Le Omelie di Don Davide Rota e la Riflessione sulla Creazione

Le omelie di Don Davide Rota sono da sempre molto apprezzate dai fedeli per il loro linguaggio semplice e la capacità di toccare nel profondo. Questa popolarità ha portato alla loro diffusione anche al di fuori dei contesti parrocchiali tradizionali, raggiungendo un pubblico sempre più vasto attraverso piattaforme digitali e radiofoniche.

La Diffusione Digitale delle Omelie

A grande richiesta, le omelie di Don Davide Rota vengono trasmesse in streaming sulla piattaforma e sull’app Spreaker come se fossero una trasmissione radiofonica, un’esperienza che porta avanti dal 2007 e che conquista sempre più fedeli. Le sue omelie sono talmente apprezzate che da circa 8 anni, su richiesta degli stessi fedeli e nonostante la sua riservatezza, vengono trasmesse in streaming con la possibilità anche di riascoltarle e persino scaricarle. Don Davide Rota, superiore al Patronato San Vincenzo, dal 2007 arriva nelle case dei fedeli senza che questi si debbano necessariamente recare in chiesa per ascoltarlo, grazie all’iniziativa di alcuni volontari, le sue parole sono diventate una specie di trasmissione radio.

Microfono, cuffie e uno schermo con l'app Spreaker che mostra le omelie di Don Davide Rota

Streaming e Accessibilità

Quest'esperienza è nata quando Don Davide era parroco a Mozzo e l'emittente RadioeE sperimentò la novità. Un esperimento di successo che, anche dopo la chiusura dell’emittente radiofonica, è proseguito con lo streaming live ogni domenica dalle 11.15 dal Patronato San Vincenzo o poco dopo le 18 dalla parrocchia del Villaggio Santa Maria a Ponte San Pietro, a seconda della disponibilità dei volontari che lo seguono. Una volta trasmessa, l’omelia rimane disponibile sulla piattaforma Spreaker dove si possono consultare tutte le sue “prediche” dal 22 gennaio 2012 a oggi, anche su smartphone tramite l’omonima app.

La Crescita del Pubblico e l'Accesso Internazionale

Don Davide, raccontano i volontari, non ama molto apparire ed è sempre stato restio sin dagli albori del progetto alla trasmissione live dell’omelia. Tuttavia, man mano che il seguito di fedeli sui canali non tradizionali aumentava, la sua resistenza si è fatta meno rigida. Dal 2013 iHeartRadio, il più grande network internazionale di streaming seguito da oltre 30 milioni di abbonati, ha chiesto di poter inserire nel proprio circuito anche la trasmissione live delle omelie di Don Davide. Il pubblico si divide soprattutto tra persone che non possono andare in chiesa per motivi fisici o perché frequentano altre parrocchie e anziani, ma ci sono anche tanti giovani. Non solo credenti: si sintonizzano anche persone non praticanti che vengono toccate nel profondo dalle parole di Don Davide, che parla di Gesù e commenta il Vangelo con un linguaggio semplice. A volte l’esperienza si allarga e comprende anche la diretta video tramite Ustream o anche solo la semplice registrazione che poi viene pubblicata su Youtube.

L'intervista a don Davide Rota, superiore del Patronato San Vincenzo

La Percezione della Natura: Dallo Stupore al Dominio

Nelle omelie di Don Davide Rota, un tema ricorrente riguarda la percezione della natura e il rapporto dell'uomo con essa, evidenziando le differenze tra le culture e la visione biblica. Esiste una diversa percezione della natura al di fuori della tradizione occidentale, come tra i popoli della colonizzazione spagnola, Incas e Aztechi, dove si parla di thauma, ovvero stupore, ma in senso negativo. Noi siamo portati a guardare la natura con gli occhi del Romanticismo, qualcosa di bello da godere esteticamente come un tramonto. Presso quei popoli è invece qualcosa di minaccioso e inquietante, che sfugge al controllo dell’uomo. Gli dei Aztechi, ad esempio, non hanno sembianze umane, ma un aspetto tra l’animale e il mostro atto a suscitare paura. L’uomo si sente in balia di forze misteriose e soverchianti, oppresso da un mondo sconosciuto, come il caos del dio greco Pan. La natura più che madre è matrigna che va placata con pratiche magiche, o talvolta rituali inumani e orripilanti ai nostri occhi, come apparvero a Cortez e ai suoi uomini gli innumerevoli sacrifici umani fatti per l’inaugurazione del Tempio del Sole a Tenochtitlán.

