Il Codex Purpureus Rossanensis: storia, analisi e contesto culturale

Origini e vicende storiche di Rossano

Nel corso del tempo, la città di Rossano ha assunto un ruolo politico e religioso di primo piano in Calabria. L'ipotesi più accreditata suggerisce che la diocesi di Rossano sia sorta in seguito alla decadenza di Thurii, sede vescovile già nel IV-V secolo, i cui abitanti si trasferirono altrove a causa delle continue scorrerie. In questo contesto, la figura del pontefice Giovanni VII (705-707), nativo di Rossano, appare centrale per comprendere l'ascesa della città. Nel X secolo, Rossano era già un affermato centro di cultura bizantina, epoca in cui visse figure illustri come Shabbettai Donnolo.

Con la conquista normanna dell'Italia meridionale, le diocesi calabresi furono riportate sotto la giurisdizione di Roma. Rossano, forte della sua tradizione greca, ottenne il mantenimento del rito bizantino fino a quando, nel 1085, il conte Ruggero elevò la città al rango di Arcidiocesi, sancendo il passaggio al rito latino. In questa fase di transizione, molti testi greci caddero in oblio, venendo archiviati nelle sacrestie della Cattedrale.

Mappa storica della Calabria bizantina con evidenziata la città di Rossano e i centri culturali dell'epoca.

Il Codex Purpureus Rossanensis

Il Codex Purpureus Rossanensis (noto anche come Rossanensis, segnato con il simbolo Φ 043) è uno dei più antichi e preziosi evangeliari esistenti al mondo. Custodito dal 1952 presso il Museo Diocesano di Arte Sacra di Rossano, il manoscritto è un capolavoro della letteratura evangelica.

Caratteristiche paleografiche

Il codice è composto da 188 fogli contenenti l’intero Vangelo di Matteo e gran parte di quello di Marco. La scrittura utilizzata è la maiuscola biblica, tipica della tarda antichità, caratterizzata da un modulo monumentale e un forte chiaroscuro. Il sistema di numerazione dei fascicoli e la struttura interna riflettono pratiche scrittorie del V-VI secolo.

Elemento Dettagli
Datazione VI secolo (con tesi minoritarie per il V secolo)
Materiale Pergamena tinta di porpora
Contenuto Vangeli di Matteo e Marco
Miniature 14 scene raffiguranti la vita di Cristo

L'apparato iconografico

Le 14 miniature conservate rappresentano un continuum visuale che richiama gli affreschi delle antiche basiliche cristiane. Tra le scene più significative figurano:

  • L'ingresso di Gesù a Gerusalemme
  • La parabola delle dieci vergini
  • L'ultima cena e la lavanda dei piedi
  • Il processo di Cristo davanti a Pilato
Schema grafico che illustra la disposizione delle 14 miniature all'interno del codice.

I codici purpurei nel Medioevo

I manoscritti purpurei, caratterizzati dall'uso di pergamena tinta in porpora con inchiostri d'oro e d'argento, erano simboli di prestigio legati alle classi elevate e al potere imperiale. L'associazione tra la porpora e la figura dell'imperatore divenne un tratto distintivo anche nella produzione libraria carolingia e ottoniana.

Un esempio di questo legame è l'Evangeliario di Ottone III (Monaco, Bayerische Staatsbibliothek), eseguito tra il X e l'XI secolo presso il monastero di Reichenau. Questo manoscritto, sotto la direzione del monaco Liutardo, rappresenta una delle espressioni più alte della scuola ottoniana, celebrando la figura dell'imperatore come sovrano universale sostenuto dalle province dell'Impero.

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