La vita di unione con la Madonna è un concetto profondo e multifacetico, spesso esplorato attraverso le omelie che attingono alle Sacre Scritture e alla tradizione ecclesiale. Questo legame speciale si rivela in diversi contesti, come la festa dell'Assunzione di Maria, dove la relazione di Maria con la Trinità e con la Chiesa emerge con chiarezza.
Le Fondamenta della Relazione: Maria e la Santissima Trinità
Maria e Dio Padre: L'Opera della Grazia
Già al saluto di Maria ad Elisabetta, il bambino sussultò nel grembo di Elisabetta, anticipando la benedizione portata dalla presenza di Maria. La relazione di Maria con Dio Padre è magnificamente espressa nel Magnificat, dove ella riconosce: "Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente". Ma quali sono queste "grandi opere"?
Innanzitutto, vi è la pienezza di grazia con cui Maria è stata concepita e che l'ha accompagnata per tutta la sua esistenza terrena. In secondo luogo, il mistero della maternità divina rappresenta un meraviglioso gesto d'amore del Padre verso Maria e l'intera umanità. Infine, Dio ha fatto di Maria l'arca della nuova alleanza che, portando Dio nel suo seno, è causa di benedizione per Giovanni Battista e i suoi padri, in un chiaro parallelismo con 2Sam c.6.
Queste "cose grandi" di Dio in Maria non si sono concluse con la nascita di Gesù, ma Dio ha continuato ad agire con la sua grandezza nella sua anima e nella sua vita. L'ultima di queste opere è l'assunzione in corpo e anima alla gloria celeste. Maria è la "posseduta dalla grazia" nel corpo e nell'anima, l'Immacolata, in cui non c'è nulla di corruttibile, poiché tutto nella sua persona è grazia, puro dono di Dio. È impensabile che Dio Padre potesse lasciare incompleta l'opera meravigliosa di grazia attuata in Maria durante la sua vita terrena.

Maria e Suo Figlio, Gesù Cristo: Primizia della Resurrezione
Nella prima lettera ai Corinzi, possiamo intravedere la relazione di Maria con suo figlio, Gesù Cristo risorto, "primizia di coloro che sono morti". Il mistero della resurrezione di Gesù Cristo e della sua conseguente glorificazione è impensabile senza la realtà di un corpo, come il nostro, che è stato amorosamente formato nel seno di Maria. Il Verbo si fece carne di Maria e in Maria. La santissima Vergine può affermare di Gesù: "È la carne della mia carne".
Se questa carne santissima è stata glorificata per mezzo della resurrezione di Gesù Cristo, come potrebbe il Figlio dubitare di glorificare anche la carne di sua Madre, quella carne benedetta che fu allo stesso tempo arca e alimento? Cristo risorto è la primizia tra i morti. Nel tempio di Gerusalemme, la festa delle primizie preannunciava l'abbondante raccolto; adesso, Cristo glorioso preannuncia la glorificazione di tutti i credenti, una glorificazione che avrà luogo "nella sua seconda venuta" alla fine dei tempi. La Pasqua definitiva del cristiano non è possesso, ma speranza certa e sicura.
Maria è l'unica donna che già vive nella Pasqua definitiva, perché nella sua carne benedetta suo Figlio Gesù Cristo ha realizzato in pienezza l'opera della redenzione. In certo modo, possiamo affermare che Maria è anche, insieme con Gesù e per opera sua, primizia tra i morti. Per questo, possiamo elevare il nostro sguardo alla Vergine Assunta con amore e speranza.
Il Mistero dell’Assunzione di Maria
Maria e la Chiesa: Segno di Speranza e Maternità Spirituale
Maria come "Donna dell'Apocalisse": Eva, Israele e la Chiesa
La donna dell'Apocalisse ("donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle sul suo capo") è una figura ricca di simbolismo. Essa simboleggia Eva, Israele e la Chiesa. Il dragone è il "serpente antico", che tentò Eva e causò la sua cacciata dal paradiso (Gen 3). Ma già nel v. 15 dell'Apocalisse, si apre una finestra alla speranza, con la donna che vince il serpente calpestandone la testa.
