dal coniuge, dai figli e dalla carriera", "registrando il proprio nome nel Libro della Vita". La cerimonia si svolge in una liturgia eucaristica, con il Vescovo (se possibile) che scaccerà il demonio con l'unzione dei catecumeni. Al termine, i partecipanti firmano la Bibbia della Comunità, presentata come "Libro della Vita", e si legano per sempre. Chi abbandona, si afferma, "non si salva!".
Pre-Catecumenato - Seconda Fase
Dura dai diciotto mesi ai due anni. Dopo un anno, viene proclamato lo Shema, in una convivenza di tre giorni, durante la quale viene ripetuto in modo ossessivo l'invito a "vendere i beni" (casa, macchina, ori, quadri di valore, ecc.), a "distaccarsi" da lavoro, famiglia, figli (ritenuti idoli), e ad "attaccarsi alla Comunità", considerata "sacramento di Gesù Cristo, futura umanità" che sola potrà rispondere al bisogno di felicità. Alla fine, tutti devono dare conferma concreta della loro volontà di distacco con un forte segno. Al termine dei due anni, si tiene una "Convivenza" di tre giorni. Dopo la "Convivenza", in diverse serate, si svolge il secondo scrutinio, durante il quale i Catechisti esaminano le persone con criteri come: se hanno cambiato mentalità, se si sono "provate" con i beni, e se hanno fatto il Cammino. Ogni sera si conclude con una piccola "agape". Se il candidato non avrà dato prova di aver fatto il Cammino e di aver cambiato mentalità, dando prova con gesti concreti di rinuncia, ecc., lo scrutinio viene sospeso e ripreso dopo un anno (o più) a seconda di ciò che i catechisti riterranno opportuno.
Iniziazione alla Preghiera
Solo a questo punto ha inizio il vero Catecumenato. Dopo un anno, si tiene una "Convivenza" di tre giorni per prendere coscienza che solo con la preghiera si possono vincere le passioni. Vengono cancellate ogni devozione, orazione o preghiera, tipiche della religiosità naturale, e si insegna a pregare in sette incontri improntati su brani del Vangelo che trattano della preghiera. Questo passaggio dura due o più anni.
Consegna del Padre Nostro (Prima Tappa)
La Chiesa ha donato la fede: ora il Catecumeno deve darne testimonianza. Questa tappa inizia con una "Convivenza" di tre giorni, seguita dalla consegna di un questionario che il catechista verificherà incontrando singolarmente i "Catecumeni" e prodigandosi in suggerimenti. In questa fase, che dura almeno quattro anni, si chiede al catecumeno se ha fatto gesti concreti di elemosina, ecc. Ogni gruppo deve far capo a un presbitero o a un catechista responsabile o a uno eletto da loro. I catecumeni vengono inviati nelle parrocchie (con lettera di presentazione del parroco) ad annunciare la propria esperienza e che Gesù è risorto nella loro vita.
Consegna del Credo Apostolico
Questa fase dura due anni (salvo ripetizioni) e inizia con una "Convivenza" di tre giorni. Al termine si fa la "Redditio" (confessione pubblica da farsi in chiesa) nella parrocchia del battezzato (non quella frequentata). Dopo la recita dei Vespri, le "monizioni" e l'omelia, i partecipanti devono fare pubblicamente la loro confessione davanti a tutti e proclamare quello che il Signore ha fatto nella loro vita.
Elezione
È l'ultima fase del Cammino e dura 3-4 anni. Il catecumeno deve cominciare a vivere autonomamente la sua fede. Questo passaggio inizia con una "Convivenza" di tre giorni, durante la quale si fanno "scrutini" severi per verificare se il Catecumeno ha davvero cambiato modo di vivere. Si scandaglia la vita concreta di ogni candidato all'elezione. La serata termina con la "Cena" dell'Alleanza, opportunamente preparata. Segue l'invito ad accettare l'Alleanza.
Fine del Cammino
Kiko Argüello, il Papa, le Comunità (con i canti che uniscono e legano indissolubilmente i vari membri fra di loro e alla Comunità) celebrano i Vespri (con preghiera silenziosa). Ognuno presenta le sue difficoltà e il "garante" ascolta e consiglia. Si conclude con una "Convivenza" di tre giorni.
Il "Padre Nostro" nel Dettaglio

Il testo del "Padre Nostro" ci è giunto in greco e, per una sua giusta lettura, è importante considerare che la lingua greca usa sia l'imperativo che il modo "ottativo". Quest'ultimo indica l'espressione di un desiderio, mentre l'imperativo indica un comando. Ebbene, il testo greco del "Padre Nostro" ha nelle forme verbali l'imperativo, non l'ottativo, indicando in modo inequivocabile il pensiero di Cristo: è Dio che prega in noi, e lo Spirito Santo grida in noi con gemiti inesprimibili "Abbà!", "Padre!".
