Il Santuario della Madonna di Santa Valeria a Seregno: Storia, Architettura e Arte

Il Santuario della Madonna di Santa Valeria a Seregno, con il suo campanile alto più di 80 metri, è uno dei monumenti simbolo della città. Esso rappresenta il centro, nel mese di aprile, di una fra le sagre più conosciute della Brianza.

Foto panoramica del Santuario della Madonna di Santa Valeria a Seregno

Le Origini Incertessate del Primo Tempietto

Ricostruire il passato del Santuario della Madonna di Santa Valeria non è mai agevole, soprattutto quando mancano documenti solidi, accertati e attendibili. Il punto in cui sorge attualmente il Santuario della Madonna di Santa Valeria in passato era al di fuori delle mura del borgo di Seregno. Qui sorgeva, lungo la strada di collegamento con Meda, un piccolo oratorio. A quando risale il primo tempietto? Al secolo XIII, come suggerirebbe Goffredo da Bussero (storico nato nel 1220 e morto nel 1289), autore di un prezioso “Liber notitiae Sanctorum Mediolani”, in cui ricorda un antico “oratorio” di S. Valeria.

Si naviga nell’incertezza quando si vogliono stabilire delle date precise. Potremmo addirittura dar credito a quelle voci raccolte da Don Giacomo Vergani, secondo cui su una parete dell’antico Santuario ci sarebbe stata questa iscrizione: “hoc templum Sanctae Valerie 161” (questo tempio di S. Valeria 161). È stato ipotizzato che l’autore dell’affresco della Madonna con il Bambino in braccio, venerata sul muro esterno, possa essere stato il pittore milanese Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, vissuto tra il XV e il XVI secolo; tuttavia non ci sono informazioni certe in merito.

La Forma del Santuarietto Originale

Qualcosa di più si può dire per quanto concerne la forma del santuarietto. Don Natale Longoni, partendo da una “delineatio” (= descrizione) ancora posseduta, ha ricostruito un tempietto che, a detta dei documenti, sarebbe stato eretto “ad immemorabili” (= in data remota e imprecisata). Don Longoni scrive: “Era uno strano aggregato di edificio, di cui la più piccola porzione (una cappelletta di soli cubiti 13 di lunghezza per 9 di larghezza) rappresentava la parte propriamente dedicata al culto dei Santi Martiri tutelari.” La porta principale di fronte all’altare metteva nel piccolo cimitero o piazzaletto “ante ecclesiam”, ombreggiato da piante e da gelsi. L’altra porticina, più piccola e ricavata nella parete sud della cappella, dava accesso ad un secondo corpo di fabbricato, il quale, fiancheggiando la Chiesuola, si estendeva tra essa e la strada per una lunghezza di 25 cubiti per 12 di larghezza.

Ricostruzione storica del tempietto originale di Santa Valeria

Interventi Vescovili e Prime Trasformazioni

Quando San Carlo Borromeo in visita pastorale nel territorio di Desio, venne a Seregno il 12-13 Luglio del 1579, trovò l’edificio fatiscente e già diroccato. Ordinò perciò di abbattere una parte del porticato e di costruire, sulla parte restante, una sacristia per custodirvi, al sicuro dai ladri, le suppellettili della Chiesa. Ordinò ancora che i materiali di recupero della demolizione venissero impiegati per la Chiesa parrocchiale di S. Vittore (oggi non più esistente).

Nel 1596, non solo la demolizione non era stata effettuata, ma forse nemmeno incominciata, tanto da produrre da parte del visitatore, il gesuita vicentino Don Baldassarre Cipolla, una seconda ingiunzione, preziosissima per ragguagliare sull’antichità stessa del tempio. Il Delegato affermava che anche il vasto e cadente locale a sud del Santuario era stato in tempi precedenti una Chiesa, essendovisi anche celebrato: “A parte meridionale (Ecclesiae) ... ... ... relatum alias fuisse in eo celebratum ac fuisse Ecclesiam”.