Questa donna è la nuova Eva, Maria, colei sulla quale il serpente non ha avuto alcun potere, e che per questo può con totale libertà ottenere la vittoria su di lui. La donna rappresenta il popolo di Israele, quella donna-sposa con cui Jahvé contrasse un'alleanza sponsale, quella donna bella come il sole, potente come una grande regina, gravida in attesa di un figlio. In Maria si realizza in modo perfetto la vocazione e la speranza di Israele. Ella è bella con lo splendore di Dio, potente per la sua umiltà, gravida per il fatto di portare nel suo seno lo stesso Figlio dell'Altissimo.
Maria, Madre e Modello della Chiesa
La donna simboleggia allo stesso modo la Chiesa nello splendore della sua santità, nella maternità feconda, nella situazione di persecuzione per opera del demonio, nella fuga al deserto per recuperare forze e preparare la battaglia della vittoria. Maria, come figlia della Chiesa, ha portato fino allo stesso Dio la sua santità, la sua fecondità, la sua vittoria; come Madre della Chiesa, dal cielo l'assiste nelle sue prove e la consola nel dolore.
Maria, "Una Donna della Nostra Razza" e Garanzia di Speranza
Maria, con tutta la sua grandezza, non è una donna diversa dalle altre donne della terra. Ella è interamente donna, non un essere superiore venuto da un altro pianeta, né una creatura soprannaturale scesa dal cielo. Essa si presenta nel vangelo con tutte le caratteristiche della sua femminilità e della sua maternità in alcune circostanze storiche concrete, a volte tinte dal dolore, a volte coronate dalla gioia. Sente come donna, reagisce come donna, soffre come donna, ama come donna. La sua grandezza non procede da lei, ma dall'opera meravigliosa di Dio, questo sì, accolta e assecondata fedelmente da Maria.
La sua assunzione in corpo e anima al cielo non la allontana da noi, ma la rende più potente per guardare gli uomini, suoi fratelli, con occhi di amore e di pietà. La sua presenza gloriosa nel cielo ci parla non solo di un privilegio di Maria, ma di una chiamata che Dio fa a tutti per partecipare di questa stessa vita nella pienezza del nostro corpo e della nostra anima. Come donna della nostra razza, ella è la figura più eccelsa di umana creatura, e, allo stesso tempo, la più tenera e materna. Gesù Cristo, e Maria, sua Madre, hanno già passato la porta del cielo con la pienezza del loro essere. Noi siamo ancora sulla soglia, vivendo in attesa e speranza, ma con la sicurezza che giungerà il momento in cui la porta si aprirà per tutti e cominceremo a vivere in un mondo nuovo. Non è sogno, non è semplice promessa. È realtà che speriamo con assoluta fiducia nel potere di Dio. L'assunzione di Maria è garanzia della nostra speranza. Non è qualcosa di magnifico che il destino glorioso di Maria sia anche il nostro ultimo e definitivo destino?
Salmo all'Assunzione di Maria
Benedici, anima mia, il Dio altissimo, perché si è degnato di innalzare in corpo ed anima al cielo l'umile fanciulla di Nazaret. Per manifestare in lei la vittoria sulla morte e sulla corruzione, come primizia, insieme con Cristo, del nostro destino. Fa brillare nel suo splendore tutti gli effetti della redenzione. Benediciamo lo Spirito Santo, che ha fatto fiammeggiare nell'essere di Maria di Nazaret il fuoco che non si consuma e la luce che non si spegne.

Maria, Consolatrice degli Afflitti
Il Dono della Consolazione Divina
La celebrazione della Santa Messa ci invita a entrare nel significato della festa mariana attraverso la frase di san Paolo nella seconda lettera biblica: «Dio ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio» (2Cor 1,4). In questa frase possiamo senz’altro riconoscerci. Chi, difatti, nel corso della sua vita sfugge all’intimo bisogno di essere consolato? Quando sentiamo il cuore ferito da qualcosa che, magari, soltanto noi conosciamo, oppure ci sentiamo soli per la mancanza, o l’assenza di una persona cara; o quando siamo immersi in prove che non capiamo e che temiamo più forti di noi. Pensando a tali situazioni sant’Agostino esortava a implorare fortezza dal Signore «poiché, per noi stessi, siamo piccoli e assolutamente incapaci sicché verremmo meno se ci mancasse chi ci dia consolazione».
La consolazione di cui parla san Paolo è il Dio vicino, è la presenza amica del Signore che genera la speranza, ossia la virtù teologale. «Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati», ci ha annunciato Gesù durante la proclamazione del Vangelo. Ed è una consolazione che rende attivi, come ricordava Papa Francesco commentando le Beatitudini evangeliche: «la vita ha senso nel soccorrere un altro nel suo dolore, nel comprendere l’angoscia altrui, nel dare sollievo agli altri» (Gaudete et exsultate, n. 76).
