La verginità perpetua di Maria è una verità di fede centrale nella dottrina cattolica, che afferma la sua integrità verginale prima, durante e dopo il parto. Questa dottrina, profondamente radicata nella Tradizione e nelle Sacre Scritture, è stata oggetto di diverse definizioni e riaffirmazioni lungo la storia della Chiesa.

Origini e Definizioni Storiche del Dogma
Concili Ecumenici e Pronunciamenti Papali
Il dogma della verginità di Maria, intesa nel corpo e nell'anima, prima, durante e dopo il parto, fu chiaramente affermato già nel 553 dal Concilio Costantinopolitano II, basandosi su fondamenti già presenti nel primo Concilio di Costantinopoli del 381. La definizione recitava: «[Il Verbo] prese carne dalla gloriosa Theotòkos (Madre di Dio) e sempre vergine Maria».
Successivamente, la verginità fu ulteriormente definita dal Concilio Lateranense nel 649, convocato da Papa Martino I, che proclamò: «Se qualcuno non confessa secondo i santi Padri che la santa e sempre vergine e immacolata Maria sia in senso proprio e secondo verità Madre di Dio, in quanto propriamente e veramente alla fine dei secoli ha concepito dallo Spirito Santo senza seme e partorito senza corruzione, permanendo anche dopo il parto la sua indissolubile verginità, lo stesso Dio Verbo, nato dal Padre prima di tutti i secoli, sia scomunicato».
Nel 1555, Papa Paolo IV nella costituzione Cum quorundam hominum ribadì questa verità, affermando la verginità di Maria “prima del parto, nel parto e dopo il parto, in perpetuo”. Questa riaffermazione avvenne in un periodo storico significativo, contemporaneamente allo svolgimento del Concilio di Trento.
La dottrina è stata costantemente riaffermata nel tempo, come testimonia la Lumen Gentium del Concilio Vaticano II, che afferma: «Il Figlio primogenito non diminuì la sua verginale integrità, ma la consacrò». Anche Paolo VI, nell’esortazione Signum Magnum (13 maggio 1967) e nella Professione di fede del 1968, sostenne che Maria è «rimasta Vergine nel parto e dopo il parto, come sempre ha creduto e professato la Chiesa Cattolica» e che «Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre Vergine, del Verbo Incarnato, nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo».
Ha ancora senso parlare di Maria “sempre vergine”?
Il Contesto Teologico e la Sensibilità Contemporanea
La Verginità di Maria: Significato Profondo e Riferimenti Evangelici
La Chiesa ha costantemente ritenuto la verginità di Maria una verità di fede, approfondendo la testimonianza dei Vangeli di Luca, di Matteo e probabilmente, anche di Giovanni. L’evangelista Luca nell'Annunciazione chiama Maria “vergine”, riferendo sia della sua intenzione di perseverare nella verginità sia del disegno divino che concilia tale proposito con la sua prodigiosa maternità. La struttura del testo lucano (cfr Lc 1,26-38; 2,19. 51) resiste a interpretazioni riduttive. Le parole di Maria all’Angelo: «Come è possibile questo poiché non conosco uomo» (Lc 1,34) mettono in evidenza sia l’attuale verginità di Maria sia il suo proposito di rimanere vergine.
L’evangelista Matteo, riferendo l’annuncio dell’angelo a Giuseppe, afferma il concepimento operato dallo Spirito Santo (Mt 1,20) con esclusione di relazioni coniugali. Matteo presenta l’origine verginale di Gesù come compimento della profezia di Isaia: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi” (Mt 1,23; cfr Is 7,14).
San Giovanni Paolo II ha ribadito la convinzione che la Madonna, per ispirazione dello Spirito Santo, abbia fatto un proposito di verginità, sostenendo che a guidare Maria verso l’ideale della verginità è stata un’ispirazione eccezionale dello Spirito Santo che, nel corso della storia della Chiesa, spingerà tante donne sulla via della consacrazione verginale. La presenza singolare della grazia nella vita di Maria porta a concludere per un impegno della giovane nella verginità.
Il termine “primogenito”, dato a Gesù nel Vangelo di Luca: «Ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito» (Lc 2,7), non indica che Maria abbia generato altri figli dopo Gesù. Nel giudaismo, infatti, anche il figlio unico è designato con il nome di primogenito, un titolo che comportava particolari diritti e doveri. Quando la Sacra Scrittura parla di fratelli e sorelle di Gesù (cf. per esempio, Mt 12, 46; 13,55; Mc 6,3; Lc 8,20; Gv 2,12; At 1,14), si riferisce ai cugini o a congiunti a vario grado di parentela, poiché il termine ebraico utilizzato dai contemporanei di Gesù ha un significato molto ampio.
