La Storia delle Operazioni Antidroga a San Basilio

Il quartiere romano di San Basilio è stato, negli anni, teatro di diverse e complesse operazioni antidroga che hanno mirato a smantellare organizzazioni criminali radicate sul territorio. Queste attività investigative hanno rivelato una struttura ben definita delle piazze di spaccio, gestite da gruppi autonomi ma spesso interconnessi.

Mappa del quartiere San Basilio a Roma con evidenziate le aree delle piazze di spaccio

La Maxi Operazione del 2012/2013

Le Indagini e il Blitz

Una delle operazioni più significative è iniziata nell'agosto 2012. Dopo un anno di indagini, che hanno coinvolto personale della Squadra Mobile della Questura di Roma, del Commissariato di San Basilio e il supporto del Servizio Centrale Operativo (SCO), le forze dell'ordine hanno eseguito un maxi blitz all'alba. L'attività d'indagine ha consentito di smantellare due distinte e separate organizzazioni criminali, radicate nel quartiere romano di San Basilio, attraverso 40 ordinanze di custodia cautelare emesse dal G.I.P. Il blitz ha visto l'impiego di 400 uomini della Polizia di Stato, con l'ausilio di un elicottero e di cani antidroga, che hanno letteralmente "blindato" il cuore di San Basilio.

Le indagini hanno permesso di riscontrare come lo spaccio fosse concentrato in diversi punti, ognuno operativamente gestito da un gruppo autonomo. I movimenti dei due gruppi criminali sono stati seguiti e video ripresi per un anno, immortalando l'attività illecita.

Le Organizzazioni Criminali e la Loro Struttura

L'inchiesta ha permesso di sgominare due gruppi criminali che, tutti i giorni, in orari ben precisi e in zone ben circoscritte del quartiere, avevano dato vita a una vera e propria "azienda dello spaccio" con un modello ben delineato e consolidato. Ogni gruppo era strutturato in maniera piramidale, con al vertice i promotori e gli organizzatori, fino ad arrivare alla "base" costituita dai pusher e dalle vedette.

  • Il gruppo "della Lupa": Così chiamato da spacciatori e clienti perché attivo in un punto di via Mechelli dove sorge un grande simbolo della lupa dell'A.S. Roma. Era organizzato su base piramidale con una precisa suddivisione dei ruoli, operando con una struttura quasi a carattere militare.
  • La famiglia "del civico 29": Così detta perché la maggior parte della sua attività avveniva presso il numero 29 di via Gigliotti, a pochi metri dalla piazza di spaccio gestita dall'altra famiglia. I suoi membri includevano Angela e Sabrina, unitamente ai fratelli CATALDI Manolo e Anthony. Questa organizzazione, basata su rapporti parentali e coniugali, rendeva il sodalizio ancora più pericoloso.

Le Piazze di Spaccio e le Modalità Operative

La piazza di spaccio di San Basilio era caratterizzata da aree ben circoscritte e facilmente controllabili dai vari gruppi criminali, ognuno con il proprio "angolo di strada" e il proprio orario. La vendita nel quartiere riguardava principalmente cocaina, ma anche hashish e marijuana. A seconda del luogo, lo spaccio si concentrava nelle ore diurne, serali o notturne.

Gli spacciatori operavano in strada e in luoghi non particolarmente isolati, ma facilmente controllabili. I clienti che arrivavano in auto si avvicinavano al pusher che li indirizzava in punti più nascosti. Gli spacciatori avevano con sé varie dosi, che in parte venivano nascoste in siepi, contatori della luce o del gas, bidoni dell'immondizia o altri nascondigli di fortuna. Raggiunto l'accordo con l'acquirente e ricevuto il denaro, la droga veniva recuperata e consegnata.

