Omelia sulla Misericordia Divina: Dalla Fede al Dono

Il mistero della misericordia di Dio è un tema centrale nel messaggio cristiano, un invito costante alla speranza e alla conversione. Attraverso le Sacre Scritture e gli insegnamenti dei Pontefici, siamo chiamati a comprendere e a vivere questa grazia profonda che trasforma la vita.

Il Dubbio di Tommaso e la Via alla Fede Matura

Il racconto evangelico del primo incontro di Gesù Risorto con i suoi discepoli, narrato nel quarto vangelo, inizia con l'affermazione: «La sera di quel giorno, il primo della settimana…». In quell'occasione, mancava uno di loro, Tommaso chiamato Didimo. Otto giorni dopo, il Risorto tornò e questa volta «c’era con loro anche Tommaso». Questa ripresa cronologica nella liturgia della seconda domenica di Pasqua non è casuale: la Chiesa intende rassicurarci che il Signore non ci ritiene esclusi anche se assenti in una sua visita, ma siamo sempre attesi. Egli non condanna la nostra fragilità, ma la raccoglie per trasfigurala.

Gesù Risorto mostra le piaghe a Tommaso incredulo, un momento chiave della misericordia

L’esperienza dell’apostolo Tommaso diventa, dunque, luce per il nostro cammino e ci conforta nelle nostre insicurezze. Essa mostra che il dubbio non è una porta chiusa, ma può essere una soglia oltre la quale si aprono spazi inattesi; ogni inquietudine, se vissuta con sincerità, può aprirsi a una verità più luminosa di ogni certezza umana. Nelle parole che Gesù rivolge a Tommaso, si ritrova il cuore della fede matura: una fede che non si arrende alla fatica, ma persevera; che non pretende segni per credere, ma si affida e cammina. Anche Tommaso non può dimenticare le piaghe del Signore; la sua mente e il suo cuore, fermi alla sofferenza, non riescono ad allontanare l’immagine di quei chiodi, di quel sangue, di quella morte cruenta; per questo non riesce a credere alla Risurrezione. Eppure, la gioia può nascere e rinascere proprio da queste piaghe che tutti dobbiamo toccare, da queste lacrime dalle quali dobbiamo lasciarci lavare e inondare.

La Nuova Creazione e la Testimonianza Pasquale

Giovanni sottolinea che è «La sera di quel giorno», il giorno della risurrezione, quando Maria di Magdala si reca al sepolcro e lo trova vuoto. È sera, quasi a tradurre plasticamente i sentimenti di timore che inabitano il cuore dei discepoli. L’indicazione temporale «il primo della settimana» richiama esplicitamente il giorno uno della creazione, suggerendo l'inizio della nuova e definitiva creazione. I discepoli, con le porte chiuse per timore dei Giudei, si sentono dei falliti e degli estranei in un mondo che li emargina e perseguita. Eppure, improvvisamente irrompe Gesù.

Egli compie alcuni gesti e pronuncia parole significative, ripetendo per tre volte «Pace a voi». Questo non è un semplice saluto, ma un dono che contrasta la paura, rischiara il buio e rende i discepoli capaci di superare lo scandalo della croce, per iniziare una nuova tappa della loro vita: quella di essere testimoni. Gesù mostra i segni glorificati della passione, testimonianza che da quel presunto fallimento Dio Padre ha fatto rifiorire la vita. Gesù si autopresenta come mandato dal Padre e affida ai suoi discepoli, ormai maturi, il compito di essere a loro volta mandati, testimoni, apostoli. A questa missione associa un altro dono: lo Spirito Santo, richiamando il soffio di vita della Genesi.

Tommaso, assente a tutto ciò, è spesso mal visto per il suo dubbio. Tuttavia, il suo appellativo Didimo, che in greco significa "gemello", rivela una profonda connessione con Gesù. È lui che, quando Gesù decide di andare da Lazzaro, dice: «Andiamo anche noi a morire con lui». Tommaso è gemello perché sceglie di condividere il cammino del maestro. Nel Vangelo di Giovanni, è il gemello e il dubbioso, ma la sua ragione nel dubitare, di fronte a un fatto razionalmente impossibile come la risurrezione, è comprensibile. La sua breve ma intensa professione di fede, «Mio Signore e mio Dio», evidenzia un rapporto personale e profondo. La beatitudine che chiude il vangelo, «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto», acquista un significato particolare anche per noi che non abbiamo visto Gesù. Nessuno di noi potrebbe dirsi beato se non ci fosse stato il dubbio di Tommaso. Questo tempo inaugurato da Cristo risorto, il tempo pasquale, esige uno stile di vita nuovo e consequenziale, orientato verso Dio, perché da ogni situazione fallimentare Egli riesce a trarre sempre qualcosa di buono, dimostrando costante cura, attenzione e protezione verso i discepoli e ciascuno di noi.