Il Parto Indolore e la Verginità Dopo il Parto
La Madonna, come la Chiesa ha sempre creduto e professato, fu vergine prima della nascita di Gesù, rimase vergine nel momento in cui lo partorì e conservò la sua verginità per tutto il resto della sua vita. Maria non concepì per intervento umano, ma per opera dello Spirito Santo, e Gesù non fu generato da un padre umano. L'evangelista Luca afferma, riferendosi alla concezione verginale di Gesù in Maria: «Il figlio, come si credeva, di Giuseppe» (Lc 3, 23; cfr. Lc. 2, 23). Quando l’evangelista Matteo scrive: «prima che venissero a stare insieme» (Mt 1, 18) e attesta «egli non la conobbe finché non ebbe partorito un figlio» (Mt 1, 25), non sta affermando che Giuseppe abbia avuto rapporti coniugali con Maria in seguito, ma solo che non vi furono prima del parto. La traduzione più precisa di Mt 1, 25 sarebbe: «senza che egli la conoscesse, ella partorì un figlio» (cfr. Gen. 8, 7; 2 Sam. 6, 23; Mt).
Per molti Padri della Chiesa, essendo stato divino il concepimento, il parto oltre ad essere verginale fu anche senza dolori. Essi affermano che, non avendo sperimentato il piacere sensuale nella concezione di Gesù, la Madonna non avrebbe subito le pene del travaglio nel partorirlo. Tra i Padri che hanno insegnato esplicitamente il “parto indolore” della Vergine ricordiamo: sant’Efrem il Siro, san Zeno di Verona, san Massimo di Torino, sant’Agostino, san Proclo di Costantinopoli, Antipatro di Bostra, Procopio di Gaza, Venanzio Fortunato, san Germano di Costantinopoli, sant’Andrea di Creta, S. Gregorio di Nissa e san Giovanni Damasceno. Sant’Efrem, negli Inni sulla Beata Vergine, dice che Maria partorì, rimanendo vergine e senza sofferenze.
L’evangelista San Luca è eloquente sull'assenza di dolore quando dice che la Madonna ha fatto tutto da sola, ha partorito il bambino, l’ha avvolto in fasce e lo depose in una mangiatoia (cf. Lc 2,7). Maria al momento del parto sembra nel pieno vigore di se stessa, contrariamente allo spossamento che provano tutte le donne di questo mondo dopo un simile evento.
Il “parto indolore”, affermato dalla Tradizione senza contestazione dal IV secolo, è considerato miracoloso: Maria, per intervento soprannaturale, partorì il Figlio di Dio, rimanendo vergine. Per rappresentare il parto verginale di Maria è molto bello l’esempio dell’immagine del raggio di luce che passa attraverso il vetro senza lederlo in alcun modo. Gesù, infatti, è la luce del mondo (cf Gv 9,5).
Maria si accorse che anche il suo parto fu verginale, senza alcuno spargimento di sangue e senza alcun dolore. Se vi fosse stato spargimento di sangue sarebbe rimasta contaminata, secondo la legge mosaica. Ora, come poteva succedere che Colui che veniva nel mondo per purificare e santificare, come suo primo atto rendesse impura e contaminata, sia pure solo sotto il profilo rituale, la sua santissima Madre?
Maria, Giuseppe e il Matrimonio Verginale
P. Lefebvre ricorda che in Dio essere vergini e genitori non corrisponde alle categorie umane, ma a due forme possibili dell’alleanza con Dio. Maria e Giuseppe vivono entrambe le vocazioni, ricongiunte armonicamente in un’unica via d’amore che realizza i due comandamenti principali nell’ordine in cui Gesù li ha indicati. Come sposi, dimostrano che le raccomandazioni evangeliche non sono dirette solo ai vergini, ma a tutti, chiamati a dare a Dio il primo posto. Come vergini, invitano a non restringere il cuore ai propri cari, ma allargarlo ad ogni prossimo, sempre meritevole di amore.
Nella storia di Israele, la verginità era molto stimata prima del matrimonio come segno di preparazione ad esso (Gen 24, 16). Al momento del matrimonio la sposa doveva essere vergine. Tuttavia, Israele apprezzava solo la maternità: per le donne generare figli era la massima aspirazione e realizzazione. Maria non aveva davanti a sé nessun modello di verginità permanente, e solo lo Spirito Santo può quindi averle suggerito una scelta così originale e averle dato la Grazia per seguirla.
Vari mariologi e teologi motivano la verginità e il matrimonio di Maria e Giuseppe con questa spiegazione: se una ragazza avesse conosciuto un ragazzo con lo stesso proposito di verginità, il matrimonio avrebbe rappresentato una buona soluzione, evitando ulteriori richieste e rispettando la prescrizione ebraica di sposare un uomo della stessa tribù (cfr. Num 36, 6). Ed è esattamente quello che fecero Maria e Giuseppe. La sessualità, che nel matrimonio si esprime in maniera molto alta anche nel rapporto sessuale, tuttavia non si esaurisce in esso, né lo richiede se i due coniugi di comune accordo vi rinunciano. Il matrimonio è ordinato anche al mutuo aiuto e al perfezionamento dei coniugi che può essere realizzato di comune accordo anche con il proposito di verginità o di astensione dai rapporti coniugali. Diversamente, dovremmo dire che il matrimonio tra la Madonna e san Giuseppe, che aveva come fondamento la comune volontà di rimanere vergini, non era un vero matrimonio. In tutti e tre i membri della Sacra Famiglia, Gesù, Maria e Giuseppe, risplende la castità verginale.
