Il Concilio Lateranense IV, un evento ecclesiastico di fondamentale importanza nella storia della Chiesa Cattolica, si tenne nel 1215 d.C. Le sue decisioni ebbero un impatto profondo sulla vita religiosa e sociale dell'Occidente cristiano, influenzando successive riforme, inclusi i principi che sarebbero stati ripresi dal Concilio di Trento.
L'Obbligo della Confessione Annuale e la Salvezza delle Anime
Tra i decreti più significativi del Concilio Lateranense IV, spicca l'affermazione della salvezza delle anime come legge suprema. Per realizzare tale principio, il concilio stabilì l'obbligo della confessione individuale annuale al proprio sacerdote. Questa disposizione rese la confessione al sacerdote una pratica imprescindibile per i fedeli almeno una volta all’anno.
Tale obbligo ha reso la confessione cattolica “un’esperienza religiosa, spirituale morale e psicologica assolutamente unica, che non trova riscontro in nessun’altra religione”. Come osservato da Delumeau, nessuna altra tradizione ha dato tanta importanza alla confessione dettagliata e ripetuta dei peccati quanto il cattolicesimo.

La Confessione: Tra Rilevanza Storica e Criticità Moderna
Il sacramento della confessione ha svolto un ruolo estremamente importante nella definizione delle strutture culturali e nell’evoluzione della coscienza nell’Occidente cristiano in età medievale e moderna. Tuttavia, oggi risente del più generale fenomeno della perdita del senso del peccato. Nel linguaggio laico della comunicazione ordinaria, ma anche in quello pastorale, il "peccato" è diventato ostico, dissolvendosi e disperdendosi nelle spiegazioni psicologiche.
Di conseguenza, in buona parte dei paesi cattolici, il sacramento della penitenza è fortemente contestato, sebbene più nella prassi che nella teoria.
Un'Analisi Multidisciplinare del Sacramento
Per la molteplicità degli ambiti che tocca, la confessione è stata oggetto di attenzione non solo da parte di specialisti del settore, come teologi e moralisti, ma anche di storici, antropologi, sociologi della religione e perfino di psicanalisti, psicologi del profondo e psichiatri. Questi ultimi, come osserva Giuseppe Maria Viscardi, “nella confessione auricolare cattolica hanno visto e vedono una sorta di anticipazione del loro metodo d’indagine e di cura delle ‘malattie dell’anima’”.
Anche se c’è chi osserva, come l’antropologo e psicanalista ungherese Gezà Ròheim, che in analisi ci si libera del rimosso e nella confessione soltanto del conscio, la penitenza ha svolto nel passato una importante funzione terapeutica.
La confessione dei peccati non è una prerogativa esclusiva del cristianesimo, né un’esperienza riservata all’Occidente, essendo tutt’altro che estranea al mondo e alle religioni orientali. Tuttavia, sostiene l'autore, sarebbe un errore omologare tout court la confessione cattolica a tutti gli altri tipi di confessione dei peccati, proprio per le sue peculiarità.
Altre Riforme e Decreti del Concilio Lateranense IV
Oltre alla regolamentazione della confessione, il Concilio Lateranense IV affrontò diverse altre questioni ecclesiastiche e sociali, tra cui la simonia, e promulgò decreti volti a proteggere i cristiani e a definire i rapporti con le comunità ebraiche e saracene.
Decreti sui Giudei e la Regolamentazione dell'Usura
Il concilio intervenne contro la pratica dell'usura, particolarmente attribuita ai Giudei, preoccupandosi del prosciugamento delle ricchezze cristiane. Fu stabilito che, qualora i Giudei estorcessero ai cristiani interessi gravi e smodati, ogni loro commercio con i cristiani sarebbe stato proibito fino a un'adeguata riparazione. I cristiani stessi, se necessario, sarebbero stati obbligati, sotto minaccia di censura ecclesiastica, ad astenersi dal commercio con essi. Ai principi venne ingiunto di tutelare i cristiani e di impedire ai Giudei di commettere tali ingiustizie.
Distinzione nell'Abbigliamento e nei Ruoli Sociali
Il concilio riconobbe che in alcune province Giudei o Saraceni si distinguevano dai cristiani per il diverso modo di vestire, ma in altre la confusione era tale da non permettere alcuna distinzione. Per evitare che unioni riprovevoli per errore, a causa del vestito, invocassero la scusa dell’errore, fu stabilito che queste popolazioni, di entrambi i sessi, in tutte le province cristiane e per sempre, dovessero distinguersi in pubblico per il loro modo di vestire dal resto della popolazione, come disposto anche da Mosè.
Inoltre, nei giorni delle lamentazioni e nella domenica di Passione, fu proibito loro di comparire in pubblico in modo eccessivamente ornato o di deridere i cristiani in lutto. Fu severissimamente proibito anche danzare di gioia per oltraggio al Redentore.
Il concilio rinnovò anche il decreto del Concilio Toletano, proibendo ai Giudei di rivestire pubblici uffici, poiché si riteneva assurdo che chi bestemmiava Cristo potesse esercitare potere sui cristiani. Chi avesse affidato loro tali uffici sarebbe stato punito dal concilio provinciale, che si sarebbe dovuto celebrare ogni anno. L’ufficiale ebreo sarebbe stato separato dai cristiani nei commerci e nelle altre relazioni sociali fino a quando quanto percepito in tale ufficio non fosse stato devoluto a beneficio dei poveri cristiani, a giudizio del vescovo diocesano, e avrebbe dovuto rinunciare con vergogna alla carica.
Norme per i Convertiti dal Giudaismo
Il concilio si occupò anche di coloro che, ricevuta spontaneamente l’acqua del santo battesimo, non abbandonavano completamente le vecchie pratiche giudaiche, offuscando la bellezza della religione cristiana. Citando le Scritture ("maledetto l’uomo che s’inoltra nel cammino per due vie" e il divieto di indossare "una veste fatta di lino e di lana"), si stabilì che i superiori delle chiese dovessero allontanare in ogni modo i convertiti dall’osservanza delle loro vecchie pratiche, affinché coloro che avevano scelto la religione cristiana la osservassero pienamente. "È infatti minor male non conoscere la via del Signore, che abbandonarla dopo averla conosciuta".
V65 Il papato nel XII Secolo (2/3) - Il Quarto Concilio Lateranense
La Condanna della "Confessio Fidei" di Gioacchino da Fiore
Un altro aspetto di "confessione critica" emerso dal concilio riguarda la figura di Gioacchino da Fiore. Sebbene la prima edizione completa della sua Confessio fidei sia stata pubblicata solo nel 1988, questa sintetica introduzione al testo ha evidenziato due importanti aspetti della sua ricezione successiva.
In primo luogo, un lungo passaggio della Confessio fu inserito nel Protocollo di Anagni, redatto nel 1255 da una commissione cardinalizia incaricata di esaminare le opere di Gerardo di Borgo San Donnino. La presenza del vescovo di Acri Fiorenzo, che premeva per l'esame degli scritti di Gioacchino, portò a una valutazione negativa di alcuni passaggi-chiave della sua opera, rivelando un testo problematico da considerare con attenzione critica.
In secondo luogo, la Confessio fu posta in relazione con l'avvenimento che nel 1215 gettò una lunga ombra negativa sulla figura di Gioacchino: durante il Concilio Lateranense IV, un trattato dell’abate calabrese fu condannato per la sua potenziale divisione dell'unità, come attestato dalla frase "Arbitrantes nos unitatem scindere" (Ritenendo noi di spezzare l'unità).
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