Più tardi, nel 1611, anche il Cardinale Federico Borromeo (il manzoniano “cardinal Federigo”), venuto a visitare il Santuario, ribadì l’ordine del suo grande cugino e predecessore. Dato che il suddetto portico a sud del Santuario - un tempo luogo di culto - si era trasformato in un ricettacolo per gli animali e ricovero “ad recipiendos nefarios homines aptissimum” (= adattissimo per ospitarvi i malviventi) e dato che l’edificio era ormai del tutto irrecuperabile, decretò che venisse demolito completamente e che si ampliasse, invece, con dei portici, la parte anteriore del Santuario. In questo modo il presule intendeva conferire dignità, compostezza e nitore a questo oratorio caro alla devozione dei seregnesi e delle popolazioni vicine. Anche in questo caso, però, la richiesta non venne ascoltata, forse a causa della carestia del 1627-29 e poi della peste del 1630. Questo impedì che gli ordini dei due Vescovi milanesi trovassero la loro pratica attuazione.

Frattanto, nel 1614 una nobildonna di Seregno, Donna Maddalena Mandriana, moglie di Ercole Galbiati, aveva disposto - lasciando erede delle sue sostanze la “veneranda scuola di S. Vittore di Seregno” - che ogni giorno, da Pasqua a S. Martino, venisse celebrata una S. Messa nell’oratorio di S. Valeria, per consentire ai devoti di questo Santuario di partecipare in esso al divin sacrificio. Più tardi, questa celebrazione quotidiana venne sostituita da altre opere religiose.

La Ricostruzione del 1650 e gli Ampliamenti Successivi

Solo verso la metà del secolo (1650) il vecchio edificio venne demolito per edificarvi un tempio più degno. La devozione alla Madonna aveva ormai soppiantato quella dei due Santi o, per meglio dire, i due culti si erano associati, per cui si volle edificare il nuovo tempio proprio sull’area del vecchio porticato, che conteneva la venerata effigie. Il popolo e il parroco - Don Giovanni Perego - ottenuto il permesso di fare tale cambiamento, si posero alacremente all’opera, e dopo soli tre anni il Santuario era già quasi ultimato, come è stato attestato dalla relazione fatta dal Visitatore Monsignor Filippo Maria Visconti in occasione della visita pastorale avvenuta nell’anno 1653. Nel 1653 l’edificio diventò una vera e propria chiesa, seppur di piccole dimensioni, con una sola navata e una cappella in cui venne collocata l’immagine della Vergine. L’effigie della Madonna venne a trovarsi nella nuova costruzione sul lato nord, ossia alla destra entrando, e non sull’altare maggiore.

Disegno o incisione del Santuario ricostruito nel 1650

Nella nuova chiesa, più grande e più elegante rispetto all’antico oratorio, si provvide, un secolo dopo, su invito del Cardinale Giuseppe Archinto, allora Arcivescovo di Milano, ad ampliare e ad abbellire l’antico altare della Vergine con marmi lisci a varie tinte. Anche l’immagine della Vergine venne protetta con un prezioso cristallo.

Il secolo scorso ha registrato una gara di generosità e di interventi in favore di questo tempio mariano. L’organo venne rinnovato nel 1806 e si provvide ad una nuova balaustra e alla nuova suppellettile nel 1807. Nel 1811 il marchese Marco Antonio Odescalchi cedette il terreno davanti alla chiesa per consentire la realizzazione di un grande piazzale. Nel 1839 l’interno della chiesa venne impreziosito da due affreschi (“Mosè ed il roveto ardente” e “Abigail davanti a Davide”) disegnati da Giuseppe Sabatelli ed eseguiti dal fratello Luigi Sabatelli. Nel 1865 (o 1862?) la chiesa venne anche ampliata. Il 15 novembre del 1831, il Papa Gregorio XVI aveva concesso l’indulgenza plenaria.

La nota storica inclusa nel già menzionato Ragguaglio scrive in proposito: “Nella domenica ultima del mese di aprile, giorno in cui celebrasi nell’oratorio la festa di Santa Valeria, havvi una straordinaria affluenza di popolo, che dai paesi circonvicini ed anche da lontani, mosso da devozione verso la Beata Vergine e verso Santa Valeria, viene qui a domandare e ad ottenere grazie. Nella mattina di detto giorno dalla chiesa prepositurale di S. Giuseppe in Seregno si incammina la processione a questo oratorio, nel qual giorno havvi colà indulgenza plenaria.”

