Il Santuario Giubilare delle Sette Chiese e l'Oratorio di San Giorgio a Monselice: Un Viaggio Tra Fede, Storia e Scienza

Nella provincia di Padova, la città di Monselice custodisce un complesso monumentale religioso di grande fascino e importanza storica: il Santuario Giubilare delle Sette Chiese, noto anche come Percorso Giubilare delle Sette Chiesette. Questo straordinario sito è una raffigurazione in miniatura della Città Santa di Roma e offre una passeggiata semplice e devozionale che si snoda dal centro storico della città fino alla sommità del Colle della Rocca, uno dei suggestivi Colli Euganei.

Mappa del percorso delle Sette Chiese di Monselice, con indicazione delle cappelle e dell'oratorio di San Giorgio

Il Percorso Devozionale delle Sette Chiese

Il Santuario delle Sette Chiese di Monselice rappresenta il più importante complesso monumentale religioso dell’antica città murata. È situato sul Colle della Rocca, attorno al quale si sviluppa il centro storico del paese di Monselice, in provincia di Padova. La passeggiata inizia da Piazza Mazzini, nel centro storico, dove si può trovare facilmente parcheggio con tariffa oraria. Si deve poi procedere in direzione Castello Cini e, lungo Via del Santuario, fino alla Pieve di Santa Giustina, l'antico Duomo della città.

Il percorso ascensionale è composto da sei cappelle minuscole, che sono in realtà le "sette" Chiese di Monselice, ispirate alle sette maggiori basiliche romane: Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le Mura, San Sebastiano, e la sesta co-intitolata ai Santi Pietro e Paolo, che funge da doppia cappella. Ogni cappella contiene una pala d’altare a tema, molte delle quali realizzate dal pittore Jacopo Palma il Giovane entro il 1615.

Questo santuario si inserisce nella tipologia dei "sacri monti" e, al contempo, è un santuario "ad instar", cioè "a somiglianza di", rappresentando in miniatura l'antico percorso giubilare di visita alle sette basiliche maggiori, ripreso verso la metà del XVI secolo da San Filippo Neri a Roma. Al percorso si può accedere gratuitamente attraverso la Porta Romana, un portale di accesso con l'iscrizione "Romanis basilicis pares". L'itinerario, di grande interesse storico e culturale, si può completare in meno di due ore e presenta un dislivello minimo.

La Fondazione e lo Sviluppo del Complesso dei Duodo

La storia del Santuario è indissolubilmente legata alla nobile famiglia veneziana dei Duodo, presente a Monselice dal 1518. I Duodo, ricchi proprietari terrieri, svolsero per molti anni attività di ambasciatori e curatori nei rapporti tra la Serenissima Repubblica e lo Stato Pontificio, assumendo anche l'impegno di difensori e promotori delle istanze religiose della Controriforma. Nel 1500 la famiglia Duodo possedeva dei terreni a Monselice e decise di costruirsi una dimora sulla cima del Colle Rocca. Adiacente alla villa, fu costruita una chiesa dedicata a San Giorgio.

Verso la metà del XVI secolo, i Duodo incaricarono l'architetto vicentino Vincenzo Scamozzi per edificare un complesso residenziale e religioso nelle vicinanze dell'antico oratorio preesistente dedicato a San Giorgio, recuperando quest'ultimo e predestinandolo a cappella di famiglia. Scamozzi si occupò anche della progettazione per la costruzione delle sei cappelle.

Nel 1605, Pietro Duodo ottenne da Papa Paolo V, mediante un breve papale, la concessione dell'Indulgenza Plenaria nella stessa forma ottenibile dai pellegrini che si recavano alle sette basiliche capitoline, avviando così la costruzione del santuario, detto poi dei Santi. L'inaugurazione tardiva del santuario delle "Sette chiesette" ebbe il concreto punto d’avvio il 21 gennaio 1791 quando, con un "breve" di papa Pio VI, venne concessa la custodia del Santissimo Sacramento all’oratorio dei Duodo. Il santuario fu poi ufficialmente aperto al pubblico il 14 agosto 1791.

