Il Caso di Paolo Mendico: Tragedia, Indagini e Controversie a Santi Cosma e Damiano

La vicenda della morte di Paolo Mendico, un quattordicenne di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina, ha scosso l'opinione pubblica dopo il suo suicidio avvenuto l'11 settembre. Secondo le prime ricostruzioni e le accuse della famiglia, il ragazzo si sarebbe tolto la vita in seguito a presunte angherie subite da alcuni compagni di scuola.

Foto tematica sul bullismo scolastico

Le Indagini della Procura e gli Accertamenti

Le Inchieste in Corso

Al momento sono attive due inchieste parallele. La Procura di Cassino sta conducendo l'indagine principale per istigazione al suicidio, attualmente contro ignoti. Parallelamente, la Procura dei Minori di Roma sta valutando la posizione dei compagni di classe di Paolo.

Secondo gli investigatori, Paolo potrebbe aver ricevuto messaggi offensivi da alcuni compagni nelle ore precedenti al suicidio. Il capo d’imputazione provvisorio parla di «condotte reiterate» fatte di insulti, offese e minacce che avrebbero provocato nel ragazzo «un perdurante e grave stato di ansia», al punto da costringerlo a modificare le proprie abitudini di vita.

Analisi dei Dispositivi Elettronici e Documentazione Scolastica

Un ruolo decisivo è affidato alle analisi tecniche sui dispositivi sequestrati al ragazzo, tra cui cellulari, tablet e la console Xbox. Chat, audio, foto e messaggi sono esaminati dal RACIS e la cui perizia sarebbe ormai vicina alla conclusione. Gli inquirenti stanno cercando in questi dispositivi le prove delle aggressioni verbali e fisiche denunciate dalla famiglia.

Tra gli elementi al vaglio c’è anche uno scambio di messaggi tra la psicologa dell’istituto “Pacinotti” di Fondi e la vicepreside, che riferiva di «una possibile situazione di bullismo» nella classe di Paolo. Le verifiche puntano anche a ricostruire se la famiglia Mendico avesse segnalato in più occasioni episodi di bullismo tramite messaggi indirizzati a docenti e personale scolastico. Gli ispettori hanno acquisito materiale da tutti e tre gli istituti che Paolo ha frequentato negli anni. La famiglia ha riferito che i carabinieri e la Procura hanno sequestrato i telefoni di Paolo, dei genitori e di altri soggetti coinvolti fino al 19 dicembre.

La Testimonianza della Famiglia Mendico

Le Segnalazioni e le Omissioni

Giuseppe Mendico, padre di Paolo, ha sottolineato come siano passati più di quattro mesi dal suicidio del figlio, con le indagini della Procura sugli episodi di bullismo ancora in corso e l'attesa per le misure disciplinari dall’ufficio scolastico regionale.

La relazione finale degli ispettori ministeriali evidenzierebbe omissioni e “profili di responsabilità” nella gestione dei problemi della classe, documento ora agli atti della Procura. Tuttavia, la famiglia non ha ricevuto comunicazioni ufficiali. Giuseppe Mendico afferma: «Sappiamo che la relazione è stata depositata e che conterrebbe indicazioni sul fatto che la scuola non sarebbe intervenuta correttamente secondo gli ispettori. Ma ufficialmente a noi non è stato comunicato nulla.»

La famiglia sostiene che «la scuola sapeva e non è intervenuta». Secondo i Mendico, «la scuola sapeva tutto ciò che accadeva, il bullismo verso Paolo. Ci sono telefonate, testimonianze e persino un altro ragazzo che ha subito lo stesso trattamento.» Tale circostanza è stata confermata da questa famiglia, che dopo aver sporto un esposto, ha trasferito il figlio in un'altra scuola.

Gli Episodi di Bullismo Riferiti

I genitori sono stati ascoltati dagli inquirenti di Formia: «Abbiamo raccontato tutto, dalla A alla Z. Quello che Paolo ci riferiva, quello che vedevamo noi, perché andavamo a scuola. Le prese in giro, gli sfottò, le aggressioni che erano sia verbali che fisiche in alcuni casi. Non ci siamo inventati nulla. Anzi, ci sono cose che non potevamo dire e che abbiamo riferito solo agli inquirenti. Alcuni dettagli potrebbero essere determinanti.»