P. Roberto Coggi ha scritto in proposito: «Questo matrimonio verginale, che è quello che costituisce la Sacra Famiglia, non può non essere il modello di tutti i matrimoni e di tutte le famiglie. Non ovviamente nel senso che in tutte le famiglie si debba praticare la continenza totale, ma certamente nel senso che si deve praticare la castità coniugale, cioè l’osservanza della legge di Dio.»

La Verginità di Maria nella Tradizione della Chiesa
La Verginità nelle Litanie Lauretane e nella Dottrina
La perpetua verginità di Maria è una verità di fede definita, una verità che si comprende con la luce della fede che illumina la mente umana e la Grazia che viene da Dio stesso. Nelle Litanie Lauretane, dopo l’invocazione Santa Dei Genetrix, ora pro nobis (Santa Madre di Dio, prega per noi), segue immediatamente l’invocazione Santa Virgo Virginum, ora pro nobis (Santa Vergine delle vergini prega per noi). Ciò è molto significativo: dopo il suo titolo fondamentale, che è alla base di tutti gli altri, cioè quello di Madre di Dio, compare immediatamente il titolo di Vergine delle vergini. Gesù è l’unico Figlio di Maria. Primo, perché ciò deroga alla dignità di Cristo: il quale come per la natura divina è “l’Unigenito del Padre” (Gv).
Il mistero della verginità nel parto ci ricorda delle verità misconosciute e tuttavia essenziali al mistero cristiano: il corpo è parte integrante dell’uomo, è salvato da Cristo, associato a tutto il compimento della salvezza, promesso a un destino eterno. Fin da quaggiù il corpo è raggiunto dall’opera della grazia, poiché gli impulsi della nuova creazione sono all’opera, e Dio non ha mancato di manifestare talvolta nel suo corpo dei segni in forma di miracoli.
L'Esempio di Purezza di Maria e Giuseppe
Numerosi santi hanno creduto fermamente che la Beata Vergine, con il solo farsi vedere, infondeva a tutti pensieri e desideri di purezza. San Tommaso conferma dicendo: «La bellezza della beata Vergine spingeva alla castità quanti la guardavano». E san Girolamo dice che san Giuseppe si mantenne vergine per la compagnia di Maria: «Tu dici che Maria non sia rimasta vergine; io invece sostengo che anche Giuseppe rimase vergine grazie a Maria». La bellezza della Madonna è quindi non solo una bellezza che suscita il fascino e il desiderio della purezza del corpo e dell’anima, ma che la favorisce.
La sensibilità contemporanea nota con disappunto l’insistenza - che a tratti appare ‘ossessiva’ - sulla verginità fisica di Maria, riducendo il senso di quel ‘non conosco uomo’ all’assenza di coniugio o alla presenza dell’imene. Secondo Gregorio di Nissa: «quello che nell’Immacolata Maria si realizzò fisicamente quando la pienezza della divinità risplendette in Cristo, attraverso la Vergine si realizza in ogni anima che rimane vergine secondo ragione».
Affermare che i Vangeli non sono interessati alla vita sessuale di Maria e di Giuseppe e quindi non ci dicono nulla a riguardo è ritenuto blasfemo perché insinua nel lettore il dubbio che forse essi non abbiano vissuto verginalmente. Nell’enciclica sullo Spirito Santo, Dominum et vivificantem, San Giovanni Paolo II scrisse: «il diavolo è il genio del sospetto». Chi insinua il dubbio sulla verginità di Maria e Giuseppe imita il diavolo.
Certamente Maria e Giuseppe sono andati oltre gli schemi culturali dell’epoca, e la Chiesa, illuminata dalla luce e dalla Grazia dello Spirito Santo, ha sempre creduto e fissato in un dogma la Verginità di Maria, prima, durante e dopo il parto.
Il Ruolo del Concilio di Trento nei Criteri Dogmatici
Sebbene il dogma della verginità perpetua di Maria sia stato definito ben prima del Concilio di Trento (1545-1563) - in particolare dai Concili Costantinopolitano II e Lateranense - il Concilio di Trento ha avuto un'importanza fondamentale per la dottrina cattolica nel definire i criteri per la formulazione dei dogmi. In quel periodo, stabilì che per dichiarare un dogma fossero necessarie testimonianze testuali presenti nella Sacra Scrittura e nella Tradizione della Chiesa. Questi principi metodologici, sebbene non specificamente applicati da Trento alla definizione della verginità di Maria (già assodata), avrebbero guidato le successive riflessioni e definizioni dogmatiche, garantendo una coerenza nel modo in cui la Chiesa articola le sue verità di fede. Così, anche per la verginità di Maria, la luce della fede illumina la mente umana e la Grazia proveniente da Dio stesso ne permette la piena comprensione, in accordo con i criteri di discernimento della Tradizione.