Da Addolorata a Consolata: Il Mistero dell'Amore di Dio
Dal passivo «essere consolato» alla forma attiva «consolare», il pensiero vola alla Vergine Maria. La commemorazione della Beata Vergine Maria Addolorata, avvenuta ieri nel calendario liturgico, rivela un rapporto profondo con il titolo di Madonna Consolata. Il sacerdote torinese Giuseppe Allamano, fondatore dei missionari e delle missionarie della Consolata, canonizzato da Papa Francesco, usava ripetere che, prima di essere Consolata, la Madonna era stata Addolorata. È paradossale, ma in questo c’è il mistero dell’amore di Dio, il mistero della redenzione, il mistero della salvezza.

La Maternità Spirituale e Universale di Maria
Nella sua lettera apostolica Salvifici doloris (11 febbraio 1984) San Giovanni Paolo II scrisse di Maria qualcosa di davvero importante: «Cristo morente conferì alla sempre Vergine Maria una maternità nuova - spirituale e universale - verso tutti gli uomini, affinché ognuno, nella peregrinazione della fede, gli rimanesse insieme con lei strettamente unito fino alla Croce e, con la forza di questa Croce, ogni sofferenza rigenerata diventasse, da debolezza dell’uomo, potenza di Dio» (n. 26).
Le Riflessioni di San John Henry Newman sulla Consolazione
Le riflessioni di San John Henry Newman, maestro nella Chiesa, predicando durante il mese di maggio e commentando il versetto delle litanie che invoca la Madonna come consolatrice degli afflitti, prendono spunto dal testo di san Paolo: «Ecco il segreto della vera consolazione: sono capaci di confortare gli altri coloro che nella vita sono stati molto provati, che hanno sentito il bisogno della consolazione, e l’hanno ricevuta. Così di nostro Signore è detto: “Avendo egli stesso sperimentato la tentazione e la sofferenza, può venire in aiuto di quelli che son messi alla prova” (Eb 2,18). E questo è il motivo per cui la Beata Vergine è la consolatrice degli afflitti. Tutti sappiamo quanto unica e speciale sia la consolazione che può dare la madre; e a noi è concesso di chiamare Maria madre nostra, dal giorno in cui Gesù sulla croce creò un rapporto di madre e figlio tra lei e san Giovanni. Ed ella ci può e ci sa consolare, perché ha sofferto molto di più delle nostre madri» (Meditazioni e preghiere).
Contemplando il volto di Maria, madre della consolazione, torna spontanea alla memoria un passaggio del Concilio Vaticano II, poi passato anche nella liturgia della Chiesa in lode della Vergine Assunta: «Come in cielo, in cui è già glorificata nel corpo e nell’anima, costituisce l’immagine e l’inizio della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla ora innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore» (Lumen Gentium, n. 68). La devozione all'Assunta e all'Addolorata non è una contraddizione, ma l'Assunta che spiega l'Addolorata. A fronte di un uomo contemporaneo "tormentato tra l’angoscia e la speranza", Paolo VI, nella Marialis cultus (n. 57), offre con Maria "una visione serena e una parola rassicurante: la vittoria della speranza sull’angoscia, della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento, della gioia e della bellezza sul tedio e la nausea, delle prospettive eterne su quelle temporali, della vita sulla morte".
La Madonna del Sorriso e l'Esortazione "Non Temere"
Il Sorriso come Gesto di Accoglienza e Riconoscimento
In alcuni santuari, come quello di Canneto, la Beata Vergine Maria è invocata con il titolo di Madonna del Sorriso. Il sorriso è un primordiale gesto umano che ci differenzia da tutte le altre creature. È noto il verso virgiliano: Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem («comincia, o piccolo neonato, a riconoscere la tua madre dal sorriso/con un sorriso» - Bucoliche IV, 66). È un verso ricchissimo di valori umani: il sorriso è, fin dalla più tenera età, all’inizio del processo di riconoscimento umano e delle dinamiche relazionali, a partire dal rispecchiarsi reciproco dei volti di una mamma e di un figlio. Il sorriso assume, così, la sua propria caratteristica: gesto di accoglienza, di apertura, di riconoscimento. Sorridere e sorridersi vuol dire riconoscersi, accogliersi, volersi bene ed è questa, certamente, la relazione che i fedeli stabiliscono con la Vergine Maria.