Giuseppe Mendico ha espresso perplessità riguardo a chi cerchi di sminuire o negare gli episodi, in particolare l'affermazione che la vicepreside non sapesse nulla. «Secondo me così si arriva perfino a negare l’ultimo episodio, quello che noi abbiamo sempre raccontato e che continueremo a raccontare», riferendosi a un episodio avvenuto a maggio in cui il figlio sarebbe stato sbattuto al muro, dimostrato, secondo il padre, da una chat. La famiglia ha interloquito principalmente con la vicepreside, raccontandole «tutto ciò che accadeva a Paolo. Cosa facevano i bulli, le aggressioni verbali e fisiche.»

Il Contesto Familiare e le Difficoltà di Paolo

Giuseppe Mendico, con la psicologa e grafologa Marisa Aloia, sta analizzando i diari e i quaderni di Paolo, che il ragazzo teneva fin da piccolissimo. Paolo vi parlava dei suoi problemi «Sempre, ci ha sempre raccontato tutto. Già alle elementari aveva paura delle autorità, delle maestre. Alle medie la situazione è peggiorata, con problemi anche con alcune professoresse.» Questo materiale sarà allegato all'indagine.

Dagli scritti di Paolo emerge un profondo senso di ingiustizia legato all’ambiente scolastico e al rapporto con alcuni docenti. In una pagina, Paolo riferisce di essere stato rimandato in matematica mentre un suo compagno, indicato come uno dei presunti bulli, era stato promosso nonostante un rendimento analogo. Un altro episodio centrale riguarda il doposcuola: Paolo non aveva potuto iscriversi per motivi economici e una docente avrebbe obiettato davanti alla classe che “in fondo il doposcuola non costava così tanto”.

Il padre, Giuseppe Mendico, è convinto che «Mio figlio si è tolto la vita la mattina del primo giorno di scuola, quindi l’ha fatto per non tornare a scuola. Questo per noi è chiarissimo ed è su questo dato che si deve scavare per arrivare alla verità. E alle responsabilità.»

"Lo chiamavano Paoletta", parlano i genitori di Paolo Mendico - Domenica in 28/09/2025

Provvedimenti Disciplinari e Reazioni della Famiglia

La contestazione disciplinare è stata inviata alla preside prima dell’inizio della visita ispettiva, mentre alle due insegnanti è arrivata a ottobre. Un provvedimento di sospensione per tre giorni è giunto al termine dell’ispezione disposta dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara.

La famiglia Mendico ha accolto questa decisione con amarezza e non la ritiene sufficiente. Ivan Roberto, fratello di Paolo, ha dichiarato: “Mi sembra una decisione piuttosto sbilanciata: tre giorni è come se fosse stata ‘richiamata alla lavagna’. Andiamo avanti, ma mi pare un po’ troppo poco. Da una parte c’è una persona che non c’è più, dall’altra una sospensione: la vita umana non vale più nulla?”

Ancora più duro il padre, Giuseppe Mendico: “Per me la dirigente andava licenziata. Io ho perso un figlio per colpa del bullismo che è stato completamente ignorato in quella scuola, nonostante le tante segnalazioni. La vita di mio figlio vale tre giorni di sospensione? Ma stiamo scherzando?”

L'Analisi Psicologica dei Diari di Paolo

Parallelamente al fronte disciplinare, la psicologa e grafologa forense Marisa Aloia sta eseguendo una perizia sui diari del ragazzo per ricostruirne il percorso emotivo. Dagli scritti emerge un profondo senso di ingiustizia legato all’ambiente scolastico e, in particolare, al rapporto con alcuni docenti.

Un dettaglio ritenuto fondamentale dalla dottoressa Aloia riguarda le ultime ore di vita del ragazzo. Il 10 settembre, il giorno prima del suicidio, Paolo aveva fissato un appuntamento online per la sera successiva con un amico di videogiochi: “È un dettaglio importante che delinea una progettazione nel tempo. Il giorno precedente Paolo non aveva intenzione di uccidersi”, sottolinea la psicologa.

Pagina di diario che illustra i pensieri di un adolescente

La Narrazione Mediatica e le Questioni Aperte

La vicenda della morte di Paolo Mendico ha generato una narrazione mediatica dominante che accusa il bullismo scolastico e l'inerzia della dirigenza. Questa versione è stata raccontata dai genitori del ragazzo, ripresa e amplificata da giornali e televisioni.

