Arcabas: L'Arte Sacra Tra Mistero e Rivelazione

Arcabas, pseudonimo di Jean-Marie Pirot (Trémery, 26 dicembre 1926 - Saint-Hugues-de-Chartreuse, 23 agosto 2018), è stato uno dei più grandi artisti del nostro tempo, un artigiano della grazia, a cui è stato dato il dono straordinario di evocare la Bellezza attraverso la bellezza stessa. Il nome misterioso "Arcabas" fu scelto come pseudonimo in modo quasi casuale, vedendolo comparire tra i manifesti lacerati della contestazione sessantottina, come un segno del destino. Questo pseudonimo, preso da graffiti disegnati sui muri di Parigi durante le agitazioni studentesche del maggio 1968 ("Arc-en-ciel" e "A bas Malraux!"), lo ha chiamato a dare forma e colore alla pagina evangelica e alla speranza cristiana. La sua arte è un culto universale, un'invocazione, lode e preghiera, che si espande sulla tela, riverberandosi negli occhi di chi guarda in una continua catena di emozioni e provocazioni.

Nato a Trémery, nel dipartimento francese della Mosella, il 26 dicembre 1926 da madre tedesca e padre francese, Arcabas trascorse l'infanzia a Metz. Successivamente, ha studiato a Grenoble e all'università di scienze sociali. Nel corso della sua lunga carriera, ha adoperato svariate tecniche artistiche, principalmente la pittura, esprimendosi quasi esclusivamente nel campo dell'arte sacra. Arcabas è principalmente noto per i dipinti nella chiesa di Saint-Hugues-de-Chartreuse, ma ha realizzato opere per la basilica del Santuario di La Salette e in altri luoghi del mondo.

Le Opere Monumentali e la Diffusione dell'Arte di Arcabas

Saint-Hugues de Chartreuse: Un Ciclo di Arte Sacra Contemporanea

L'opera più importante di Arcabas è il monumentale "Ensemble d'art sacre contemporain": un ciclo di decorazioni per la chiesa di Saint-Hugues de Chartreuse, iniziato nel 1953 e terminato nel 1986. Il progetto nacque con il parroco Raymond Truffot, un prete operaio, e Arcabas si offrì di decorare la sua chiesa gratuitamente.

Opere di Arcabas in Italia

Anche in Italia, Arcabas ha realizzato opere importanti:

  • Nella chiesa della Risurrezione a Torre dè Roveri (Bergamo), nel 1993-94, ha eseguito un ciclo di opere dedicate al racconto dei pellegrini di Emmaus.
  • Nella Cappella della Riconciliazione di Costa Serina (Bergamo), ha realizzato una monumentale pittura su tela dedicata alla parabola del Figliol Prodigo.

Dal 1969 al 1972, su invito del Consiglio nazionale delle arti del Canada, Arcabas fu professore all'Università d'Ottawa, dove creò "L'atelier collectif expérimental".

La Filosofia Artistica di Arcabas

Infografica con citazioni di Arcabas sull'arte e la fede

La caratteristica peculiare di Arcabas è una certa ingenuità, uno sguardo di candore nel descrivere l'evento sacro, una semplicità che rende tutto lineare e di facile lettura, come per i nostri padri erano i grandi cicli d'affreschi che decoravano le pareti delle chiese.

Arcabas sosteneva che "della bellezza non si parla, la si contempla". I suoi giorni senza ispirazione erano giorni bui, che ricordavano la vanità di tutto, ma al tempo stesso rivelavano che la polvere cosmica, coagulata in forme diverse, ha nel suo essere più intimo lo Spirito dell'Universo. Questo medium divino, se catturato nella sua unità innata, porta la chiarezza fosforescente del significato e scorre come un fiume incandescente verso un destino più grande, in una nuova forma nella Creazione.