Un esempio delle modalità operative era la vendita "al buco", intesa nei pressi di una rete - appunto bucata - prospiciente il prato alle spalle dell'isolato. Lo stupefacente veniva stoccato all'interno dell'appartamento o nelle sue pertinenze di via Canterano di Guidonia Montecelio, una base logistica e operativa assegnata allo STOICA Dumitru, agendo come vero e proprio custode della sostanza stupefacente. ANTAR, invece, si occupava di raccogliere il contante proveniente dalle singole cessioni.

Il Ruolo delle Vedette

L'attività d'indagine è risultata complessa e difficile per la presenza, in punti strategici, di "vedette". Queste figure, giovani presenti sul posto, segnalavano a vista agli spacciatori l'arrivo degli agenti, consentendo di disfarsi rapidamente dello stupefacente o di darsi alla fuga all'interno degli androni e delle scale dei palazzi. Altri giovani stazionavano davanti ai portoni o nei parcheggi come sentinelle o per facilitare la fuga dello spacciatore del momento. Servizi di osservazione hanno rilevato anche la presenza di vedette che operavano in movimento, a bordo di auto.

I Guadagni e il Sostegno agli Arrestati

Il giro d'affari delle famiglie "della Lupa" e "del civico 29" era considerevole. Si stimava un guadagno di 200.000 euro a settimana per famiglia. L'attività d'indagine ha consentito di rilevare consistenti quantità di sostanze stupefacenti: circa 300 dosi di cocaina e 400 dosi tra hashish e marijuana al giorno, per un controvalore di 20.000-25.000 euro al giorno. I capi del sodalizio criminoso, a dimostrazione del forte vincolo associativo, si preoccupavano di fornire sostentamento alle famiglie dei complici arrestati e di pagare le spese di difesa, corrispondendo una somma di 80/100 euro al giorno agli eventuali arrestati. Questa organizzazione capillare ha portato all'accusa di associazione a delinquere per i due gruppi.

Operazione antidroga a San Basilio, 23 arresti

Collegamenti e Figure Rilevanti

Connessioni con la Criminalità Organizzata Maggiore

Le indagini hanno rivelato inquietanti collegamenti tra le organizzazioni di San Basilio e la criminalità organizzata più ampia. Francesco Greco, imparentato con la famiglia Alvaro della 'ndrangheta, è stato arrestato e ritenuto il contatto della famiglia "della Lupa" con i calabresi, principale fonte di approvvigionamento della droga.

È emerso nuovamente il nome di Michele Senese. A distanza di cinque anni da un suo precedente arresto, la DDA di Roma ha continuato a riscontrare i "tentacoli" di uno dei "re di Roma". Il "fortino casalese di San Basilio" è caduto sotto i colpi del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Roma. I fratelli Esposito sono risultati legati anche al clan dei Casalesi, come spiegato dal pentito Enzo Buono già nel 2009, che aveva raccontato dei "rapporti criminali" con la famiglia di Pasquale Noviello e con Maria Rosaria Schiavone, congiunta di Francesco "Sandokan" Schiavone. Sempre secondo Buono, il tramite fra Noviello e Sasà Esposito era Francesco Ciotola, che andava a prendere la cocaina direttamente a Secondigliano.

Il "Metodo Scampia" e le Punizioni

I fratelli Esposito sono stati descritti come portatori di un "metodo innovativo" del narcotraffico in città, sul "modello Scampia", come sottolineato dal procuratore aggiunto della DDA di Roma, Michele Prestipino. Il loro "metodo" prevedeva di imporre ai pusher l'esclusivo approvvigionamento della droga dall'organizzazione, e chi non eseguiva veniva punito. Sasà Esposito sarebbe stato coinvolto anche nella progettazione dell'omicidio di Antonio Pizzuti, maturato nell'alveo della stessa consorteria criminale riconducibile a Senese.

