Jesi: Storia, Territorio e Contesto Culturale

Introduzione Geografica e Climatica

Jesi, posizionata lungo il medio corso del fiume Esino, è una città di antiche tradizioni industriali. A testimonianza del suo passato, che nel XII secolo l'ha vista piccola capitale della Respublica Aesina, conserva un centro storico circondato da una cinta muraria del XV secolo pressoché intatta.

Mappa geografica di Jesi e del fiume Esino

Il clima di Jesi è caratterizzato da inverni moderatamente freddi e umidi, a volte nevosi. Tra le nevicate maggiori degli ultimi 20 anni, si ricordano quelle del dicembre 1996, del gennaio 2005 e del febbraio 2012, in cui il manto nevoso ha superato i 50 cm e ha raggiunto quasi il metro di altezza nell'ultimo episodio citato. Le estati sono molto calde e spesso afose, caratterizzate da scarsa ventilazione. I temporali non sono rari e in qualche caso violenti, con rovinose grandinate ed occasionali trombe d'aria, come quella che nell'estate del 2014 ha causato ingenti danni alla periferia ovest della città. Durante le ondate di caldo africano, i termometri si portano facilmente sui 35-40 °C e addirittura nel 2003 si registrarono picchi record di 43 °C.

Le Antiche Origini di Jesi

Nell'VIII libro dei Punica, Silio Italico racconta che Jesi venne fondata da Esio, re dei Pelasgi, giunto direttamente dall'Arcadia o dalla Tessaglia nel 768 a.C., risalendo il fiume dal Mare Adriatico. Egli diede il suo nome al fiume Esino e alla città che vi fondò: Aesis. Inoltre, donò il simbolo di un leone rampante al blasone cittadino, come si legge anche su un'iscrizione presente sotto l'edicola, recante lo stemma civico, posta sulla facciata del Palazzo della Signoria. Questo mitologico sovrano fu considerato il capostipite degli Etruschi, dei Sabini e dei Piceni.

Storicamente, Jesi ha origini molto antiche; si ritiene infatti che sia stata fondata dagli Umbri, che crearono diversi villaggi sulla destra del fiume Esino, marcando una linea di frontiera fra l'Umbria marittima a nord e il Piceno a sud. Nel IV secolo a.C., i Galli Senoni, popolazione celtica calata dal nord, scacciarono gli Umbri e si stanziarono sulla costa orientale dell'Italia, dalla Romagna al fiume Esino, in quello che venne poi denominato Ager Gallicus. Per oltre un secolo si verificarono molti scontri fra i Galli Sénoni e i Romani finché, a seguito della Battaglia del Sentino del 295 a.C., Roma sconfisse definitivamente i popoli italici. Nel 283 a.C. i Romani stabilirono nel tempo numerose colonie; Jesi nel 247 a.C. venne trasformata nella colonia romana colonia civium romanorum di Aesis, iscritta alla tribù Pollia e incorporata nella Regio VI Umbria insieme a Sena Gallica, Fanum Fortunae e Pisaurum. Nacque così il municipium di Aesis con una struttura urbanistica corrispondente al modello del castrum, modello sostanzialmente rimasto intatto.

Ricostruzione grafica di Aesis romana

Durante l'età imperiale, Jesi divenne molto florida, incentrata sul Foro (coincidente con Piazza Federico II). Possedeva templi, palazzi pubblici e un teatro semicircolare da 2.500 posti con la cavea di 55 metri di diametro (oggi nell'area del Palazzo Amici-Honorati). Possenti mura la cingevano. La continuità demica da allora, nonostante il susseguirsi delle invasioni, non fu più interrotta.

Dalle Invasioni alla Nascita del Libero Comune

Con la disgregazione dell'Impero romano d'Occidente, Jesi venne attaccata da Odoacre, re degli Eruli, e devastata. Anche nel 493, con la conquista dell'Italia da parte degli Ostrogoti di Teodorico, fu distrutta nuovamente. Nel 554 gli Ostrogoti furono scacciati dall'Italia dai Bizantini e così Jesi venne inclusa, con la parte settentrionale delle Marche e la parte meridionale della Romagna, in uno dei sette distretti militari dell'Esarcato di Ravenna, la Pentapoli, costituita nel 585 dall'imperatore Maurizio I. Dal 728 i Longobardi ripresero le invasioni verso le Pentapoli, quando infine nel 751, guidati dal re Astolfo, conquistarono l'Esarcato e devastarono Jesi.