LE 7 CHIESE di MONSELICE

La Villa Duodo, anch'essa opera di Scamozzi e in parte di Andrea Tirali (1740), sorge sul piazzale dove termina la via del Santuario, creando un prospetto molto scenografico. Il piazzale con al centro una fontana in pietra è delimitato sul lato del monte da una scalinata adornata con le statue che rappresentano l'Alba, il Meriggio, il Crepuscolo e la Sera, opere dello scultore padovano Antonio Bonazza (1698-1763).

L'Oratorio di San Giorgio: Cuore Devozionale e Custode di Reliquie

La chiesa di San Giorgio, detta anche Santuario dei Santi o "Santuario di Ognissanti", conclude e racchiude il significato di tutto il percorso devozionale. Eseguita su disegno di Vincenzo Scamozzi nel 1616, segue un ordine barocco a forma ellittica con cupola e presenza di campanile. Il 12 novembre 1592, Papa Clemente VIII diede il permesso ai Duodo di demolire la vecchia chiesa di San Giorgio Martire per la costruzione di una chiesetta privata a nome della famiglia.

Il vero e proprio santuario adiacente alla chiesa fu aggiunto dalla famiglia Duodo nel 1713 per far spazio alle nuove e cospicue reliquie. Qui, nel 1651, vennero portati da Roma i corpi di tre martiri e numerose reliquie, grazie a Francesco Duodo. Da questo momento, l'oratorio potenziò la sua prerogativa divenendo un "santuario nel santuario". L'attuale assetto del santuario è dovuto all'opera di Nicolò Duodo il quale, tra il 1719 e il 1721, ottenne da Papa Clemente XI nuove reliquie e altri corpi di protomartiri cristiani. Nel 1791, il Santuario fu ufficialmente aperto al pubblico, consentendo a tutti di visitare questo luogo di devozione con la presenza di ventisette corpi di martiri, ancora visibili in nicchie dietro la chiesa, insieme a molte altre sacre reliquie.

La mensa dell’altare ha il paliotto in intarsio marmoreo variamente colorato in tarsia di Firenze e pietre dure, opera della maestria della bottega dei Corbarelli; ai lati si trovano due vasi di fattura etrusca con fiori di tarsia. L’arco dell’altare è in mosaico d’oro a tasselli minuti. Le pareti della cupola, oggigiorno in uno stato di deterioramento, sono affrescate da Tommaso Sandrini, anche se l'attribuzione non è certa. Sono presenti sulle pareti tracce di fumo causate da un fulmine il 7 agosto del 1816. Il santuario subì anche un incendio l'8 settembre 1899, che distrusse gran parte dei preziosi arredi donati da Nicolò Duodo.

Il Culto di San Valentino e la Scienza Forense

Tra le reliquie più significative conservate nell'oratorio di San Giorgio vi sono le spoglie di San Valentino, presbitero e martire. La tradizione locale lo vuole protettore della salute dei bambini e, in particolare, dal "mal caduco", ovvero l'epilessia. Ogni 14 febbraio, nell’oratorio di San Giorgio a Monselice, si tiene un rito tradizionale di benedizione dei bambini, dopo una processione di gruppo. Per l’occasione vengono realizzate delle chiavette dorate benedette con l'effige del santo, che possono essere acquistate all’interno della cappella. Queste chiavette, emblema degli strumenti usati nei secoli passati per soccorrere chi soffriva di attacchi di epilessia, oggi aiutano simbolicamente ad aprire il cuore al Bene.

Recentemente, il San Valentino di Monselice è stato oggetto di uno studio interdisciplinare di grande rilievo. Nel maggio 2017, un team dell'Università di Padova (Alberto Zanatta, Nicola Carrara, Cinzia Scaggion, Fabio Zampieri, Monica Panetto) e dell'Arc-Team (Luca Bezzi e Cìcero Moraes) ha ottenuto l'autorizzazione a studiare le spoglie del Santo, avvalendosi di moderne tecniche forensi. Questo stesso gruppo si è già occupato della ricostruzione scientifica di corpi di personaggi celebri, come Sant'Antonio di Padova e Francesco Petrarca.