Credere senza Vedere: L'Ascolto e la Carità

«Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» (Gv 20,29). Questa è la beatitudine che ci riguarda. Come si crede senza vedere? Si crede anzitutto a partire dall’ascolto della parola del Signore. In questo, la Vergine Maria è il nostro modello. Ella ci mostra come si ascolta la parola di Dio: accogliendola e vivendola. Il suo è stato un ascolto attivo, non passivo. Maria ha conservato la parola nel cuore, interiorizzandola, approfondendola e assimilando, facendola diventare «forma» della sua stessa vita. Da semplice donna, è diventata «madre».

Il secondo suggerimento per credere senza vedere è vivere la carità nell’amore verso i fratelli, soprattutto i più poveri e bisognosi. Come scrive l’apostolo Paolo, «Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo» (Gal 3,27). San Gregorio di Nazianzo ricordava ai fedeli che la compassione per chi è nel bisogno e il donare le proprie cose sono il modo per ringraziare e custodire ciò che si è ricevuto.

Maria che medita la Parola nel cuore, esempio di fede e ascolto attivo

Gli Insegnamenti Pontifici sulla Misericordia

Papa Francesco: La Pazienza Misericordiosa di Dio

Papa Francesco ha insistito ampiamente sul mistero di grazia della misericordia. Il 7 aprile 2013, giorno del suo insediamento come Papa, che era la seconda domenica di Pasqua, commentando il Vangelo, disse: «Dio sempre ci aspetta, non si stanca. Gesù ci mostra questa pazienza misericordiosa di Dio perché ritroviamo fiducia, speranza, sempre!». Nella sua esortazione Evangelii gaudium, considerata il programma del suo pontificato, Francesco scrisse: «Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte … Ci fa tanto bene tornare a Lui quando ci siamo perduti! Insisto ancora una volta: Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia ... Nessuno potrà toglierci la dignità che ci conferisce questo amore infinito e incrollabile. Egli ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia. Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada».

Francesco ha sottolineato che nella storia di ogni credente, proprio come Tommaso, ci sono momenti difficili in cui la vita sembra smentire la fede, momenti di crisi in cui abbiamo bisogno di toccare e di vedere. Ma è proprio qui che riscopriamo il cuore del Signore, la sua misericordia. In queste situazioni, Gesù non viene in modo trionfante o con prove schiaccianti, ma offre «caldi segni di misericordia», consolandoci con lo stile del Vangelo odierno: offrendoci le sue piaghe e facendoci scoprire anche le piaghe dei fratelli e delle sorelle.

Messaggio di Papa Francesco nella Veglia di preghiera della Divina Misericordia

San Giovanni Paolo II e il Santuario di Lagiewniki

San Giovanni Paolo II ha spesso richiamato le parole di Santa Faustina Kowalska, affermando: «O inconcepibile e insondabile Misericordia di Dio. Chi Ti può adorare ed esaltare in modo degno? O massimo attributo di Dio Onnipotente, Tu sei la dolce speranza dei peccatori». Non esiste per l’uomo altra fonte di speranza, al di fuori della misericordia di Dio. L’invocazione della misericordia di Dio deve scaturire dal profondo dei cuori pieni di sofferenza, di apprensione e di incertezza, ma nel contempo in cerca di una fonte infallibile di speranza.

Nel dedicare il Santuario della Divina Misericordia a Lagiewniki, egli ha espresso il desiderio che questo luogo sia sempre un centro di annuncio del messaggio sull’amore misericordioso di Dio, un luogo di conversione e di penitenza, di celebrazione dell’Eucaristia e di preghiera. Ha ricordato che è lo Spirito Santo, Consolatore e Spirito di Verità, che ci conduce sulle vie della Divina Misericordia, rivelando la pienezza della salvezza in Cristo. La Croce, in questo contesto, è «il più profondo chinarsi della Divinità sull’uomo», un tocco dell’eterno amore sulle ferite più dolorose dell’esistenza umana. Giovanni Paolo II ha affidato solennemente il mondo alla Divina Misericordia, con il desiderio ardente che il suo messaggio giunga a tutti gli abitanti della terra, riempiendone i cuori di speranza e diffondendo da questo luogo la «scintilla che preparerà il mondo alla sua ultima venuta».

Celestino V e la Perdonanza Aquilana: Umiltà e Miseria

A L’Aquila, in occasione della Perdonanza Celestiniana, Papa Francesco ha presieduto la concelebrazione della messa, ponendo l'accento sulla figura di San Celestino V. I Santi, infatti, sono una spiegazione affascinante del Vangelo; la loro vita è il punto di vista privilegiato da cui scorgere la buona notizia che Dio è Padre e ognuno di noi è amato da Lui. Gesù è la prova di questo Amore, la sua incarnazione, il suo volto.

