Santa Maria Goretti: Una Vita tra Fede e Martirio

Santa Maria Teresa Goretti, nata a Corinaldo il 16 ottobre 1890 e deceduta a Nettuno il 6 luglio 1902, è stata una vergine e martire italiana. La sua storia, segnata da un tragico atto di violenza e da un incondizionato perdono, l'ha elevata all'onore degli altari, rendendola un simbolo universale di purezza e fede incrollabile. Vittima di omicidio a seguito di un tentativo di stupro da parte di un vicino di casa, venne canonizzata da papa Pio XII nell'anno 1950.

Varie e interessanti biografie raccontano la sua storia unica, approfondendo gli aspetti della sua breve ma intensa esistenza.

Origini Familiari e Primi Spostamenti

Maria Goretti, battezzata con i nomi di Maria e Teresa, nacque a Corinaldo, in provincia di Ancona, nelle Marche, il 16 ottobre 1890. La sua famiglia era composta dal padre, Luigi Goretti, e dalla madre, Assunta Carlini, entrambi braccianti agricoli, e sette figli in totale.

Il giorno dopo la nascita, Maria fu battezzata nella chiesa parrocchiale di San Francesco. La famiglia Goretti si era inizialmente stabilita in un podere in località La Pregiana, dopo il matrimonio dei genitori nel febbraio 1886. Tuttavia, le condizioni di indigenza li costrinsero a continui spostamenti.

Nel 1897, la famiglia si trasferì dapprima a Paliano, vicino a Fiuggi, nei possedimenti del senatore G. Scelsi, dove furono affiancati nel lavoro da un'altra famiglia marchigiana, i Serenelli. Successivamente, nel febbraio 1899, si spostarono nuovamente nell'Agro Pontino, in località Ferriere di Conca, non lontano da Nettuno, nelle terre del conte A. Mazzoleni. Il territorio, ancora paludoso e non bonificato, presentava un altissimo rischio di contrarre la malaria, causa di diffusa mortalità. La famiglia Goretti era legata spiritualmente ai passionisti di Nettuno, che compivano apostolato itinerante nelle Paludi Pontine.

L'Infanzia di Stenti e la Fede di Maria

L'inizio del Novecento fu segnato da una grave perdita per la famiglia Goretti: il 6 maggio del 1900, il padre di Maria, Luigi, venne stroncato dalla malaria. Maria non aveva ancora compiuto dieci anni quando subì questa grave perdita.

La sua fu un'infanzia di stenti e di lavoro: le condizioni economiche precarie rendevano impensabile la frequentazione scolastica. Per il giorno della Prima Comunione, il vestito bianco le venne prestato. Nonostante le difficoltà, la fede e l'assiduità nella preghiera, specialmente quella del Rosario, non vennero mai meno nella bambina.

Nelle precarie condizioni economiche, i Goretti si associarono nel lavoro alla famiglia Serenelli, che abitava nella stessa cascina e che era impiegata anch’essa nei campi del conte Mazzoleni. Mentre i Serenelli, padre e figlio, si dedicavano alla coltivazione e Assunta accudiva i bambini, Maria si occupava delle faccende domestiche, badava ai fratelli più piccoli e svolgeva le commissioni per la famiglia, allargata ormai anche a Giovanni Serenelli e a suo figlio Alessandro.

Nella sua zona, tutti conoscevano Maria, la chiamavano "Marietta" e la descrivevano come un "angelo di figliola". Vendava le uova e i colombi fino a Nettuno, procacciava l'acqua per la sua casa, preparava la colazione per i lavoratori dei campi e rammendava il vestiario. Nonostante la sua analfabetismo, a meno di undici anni, il 16 giugno 1901, ricevette la Prima Comunione e, nel 1902, appena undicenne, un anno prima del previsto, chiese e ottenne di ricevere nuovamente il sacramento dell'Eucaristia, dicendo: "Non vedo l'ora che venga domani per fare la S. Comunione".

Dai documenti emerge che Maria era una bambina minuta, molto timida, che non aveva mai frequentato la scuola e non intratteneva alcun rapporto di amicizia con i suoi coetanei. Affabilità, generosità e purezza di cuore caratterizzavano la sua indole, sempre dedita alle faccende domestiche e alla cura dei fratelli più piccoli. La madre, Assunta Carlini, testimoniò che la fanciulla non le aveva mai arrecato il minimo dispiacere volontario, una significativa prova della sua impeccabile condotta.