"Non Temere": Il Sorriso di Dio nella Storia della Salvezza
Queste considerazioni ci aiutano a comprendere meglio il racconto del Vangelo, dove l'angelo appare in sogno a Giuseppe e gli dice: «Non temere» (Mt 1,20). La maternità che egli aveva scoperto in Maria, sua sposa, aveva scompaginato tutti i suoi progetti. Il timore di Giuseppe poteva derivare sia dalla perplessità davanti a una maternità extra-coniugale, sia da un’intuizione del mistero divino che lo portava a non voler interferire nel piano di Dio. Qualunque fosse la ragione del suo timore, contempliamo il sorriso di Dio per questo «uomo giusto», di Dio che gli dice: «non ti sto mettendo da parte, ma ti sto affidando una missione più grande: prendi pure con te Maria, la tua sposa».
L’esortazione a non temere ricorre altre volte nel Vangelo: l’angelo lo dice a Zaccaria, il padre del Battista (cf. Lc 1,13); Gesù lo dice a Simone (cf. Lc 5,10). Anche a Maria l’angelo Gabriele dice: «Non temere» (Lc 1,30). Il timore di Maria era quello di chi si trova davanti a una svolta fondamentale della vita, sicché il "non temere" dell'Angelo è per lei una chiamata a non lasciarsi bloccare, ma piuttosto affascinare dal nuovo che Dio le sta aprendo. Così anche a Maria Gabriele sta comunicando il sorriso di Dio, dicendole subito: «Hai trovato grazia presso Dio». E Maria cosa fa? Si apre al dialogo con Dio e dichiara: «Avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38), aprendosi alla volontà di Dio.
Altre volte, nella Bibbia, ricorre questa esortazione a non temere. Il profeta Isaia, ad esempio, dice: «Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva d’Israele» (Is 41, 14). Papa Francesco ha commentato questo passo nell'omelia a Santa Marta del 12 dicembre 2013: «In questo modo parla il Signore. E addirittura fa come fanno i genitori, che ai loro bambini dicono cose un po’ ridicole - giocattolo mio! - e tutte queste cose. Anche Gesù dice: vermiciattolo di Giacobbe, tu sei come un vermiciattolo per me, sei una cosa piccolina ... ma ti amo tanto. Questo è il linguaggio del Signore: un linguaggio d’amore, di padre, di madre». Dio si prende cura di un «vermiciattolo». Egli non si cura delle cose grandi. Queste bastano a se stesse, si accreditano da sé. La Vergine Maria, però, ci assicura che le cose grandi Dio non solo non le ha considerate, ma le ha abbassate.
C’è un’altra volta in cui nel Vangelo ricorre l’esortazione a non avere paura ed è quello che dice l’Angelo del Signore alle due Marie che erano andate al sepolcro di Gesù ormai vuoto (cf. Mt 28,5). «Non abbiate paura, voi», dice loro: se le guardie, custodi della morte, sono tramortite dal sorgere della vita che scuote la terra come il grembo di una partoriente, voi, invece, rallegratevi perché è giunta la Redenzione. Si rinnova così la storia della prima Maria - la Madre del Signore - cui lo stesso Angelo aveva detto: «Rallegrati, non temere» (cf. Lc 1,28-30). Come non risentire, allora, queste altre parole di Papa Francesco all’inizio dell’esortazione Evangelii gaudium: «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Tutto questo, che è accaduto a Giuseppe, alla Vergine Madre, alle due Marie accade pure per noi, nella vita della Chiesa. A tutti i suoi discepoli Gesù dice: «Non temere, piccolo gregge…» (Lc 12,32).
Preghiera alla Madonna del Sorriso
«Sono venuto qui, al tuo santuario di Canneto, per chiederti un dono: la gioia del tuo sorriso!» È una preghiera davvero molto bella. Una preghiera che domanda un sorriso di Grazia, un sorriso di luce, un sorriso d’amore e conclude: «O Madre mia, concedimi il tuo sorriso perché possa donarlo a tutti, sempre e dovunque! Concedi che la mia presenza porti a tutti gioia e consolazione! Nell’ora della morte vieni, Madre mia, per accogliermi con il tuo sorriso e portarmi con Te in Paradiso».