A partire dall'VIII secolo, l'azione dei monaci benedettini diede vita, nella valle dell'Esino, a innumerevoli abbazie che provvidero alla bonifica del territorio. Ma la dominazione papale portò a una crisi finanziaria, sociale e culturale che spesso sfociò in varie sanguinose rivolte, che talvolta miravano a riportare il dominio dei Longobardi. Solo nel 773 l'esercito dei Franchi di Carlo Magno debellò definitivamente i Longobardi. Ma le rivolte continuarono frequenti, tanto che con l'incoronazione di Carlo Magno a imperatore il 25 dicembre 800, Jesi, pur appartenendo alla Chiesa, ricadde sotto la giurisdizione imperiale ed entrò a far parte della nuova contea della Marca. Nel 999 l'imperatore Ottone III riconsegnò alla Chiesa di papa Silvestro II otto contee, tra cui quella di Jesi. Sull'esteso territorio di Jesi sorgevano ben 29 abbazie camaldolesi e benedettine, insieme a numerosi possedimenti dei conti di Jesi (i Colocci, derivanti dagli Attoni, di stirpe longobarda) e quelli di altri piccoli centri rurali come i conti di Morro Panicale, Moie, Ripe e altri.

Nel 1100 ebbero inizio le furenti lotte di ribellione delle città più importanti delle Marche intere contro il dominio pontificio. Le lotte erano così numerose e insistenti che il papa dichiarò, in una bolla, le "Marche" una regione ingovernabile. Nel frattempo, le Lotte per le investiture avevano indebolito il potere sia papale che imperiale, evento determinante per la nascita dei Liberi Comuni. Nel 1130 Jesi si erse a Libero Comune con un proprio governo autonomo, podestà, consoli e scuole di arti e mestieri. Durante il XII secolo e quelli successivi, nobiltà locale, artigiani e commercianti si allearono fondando la cosiddetta Respublica Aesina e cominciarono la conquista del Contado, che sottrassero ai grandi feudatari laici ed ecclesiastici, più conosciuti come Castelli di Jesi. Un esempio è il Castello di Rocca Priora, costruito a protezione dello sbocco a mare della Respublica Æsina.

Trovatasi per coincidenza in prossimità della località di Jesi, Costanza d'Altavilla fu presa dalle doglie e venne accolta con generosità dai semplici villici, e il 26 dicembre 1194 diede alla luce, in una tenda imperiale nella piazza centrale della città, l'antico Foro romano, l'imperatore Federico II, che donerà a Jesi il titolo di "Città Regia" che sanciva importanti diritti di piena autonomia e libertà comunali.

Illustrazione storica di Federico II a Jesi

Sviluppo e Trasformazioni tra Medioevo e Rinascimento

Nel secolo di Federico II e in quello successivo, si visse un forte sviluppo economico e un relativo incremento demografico, come testimonia il costituirsi dei borghi fuori le mura di San Floriano, San Filippo e San Nicolò. Con la nomina nel 1353 del cardinale Egidio Albornoz a Vicario generale dei domini della Chiesa in Italia, si cercò di ricondurre tutti i comuni e le signorie sotto il controllo, diretto o indiretto, dell'autorità papale e furono emanate le Costituzioni Egidiane che regolavano lo Stato della Chiesa. Tra il 1373 e l'inizio del XV secolo, diverse lotte per il potere sconvolsero la regione, portando distruzione e miseria per la popolazione. Nonostante la caduta sotto il dominio papale della Romagna e di Ancona, Jesi, grazie ai privilegi imperiali, riuscì a mantenere l'autonomia della sua piccola Repubblica. Tuttavia, in seguito Jesi fu occupata dal vicario pontificio Filippo Simonetti, da Galeotto I Malatesta nel 1347-1351, da Braccio da Montone nel 1408 e da Francesco Sforza, di cui divenne un autentico caposaldo, tanto che nel dicembre 1433 Francesco Sforza invase il territorio marchigiano partendo proprio da Jesi.