Tematica: La famiglia Goretti al lavoro nei campi dell'Agro Pontino

Il Tragico Evento del 5 Luglio 1902

Con il tempo, i rapporti tra le due famiglie, Goretti e Serenelli, divennero sempre più difficili. Alessandro Serenelli, un giovane introverso di diciannove anni, orfano di madre e abituato a una totale sottomissione paterna, aveva frequentato la scuola solo fino alla seconda elementare. Alessandro, descritto come un giovanotto forte e alfabetizzato, si dilettava in letture di riviste con "artiste in pose e atteggiamenti audaci", procurandosi per questo la collera di Assunta Carlini. Alessandro esercitava la sua autorità maschile nei confronti delle figure più deboli, come le Goretti, e in particolare Maria, dalla quale era attratto.

A turbare la pace spirituale che sempre aveva albergato nel cuore di Maria fu il momento in cui, appena sviluppata, divenne oggetto delle morbose attenzioni di Alessandro Serenelli, da lei fino a quel momento considerato un fratello. Il giovane provò ripetutamente ad insidiare Maria, ma fu respinto ogni volta con l'invito a non offendere Dio. Alessandro arrivò a minacciarla di morte se avesse parlato di quelle avances con la famiglia. Maria, consapevole del pericolo, vigilava di giorno e di notte per la difesa della sua illibatezza, cercando di non rimanere mai sola e raccomandando alla Vergine la sua purità attraverso la continua preghiera.

Il 5 luglio del 1902, mentre i Serenelli e i Goretti stavano sbaccellando le fave nei campi, Alessandro si allontanò in cerca di Maria. La trovò seduta sui gradini della scala esterna, vicino all'ingresso di casa. Senza essere visto, la spinse all'interno con la scusa di necessitare di un rammendo. Alessandro tentò lo stupro e Maria, in nome di Dio, lo rifiutò gridando più volte: "No, Dio non vuole, andrai all'inferno!". Accecato dalla rabbia per il fermo rifiuto, Alessandro prese un punteruolo che aveva premeditatamente preparato in caso di resistenza, e cominciò a colpirla ripetutamente. I medici riscontrarono sul suo corpo quattordici ferite gravi e quattro contusioni.

Le urla giunsero alle orecchie della madre di Maria, Assunta, che accorse trovandola in una pozza di sangue. Maria fu trasportata all'ospedale Orsenico di Nettuno, dilaniata dalle ferite. Nonostante un intervento d'urgenza per una peritonite, sopraggiunse la setticemia. Maria morì il giorno dopo, domenica 6 luglio 1902, all'età di soli 11 anni, non prima di aver perdonato il suo uccisore.

Il martirio di Santa Maria Goretti

Il Percorso verso la Santità e la Conversione di Alessandro

Il processo informativo sulle virtù eroiche di Maria Goretti iniziò ad Albano il 31 maggio 1935, su istanza della sezione diocesana della Gioventù femminile di Azione cattolica e sollecitato anche da una lettera postulatoria di Armida Barelli. Il 25 marzo 1945, papa Pio XII riconobbe l'autenticità del suo martirio, e la beatificò il 27 aprile 1947 nella Basilica di San Pietro. Maria fu dichiarata martire ed è venerata come martire della purezza. Nel 1949, furono riconosciute due guarigioni miracolose per sua intercessione: quella di Anna Grossi Musumarra, da pleurite, e quella di Giuseppe Cupo, da grave ematoma.

Il 24 giugno 1950, di fronte a una folla imponente radunata in Piazza San Pietro, Pio XII celebrò il rito della canonizzazione. In occasione di questo evento, le sue spoglie vennero portate presso la Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo al Celio.

Papa Pio XII canonizza Santa Maria Goretti in Piazza San Pietro

La Conversione di Alessandro Serenelli

Alessandro Serenelli fu processato e condannato a 30 anni di carcere, schivando l'ergastolo perché minorenne. Tuttavia, la vicenda non si concluse con la condanna. Al terzo anno di carcere, Alessandro sognò Maria. La santa, in un campo di gigli, gli venne incontro e gli porse 14 fiori, uno per ogni colpo inferto. La mattina dopo, Alessandro corse dal cappellano e diede inizio alla sua conversione, che si concretizzò nel 1910.

Scontata la pena, nel 1928, Alessandro Serenelli chiese perdono ad Assunta Carlini, madre di Maria Goretti, accostandosi con lei alla Comunione, un gesto di profonda riconciliazione. Per il resto della sua vita, Alessandro lavorò come ortolano, anche presso conventi cappuccini, testimoniando la sua sincera penitenza.

