La Parola di Dio che ci viene donata in questa XXVI Domenica del Tempo Ordinario ci invita a scavare a fondo nella nostra anima per purificare il nostro sguardo e il nostro modo di agire. Il Vangelo ci pone dinanzi a un atteggiamento umano troppo comune, sia tra i discepoli di allora che tra di noi oggi: l'intolleranza.

Il pericolo della gelosia spirituale
Nel Vangelo, i discepoli manifestano una certa gelosia nei confronti di chi, pur non essendo del loro gruppo, compie miracoli nel nome di Gesù. Essi si sentono gli unici abilitati a operare il bene, arrivando a vietare a un uomo di scacciare i demoni semplicemente perché “non era dei nostri”.
La risposta di Gesù è netta e correttiva: “Non glielo proibite! [...] Chi non è contro di noi è per noi”. Con queste parole, il Signore ci insegna che non dobbiamo essere gelosi del nostro servizio al Vangelo. Spesso, frequentando assiduamente la Chiesa, corriamo il rischio di considerarci migliori degli altri, convinti di avere il monopolio della bontà. Gesù ci invita invece a essere persone dal cuore aperto: ovunque c'è qualcuno che compie il bene, lì è presente lo Spirito di Dio, indipendentemente dalle etichette, dai recinti o dalle divise.
Lo scandalo e la responsabilità del bene
Gesù prosegue il suo insegnamento parlando dello scandalo, termine che nell'originale greco indica il sasso che fa inciampare. Essere di scandalo significa comportarsi in modo tale da allontanare gli altri dal Signore, offrendo una testimonianza incoerente.
Il Signore utilizza immagini forti - quasi provocatorie - per richiamare la nostra attenzione: “Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala; se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo”. Non si tratta di una richiesta di mutilazioni fisiche, ma di un invito radicale alla libertà: dobbiamo essere pronti a rinunciare a tutto ciò che, in noi, ostacola il cammino di fede o impedisce di vedere nell'altro il volto di un fratello.
| Elemento | Significato simbolico |
|---|---|
| Occhio | Capacità di vedere l'altro con compassione invece che con avidità. |
| Mano | Il contatto che dona e condivide invece di possedere e trattenere. |
| Piede | Il cammino intrapreso verso la misericordia invece della sopraffazione. |
Fare il bene nel nome di Gesù
Il Vangelo è sconcertante: la salvezza passa attraverso gesti concreti, come dare un bicchiere d’acqua nel nome di Gesù. Tuttavia, occorre fare attenzione: “fare il bene” non è un’idea astratta. Esiste il bene solo se compiuto verso una persona specifica, concretamente.
Il pericolo di assolutizzare l'idea di bene porta spesso a distruggere l'uomo concreto. Quante sofferenze sono state perpetrate dietro la frase: “L'ho fatto per il tuo bene!”. Una Chiesa che usa la verità come strumento di controllo, senza curarsi della fragilità altrui, tradisce lo spirito del Vangelo. Il vero discepolo è colui che si decentra, riconoscendo che al centro non c'è la nostra ideologia, ma l'amore che cura e libera.
Gesù dice che è venuto a portare la divisione, come capire questa frase?
Ognuno di noi è chiamato a fare un serio esame di coscienza: siamo capaci di gioire del bene compiuto da chi è fuori dai nostri "recinti"? Siamo in grado di offrire una testimonianza che non sia di scandalo, ma di accoglienza e servizio gioioso verso ogni fratello?