Celestino V, erroneamente ricordato come “colui che fece il gran rifiuto”, è stato in realtà l’uomo del “sì”, un testimone coraggioso del Vangelo. La sua umiltà non fu svalutazione di sé stessi, bensì un sano realismo che riconosce potenzialità e miserie. A partire dalle miserie, l’umiltà distoglie lo sguardo da noi stessi per rivolgerlo a Dio, Colui che può tutto. La forza degli umili è il Signore, non le strategie o le logiche mondane. In Celestino V si ammira una Chiesa libera dalle logiche mondane e pienamente testimone del nome di Dio che è Misericordia.

La Basilica di Collemaggio a L'Aquila durante la Perdonanza Celestiniana

La misericordia è il cuore stesso del Vangelo, poiché significa saperci amati nella nostra miseria. Non si può capire la misericordia se non si capisce la propria miseria. Essere credenti non significa accostarsi a un Dio oscuro e che fa paura, ma a Gesù, il Figlio di Dio, che è la Misericordia del Padre e l’Amore che salva. L'Aquila, da secoli, mantiene vivo il dono della Perdonanza, ricordando che con la misericordia, e solo con essa, la vita di ogni uomo e di ogni donna può essere vissuta con gioia. La misericordia è l’esperienza di sentirci accolti, rimessi in piedi, rafforzati, guariti, incoraggiati. Essere perdonati è sperimentare ciò che più si avvicina alla risurrezione, passare dalla morte alla vita, dall’angoscia alla libertà e alla gioia. Un tempio del perdono deve essere un luogo di riconciliazione costante, dove si sperimenta la Grazia che rimette in piedi e offre un’altra possibilità, perché il nostro Dio è il Dio delle possibilità: «Settanta volte sette».

Come l’elicottero che trova un “piccolo buco” nella nebbia fitta per atterrare, così il Signore, nella nostra miseria, ci offre un’apertura, un varco: le piaghe di Gesù, dove la misericordia viene a incontrarci. Chi ha sofferto, come il popolo aquilano dopo il terremoto, può fare tesoro della propria sofferenza, comprendendo nel buio il dolore altrui. Avendo sperimentato la miseria, si può custodire il dono della misericordia. Ognuno, nel proprio “terremoto dell’anima”, può imparare la vera umiltà e la mitezza, diventando testimone della misericordia che, ricevuta per sé, deve essere trasmessa agli altri.

La Vera Natura della Misericordia

Esiste molta confusione riguardo alla parola "misericordia", spesso contrapposta a giustizia o verità. Questo deriva dal confondere la misericordia con l'emozione. Se una persona sbaglia e poi piange, un giudice emotivo potrebbe perdonare facilmente e con generosità, ma questa non è vera misericordia. Non dobbiamo immaginare che Dio, di fronte ai nostri errori, vada in confusione o si distragga. Se così fosse, avrebbe senso contrapporre misericordia e giustizia. Invece, la Chiesa ha sempre insegnato che esistono «giustizia e misericordia», «verità e misericordia».

Bilancia della giustizia in equilibrio, simbolo di verità e misericordia

Maria è chiamata Mater Misericordiae, sia nel senso che è misericordiosa come Dio, sia nel senso che è la Madre che ha generato la Misericordia, e la misericordia è Gesù stesso. Gesù è la misericordia perché si è fatto uomo, conoscendo fino in fondo le nostre fragilità, i nostri limiti, i nostri condizionamenti e le nostre paure. Un giudice che non conoscesse l’umanità non potrebbe operare la vera giustizia. Gesù non è rimasto sul seggio della gloria celeste, ma si è fatto uomo. In lui, Dio, che non smette di essere giusto e vero, opera secondo una verità e una giustizia che comprendono fino in fondo la persona che sbaglia, insieme al suo desiderio sincero di bene. Gesù è la misericordia di Dio perché ha pianto, ha provato la tentazione e il dolore della morte sulla croce, conoscendoci dall’interno della nostra condizione umana.

Il Signore ci comprende con verità e misericordia, sapendo se il peccato nasce dalla fragilità e merita perdono, o dalla superbia e cattiveria, meritevole di correzione. C'è misericordia anche nel correggere, nel condannare e nel far sentire le conseguenze del male. Perciò, non c'è giustizia o misericordia, ma piuttosto verità e misericordia, giustizia e misericordia. La nostra fede non è banale o facilone; Dio non ci prende in giro, ma ci parla con verità. L’anno della misericordia non è un "lavaggio con la spugna", ma l’anno in cui il Signore ci fa sentire che capisce le nostre fragilità e che ogni uomo di buona volontà sperimenterà salvezza, mentre ogni uomo di cattiva volontà dovrà rendere conto del male commesso.