Ricostruzione scientifica del volto di San Valentino di Monselice

L'indagine, cominciata il 10 maggio 2017, ha incluso un'analisi antropologica per risalire allo stile di vita e a eventuali patologie, il prelievo di campioni di tessuto osseo per la datazione radiometrica al carbonio 14, e rilievi fotografici del cranio per la ricostruzione facciale. I risultati hanno permesso di collocare la vita di San Valentino tra il 119 e il 338 d.C., confermarne il sesso maschile e stimarne l'altezza a 166.1 centimetri, una statura medio-alta per l'epoca. Dallo studio della dentatura è emerso che la sua dieta era ricca di zuccheri e proteine, ma anche che tra i quattro e i sei anni di età aveva patito la denutrizione. L'età al momento della morte è stata stimata tra i 25 e i 29 anni. Questi dati contraddicono in parte quanto riportato negli Acta Sanctorum, secondo cui San Valentino morì a quasi 90 anni, decapitato; le ossa del collo del Santo di Monselice sono infatti perfettamente intatte. Nonostante alcune discrepanze storiche, l'autenticità della reliquia non viene messa in discussione. La ricostruzione facciale in 3D è stata esposta al Museo San Paolo e sarà poi collocata definitivamente nell'Oratorio di San Giorgio.

L'Esedra di San Francesco: Un Luogo di Transizione

Adiacente a Villa Duodo si trova la scalinata seicentesca chiamata Esedra di San Francesco. Quest'area sacralizzata occupava la sommità dell'Esedra, voluta dai Duodo a coronamento del loro petroso circuito pellegrinante. Esiste una curiosa ambiguità intorno al personaggio cui venne votata. Una moderna "vulgata" l'attribuisce al gesuita San Francesco Saverio, a causa della comparsa nella grotta, probabilmente nell'Ottocento, di una sua statua lignea dal diafano colorito penitenziale. Tuttavia, secondo il manoscritto di Teodoro D’Amaden (1701), l'Esedra era stata voluta da Alvise Duodo e dedicata a San Francesco d'Assisi, come una grotta "su quella veneratissima d’Alvernia".

Testimoni oculari ricordavano che, attorno agli anni Cinquanta del secolo scorso, entro la grotta si stagliava un grande Crocifisso con due statue in legno: la Madonna Addolorata e il santo Poverello, il cui saio veniva provveduto dai frati di San Giacomo quando si fosse logorato. Una nicchia soprastante ospitava invece un busto di San Francesco Saverio, probabilmente causa dell'equivoco sulla dedicazione. La grotta venne demolita nel 1936, forse a causa del suo stato di "mal tenuta" o, più plausibilmente, per la volontà del proprietario, il conte Balbino Balbi Valier, erede della dinastia dei Duodo, di limitare l'accesso pubblico al luogo.

Contesto Storico e Culturale di Monselice

Il Santuario delle Sette Chiesette è maturato con la dominazione veneziana a partire dal 1405. Le ville dei patrizi, come i Duodo, i Venier, i Nani, i Pisani e i Marcello, hanno ingentilito la riviera del Bisatto. Il versante a mezzodì dell’antico Mons Silicis vide Vincenzo Scamozzi progettare la dimora, l’oratorio e le sei cappelline volute dalla famiglia Duodo. La città di Monselice ha anche un motto che riflette il suo orgoglio e il suo legame con Roma: "Roma caput mundi, Monselice sui secundi" (Roma capitale del mondo, Monselice la seconda).

Il Santuario ha attraversato momenti difficili, come l'epidemia di colera del 1836, quando i Monselicensi implorarono la protezione dei Santi, specialmente del patrono concittadino S. Sabino e degli invitti Martiri venerati nel celebre Santuario delle Sette Chiese. Fino agli anni Sessanta del Novecento, le processioni al santuario erano un evento sentito, spesso occasione per esporre alla caritatevole compassione dei pellegrinanti un'umanità degradata. L'ultimo tragico capitolo è stato scritto durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i lutti feroci e la disperante crisi civile e morale spinsero molti a prostrarsi in preghiera sulla soglia del santuario.

Oltre al Santuario, la zona di Monselice e i Colli Euganei offrono molteplici opportunità di scoperta, tra cui Ville Venete, il Castello del Catajo, il Museo della Navigazione di Battaglia Terme e il Museo del Volo. Il Parco Regionale dei Colli Euganei è anche un importantissimo Parco Termale, il più grande d’Europa.

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