Padre Nostro
"Padre" si riferisce a Colui che ci ha voluti, pensati e chiamati alla vita in questo mondo, ma che ha fatto di più: ha "mandato" il Figlio, il diletto nel quale ci sono tutte le sue compiacenze, a redimerci, a salvarci e a rigenerarci per poterci rivolgere a Lui come Figli ritornati, non più vaganti senza meta, senza direzione, senza scopo e senza guida.
Che sei nei cieli
Questa espressione "localizza" e situa l'Infinito, altrimenti inaccessibile. San Francesco diceva che "i cieli" sono le anime delle persone che accolgono Dio, suggerendo che l'anima è il "luogo" della Presenza di Dio, la sua dimora, il suo Tabernacolo.
Sia santificato il tuo Nome
Nel linguaggio biblico, il nome indica l'essere, il carattere e la funzione di colui che lo porta. Nell'ebraismo antico, chiamare qualcuno per nome significava conoscere la realtà più profonda del suo essere, quasi come esercitare un potere su di lui. Per questo, il Nome Santo di Dio, che indica la sua stessa essenza, era considerato impronunciabile. "Santificare" è un termine biblico, un vero e proprio semitismo, che significa "mettere da parte", consacrare per il Signore. In questo senso, nel matrimonio ebraico, lo sposo "santifica" la sposa, separandola da tutto il resto e "mettendola da parte" per sé. Analogamente, in Esodo 20,8 si dice di "santificare il sabato", cioè renderlo sacro a Dio. Con queste parole, affermiamo che alla persona di Dio sia dato rispetto, venerazione e fiducia.
Venga il tuo Regno
Il Regno indica la Potenza del Re, la Sua Signoria, tutto ciò che è costituito, ordinato e armonizzato in Lui. L'instaurazione del Regno significa cieli nuovi e terra nuova, la nuova Creazione inaugurata da Cristo e dalla Vergine Maria, naturalmente sempre a partire da chi invoca per allargarsi subito al "noi". Gesù stesso disse: "Il mio regno non è di questo mondo".
Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra
Ricorda immediatamente le parole di Gesù nel Getsemani: "Non la mia, ma la tua volontà sia fatta". Questa corrispondenza, correlazione e adesione perfetta fa capire come fare la volontà del Padre significhi portare il cielo, cioè la Sua perfezione, bellezza, bontà e verità qui sulla terra, e operarne, nel Signore, la trasfigurazione.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
Questo sembra essere il punto centrale della preghiera, reso possibile dal realizzarsi di ciò che precede e che a sua volta apre a ciò che segue. Il pane che chiediamo non è certamente solo il sostentamento materiale, ma il pane "quotidiano", quello di cui abbiamo bisogno ogni giorno per vivere la Vita vera; il pane "supersubstantialem", "sopra-sostanziale" (come traducevano i Padri della Chiesa il greco epioùsion), quello che nutre non solo il corpo, ma lo spirito; il pane "necessario", quello di cui Gesù ha detto "Chi mangia di questo pane vivrà in eterno"; è il pane che si identifica con Cristo stesso (Parola e soprattutto Eucaristia): "Io sono il Pane vivo disceso dal cielo".
Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori
Dopo aver ricevuto il pane della Vita, siamo in grado di vedere ciò che ci allontana dalla Vita e di chiedere al Padre di affrancarcene. Si tratta di "debiti", cioè di qualcosa che è dovuto a Lui, perché è nel rapporto con Lui che innanzitutto abbiamo mancato con i nostri egoismi e con il nostro peccato, che poi purtroppo, oltre a danneggiare noi stessi, danneggia anche gli altri. La capacità di rimettere i debiti agli altri è una conseguenza del ricevere il perdono.
Non ci indurre in tentazione
Emerge un'altra costante, un'altra difficoltà del nostro vivere che è sempre in pericolo a causa dei nemici: la prova, la tentazione, i turbamenti cui siamo sottoposti, ma soprattutto del Nemico che ne è l'autore. Anche in questo abbiamo bisogno dell'intervento, della mano potente e provvidente che non ci lasci cadere nel turbamento che non ci rende più padroni di noi stessi e della nostra vita. Quindi, non abbandonarci nel potere del peccato, della trasgressione, dell'errore, della tentazione, della vergogna.
Ma liberaci dal male
Esiste l'autore di questo turbamento, il male personificato. La richiesta di liberazione da esso completa la preghiera, invocando la protezione divina contro ogni forma di male.