10 ARCABAS La bellezza si fa carne

Il Polittico dell'Infanzia di Cristo (1995-1997)

L'arte di Arcabas è un'espressione di un'arte bella e "cristiana", non solo nel tema scelto ma anche nel modo di rappresentarlo; un'arte che nasce dalla fede in Cristo e si sviluppa come un "vangelo in immagini", aprendo alla preghiera e sostenendola. Un esempio significativo è il suo Polittico dell'Infanzia di Cristo (1995-1997), realizzato senza nessuna committenza previa e acquistato nel 2002 dall'Arcivescovo di Malines-Bruxelles, il cardinale Godfried Danneels, per essere collocato nel palazzo arcivescovile di Malines in Belgio.

Il polittico, formato da undici quadri disposti simmetricamente per una lunghezza totale di quasi dodici metri, ci mostra le vicende che vanno dall'Annunciazione al Ritrovamento di Gesù nel tempio, utilizzando i racconti dei vangeli di Luca e Matteo.

Il Pannello Centrale: La Madonna col Messia (n°6)

Nel pannello centrale, intitolato La Madonna col Messia (n°6), Arcabas ci permette di "vedere" il bambino ritto, con i piedini appoggiati sulle ginocchia di Maria mentre questa lo sostiene con le mani delicate e sicure di madre. L'artista invita l'osservatore a immedesimarsi nei re Magi, che guardano il bambino e sua madre, unendosi all'"adorazione" del bambino. Il gesto di adorazione non è rivolto all'immagine in sé, ma alla persona che essa raffigura: riconoscere che il Figlio di Dio si è fatto bambino nel grembo di Maria, che nel pannello risplende d'oro, una fonte di luce che si ritrova in altre opere dell'artista.

La fede davanti a questo quadro si vivifica e il dipingere stesso è ispirato dal gesto di adorazione e fede dei Magi, rendendo il lavoro comparabile alla preghiera. Dietro la figura di Maria sorge una croce dello stesso colore del suo vestito, e a destra e a sinistra si vedono gli strumenti della Passione: i chiodi, un martello, una tenaglia. Tuttavia, la croce e la Vergine sono avvolte e contornate dall'oro, il colore della gloria e della resurrezione. Questo rivela l'intero mistero del bambino: un'adorazione silenziosa, gioiosa e dolorosa, ma poi gloriosa, dove l'oro non annulla la croce, ma la riproduce in una "croce gloriosa", annuncio del Risorto. L'oro trionfa, a partire dal ventre di Maria e dall'aureola del bambino, fino allo sfondo "bianco luminoso" che avvolge, insieme al "color oro", tutta la scena.

Pannelli Laterali: I Doni e la Vita

Tutti gli altri pannelli del polittico sono uno sviluppo di questo pannello centrale. A destra e a sinistra del pannello centrale, due pannelli più piccoli formano un trittico. A destra (n°7) c'è uno scrigno aperto con un lingotto d'oro e vasi preziosi, i doni dei Magi. Sul coperchio si è posato un pettirosso che cinguetta, con il suono rappresentato da un gioco di rombi colorati. A sinistra (n°5), alcuni uccelli accorrono per beccare dei grani gettati a terra, una scena di gioco per i bambini. Arcabas amava gli animali e i suoi bestiari d'arte sacra sono numerosi e ben realizzati. Dietro gli uccelli si stagliano forme astratte, tipiche di Arcabas, e la sua immancabile croce "tozza" (presente in quasi tutti i pannelli del polittico e in numerose altre opere). Per il pittore, l'astratto e il figurativo camminano bene insieme: il figurativo dona il paesaggio esteriore, mentre l'astratto richiama il "paesaggio interiore", quello degli "occhi dello spirito".

Il Massacro degli Innocenti (n°8)

Le forme astratte nel quadro "Gli uccelli" (n°5) sono ripetute al centro del pannello che rappresenta Il massacro degli innocenti (n°8), creando una simmetria incrociata nel polittico. Se Dio nutre gli uccelli, quanto più vale ai suoi occhi la vita dei bambini innocenti massacrati da Erode. Come scrisse Charles Peguy, «Essi furono presi per lui. Furono massacrati per lui. Invece di lui. Al suo posto. Non solo a causa di lui, ma per lui e contando per lui». Questo quadro mostra come l'infanzia di Gesù sia già segnata dalla sua Passione.

