La Cattedrale di San Sabino a Canosa di Puglia: Storia, Arte e Cultura

La storia della Basilica di San Sabino, cattedrale di Canosa, è riccamente articolata e le fasi della sua vita fino a oggi animano da tempo il dibattito archeologico e storico-artistico. L’analisi dei dati raccolti in lunghe campagne di studio sulla basilica canosina ha condotto gli studiosi a formulare, seppur con molta cautela, ipotesi sulla genesi del corpo di fabbrica originario.

Origini e prime configurazioni

Non è infatti cristallina la storia del monumento e nel corso degli anni sono state avanzate diverse ipotesi. Tra queste, quella che sembra aver raggiunto maggior credito colloca la fondazione in un lasso temporale tra il IV e il VI secolo e, in modo particolare, al tempo in cui visse lo stesso San Sabino (461-566). Secondo le varie proposte avanzate dagli studiosi, la basilica in questione era inizialmente intitolata ai Santi Giovanni e Paolo.

La ricostruzione ipotetica, ma molto probabile, della pianta originaria ha evidenziato una struttura così articolata: si tratta di una basilica a croce latina, divisa in tre navate con transetto e unica abside circolare. La copertura prevedeva cinque cupole sorrette da colonne. Lo spazio interno era probabilmente scandito da due file di cinque pilastri rettangolari, realizzati con mattoni appositamente fabbricati (non di reimpiego quindi) fino all'attacco delle arcate, che erano realizzate in tufi regolarmente alternati a mattoni. La copertura a cinque cupole rimane ancora oggi quella originaria; internamente le colonne marmoree di spoglio sorreggono, coadiuvate da un mensolone marmoreo inserito nella muratura, le arcate.

Ricostruzione ipotetica della pianta originaria della Basilica di San Sabino a Canosa di Puglia, con evidenza della croce latina e delle cinque cupole

Le modifiche nel corso dei secoli

Ulteriori analisi hanno fatto emergere altre ristrutturazioni importanti condotte nel corso dei secoli, modifiche che hanno eliminato quasi del tutto la facies originaria della chiesa, pesantemente colpita da terremoti e calamità di vario genere.

La prima importante ristrutturazione sarebbe documentabile in età longobarda (VII secolo), a opera della duchessa Teodoarda, moglie di Romualdo. Nell’XI secolo, poi, in epoca normanna, un nuovo intervento viene attribuito al committente Roberto il Guiscardo (1015-1085) e a suo figlio Boemondo I (1058 ca.-1111). L'intitolazione a San Sabino sarà sancita da una bolla papale firmata da Pasquale II nel 1102, un fatto che assume una posizione fondamentale nel tradizionale culto del santo le cui spoglie erano contese tra Canosa e Bari. La basilica subì ingenti modifiche anche nei secoli successivi, durante il corso del Medioevo, ma anche nei secoli XVIII, XIX, XX e XXI.

San Sabino: Il Vescovo e Patrono di Canosa

San Sabino, originario di Canosa di Puglia, l'antico e importante "municipio romano", apparteneva a famiglia cristiana di elevata posizione sociale. Divenuto sacerdote, in una realtà sociale che stentava ad assorbire il messaggio cristiano, coltivò prima di tutto nel popolo il rispetto della persona umana, l'amore alla giustizia e alla verità, per poi aggiungervi l’educazione alla vita di fede e di carità.

Alla morte del vescovo Memore, nel 514, all'età di 54 anni, gli subentrò nella sede di Canosa, in un momento particolarmente grave per la Chiesa in Italia, dominata dai Goti e con il re Teodorico che favoriva gli Ariani. A Canosa, per di più, all'emergere degli Ariani, persisteva un paganesimo duro a estinguersi. S. Sabino si manifestò maestro illuminato, guida ferma e decisa del suo popolo che "nutriva abbondantemente con la Parola di Dio". Sotto la sua guida, si può dire che Canosa acquistò il suo volto cristiano vero e proprio, facendo fruttificare al massimo l’eredità ricevuta dai grandi e santi vescovi che lo avevano preceduto. Canosa, per la sua opera di pacificatore, fu salvata dalla devastazione dei Goti e giustamente lo designò "difensore della città".

Le opere edilizie di San Sabino

Sabino, oltre a costruire la Chiesa canosina con "pietre vive", pensò anche a costruire quella materiale: il vasto Battistero dodecagonale, detto di S. Giovanni, la basilica dedicata al Salvatore, una chiesa dedicata alla Vergine, una ai SS. Cosma e Damiano, una al martire S. Quirico. Tutta questa realtà fa emergere l’interesse del vescovo per il bene della comunità a lui affidata.

Mappa storica di Canosa di Puglia con evidenziati i luoghi delle opere edilizie attribuite a San Sabino

Il ruolo di San Sabino nella Chiesa

Negli Atti di San Lorenzo, vescovo di Siponto, i Bollandisti scrivono: "S. Benedetto sul monte Cassino, S. Germano nella città di Capua, S. Sabino nella città di Canosa, sedendo sulle loro cattedre episcopali, rifulgevano nel mondo come astri di prima grandezza nel cielo". Inoltre, a più vasto raggio, la saggezza di S. Sabino venne in aiuto anche al papa Bonifacio II che, nel 531, lo chiamò al Sinodo Romano per la causa di Stefano di Larissa contro il patriarcato di Bisanzio. Più tardi, nel 535, da papa Agapito venne mandato a Costantinopoli, quale suo rappresentante, dall'imperatore Giustiniano per risolvere alcune delicate questioni.