È stato osservato come la difficile interpretazione di un suicidio - materia che richiederebbe prudenza, analisi e delicatezza - venga immediatamente sacrificata in nome di una narrazione semplice, emotiva e a senso unico. Questo ha portato a un “format del dolore” con interviste, servizi televisivi, post indignati e fiaccolate, e politici pronti a distribuire colpe. La preside è stata minacciata di morte, e le affermazioni dei familiari, considerati vittime, sono state spesso accolte come verità indiscutibili.

Tuttavia, un elemento quasi scompare dal racconto mediatico: la procura sta ancora indagando e ha chiarito che si stanno valutando anche possibili motivazioni esterne all’ambiente scolastico. Questo nonostante siano stati sequestrati i telefonini a 4 ragazzi indicati dai genitori di Paolo e il registro di classe. Questo dettaglio è spesso inghiottito da una narrazione più comoda, che non ammette sfumature: un ragazzo fragile, compagni-mostri, una scuola assente. Sebbene questa versione possa contenere elementi di verità, il contesto potrebbe essere più ampio e complesso, e non si può ignorare totalmente quello familiare, non per cercare colpevoli, ma per rispondere con maggiore profondità ad alcuni "perché".

Leggendo con attenzione le dichiarazioni della famiglia, che ha scelto di esporsi pubblicamente accusando con forza l’istituto e i compagni, sorgono legittimi dubbi. Non si intende negare che Paolo abbia sofferto per episodi accaduti a scuola o per l’atteggiamento di qualche studente, ma i racconti, messi in fila, risultano quantomeno singolari.

Il Contesto Familiare Descritto dai Media

I genitori, Giuseppe (73 anni) e Simonetta (53), sono molto presenti sui media; il padre pubblica incessantemente articoli e interviste sui social, rilanciando le accuse rivolte ad alunni e preside. Anche il fratello maggiore di Paolo, Pasquale, sui social fa lo stesso. Pasquale e l’altro fratello Ivan, entrambi ultraquarantenni, sono nati da una precedente relazione del padre. Poi ci sono Aurora e Stella, che invece sono figlie della stessa mamma, quella di Paolo. Aurora è andata via di casa. Il contesto familiare descritto è dunque quello di un ambiente adulto, di genitori con cui il ragazzino cucinava, suonava e andava a pesca (la pesca e la musica sono passioni del padre).

Secondo il racconto dei genitori, Paolo non aveva amici ed era normale, c’era un solo coetaneo con cui intratteneva un buon rapporto. Sempre secondo il padre e la madre, “Paoletto” era rispettoso, educato, sensibile e sorridente, non amava dire le parolacce ed era un grande amante della musica. Questa descrizione, seppur confermata anche dalla preside, stride un po’ con un video postato dalla madre di Paolo sulla sua pagina Facebook, dove si vede il ragazzo fare ripetutamente il dito medio e il gesto dell’ombrello alla videocamera mentre la famiglia canta "Buon compleanno" per i 72 anni del padre. Questo, pur non essendo scandaloso, contrasta con la descrizione di un "ragazzino perfetto" fatta dai genitori. Il quadro tracciato dalla famiglia sul percorso scolastico di Paolo è, inoltre, peculiare, poiché avrebbe subito atti di bullismo in ogni ciclo di studi.

Appello della Famiglia e Risorse di Supporto

La famiglia Mendico ha espresso l'aspettativa che «venga fatto qualcosa di concreto, che si faccia chiarezza sulle responsabilità di ognuno.» Giuseppe Mendico ha annunciato che parteciperà a un dibattito a Roma, in Regione, con la dottoressa Monica Sansoni, Garante dell’Infanzia, e altre figure istituzionali per chiedere risposte. Lì dichiarerà: «Esistono verbali e consigli in cui si parla chiaramente di bullismo e aggressioni. E abbiamo le chat che dimostrano quello che diciamo. La verità è una sola e deve uscire fuori.»

Il padre ha lanciato un appello finale: «bisogna accelerare i tempi e l’attenzione non deve calare. Io ogni giorno pubblico sui social foto e ricordi di mio figlio.»

Per chiunque abbia bisogno di aiuto o conosca qualcuno che possa averne bisogno, è disponibile Telefono amico Italia (0223272327), un servizio di ascolto attivo ogni giorno dalle 10 alle 24, utile in caso di solitudine, angoscia, tristezza, sconforto e rabbia. Per ricevere aiuto si può chiamare anche il 112, numero unico di emergenza.

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