La Natività a Betlemme (n°3)

Anche nella scena della Natività a Betlemme (n°3), Arcabas include un elemento di "presagio". La scena è un esempio di dolcezza: Maria e il bambino sono distesi sulla paglia, avvolti in una coperta grigia e un grande scialle blu. Gli asino e bue tradizionali li scaldano con il loro soffio. Angeli irrompono sulla scena, trascinando un flusso d'oro che raggiunge i volti di Maria e del bambino, indicando il favore divino e la protezione. Giuseppe veglia nella notte buia, coprendo con la mano una candela per non farla spegnere a causa del vento, un presagio di difesa della fragile vita del bambino Gesù minacciata. Edith Stein osservò che «il mistero dell'incarnazione e il mistero del male sono strettamente uniti. Alla luce, che è discesa dal cielo, si oppone più cupa e inquietante la notte del peccato».

La Fuga in Egitto (n°9)

Simmetricamente, dall'altra parte del polittico (n°9), Giuseppe, dopo essere stato avvisato in sogno dall'angelo, prende "con sé il bambino e sua madre nella notte" (Mt 2,14) e fugge attraverso le montagne verso l'Egitto (con il paesaggio che richiama quello vicino alla Grande Certosa, dove abitava il pittore).

L'Annunciazione, la Visitazione, la Vita Nascosta e Gesù tra i Dottori

Il polittico racconta come la storia è cominciata e come si conclude l'Infanzia di Cristo. A destra, il primo e secondo quadro mostrano L'Annunciazione e La Visitazione, mentre a sinistra, simmetricamente, la Vita nascosta a Nazareth e Gesù tra i dottori. Ogni scena è un capolavoro di bellezza e teologia, tutte legate al pannello centrale, che funge da centro di coordinazione di tutta l'Infanzia di Cristo rappresentata da Arcabas. È l'annuncio di tutta la vita del Messia: il Figlio di Dio, diventato bambino e poi uomo adulto, ha conseguito, attraverso la croce e la passione, la gloria della resurrezione.

Temi Ricorrenti e Simbolismo

Il Pane e il Pesce

Arcabas ha ritratto il pane in molte sue opere, come nutrimento quotidiano e cibo di vita eterna. Il pesce è un emblema di Cristo nel suo nome greco. Anche una semplice pera diventa frutto del nuovo Eden.

L'Oro: Luce di Dio

L'oro, sempre presente nelle sue opere, brilla come scintilla di infinito nella notte del peccato, presenza ineffabile che redime il nulla. L'oro del Re dei re, l'oro del Divino che irrompe nell'umanità, l'oro della Luce di Dio illumina i volti, non abbaglia, ma riposa in una calda luce. Spesso emerge dal grembo di Maria come fonte di luce e gloria.

Gli Angeli di Arcabas

Arcabas aveva un rapporto speciale con gli angeli, ne era certissimo e ne sentiva la presenza. Li raffigurava in innumerevoli immagini, in momenti e modi diversi. Gli "angeli musicanti", con le loro ali morbide o briose, suonano melodie senza spartito, godendo per primi della loro musica, mentre le forme che sono la divinità, l'oro che è Dio, sono lì in mezzo, spettatori attenti e felici. Un "angelo ragazzino" si appoggia dietro Arcabas nell'autoritratto, sussurrandogli qualcosa all'orecchio e indicando il dipinto, aprendo al pittore un "occhio nuovo". L'angelo custode, seduto con un agnello in grembo, è sereno, rilassato e sicuro.

Il Nudo Femminile

Arcabas amava dipingere i nudi, soprattutto femminili. Diceva che niente come un corpo femminile può parlare di Dio, può render lode al creatore. I suoi nudi sono dolci, magnifici, sensuali e innocenti insieme, senza suscitare pensieri maliziosi.

Altre Opere Rilevanti

Arcabas ha rappresentato anche la lotta di Giacobbe con l'angelo, desiderio viscerale di sacre benedizioni, il combattimento di san Giorgio col drago, vittoria sul male che è in noi con la forza di Dio, e l'abbraccio del padre al figlio che torna, nel nome della misericordia e del perdono.

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