All’opposto, la nostra cultura ci ha condotto a praticare un dominio sconsiderato della natura che finisce per ripercuotersi su noi stessi. La natura si ribella e fa disastri; la terra, da giardino dell’Eden, diventa luogo dove si scatenano forze infernali. La pestilenza che colpì Napoli ai primi del 1600 falcidiò l’80 per cento della popolazione. Un proverbio spagnolo dice: “Dio perdona sempre, noi qualche volta, la natura mai”. Occorre trovare un diverso e più equilibrato atteggiamento.

Antica rappresentazione azteca di divinità naturali e scene di sacrificio

La Visione Biblica della Creazione

Nella Bibbia la natura non è vista a sé, come sembra di percepire da certi spot pubblicitari. Nella Bibbia la natura rimanda a Dio: il creato parla del creatore. “I cieli nominano la gloria di Dio/ l’opera delle sue mani annuncia il firmamento/ il giorno al giorno ne affida il racconto/ e la notte alla notte ne trasmette notizia” (Salmo 18).

Il Valore Simbolico della Natura

La natura nella Bibbia ha una valenza simbolica, che noi uomini di scienza e del calcolo l’abbiamo persa. L’hanno ancora tale valenza quei popoli per certi versi legati a un mondo arcaico, come i campesinos della Bolivia, propensi a rincorrere nelle parole altri significati o emozioni. Il discorso non è solo un’operazione razionalizzante. La realtà non ha una faccia sola che si misura e quantifica, ma è qualcosa da godere o temere, da conoscere e contemplare. Il campesino vuole la sua chiesa “ma che sia bella!” come l’ambiente che l’accoglie, perché in una bella chiesa si sente veramente figlio dell’unico Padre. “Se guardo il cielo opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore l’hai coronato.” (Salmo 8).

Paesaggio biblico con cieli stellati, che rimanda alla gloria di Dio

L'Uomo al Centro della Creazione: Dignità e Responsabilità

Non si salva il mondo senza l’uomo. Si redime il mondo restituendo agli uomini la loro dignità. Il discorso ecologico passa di qui, altrimenti si perde la scala dei valori. Anche l’uomo più scombinato conserva qualcosa della bellezza che Dio ha messo in ogni persona e questa bellezza va recuperata e lasciata esprimere.

Questo si manifesta in esempi concreti, come quello di Ousman del Gambia che ha ventun anni e con soddisfazione racconta: “ho mandato gli ultimi soldi per la casa”. Lui ha costruito la casa per tutta la famiglia e ha acquistato consapevolezza della sua dignità. Il dare dignità deve essere il lavoro della comunità e delle sue istituzioni, una fatica interminabile ma che dà i suoi frutti, in Bolivia come in Italia. Al Patronato San Vincenzo l’85% degli stranieri ospiti hanno un lavoro retribuito e riconosciuto. Appaiono scalcinati certe volte e in certi luoghi, ma molti di loro oggi possono andare a testa alta.

Testimonianza e Azione Concreta

La fede sta nel rispondere al compito che Dio affida all’uomo, responsabile di sé e del mondo, l’uomo al centro della creazione che parla di Dio. Questo richiede un agire concreto, un dare testimonianza. Quale testimonianza più alta della propria vita? Così fece Dietrich Bonhoeffer, impiccato a pochi giorni dalla fine della guerra, che scriveva: “Sentivo dal carcere cantare nella chiesa vicina. Ogni giorno la comunità canta e io non posso tacere, io che ho ricevuto misericordia anche quando ho chiuso il mio cuore a Te, Signore, e ho amato le mie colpe più di quanto amassi Te”. E ancora: “Quando ero smarrito e incapace di trovare la via del ritorno è stata la parola del Signore a venirmi incontro. Ho capito che Dio mi ama, Lui mi è stato vicino, non mi ha incolpato del male che ho fatto. Da nemico mi ha trattato da amico, mi ha cercato incessantemente senza rancore, ha sofferto per me, è morto per me.”

Ritratto di Dietrich Bonhoeffer in bianco e nero

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