Vita e Legato di Padre Amedeo da San Giovanni Rotondo e Padre Pio

La storia della Chiesa è costellata di figure che, pur seguendo percorsi individuali, si sono intrecciate in modi significativi, influenzandosi reciprocamente. È il caso di Padre Amedeo da San Giovanni Rotondo, la cui vocazione fu profondamente segnata dall'incontro con Padre Pio da Pietrelcina, una delle figure più venerate del cattolicesimo moderno.

Ritratto di Padre Amedeo da San Giovanni Rotondo

Padre Amedeo: Vita e Vocazione Cappuccina

Padre Amedeo da San Giovanni Rotondo, al secolo Adriano Fabrocini, nacque il 6 aprile 1907. La sua vita fu dedicata al servizio di Dio nell'Ordine cappuccino, in cui entrò il 27 agosto 1922. Fu ordinato sacerdote il 25 luglio 1930.

Fin da ragazzo ebbe modo di conoscere Padre Pio, un incontro che si rivelò determinante. Come confidò ad alcuni confratelli, proprio Padre Pio determinò la sua vocazione religiosa. La profonda ammirazione e la vicinanza spirituale con il santo frate influenzarono l'intero percorso di Padre Amedeo, che dal 23 luglio 1959 al 9 marzo 1961 ricoprì anche la carica di ministro provinciale.

Padre Amedeo ha lasciato una preziosa testimonianza dattiloscritta, nella quale descrive la costante obbedienza di Padre Pio, la sua affabile cordialità e la sentita deferenza che caratterizzavano i suoi rapporti con i superiori. Egli restò sempre edificato dal fervore del venerato Padre, notato nella preghiera e nella celebrazione del sacrificio eucaristico, dalla sua fede straordinaria e dal generoso impegno profuso nel servizio sacerdotale.

Padre Pio: Le Origini e la Chiamata Religiosa

La vita di Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, ebbe inizio il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, in provincia e diocesi di Benevento. Era il quarto figlio di Grazio Forgione e Maria Giuseppa De Nunzio. Fin da piccolissimo, all'età di cinque anni, Francesco sentì la vocazione religiosa, promettendo di consacrarsi per sempre al Signore. La sua scelta si delineò con chiarezza: voleva diventare «frate con la barba», ispirato da figure come fra Camillo da Sant’Elia a Pianisi, il cappuccino questuante che spesso vedeva nel suo paese.

Nonostante le difficoltà iniziali, dovute alla mancanza di posti disponibili nel noviziato dei Cappuccini e ai tentativi di parenti e amici di indirizzarlo verso altre famiglie religiose, Francesco perseverò. Il 22 gennaio successivo vestì l’abito da novizio, prendendo il nome di fra Pio.

Giovane Francesco Forgione (Padre Pio) in abito cappuccino

Tra Malattia e Sacerdozio: I Primi Anni

I primi anni della vita religiosa di Padre Pio furono segnati da una salute cagionevole. Più volte, a causa della malattia, il giovane frate fu costretto a lasciare il convento e gli studi. I medici gli consigliarono di tornare a Pietrelcina per respirare l’aria del paese nativo. Nel gennaio 1909, fra Pio venne condotto a Pietrelcina presso la sua famiglia. Il medico Andrea Cardone lo curava, annotando: “veniva deperito; lo curavo; si rimetteva in salute e tornava al convento”.

Il 10 agosto 1910, nel sacello dei canonici del Duomo di Benevento, il Cappuccino, appena ventitreenne, grazie a una dispensa della Santa Sede, venne ordinato sacerdote dall’arcivescovo Paolo Schinosi. Quattro giorni dopo, il 14 agosto, Padre Pio celebrò la sua prima Messa solenne nella chiesa parrocchiale di Pietrelcina. In questo stesso anno si verificarono le «prime apparizioni di stimmate».

Padre Pio non pronunciò solo parole di circostanza; «più volte», infatti, si offrì «al Signore vittima per i poveri peccatori e le anime purganti». E la risposta non tardò ad arrivare: a distanza di poche settimane si verificò la prima apparizione delle stimmate «visibili, specie in una mano». Tuttavia, poiché «quest’anima a tal fenomeno» restò «assai esterrefatta», Padre Pio pregò il Signore di ritirare «un tal fenomeno visibile». La preghiera venne esaudita: scomparvero «le trafitture», ma non «il dolore acutissimo che si fa sentire, specie in qualche circostanza ed in determinati giorni».