Nel 1441 venne stilato il primo catasto completo dell'intero Contado di Jesi. In questo documento appaiono sovente dei proprietari laici con cognomi come "Schiavo", "Schiavoni" o "Albanesi" che non sono affatto di origine marchigiana; ma sono una delle testimonianze della presenza di genti transadriatiche (dalla Schiavonia, entroterra orientale dell'Adriatico, dall'Albania) nel territorio già da quel tempo. Infatti, l'Impero romano d'Oriente era stato invaso dai Turchi e Maometto II, nel 1453, avrebbe conquistato Costantinopoli. Nel 1447 Jesi tornò definitivamente sotto il dominio dello Stato pontificio, pur riuscendo a mantenere qualche diritto sui territori del Contado grazie ai titoli ricevuti da Federico II secoli prima.

Intorno al 1470 si diffuse nella Marca d'Ancona una grave pestilenza che decimò la popolazione, tanto che nel 1471 la città di Jesi emanò un bando per invitare le genti provenienti dall'Emilia e dalla Lombardia a ripopolare la zona, assegnando loro terre e proprietà: numerosi sono i luoghi a loro intitolati, come via dei Lombardi, Costa dei Lombardi, via Fiorenzuola. La fine del periodo signorile, la fine della peste e la ricomposizione dell'assetto comunale donarono un certo equilibrio stabile e avviarono dapprima una grande ripresa economica, demografica e soprattutto edilizia della città.

A partire dalla seconda metà del Quattrocento, si modificò profondamente il volto architettonico della città con la costruzione di nuove chiese e palazzi e la progressiva espansione urbanistica fuori dalla cerchia delle vecchie mura. Sono di questo periodo il rafforzamento del sistema difensivo cittadino ad opera del fiorentino Baccio Pontelli, la costruzione su progetto del senese Francesco di Giorgio Martini del Palazzo della Signoria, uno dei più bei palazzi monumentali della Marca.

Foto storica del Palazzo della Signoria a Jesi

Il 3 giugno 1517 Jesi subì il più grave saccheggio della sua storia. In seguito all'assegnazione del Ducato di Urbino da parte di papa Leone X al nipote Lorenzo de' Medici, Francesco Maria I della Rovere, che ne era l'erede, mosse 70.000 mercenari alla riconquista del Montefeltro. In quest'occasione le sue rappresaglie presero anche altre città, e con l'appoggio di infiltrati interni, entrarono a Jesi saccheggiando e depredando gli edifici, le famiglie aristocratiche, gli archivi comunali e anche i comuni del Contado. Ingenti furono le ricchezze, le vivande e il bestiame che furono sottratti. Pur sotto il dominio papale, verso la fine del Cinquecento l'oligarchia locale, ormai stabilmente costituitasi in ceto di proprietari terrieri, consolidò il controllo del potere politico e amministrativo, configurandosi come nobiltà civica.

Jesi nell'Età Moderna e Contemporanea

Nel 1808, con l'annessione delle Marche al Regno Napoleonico, nella cosiddetta Repubblica Romana, Jesi divenne uno dei capoluoghi di distretto del Dipartimento del Metauro. Con la caduta di Napoleone a Waterloo e la successiva Restaurazione del 1815, Jesi ritornò di nuovo sotto i papi, ma cominciò a prendere forma una concezione laica e borghese dello Stato. Nei primi decenni dell'Ottocento si iniziò a Jesi un graduale processo di industrializzazione con la nascita delle prime manifatture per la seta. Fu una delle prime città italiane a istituire una tipografia.

Foto d'epoca di un'industria serica o una tipografia a Jesi

Contesto degli Anni '50 a Jesi e Informazioni Specifiche

Gli anni '50 del XX secolo hanno rappresentato un periodo di significative trasformazioni per l'Italia post-bellica e per le sue città, inclusa Jesi, che continuava il suo percorso di sviluppo industriale avviato nell'Ottocento. Questo decennio fu caratterizzato da una fase di ricostruzione e di rapida crescita economica, nota come il "miracolo economico italiano", che influenzò profondamente la società e le infrastrutture locali.

Tuttavia, all'interno del materiale fornito per la redazione di questo articolo, non sono disponibili informazioni specifiche riguardanti un istituto di geometri gestito da suore a Jesi durante questo decennio.

Le informazioni aggiuntive contenute nel черновик ("Altre informazioni Cod. Cod. Cl. Cl. Posizionata...") e la lunga lista di modifiche legislative, sebbene alcune datate agli anni '50 e successivi (ad esempio, "Modificazione dell'articolo 3 della legge 2 luglio 1952, n.", "Modifica alla legge 10 agosto 1950, n."), non forniscono dettagli specifici sull'esistenza, le attività o il contesto di un tale istituto a Jesi.

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