Il Progetto Grandioso del Nuovo Santuario (XX Secolo)

Primi Progetti e Ostacoli

Nel 1906 il Cardinale Ferrari approvava una prima commissione destinata allo studio di un progetto che si sarebbe voluto grandioso. Tuttavia, la designazione di Monsignor Dalmazio Minoretti - il prevosto di allora - a Vescovo di Crema bloccò momentaneamente i propositi. Un primo disegno del 1903 dell’architetto Barbieri, svolto in diverse versioni, presentava un edificio a croce latina, turrito, massiccio, con campanili e cupole, rivestito di marmi policromi disposti in strisce orizzontali e parallele.

Una terza proposta del 1919 dell’architetto Ambrogio Silva prevedeva pure un edificio a croce latina, con un imponente campanile gotico incorporato sulla facciata. Oltre alla chiesa, questo ambizioso progetto prevedeva anche due edifici, disposti armonicamente attorno ad essa, destinati alla casa prepositurale e ad un probabile collegio.

La Realizzazione del Progetto Definitivo

La sorte di erigere alla Madonna di S. Valeria il nuovo tempio toccò all'Ing. Spirito Chiapetta, il quale fu incaricato di mettere a punto il progetto definitivo. Nel frattempo il prevosto Ratti aveva acquistato dalla famiglia Gheroni un appezzamento di 2800 mq. Vari progetti vennero presentati nel corso degli anni. Il 1° ottobre di quell'anno, Monsignor Minoretti pose la prima pietra dell’erigendo Santuario. Il 1° ottobre dello stesso anno la prima pietra del santuario venne posta da monsignor Dalmazio Minoretti, al tempo vescovo di Crema e in precedenza prevosto di Seregno. Solenni festeggiamenti coronarono il compimento del Santuario. Il 29 settembre 1930 il Cardinale Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano, lo consacrava. Erano presenti gli Eminentissimi Cardinale Achille Locatelli, nativo di Seregno, e Cardinale Eugenio Tosi.

Nell’ottobre del 1932 venne abbattuta la vecchia chiesina. Dai due altari di marmo, quello della Madonna fu donato alla chiesa dell’oratorio maschile S. Rocco e l’altro, con buoni intarsi, fu collocato nella sagrestia dei quadri del nuovo Santuario (Cappella di S. Caterina).

Architettura e Opere d'Arte del Nuovo Santuario

Il Santuario, a croce latina con tre navate e con absidi spaziose, è stato costruito in stile neogotico-lombardo. Don Giuseppe Rimoldi, parroco emerito del Santuario, scrive: “Questo gotico-lombardo ha una sua sottile malìa, che ti prende al cuore e te lo tiene sospeso in una sacra commozione.” La lunghezza del Santuario è di 50 metri, la larghezza del transetto di 30 metri, della nave di 20 metri; la superficie totale è di circa mille metri quadri.

Interno del Santuario della Madonna di Santa Valeria, evidenziando lo stile gotico-lombardo

L'Altare Maggiore e le Immagini Sacre

Sull’Altare Maggiore, in un magnifico trittico di legno dorato e intagliato, troneggia la venerata immagine della Vergine miracolosa, restaurata e riportata su tela dal professore Francesco Annoni e dal pittore Carlo Pianca nel 1927. Gli angeli che le fanno corona sono del pittore Eugenio Cisterna, mentre le pale dell’altare del Sacro Cuore e di S. Giuseppe sono della nipote Letizia Giuliani.

I due medaglioni in bronzo sull’Altare Maggiore di S. Tarcisio e S. Chiara sono dello scultore Franco Leveni. Sei magnifici candelabri di bronzo dorato, lavorati dal Guelfi su disegno del Chiapetta ornano l’Altare nelle maggiori solennità.

Affreschi, Vetrate e Arredi

Gli affreschi che circondano il Crocefisso e il quadro dei SS. Vitale e Valeria, come pure quelli dei quattro Evangelisti nelle lunette dell’Altare Maggiore, sono del pittore Angelo Sesti. Nella navata sinistra, c’è l’altare con la pala dedicata alla famiglia di San Vitale. Il quadro è circondato dagli affreschi opera del pittore Angelo Sesti (autore anche dei dipinti dei quattro evangelisti nelle lunette dell’altare maggiore e degli affreschi attorno al Crocifisso).