Frutti e Riconoscimenti del Cammino Neocatecumenale
Il Cammino Neocatecumenale si propone di formare cristiani attraverso un percorso catecumenale in piccole comunità, dove si ascolta la Parola e l'altro è Cristo. L'obiettivo è cambiare il cuore dell'uomo con la Grazia di Dio, senza moralismi ed esigere nulla. Il 31 gennaio 1988, Giovanni Paolo II sottolineò l'importanza del neocatecumenato per la Chiesa, riconoscendovi un metodo di preparazione al battesimo che rispondeva all'insufficienza e superficialità delle pratiche battesimali contemporanee.
Dopo cinquant'anni di Cammino, nonostante difficoltà e incomprensioni, i frutti sono evidenti: migliaia di famiglie ricostruite grazie a un percorso di conversione in piccole comunità, una generosa apertura alla vita che ha fatto sorgere numerose vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, e il coinvolgimento diretto di moltissime famiglie nell'opera di evangelizzazione, sia nelle équipes di catechisti (locali e itineranti), sia nelle "missio ad gentes" e nelle "communitates in missionaem".
Statistiche e Diffusione Globale
Il Cammino è presente oggi in 134 Paesi dei 5 Continenti, con oltre 21.000 comunità. Sono più di 1.270 le Diocesi e 6.300 le Parrocchie dove, anche con qualche difficoltà, si sta dando un serio contributo alla rievangelizzazione. 120 sono i Seminari "Redemptoris Mater" aperti dai Vescovi in altrettante Diocesi, con oltre 2.300 seminaristi e 2.380 presbiteri già ordinati. Un numero impressionante di 1.668 famiglie, con circa 6.000 figli, si rende disponibile alla missione in tutto il mondo, operando in 108 paesi; di esse, 216 sono "missio ad gentes" (in Europa, 134; in Asia, 46; in America, 18; in Africa, 9; in Oceania, 8; e 1 in Medio Oriente).

Riconoscimenti Papali
Il magistero della Chiesa ha sigillato questo "particolare dono suscitato dallo Spirito Santo". Benedetto XVI nel 2012 ha incoraggiato il Cammino a offrire il suo originale contributo alla causa del Vangelo, riconoscendo l'approvazione degli Statuti e del "Direttorio Catechetico" come un segno di questo. Nel 2011, aveva già parlato di "particolare dono suscitato dallo Spirito Santo". Nel 2009, Papa Benedetto XVI ringraziò per il generoso servizio reso all'evangelizzazione e per la dedizione nel portare l'annuncio cristiano in ogni ambiente.
Papa Francesco, nell'udienza del 18 marzo 2016, ha riconosciuto il grande carisma per il rinnovamento battesimale della vita, sottolineando l'importanza di seminare il primo annuncio, "ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario" (Esort. ap. Evangelii gaudium, 35). Ha ringraziato le famiglie per evangelizzare vivendo l'unità e la semplicità, definendolo un annuncio di vita e una bella testimonianza, e per il coraggio di "andare verso l'ignoto", accettando sofferenza e gioia della gloria di Dio.
Papa Paolo VI, nel 1977, affermò che la rinascita del catecumenato non doveva invalidare né sminuire l'importanza della disciplina battesimale vigente, ma applicarla con un metodo di evangelizzazione graduale e intensivo che ricorda e rinnova in certo modo il catecumenato d'altri tempi. Ha sottolineato che chi è stato battezzato ha bisogno di capire, ripensare, apprezzare e assecondare l'inestimabile fortuna del sacramento ricevuto. San Giovanni Paolo II, nell'incontro di Castel Gandolfo, ringraziò il Signore per i frutti portati dal Cammino Neocatecumenale in una società secolarizzata, riconoscendolo come una delle risposte provvidenziali all'urgente necessità di una nuova scoperta dei sacramenti dell'iniziazione cristiana, specialmente quello del Battesimo.
La "Missio ad Gentes"
Come nasce e cos'è la "missio ad gentes"? Nel Cammino Neocatecumenale sono i fatti a mettere in movimento le cose, non progetti nati a tavolino. Di fronte ad agglomerati urbani che nascono in pochi mesi senza nessuna presenza cristiana, sono stati i Vescovi che, conoscendo la forza e la fede di tante famiglie del Cammino, con i loro numerosi figli, hanno chiesto agli Iniziatori di aiutarli. Kiko e Carmen hanno risposto inviando una comunità cristiana all'interno di questi agglomerati: quattro o cinque famiglie, con i loro figli, un presbitero, alcune sorelle in aiuto alle famiglie e qualche fratello che facesse da "socio" al presbitero. Circa trenta persone che iniziano un'evangelizzazione non partendo da un "tempio".