La sua malattia continuava a tormentarlo. Nell'ottobre 1911 fu inviato nel Convento di Venafro, ma la malattia lo costrinse quasi continuamente a letto. Nel febbraio 1916, dopo un periodo di convalescenza a Pietrelcina, Padre Pio entrò nella comunità religiosa di Sant'Anna a Foggia. L'ordinata comunità dovette imparare a convivere con le forze demoniache che, come riportato, continuavano a tormentare Pio nella sua cella durante la notte.

L'Esperienza Militare e l'Arrivo a San Giovanni Rotondo

Il 6 novembre 1915, durante la Prima Guerra Mondiale, Padre Pio iniziò la sua esperienza militare. Questo periodo fu segnato da tre lunghi congedi per convalescenza a causa del riacutizzarsi della sua misteriosa malattia, che talvolta causava febbre fino a 52 gradi.

Durante uno di questi periodi di convalescenza, Padre Pio dimorò in convento a Foggia. Fu il suo ministro provinciale e padre spirituale, Benedetto da San Marco in Lamis, a obbligarlo, convinto che la sua malattia fosse un fenomeno diabolico volto a tenerlo lontano dal chiostro. Tuttavia, a Foggia, il giovane frate soffriva molto per il gran caldo. Il 28 luglio 1916, il guardiano del convento di San Giovanni Rotondo, padre Paolino da Casacalenda, lo portò con sé nel paesino garganico, dove trovò refrigerio. Per questo ottenne l’autorizzazione a tornarci «provvisoriamente» il 4 settembre successivo. Il 7 ottobre di quell'anno, il padre di Padre Pio, Grazio Forgione, morì a San Giovanni Rotondo. Il 18 dicembre, Padre Pio rientrò al corpo militare di Napoli.

Il 20 settembre successivo, nel coro dell’antica chiesetta conventuale, gli apparve «un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 agosto», ma con «le mani ed i piedi ed il costato che grondavano sangue».

Le Stimmate e l'Afflusso dei Pellegrini

Già dall’anno successivo, la notizia delle stimmate si diffuse rapidamente, dando inizio a un costante afflusso di pellegrini verso San Giovanni Rotondo. Tra il 1919 e il 1920, per ordine dei superiori, Padre Pio fu visitato da tre luminari della medicina dell’epoca: i professori Romanelli e Bignami e il dottor Giorgio Clamore.

Le clamore e le calunnie che seguirono produssero tentativi di trasferimento di Padre Pio ad altro convento, ma la forte reazione popolare ne impedì l’attuazione. I divieti nei suoi confronti decaddero il 14 luglio 1933. Il santo frate poté così tornare alla sua vita di sempre, scandita dalla celebrazione della Santa Messa al mattino e dal servizio in confessionale, fino a 16 ore al giorno, per «prosciogliere i fratelli dai lacci di satana».

Illustrazione delle stimmate di Padre Pio

La Nascita di Casa Sollievo della Sofferenza

Nel 1940, in Padre Pio si delineò l’idea di fondare “Casa Sollievo della Sofferenza”, un’opera che sarebbe diventata un faro di speranza e cura. La prima pietra venne posata il 16 maggio 1947. Nell’aprile del 1948, tra i pellegrini che giunsero a San Giovanni Rotondo, ci fu un giovane sacerdote polacco che si confessò da Padre Pio: si trattava di Karol Wojtyła, il futuro Papa Giovanni Paolo II.

Nel 1952, il generale dei Cappuccini si rese conto che la chiesa del convento era diventata troppo piccola rispetto al numero crescente di fedeli che partecipavano alle Messe. Per far fronte a questa esigenza, nel 1954 Padre Pio iniziò a celebrare all’aperto, sul sagrato. Nel gennaio del 1955, cominciarono i lavori per la costruzione di una nuova e più grande chiesa, che fu consacrata il primo luglio 1959 dal vescovo di Foggia, monsignor Paolo Carta.

Il 5 maggio 1956, venne inaugurata Casa Sollievo della Sofferenza. L’anno successivo, Padre Pio chiese al Papa che la gestione dell’ospedale fosse affidata alla Congregazione del Terz’Ordine Francescano, che le azioni fossero depositate presso lo IOR e che, alla sua morte, la Sede Apostolica accettasse in donazione i beni della Casa Sollievo della Sofferenza.