Alessandro Serenelli, foto della maturità dopo la conversione

Il Culto e l'Eredità Spirituale

La memoria liturgica di Santa Maria Goretti cade il 6 luglio, giorno della sua morte. I suoi resti furono riesumati il 26 gennaio 1929 e trasferiti nel santuario della Madonna delle Grazie di Nettuno, custodito dai Padri Passionisti. Nel 1947, appena proclamata beata, i resti furono ricomposti in una statua con mani e volto di cera, e nel 1969 vennero allocati definitivamente nella cripta del santuario. Un'altra reliquia si trova nel santuario a lei dedicato a Corinaldo, sua città natale.

Il Messaggio di Pio XII

La canonizzazione di Maria Goretti fu accompagnata da un profondo messaggio di Pio XII, che esaltò non solo la purezza della martire ma anche le altre virtù cristiane che trionfarono in lei. Il Pontefice sottolineò come il rito della canonizzazione fosse spontaneamente un'accolta popolare per la purezza, contrastando la macchia dell'iniquità e lo scandalo che all'inizio del secolo parve inaudito.

Pio XII rivolse moniti severi contro gli scandali del mondo, i "corruttori, coscienti e volontari, del romanzo, del giornale, della rivista, del teatro, del «film», della moda invereconda" e i genitori che "privi di energia e di prudenza, cedono ai capricci dei loro figli e delle loro figlie". Al contrario, esaltò la famiglia cristiana, "ove si prega, ove i figli sono educati nel timore di Dio, nell'obbedienza verso i genitori, nell'amore della verità, nella verecondia e nell'illibatezza". Maria Goretti, dodicenne, fu presentata come un "frutto maturo del focolare domestico".

Il Papa esaltò la fortezza della vergine e della martire, sottolineando come l'errore di coloro che considerano la verginità come effetto di ignoranza o ingenuità fosse grande. Maria, pur non avendo ancora compiuto dodici anni, dimostrò "perspicacia, prudenza ed energia", vigilando costantemente sulla sua illibatezza. L'ammirabile Provvidenza divina, secondo Pio XII, volle dare nella nuova Beata alle fanciulle, alle Giovani di Azione cattolica e a tutte quelle consacrate alla Vergine Immacolata, "un modello, una celeste protettrice e interceditrice".

La Madre, Assunta Carlini

La figura di Assunta Carlini, madre di Maria, è indissolubilmente legata alla storia della figlia. Rimasta vedova a 34 anni, visse in prima persona la tragedia di Cascina Antica. Fu anche testimone e partecipante dell'irripetibile giornata del 24 giugno 1950 in Piazza San Pietro, durante la canonizzazione. Assunta Carlini morì a Corinaldo, dove era tornata da Conca, l'8 ottobre 1954 all'età di 88 anni. Le sue ultime parole furono "Marietta, vieni a prendermi". Dai documenti emerge una figura tenace, concreta, dedita al lavoro e alla famiglia, la cui tomba nel piccolo cimitero di Conca non è più ritrovata. Una biografia originale di F. Ciomei, "Mamma Assunta", è dedicata alla sua figura.

Analisi Storiche e Biografiche

La notizia del delitto apparve su quotidiani come "Il Messaggero" ("La bestia umana. L’efferato delitto della campagna di Nettuno") e "La Tribuna" ("Povera bimba!") il 7 luglio 1902. Entrambi gli articoli considerarono l'episodio alla stregua di un fatto di cronaca, ricostruendo la dinamica dell'omicidio e soffermandosi sulla psicologia dell'assassino, la cui brutalità fu attribuita anche all'ambiente degradato dell'Agro Romano.

Con un certo ritardo, il periodico cattolico intransigente "La Vera Roma" (26 ottobre 1902) rielesse l'avvenimento in modo diverso: Maria fu posta al centro della vicenda, come "un’eroina appena dodicenne", morta per difendere la propria verginità contro un assassino, prodotto della degenerazione della società che aveva abbandonato i valori cristiani. Tale interpretazione fu ripresa in opuscoli agiografici successivi.

La prima vera biografia di Maria apparve nel 1929, scritta dal padre passionista Aurelio della Passione. Un'importante pubblicazione degli "Atti della Commissione di studio istituita dalla Congregazione per le Cause dei Santi" (1986) fu una risposta puntuale al libello di G.B. Guerri, "Povera santa, povero assassino. La vera storia di M. G." (1985), che ricostruiva il contesto storico-sociale mettendo in discussione l'immagine emersa dal processo di canonizzazione.

Il 6 luglio 2013, in occasione del giorno dedicato a Santa Maria Goretti, il settimanale "Famiglia Cristiana" pubblicò per la prima volta la fotografia, probabilmente l'unica, che ritrae la piccola martire. L'immagine è frutto di una paziente ricerca di cinque anni, condotta da Ugo De Angelis, architetto, storico e consulente della Congregazione per la dottrina della fede.

Unica fotografia storica conosciuta di Santa Maria Goretti

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