Legami con Massimo Carminati e Arben Zogu

È interessante constatare come la vicenda della piazza di spaccio di San Basilio abbia lambito anche la figura di Massimo Carminati. Sebbene l'ex estremista di destra non sia stato coinvolto nell'inchiesta né mai nominato dagli inquirenti, un ruolo di peso lo ha ricoperto Arben Zogu, detto "Riccardino", ritenuto vicino proprio a Carminati e molto noto fra gli ultras della Lazio. Gli inquirenti hanno considerato Zogu coinvolto nel mercato internazionale della cocaina, traffici a cui partecipava anche Esposito, recandosi spesso con lui in Spagna e in Olanda per acquistare la droga.

L'Influenza sulla "Roma Bene"

Secondo gli inquirenti, i fratelli Esposito avevano proiettato la loro influenza anche sulla cosiddetta "Roma bene", in particolare ai Parioli, dove vivevano in appartamenti di lusso, giravano in Lamborghini e gravitavano nella zona di Ponte Milvio, quartiere di movida e di "spaccio facile" attraverso il braccio armato degli albanesi.

Organigramma di una delle organizzazioni criminali smantellate a San Basilio

Operazioni Successive e Dettagli Aggiuntivi

Ulteriori Blitz e Sequestri

Altre operazioni hanno continuato a colpire le piazze di spaccio di San Basilio. Una di queste ha portato all'arresto di sette persone, per lo più legate alla famiglia Martellacci. Gli agenti, coordinati dalla Direzione Antimafia, hanno catturato i criminali, ritenuti una "cellula pericolosa e feroce che gestiva militarmente una parte dello spaccio della zona", con una duplice accusa: associazione a delinquere e spaccio di droga. In quell'occasione, è stato effettuato anche un sequestro di armi e di due chili di cocaina. L'inchiesta ha messo in luce uno spaccato inquietante: alcune zone di San Basilio sono appannaggio del crimine che le usa per spacciare droga in qualunque ora del giorno e della notte, esercitando un controllo del territorio anche con l'uso delle armi.

L'operazione del 2012/2013 ha portato a un totale di quaranta arresti. Sono state sequestrate anche auto di lusso per un valore di 200.000 euro dalla Guardia di Finanza.

L'Operazione "Ombre"

L'operazione "Ombre", condotta dai Carabinieri di Roma, ha smantellato un mercato della cocaina permanente a San Basilio, gestito da una banda con struttura quasi "militare". L'attività di spaccio era in servizio dalle 14 a notte fonda, con giovanissime vedette disseminate per tutto il quartiere con turni ben precisi. Le vedette, alcune deputate solo al controllo di via Corinaldo, la via principale dello spaccio, prendevano 1000 euro al mese per un turno di sei ore al giorno. Il fatturato dell'organizzazione ammontava a 5.400 euro al giorno, che si traduce in due milioni di euro l'anno. Lo scambio avveniva nell'arco di pochi secondi, e per non interrompere l'attività ai pusher veniva consegnato anche il pranzo al sacco. Durante l'emergenza neve del febbraio scorso, il capo organizzazione impose ai suoi "dipendenti" di andare a spacciare nonostante la città fosse bloccata. Lo spaccio veniva realizzato nelle zone comprese tra via Montegiorgio, via Corinaldo e via Pievebovigliana. Era presente anche un fuoco acceso all'interno di un bidone per bruciare la droga all'arrivo delle forze dell'ordine, e il modus operandi si è modificato nel corso del tempo, dopo i primi arresti.

Il Controllo Militare del Territorio

Le indagini hanno evidenziato come i gruppi criminali gestissero il territorio in modo quasi militare, con ruoli e compiti ben precisi, determinante per la contestazione dell'art. 74 del D.P.R. Ciò si rifletteva anche nella frase intercettata: "da stamattina ma mosso mosso mosso mosso mosso da noi è!" - a indicare una forte presenza e controllo. Alcune zone di San Basilio sono appannaggio del crimine che le usa per spacciare droga in qualunque ora del giorno e della notte, con un controllo del territorio esercitato anche con l'uso delle armi. Questo costante impegno delle forze dell'ordine a San Basilio sottolinea la complessità e la profondità delle infiltrazioni criminali nel tessuto del quartiere.

tags: #operazione #san #basilio