Morte e traslazione delle reliquie

Dopo un episcopato di ben 52 anni, il 9 febbraio 566 segnò il suo "dies natalis", all’età di 105 anni, e il suo corpo, per un certo tempo, trovò probabilmente sepoltura nella Cattedrale di Canosa, dedicata a S. Pietro, ubicata fuori le mura della città. Ai tempi delle razzie dei Saraceni, tra il 1870 e il 1875, la vecchia Cattedrale fu abbandonata e ne fu costruita una nuova, in città, dedicata ai SS. Giovanni e Paolo, dove, sotto l'altare, fu deposto il corpo di S. Sabino. Sempre in questo periodo si attribuisce l’unificazione della sede vescovile di Canosa a quella di Bari dove, in seguito, nel secolo XI, anche le reliquie di S. Sabino vennero traslate, al tempo del vescovo Angelario. L'unione delle due sedi vescovili non fu, a quanto risulta, del tutto pacifica e a Canosa i Normanni difesero a lungo la sede vescovile, ampliarono e abbellirono la Cattedrale che fu nuovamente dedicata da papa Pasquale II, nel 1101. Ma nonostante questo rivivere, a partire dagli ultimi anni dell'epoca sveva, Canosa entrò nell'ombra, pur rimanendo sempre viva con Bari la polemica sul possesso delle reliquie di S. Sabino. Canosa, infatti, vanta di possedere reliquie insigni come il cranio e un braccio, custodite nell'attuale Cattedrale, e venera S. Sabino come protettore, lo celebra nella liturgia due volte all'anno: per il transito il 9 febbraio, e il 1 agosto per la traslazione delle ossa.

La Chiesa di Bari, pur non avendolo avuto come suo vescovo, venera in modo tutto speciale S. Sabino, affidandosi alla sua particolare protezione.

Illustrazione o iconografia di San Sabino di Canosa

Il Museo Ecclesiastico della Concattedrale

La storia del Museo Ecclesiastico della Concattedrale Basilica di San Sabino è legata a quella dell’edificio storico in cui ha sede e alle pluriennali ricerche storico-archeologiche condotte sui siti archeologici cristiani, tardoantichi e medievali della città. Il Palazzo Fracchiolla-Minerva, edificio ottocentesco di pregio, donato dal vescovo Minerva alla Parrocchia concattedrale di San Sabino, per volere testamentario, è stato destinato a sede museale.

L’ente Concattedrale Basilica di San Sabino ha istituito il Museo ecclesiastico della Concattedrale, classificato tra i Musei non statali con D.M. del 15.09.1965. Tale classificazione è avvenuta a seguito dell’assegnazione del Tesoro del Duomo al Capitolo della Cattedrale di San Sabino nel 1960. Nel 2005, a seguito dell’assegnazione del Palazzo come nuova sede museale, il Vescovo di Andria ha emanato il decreto di erezione del Museo Ecclesiastico della Concattedrale di San Sabino in Canosa di Puglia.

Nuove scoperte dai recenti restauri

Sono stati presentati venerdì sera nella cattedrale di San Sabino a Canosa alcuni risultati straordinari dei recenti lavori di restauro effettuati nella chiesa, curati dall’arch. Giuseppe Matarrese, con la cura e la guida di don Felice Bacco, attivissimo, colto e competente parroco della cattedrale.

Oltre all’individuazione di murature certamente di età tardoantica e di una serie di altri elementi, tra cui numerosi mattoni sabiniani utilizzati nelle murature e nella copertura del nucleo originario, già effettuata alcuni anni fa, più recentemente asportando l’intonaco che rivestiva l’interno della cupola laterale del presbiterio si è scoperto che è realizzata in tufelli con 33 cerchi concentrici resi con mattoncini, alcuni dei quali con il celebre monogramma del vescovo Sabino, e al centro la croce. Questi elementi inducono a retrodatare la datazione dell’edificio al VI secolo d.C., e più precisamente al periodo di Giustiniano, come hanno dimostrato le amiche e colleghe Gioia Bertelli dell’Università di Bari e Marina Falla Castelfranchi dell’Università del Salento.

Dunque anche il nucleo originario della chiesa di San Sabino (la chiesa romanica fu dedicata al santo nel 1101 alla presenza di papa Pasquale II) va attribuita al potente e attivissimo vescovo Sabino. Si tratta di un edificio, straordinariamente ben conservato, con pianta a croce latina, a tre navate, con cupole sulla navata centrale e nel transetto e molto probabilmente un atrio antistante. In questa chiesa, nella cripta posta sotto l’altare intitolato ai ss. Giovanni e Paolo la Vita di san Sabino, un’operetta agiografica redatta da un anonimo agli inizi del IX secolo, dice che fu posto il sarcofago con il corpo di Sabino.

Come ha sottolineato Falla Castelfranchi, il vescovo cansino, presente spesso a Costantinopoli, nel 536 addirittura come capodelegazione occidentale, avrà certamente conosciuto personalmente i grandi edifici della capitale orientale, in particolare Santa Sofia, e con essi, con non poca grandeur, volle in qualche modo misurarsi nella sua straordinaria politica edilizia canosina. Certamente si attendono ancora ulteriori dati dai lavori in corso nella cattedrale di San Sabino e dagli altri scavi in corso, ma è evidente che si tratta di una nuova importante scoperta di grande rilevanza.

Dettaglio dei mattoni con il monogramma del vescovo Sabino scoperti nella cupola laterale della Cattedrale di Canosa

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