San Vitale è raffigurato con lo sguardo verso il cielo, in piedi, la mano sul petto. Accanto a lui la moglie Santa Valeria, seduta, mentre indica la croce a Protasio e Gervasio, stretti attorno a lei.

I cartoni delle magnifiche vetrate del coro e della facciata sono degli stessi Eugenio Cisterna e Letizia Giuliani, mentre le altre vetrate sono uscite dal laboratorio del prof. Mario Albertella. Nel presbiterio sono visibili i quattro affreschi del Sabatelli strappati dall’antica chiesetta abbattuta nel 1932. L’Annunciazione e la Natività sono due scene evangeliche legate al culto di Maria. Si ipotizza che risalgano al 1865, anno in cui nell’antico oratorio l’altare centrale fu dedicato alla Madonna. Le altre due opere rappresentano, invece, Il roveto di Mosè e Abigail davanti a Davide.

Quest’ultimo, che mostra Abigail intenta a calmare l’ira di Davide con doni e preghiere, riprende il tema di un dipinto che il padre di Sabatelli, Luigi, aveva realizzato nel 1806 per il Duomo di Arezzo. L’opera venne tracciata e disegnata da Giuseppe Sabatelli, figlio di Luigi e fratello di Luigi Maria, professore di pittura storica presso il granducato di Firenze; poi Luigi Maria pensò a completarla. Davide, con un’armatura robusta e un elmo sormontato da un leone, viene mostrato come un generale romano sul punto di arringare. Accanto a lui ci sono due soldati: uno con un grande scudo e una lancia; l’altro quasi nascosto nel paludamento, con un bizzarro elmo appuntito. Abigail, a sua volta, è circondata da tre servi, impegnati a scaricare i doni dall’asino per offrirli a Davide.

Il pulpito, i confessionali, la credenza e il presbiterio sono di Annibale Pagnoni, lavorati dagli Artigianelli, i quali fecero pure la parte lignea dell’Altare Maggiore e di quelli del S. Cuore e di S. Giuseppe. Il fonte Battesimale è su disegno dell’architetto Ottavio Cabiati; la copertura in rame sbalzato fu eseguita da Riccardo Politi. Il magnifico bronzo dorato del battesimo di Gesù è di Salvatore Saponaro.

Il Voto alla Madonna e l'Incoronazione

Il 18 maggio 1944 Seregno, per bocca del suo prevosto Monsignor Enrico Ratti, faceva voto alla Madonna che l’avrebbe incoronata se l’avesse preservata dai bombardamenti e dagli orrori della guerra. Il voto veniva adempiuto il 15 settembre 1946 e il Cardinale Ildefonso Schuster incoronò l’immagine. Le corone sono d’oro massiccio con innumerevoli brillanti e altre pietre preziose, donate dai Seregnesi. Esse sono di stile rinascimentale con motivi di oreficeria lombarda e pinnacoli, palmette e arabeschi elegantissimi. Furono disegnate dagli architetti Ottavio Cabiati e Luigi Brambilla e vennero lavorate dall’orefice Merzaghi. Le corone che normalmente ornano l’immagine venerata sono una fedele riproduzione delle autentiche, che sono custodite in un posto sicuro.

Foto delle corone della Madonna di Santa Valeria

La Storia del Campanile

Mancava il campanile, o perlomeno, c’era solo il disegno, ideato dall’ingegnere Spirito Chiapetta, in stile gotico, come la chiesa. Per la verità, il giorno stesso dell’incoronazione della Vergine e del Bambino, era stata posta anche la prima pietra della torre campanaria. Per realizzare il nuovo campanile, invece, si dovette aspettare un po’, a causa dei debiti accumulati. Il 15 settembre del 1946 fu posata la prima pietra: il progetto era di Giuseppe Calastri e Ambrogio Silva, mentre quello di Chiappetta era stato rifiutato perché considerato eccessivamente costoso. Ma già nel 1949 i lavori dovettero essere interrotti. Gli anni passarono, e sia Calastri che Silva morirono; il loro progetto, intanto, fu rivisitato e adeguato alle nuove necessità. Il campanile, dotato di tre campane, benedette dal Patriarca Ballerini, venne aggiunto nel 1881. Il Santuario della Madonna di Santa Valeria di Seregno con il suo campanile alto più di 80 metri è uno dei monumenti simbolo della città.

Parrocchia santa Valeria seregno

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