Veduta di Casa Sollievo della Sofferenza a San Giovanni Rotondo

Nuove Prove e Restrizioni

Nonostante la crescente devozione, il cammino di Padre Pio fu costellato di prove. Nel 1960, nuove calunnie spinsero il Generale dei Cappuccini a chiedere al Papa Giovanni XXIII una visita apostolica al convento di San Giovanni Rotondo e a Casa Sollievo della Sofferenza. L’incarico fu affidato a monsignor Carlo Maccari.

«Ultimato l’esame degli atti della visita apostolica», furono emanate alcune disposizioni. Tra queste, il divieto «ai Sacerdoti, ed a maggior ragione agli Ecc.mi Vescovi, di servire la Messa del Padre» e l’obbligo, per il Cappuccino, di celebrare «la S. Messa nei limiti di tempo che sogliono impiegarvi i sacerdoti devoti, vale a dire in mezz’ora o al massimo 40 minuti» e «di non celebrare invariabilmente ogni giorno allo stesso orario». Tali restrizioni rappresentarono un periodo di ulteriore sofferenza per il frate.

I primi vent’anni della vita di Padre Pio da Pietrelcina. La vera storia. 24 Settembre 2024

Gli Ultimi Giorni e la Morte

Nel 1966, le condizioni di salute di Padre Pio si aggravarono, e gli fu concessa la facoltà di poter celebrare la Messa seduto. Alle cinque del mattino del 22 settembre, Padre Pio celebrò la sua ultima Messa, durante la quale fu sul punto di svenire a causa di un collasso. Portato in sagrestia, ripeté con affanno: «Figli miei, figli miei!».

Alle nove dello stesso giorno, l’amministratore apostolico della Provincia religiosa, padre Clemente da Santa Maria in Punta, benedisse la cripta ricavata sotto il presbiterio della chiesa grande. Alle 18, Padre Pio impartì la benedizione alla folla radunata in chiesa. Alle 2:30 del mattino del 23 settembre, Padre Pio morì pronunciando ripetutamente i nomi di Gesù e Maria. Durante il controllo ispettivo sul corpo del Cappuccino, appena spirato, si scoprì che le stimmate erano scomparse senza lasciare traccia, come se "non servissero più".

Sepolcro di Padre Pio

Il Processo di Beatificazione e Canonizzazione

Il percorso verso la canonizzazione di Padre Pio iniziò ufficialmente il 12 febbraio 1990, quando presso la sala “San Lorenzo da Brindisi” della Curia Generale dei Frati Minori Cappuccini in Roma, venne aperto il processo di beatificazione e canonizzazione ad opera del competente monsignore. Il 21 gennaio successivo si concluse il processo diocesano cognizionale sulla vita e le virtù del Servo di Dio, e il 7 dicembre la Congregazione per le Cause dei Santi emise il decreto «de validitate» sul processo diocesano.

Nell'aprile, fra Gerardo si recò a Salerno per raccogliere documentazione in merito a una guarigione prodigiosa attribuita all'intercessione di Padre Pio. Il 20 ottobre, sotto la presidenza dell’eccellentissimo monsignor Andrea M. Erba, vescovo di Velletri-Segni, si riunì la Congregazione ordinaria degli eminentissimi Padri Cardinali e Vescovi, membri della Congregazione delle Cause dei Santi, per l’esame del miracolo attribuito all’intercessione di Padre Pio. Questo miracolo riguardava Matteo Pio Colella, un bambino di 7 anni. Il 20 gennaio, mentre si trovava a scuola, Matteo si sentì male e in serata fu ricoverato presso Casa Sollievo della Sofferenza, dove gli fu diagnosticata una “Meningite iperacuta in forma setticemica con una insufficienza funzionale multiorgano”. Il 21 gennaio, il piccolo Matteo venne intubato e posto in respirazione assistita; il quadro clinico precipitò e la prognosi fu infausta. La madre pregò intensamente e chiese preghiere.

Il 21 dicembre, nella sala del Concistoro, in Vaticano, alla presenza del Santo Padre Giovanni Paolo II, venne promulgato il Decreto sul miracolo, attribuito all’intercessione di Padre Pio, aprendo così la strada alla sua beatificazione e successiva canonizzazione.

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