Vivere la Misericordia: Non Indifferenza, ma Testimonianza

I cristiani non devono restare indifferenti o vivere una fede a metà. È fondamentale chiedersi: «Io, che tante volte ho ricevuto la pace di Dio, il suo perdono e la sua misericordia, sono misericordioso con gli altri? Io, che tante volte mi sono nutrito del Corpo di Gesù, faccio qualcosa per sfamare chi è povero?». Non dobbiamo rimanere indifferenti. È difficile essere misericordiosi se non ci si accorge di essere stati misericordiati.

I Tre Doni della Misericordia: Pace, Spirito e Piaghe

Francesco individua tre doni attraverso i quali i discepoli vengono misericordiati e che permettono loro di diventare misericordiosi:

  1. La Pace: Gesù ripete due volte «Pace a voi!». Non porta una pace che toglie i problemi esteriori, ma una pace che infonde fiducia interiore, la pace del cuore. Non è tranquillità o comodità, ma un uscire da sé, liberandosi dalle chiusure che paralizzano e dalle catene che tengono prigioniero il cuore. I discepoli sentono che Dio non li condanna o umilia, ma crede in loro più di quanto essi credano in sé stessi. Nessuno è sbagliato o inutile agli occhi di Dio, ognuno è prezioso e insostituibile.
  2. Lo Spirito e il Perdono: Il nostro peccato ci sta sempre dinanzi, e solo Dio con la sua misericordia può eliminarlo. Abbiamo bisogno di lasciarci perdonare, di aprire il cuore per dire: «Perdono Signore». Il perdono nello Spirito Santo è il dono pasquale per risorgere interiormente. La Confessione è il Sacramento che ci rialza, che non ci lascia a terra a piangere sulle nostre cadute. È il Sacramento della risurrezione, è misericordia pura. Chi riceve le confessioni deve far sentire la dolcezza della misericordia.
  3. Le Piaghe che Guariscono: Dopo la pace che riabilita e il perdono che risolleva, Gesù offre le sue piaghe che guariscono con la misericordia. Come per Tommaso, in quelle ferite si tocca con mano che Dio ci ama fino in fondo. Sono canali aperti tra Lui e noi, che riversano misericordia sulle nostre miserie, permettendoci di entrare nella sua tenerezza senza più dubitare della sua misericordia. Qui ogni debolezza è accolta.

Da qui inizia il cammino cristiano. Se ci basiamo solo sulle nostre capacità, sull’efficienza delle strutture e dei progetti, non andremo lontano. Solo se accogliamo l’amore di Dio potremo dare qualcosa di nuovo al mondo. Condividere i beni terreni diventa una conseguenza naturale dell’aver visto nell’altro la stessa misericordia che ha trasformato la nostra vita. Toccando le piaghe del Signore, non si ha paura di curare le piaghe dei bisognosi, perché lì si vede Gesù. Siamo stati misericordiati, diventiamo misericordiosi. Se l’amore finisce con noi stessi, la fede si prosciuga in un intimismo sterile; senza gli altri diventa disincarnata; senza le opere di misericordia muore.

L'Umiltà e la Libertà Interiore

Un campanello d’allarme che ci indica se stiamo sbagliando strada è ricordato nel Vangelo (Lc 14, 1.7-14), dove Gesù, osservando chi corre a prendere i posti migliori a tavola, racconta la parabola: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto, per favore, e tu vai dietro!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto». Troppe volte si pensa di valere in base al posto che si occupa nel mondo. Invece, l’uomo è la libertà di cui è capace e che manifesta pienamente quando occupa l’ultimo posto, o quando gli è riservato un posto sulla Croce. Il cristiano sa che la sua vita non è una carriera alla maniera di questo mondo, ma una carriera alla maniera di Cristo, venuto per servire e non per essere servito.

Finché non comprenderemo che la rivoluzione del Vangelo sta tutta in questo tipo di libertà, continueremo ad assistere a guerre, violenze e ingiustizie, che sono sintomo esterno di una mancanza di libertà interiore. Lì dove non c’è libertà interiore, si fanno strada l’egoismo, l’individualismo, l’interesse, la sopraffazione e tutte queste miserie, prendendo il comando. Che ogni comunità sia davvero capitale di perdono, di pace e di riconciliazione! Che sappia offrire a tutti quella trasformazione che Maria canta nel Magnificat: «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1, 52), e che Gesù ha ricordato: «Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14, 11). Affidiamo a Maria, Salvezza del popolo, il proposito di vivere secondo il Vangelo, affinché la sua materna intercessione ottenga per il mondo intero il perdono e la pace.

Messaggio di Papa Francesco nella Veglia di preghiera della Divina Misericordia

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